LA MADONNA DI MONTALLEGRO, PATRONA DI RAPALLO, COPATRONA DELLA DIOCESI DI CHIAVARI – di Marco Bongi

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di Marco Bongi

 

 

cdrChi osservi lo stemma araldico della Città di Rapallo, amena località turistica del levante ligure, non potrà non notare la grande lettera “M” in campo azzurro e contornata da due grifoni rampanti sorreggenti una corona. Il simbolo indica ovviamente la regalità di Maria e l’eterna riconoscenza che gli abitanti del comune intendono esprimere alla loro celeste Patrona che, da almeno quattro secoli e mezzo, non cessa di ricoprirli di grazie e protezione.

L’inserimento infatti dell’iniziale mariana nel gonfalone cittadino rappresenta un impegno pubblico di devozione e sottomissione. Pochi probabilmente oggi se ne rendono conto ma chi compì tale gesto significativo, il 28 novembre 1948,  certo non aveva gli scrupoli per la “laicità” dello Stato manifestati invece anche purtroppo da molti ecclesiastici di oggi.

Al di là infatti delle vicende che dettero inizio al santuario, i rapallesi, nella semplice saggezza di chi sa davvero leggere, negli avvenimenti storici, i segni del soprannaturale, attribuirono sempre alla protezione di Maria la salvezza del paese rispetto a pestilenze, epidemie di colera e finanche dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Vale dunque la pena di ripercorrere, seppur sinteticamente, questa bellissima storia nella speranza che, anche in futuro, gli abitanti del borgo marinaro non smarriscano l’affetto filiale verso la S. Vergine professato dai loro antenati.



L’APPARIZIONE E IL DONO DEL QUADRETTO

idmCome spesso accade, nel racconto di fatti miracolosi non troppo lontani da noi, anche per Montallegro la vicenda ha inizio in un giorno e in un luogo ben preciso; il protagonista è poi una persona con nome e cognome. Prima di tale data non esisteva sul posto alcun pilone votivo o cappelletta ma solo fitti boschi che coprivano il declivio della montagna.

Precisiamo questo elemento perchè è diventato quasi di moda, quando si studia l’origine di taluni santuari, specialmente quelli di origine più antica, affermare, ovviamente quasi sempre senza prove, che in realtà le apparizioni o gli avvenimenti straordinari narrati dalla tradizione dei fedeli servivano solo per “cristianizzare” riti pagani ancestrali o rendere accette alla Chiesa superstizioni o suggestioni di origine magica.

Quì invece non si può assolutamente ricorrere a simili espedienti. Tutto iniziò infatti venerdì 2 luglio dell’anno 1557.

Il contadino Giovanni Chichizzola, di ritorno dal mercato di Rapallo, si fermò  a riposare lungo il cammino e si stese sull’erba in vicinanza di una grande pietra. Egli abitava infatti al di là del monte, nella piccola frazione di Canevale che oggi appartiene al comune di Coreglia Ligure.

Secondo il suo racconto l’uomo venne svegliato, dopo qualche tempo, e subito si avvide della presenza di una bella signora vestita di azzurro e bianco.

Costei gli si rivolse con semplici e brevi parole: “Sono la madre di Dio. Vai ad avvertire i rapallesi che desidero essere onorata su questo colle”.

A prova della realtà dell’incontro la S. Vergine fece notare al pio Chichizzola la presenza di una piccola icona raffigurante l’Assunzione. La tavoletta era appoggiata al masso e, sempre secondo le parole della Madonna, era stata traslata colà dagli angeli come pegno della protezione di Maria su quelle genti.

Il buon uomo corse tosto in città ed avvertì il Parroco di quanto avvenuto. Il sacerdote salì nel luogo indicato, trovò il quadro e lo portò con sé in paese. Si provvide allora a riporlo al sicuro, sotto chiave, nella chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, in attesa di sistemarlo sull’altare maggiore.

Il giorno successivo però il dipinto non si trovò più nel ripostiglio provvisorio. Il contadino risalì allora sulla collina e lo rinvenne appeso sul grande sasso ove aveva posato i piedi la Madonna.

