La luce della santità nella vita di San Tommaso d’Aquino – di Piero Vassallo

Il santo è irremovibilmente fermo nei princìpi poiché ha la Fede, mentre è misericordioso nella pratica poiché ha la Carità infusa. Invece il liberale è molto largo nei princìpi e pronto al compromesso o all’accomodamento dottrinale poiché non ha lo spirito di Fede mentre è rigido e acido nella pratica poiché non ha la vera Carità soprannaturale”.  (Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange o. p.)

di Piero Vassallo

.

zzzzlbrntglGiravolte mentali e fughe nei dubbi suscitati dal Vaticano II hanno ispirato compromessi liberali con gli eretici e suggerito caramellosi baci sui testi delle religioni elucubrate nelle officine dell’errore e della bestialità.

L’assenza di difese immunitarie e l’oblio dell’avvertimento lanciato a tempo debito dal cardinale Louis Pie  – “non esiste peggior settario e intollerante di un liberale” – sono le vere cause della crisi devastante in atto nella teologia e nella prassi del Vaticano.

L’alterazione della dottrina e il volo della catechesi in un cielo sentimentale, popolato da pensieri filanti come strisce di carta colorata, hanno ispirato le incaute e veneranti escursioni dei teologi e dei vescovi buonisti nelle biblioteche della modernità e dell’esotismo.

Tali viaggi hanno appesantito alterato il pensiero cattolico, che ora è umiliato e tormentato da una generazione di teologi avventizi, impegnati a difendere con irosa superbia opinioni giornalistiche e squillanti banalità.

Di qui l’obbligo di riflettere sulle virtù – sapienza e misericordia – che hanno nobilitato la vita e l’opera di San Tommaso d’Aquino. Lo rammenta don Curzio Nitoglia, autore di una pregevole Breve vita di San Tommaso d’Aquino, edita da Effedieffe.

Il Dottore comune ha corretto “qualche autorità cristiana (specialmente qualche teoria non pienamente sistematizzata dai Padri ecclesiastici) e lo ha fatto interpretando reverenter  le loro opinioni o dissentendo educatamente o facendo dire correttamente (specialmente a S.Agostino) ciò che non avevano detto in maniera corretta”.

Sant’Alberto Magno aveva insegnato all’Angelico il metodo necessario alla soluzione delle dispute, che dovevano essere affrontate e risolte “senza sprecar parole, evitando le ripetizioni, le ampollosità retoriche, le esclamazioni eccessive e gli aggettivi esuberanti”.

Di qui la tesi sull’umiltà cui è obbligato lo studioso cattolico: “lo studio è anche una penitenza e una disciplina di purificazione, perché preserva la mente dai pensieri inutili e nocivi e castiga il corpo con la fatica che comporta”.

Ai revisori zuccherosi e agli storditi frenatori dell’opera tomasiana, don Nitoglia rammenta che l’Aquinate, fedele alla tradizione domenicana, fu anche un polemista seriamente impegnato a confutare musulmanesimo e giudaismo, errori ultimamente coperti del timoroso silenzio della gerarchia post-conciliare.

Al proposito l’autore rammenta che Santo delle Crociate, Luigi di Francia amava molto San Tommaso e lo aveva come consigliere spirituale ed anche come guida per meglio governare”.

Puntuale è la valutazione dell’opera di San Tommaso, il quale “non solo studiò e commentò Aristotele, ma lo perfezionò, lo sublimò e, in un certo senso, lo trasfigurò senza alterarlo e deformarlo. Si dice comunemente che Aristotele, studiato come è in sé è simile ad un magnifico quadro visto al lume di una torcia, mentre studiato alla luce di San Tommaso è visto alla luce del giorno pieno”.

Il genio dell’Aquinate rettificò e integrò l’opera geniale di Aristotele dimostrando, con inconfutabili argomenti di ragione, che la Causa prima, da Aristotele contemplata nell’eternità increata, era il perfettissimo Creatore rivelato ai credenti.

Di qui, infine, il giudizio che conclude felicemente il saggio di don Nitoglia: “l’unico vero antidoto al veleno (intellettuale, morale e spirituale) idealistico/moderno e nichilistico/postmoderno è l’Angelico nella sua vita da imitare e nella sua dottrina da conoscere e da spiegare agli altri”.

Lo studio della filosofia tomista è il primo passo sulla via d’uscita dal fumoso delirio, che spinge i teologi modernizzanti (e al proposito non è possibile tacere il nome del defunto cardinale Carlo Maria Martini) a inseguire i filosofi dopo Cartesio nelle fosse scavate dalla miscredenza e dalle ritornanti superstizioni.

2 commenti su “La luce della santità nella vita di San Tommaso d’Aquino – di Piero Vassallo”

  1. Paolo Montagnese

    Concordo pienamente. Aggiungerei solo che tra i tanti “crimini” del post comcilio c’è anche l’embargo violento decretato contro i grandi tomisti moderni. Mi riferisso in particolare a mons. Cornelio Fabro la cui grandiosa capacità di rapportarsi in modo critico, radicale e vincente con i sedicenti filosofi contemporanei riempie di orgoglio.
    In realtà, volendo (ma naturalmente questo è il punto), si potrebbe dire che “il lavoro è già fatto”. Approfittiamone e troveremo i veri maestri e pastori.
    Grazie e sia lodato Gesù Cristo
    Paolo Montagnese

  2. S. Tommaso D’Acquino, grandissimo genio, uno dei più grandi dottori della della Chiesa Cattolica.
    Che gran dono ci fatto Gesù Cristo…
    chissà se bergoglio ne ha mai sentito parlare…
    scommetto che ne so più io su S. Tommaso che l’ertico bergoglio!

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