La lotta della Chiesa cattolica contro il nazismo nel nuovo libro di Luciano e Simonetta Garibaldi

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Redazione

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lbrgarbldTredici avvincenti capitoli e una serie di straordinarie fotografie dedicati ad «Adolf Hitler. Il tempo della svastica». Questo il titolo del nuovo libro di Luciano e Simonetta Garibaldi, pubblicato dalle Edizioni White Star, marchio di De Agostini Editore (287 pagine, 19,90 euro). Il libro coinvolge come un romanzo ma è una completa ed accurata ricostruzione storica dei drammatici eventi legati ai dodici anni del «Reich millenario». Il libro segue fin dall’inizio la strada dell’obiettività, non omettendo nulla in ordine alla criminalità del Terzo Reich e del suo Führer, a partire dall’infamia della persecuzione antiebraica, ma, al tempo stesso, collocando la vita privata del protagonista nei limiti del verosimile, senza eccedere in demonizzazioni come quella relativa ad una sua presunta pederastia. Luciano Garibaldi, come giornalista e storico, si è occupato a più riprese del fenomeno nazista, intervistando in Germania i superstiti dell’attentato a Hitler e ricavandone il libro «Operazione Walkiria» (Ares, Milano). Altro suo libro sull’argomento è «O la Croce o la Svastica» (Lindau, Torino), che ricostruisce i rapporti tra nazismo e Chiesa alla luce di quanto rivelatogli, a suo tempo, dal generale Karl Wolff, capo delle SS in Italia, che aveva ricevuto da Hitler l’ordine di fare prigioniero Pio XII e rinchiuderlo nel Liechtenstein.

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Per gentile concessione dell’editore, dal capitolo XI «La rivolta dei generali», dedicato all’opposizione interna al nazismo, riproduciamo il brano dedicato alla resistenza cattolica.

di Luciano e Simonetta Garibaldi

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Non furono solo i generali ad opporsi a Hitler. Dopo l’istituzione della dittatura (23 marzo 1933, «Ermächtigungsgesetz», legge sui pieni poteri), nonostante il regime di terrore e di violenza, si sviluppò, nei vari strati della popolazione, un’opposizione che andò dal non allineamento fino al segreto aiuto prestato agli ebrei perseguitati, dalla critica fino al complotto attivo. Schierata in primo piano contro il regime, la Chiesa cattolica. L’enciclica «Mit brennender Sorge» di Pio XI, del 14 marzo 1937, suonò chiara ed inequivocabile condanna del nazismo, bollato come ideologia pagana e razzista. Subito dopo la pubblicazione dell’enciclica, le associazioni cattoliche furono sciolte, i direttori delle loro riviste arrestati e sovente condannati a morte, decine di ecclesiastici arrestati con motivazioni pretestuose (processi-farsa per frodi valutarie o atti di immoralità furono imbastiti contro vescovi e semplici parroci), conventi e beni ecclesiastici confiscati, secondo un canovaccio direttamente mutuato dai giacobini della Rivoluzione francese, e fatto proprio anche dai regimi comunisti. Ciononostante, il vescovo di Münster, conte Von Galen, trovò il coraggio, nel ’41, di pronunciare un’omelia «contro le persecuzioni razziali, la folle eutanasia, gli arresti indiscriminati, la violazione dei più elementari diritti umani». Mentre gesuiti celebri come padre Delp e padre Rösch, provinciale dell’Ordine in Baviera, diventarono le guide spirituali del «Circolo di Kreisau», da dove uscirà il colonnello Von Stauffenberg, l’attentatore del 20 luglio ’44.

Diversa la vicenda della Chiesa protestante, una parte della quale si era schierata fin dall’inizio col nazismo. Nel luglio ’34 si giunse all’inevitabile scissione. Si formò la chiesa nazionale dei «Deutsche Christen», che elesse il «Reichsbischof», il «vescovo del Reich», nella persona del pastore Ludwig Müller. I pastori di stirpe non ariana furono cacciati. L’«Arierparagraph» proclamava la guerra incondizionata contro gli ebrei e la «santa alleanza tra la croce uncinata e la croce di Cristo». «Noi siamo», scrisse il «Reichsbischof», «le SS di Gesù nella lotta per la distruzione dei mali fisici, sociali e spirituali della nazione». I dissidenti e gli espulsi reagirono a queste sciocchezze con un sinodo tenuto a Barmen. Fu costituita la «Bekennende Kirche» i cui capi spirituali divennero  il teologo Hans Barth e i pastori Martin Niemöller, Hans Asmussen e Dietrich Bonhöffer. Pagheranno tutti con la vita, assieme ai preti e ai vescovi cattolici.

Nell’ambito della resistenza cattolica va inserita anche la commovente vicenda della «Weisse Rose» di Monaco. Nel febbraio ’43 il Gauleiter della Baviera, Paul Giesler, al quale erano state consegnate alcune delle lettere della «Weisse Rose» (le lettere della «rosa bianca», scritte dai fratelli Hans e Sophie Scholl, duplicate con il ciclostile e inviate a migliaia di tedeschi, con la denuncia dell’empietà e dei crimini nazisti), decise di affrontare i «ribelli» nel loro covo. Tenne un discorso all’Università, un discorso volutamente volgare, contenente l’invito agli studenti ad andare a combattere «anziché perdere il loro tempo sui libri», e alle studentesse «a rendersi utili, magari regalando un figlio all’anno al Terzo Reich». «Non dubito minimamente», proseguì, «che le più carine troveranno un uomo con cui accoppiarsi. Per le racchie, offro la mia scorta di SS».

Era troppo. Il Gauleiter fu coperto di fischi e le SS scaraventate a calci fuori dell’aula magna. Quel pomeriggio, diversi cortei di studenti percorsero le vie del centro, aggredendo le SS e la polizia. In serata, due Divisioni corazzate ristabilirono l’ordine a raffiche di mitraglia. I fratelli Scholl (lui venticinquenne, studente di Medicina, lei ventunenne, iscritta a Biologia), riconosciuti quali capi dell’insurrezione, furono arrestati e decapitati con una mannaia. Li seguì sulla forca l’ispiratore del gruppo, il professor Kurt Huber, titolare di Filosofia teoretica e profondamente cattolico. Nella sua ultima lettera scrisse: «La morte è la bella copia della mia vita».

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1 commento su “La lotta della Chiesa cattolica contro il nazismo nel nuovo libro di Luciano e Simonetta Garibaldi”

  1. massimo trevia

    se c’è per caso un tedesco che legge questo sito mi rivolgo a lui;se no,comunque ecco il mio pensiero.sapevo già che molti tedeschi si sono opposti a hitler e so che,dopo la guerra,molte liste di queste persone furono occultate per dimostrare il contrario e ,in fondo,continuare a tenere la germania legata ad un ruolo di “nazione- mostro”.certo,tanti tedeschi furono conniventi,come in italia gli italiani lo furono verso il facismo….e comunque,vedendo la guerra di bosnia o altre,vediamo quanti popoli,in guerra,fanno del male.ma io,fin da bambino,non mi sono accontentato del detto(giusto,comunque),che il buono e il cattivo ci sono ovunque. ecco ciò che sento:non sopporto che un popolo che ha dato al mondo bach,beethoven eccetera,venga definito come non merita;e proprio per il bene che la germania ha nel profondo della sua anima riconosco certo che molti tedeschi sbagliarono,ma non posso limitarli a questo! cari tedeschi,credeteci anche voi! e auguri alla germania di ogni bene:avete ancora molto,da dare!

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