Ancora una volta l’effige venne allora fatta scendere a Rapallo ma nuovamente essa sparì per ricomparire appesa al masso. Era dunque chiaro che, conformemente alle parole pronunciate, la S. Vergine intendeva essere onorata in quel luogo ed i fedeli non tardarono ad esaudire il celeste desiderio.

Nell’agosto dell’anno successivo si diede infatti inizio ai lavori per la costruzione del santuario. L’opera venne terminata, grazie al lavoro volontario delle maestranze, nel giro di soli dodici mesi.



LA DISPUTA CON I RAGUSANI

Ma donde proveniva l’icona? Qualcuno sosteneva che fosse stata dipinta dagli Angeli, altri che giungesse miracolosamente traslata dall’oriente, allora purtroppo caduto nelle mani dei turchi mussulmani. Il mistero venne finalmente svelato però diciassette anni dopo, ovvero nel 1574.

Le cronache del tempo raccontano infatti che una nave, proveniente da Ragusa, l’odierna città di Dubrovnik in Croazia, venne colta da una terribile tempesta mentre transitava al largo del Tigullio.

Il capitano fece allora voto che, se la Divina Provvidenza avesse fatto scampare lui e l’equipaggio dal naufragio, tutti si sarebbero recati scalzi al più vicino santuario per ringraziare Dio.

Così avvenne e Nicolò De Allegretis, questo era il nome del comandante, una volta approdato nel porticciolo di Rapallo, subito iniziò ad inerpicarsi, con i marinai, lungo il sentiero che conduceva alla nuova chiesa.

Entrato nel tempio però immediatamente si avvide che l’immagine raffigurata  nel piccolo quadro ivi custodito altro non era che un’antica icona ragusana, sparita misteriosamente dalla sua città proprio circa diciassette anni prima. Pensando che l’immagine fosse stata trafugata l’Allegretis chiese allora ufficialmente, al Tribunale della Serenissima Repubblica di Genova, la restituzione del mal tolto. I magistrati indagarono per oltre un anno e alla fine dovettero ammettere la fondatezza della domanda loro presentata.

Ai rapallesi fu dunque ingiunto di restituire la Sacra Effige e questa, ancora una volta, venne fatta discendere dalla montagna in solenne processione.

Ma la volontà di Maria era proprio quella enunciata a Giovanni Chichizzola. Il capitano ricevette il quadro, lo portò sulla nave e lo ripose, sotto chiave, in un luogo sicuro.

Poche ore dopo essere salpato però si avvide della sua inspiegabile sparizione. La S. Vergine era tornata, come già aveva fatto due volte in precedenza, nel suo santuario di Montallegro.

Da allora ivi rimase fino ad oggi. A conferma di questo episodio è conservato, fra gli ex-voto esposti nella sacrestia, anzi proprio il più antico di tutti, un quadretto firmato da Nicholas De Allegretis e datato appunto al 1574.



LA PROTEZIONE DI MARIA CONTINUA NEI SECOLI

Abbiamo potuto osservare come l’entusiastica Fede dei rapallesi avesse davvero spostato le montagne. In soli due anni, con strumenti ben meno perfezionati rispetto a quelli odierni, riuscirono a costruire un tempio di notevoli proporzioni e sicuramente dignitoso.

Il declivio era infatti piuttosto ripido e i materiali edili si dovevano trasportare con fatica.

La Chiesa, come risulta da una lettera del 1558, firmata da mons. Egidio Falceta,  Vicario episcopale,  sostenne assai presto lo slancio devozionale di quegli uomini semplici ma autenticamente timorati di Dio. Le testimonianze erano del resto concordanti, abbondavano le guarigioni ed i benefici spirituali. Tutta la comunità appariva rinnovata e molti litigi intestini vennero superati. In quel tempo la zona di Montallegro apparteneva all’Arcidiocesi di Genova. A Chiavari tuttavia operava un Vicario generale che poteva esercitare ampi poteri sulle parrocchie del territorio.

Anche nei decenni successivi e fino ai giorni nostri non sono poi mancate molte ulteriori straordinarie testimonianze della celeste protezione accordata al borgo. Almeno tre gravi pestilenze, nel 1579, 1590 e 1657, risparmiarono completamente Rapallo, pur avendo mietuto migliaia di vittime nel genovesato. Lo stesso si può affermare per la pesante epidemia di colera scoppiata nel 1835.

Molti attribuiscono infine all’intercessione di Maria la salvezza del borgo che fu preservato da significative distruzioni durante i bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale.

Il 28 luglio 1944 infatti il golfo del Tigullio fu pesantemente attaccato, per la prima volta,  dai bombardieri alleati. Le numerosissime bombe sganciate su Rapallo caddero però quasi tutte in mare e le poche che colpirono la terra ferma non esplosero. Ben diversa fu invece la sorte di località vicine, come Zoagli, dove si registrarono ingenti danni e molte vittime.



LA GRATITUDINE DEI FEDELI

La S. Vergine aveva chiesto di essere onorata su quel monte ed aveva, come visto, assicurato la propria potente protezione su quelle genti. La risposta degli abitanti fu pronta e si manifestò attraverso la costruzione e il progressivo abbellimento del Santuario ma anche, non di meno, con gesti di pubblico ringraziamento davvero commoventi.

Dal 1657, ad un secolo dall’apparizione, si rinnova ad esempio l’omaggio del sindaco e degli amministratori locali che, nell’ottava della festa, salgono in processione sulla montagna, accompagnati dai sacerdoti e dal popolo, per sciogliere il voto solenne di ringraziamento per essere stati salvaguardati dalle pestilenze.

Nel 1738 Nostra Signora di Montallegro fu inoltre ufficialmente proclamata Patrona di Rapallo e del suo capitanato.  Nel 1835, all’epoca del colera, il Consiglio Comunale promise solennemente di rinnovare la facciata del santuario e l’impegno si compì, assieme a quello per la costruzione del campanile, nel 1896. L’opera fu compiuta dall’architetto milanese Luigi Rovelli che dette all’esterno del tempio un solenne prospetto marmoreo di gusto neogotico.

Quando poi Papa Leone XIII, nel 1892, istituì ufficialmente la diocesi di Chiavari, la Madonna di Montallegro fu subito proclamata Copatrona, insieme a Nostra Signora dell’Orto venerata nella Cattedrale, della nuova circoscrizione ecclesiastica.

Dopo la seconda guerra mondiale infine si dotò il bel campanile di un nuovo concerto di campane e, nel 1948, come esposto sopra, si giunse al significativo inserimento del monogramma di Maria nel gonfalone ufficiale della città.

Tutti questi sono gesti certamente rilevanti. Alcuni di essi non comportarono sempre sacrifici economici ma Dio, lo sappiamo, guarda al cuore dell’uomo ed alla sincerità delle sue manifestazioni di Fede.

Ed oggi? Quali sono le prospettive di questo forte legame filiale fra la Madonna e la comunità del Tigullio? Nell’epoca del “laicismo” imperante , della libertà religiosa sbandierata come conquista anche dagli stessi cattolici, nel momento in cui si assiste alla richiesta di rimuovere addirittura il Crocifisso dagli edifici pubblici allo scopo di “non ferire” le “sensibilità religiose” altrui, fino a quando potrà resistere il sacro emblema di Maria sul gonfalone di un comune?

Per quanto tempo durerà la tradizione del pellegrinaggio ufficiale del sindaco al di là della dimensione prettamente “folkloristica” del gesto?

Sono interrogativi ai quali francamente non siamo in grado di rispondere. Oggi, ogni 2 luglio, il quadretto giunto miracolosamente in questo lembo di terra ligure, scende ancora solennemente in processione lungo le vie della città. I ragazzi sparano ancora i mortaretti a ricordo dell’accoglienza festosa riservata al simulacro nella sua prima discesa a Rapallo.

Quanti di loro, ci chiediamo però, sono ancora consapevoli pienamente del profondo significato religioso di quel gesto?

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