DOMENICA 12 MAGGIO TUTTI A ROMA PER LA III MARCIA NAZIONALE PER LA VITA. LA MARCIA PER LA VITA, UN RICHIAMO ALLA COSCIENZA DI TUTTI – di P. Giovanni Cavalcoli, OP

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di P. Giovanni Cavalcoli, OP

 

Marcia della Vita 2013


E’ ormai prossimo il grande evento della Marcia per la Vita previsto a Roma per il 12 maggio. Esso s’inquadra in una serie di passate e riuscite iniziative di questo genere, alle quali il nostro sito ha dato la sua adesione fin dall’inizio, e che sono state appoggiate da sempre più numerose persone, associazioni e gruppi di credenti e non credenti, ma tutti consapevoli della sacralità intangibile della vita umana, che comunque, anche chi non crede esplicitamente in Dio, sa che va rispettata secondo un “imperativo categorico” e la voce di un dovere assoluto, per prendere le famose espressioni di Emanuele Kant, che così notoriamente formula la legge morale presente alla coscienza di ognuno: “sia tale la tua azione che possa essere elevata alla dignità di una legge universale”.

E quale valore universale, “non negoziabile” per noi esseri umani, maggiore di quello che attiene all’universalità di quella vita umana di animal rationale, che ci caratterizza necessariamente ed universalmente appunto come esseri umani? E dunque quale obbligo più universale e vincolante possiamo avere, da un punto di vista umano, che il rispetto assoluto e categorico di questa vita, che è la vita nostra di tutti, in quanto esseri umani, dal concepimento sino alla morte?

Certo i credenti sanno che questa vita fonda la sua assolutezza sul fatto che l’uomo – maschio e femmina – è creato ad immagine e somiglianza di Dio. Ma non è impossibile avvertire questa assolutezza anche da parte di chi, come dice il Concilio Vaticano II, “non è ancora arrivato a una conoscenza esplicita di Dio e si sforza, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta”(Lumen Gentium, 16).

Questi forse si considerano “atei”, ma, col loro rispetto per l’uomo, dimostrano di non esserlo veramente, chè altrimenti, se lo fossero veramente, dovrebbero negare anche l’uomo, dato che, siccome l’uomo deriva la sua altissima dignità da Dio, negare Dio porta come conseguenza logica la negazione dell’uomo.

Viceversa, la pretesa dell’ateismo di fondare l’uomo su sé stesso, o di affermare o assolutizzare l’uomo al posto di Dio o negando Dio, si mostra logicamente ed inevitabilmente fallace, come è dimostrato dalle tragiche conseguenze pratiche di chi cade vittima di simile errore.

Gli organizzatori fanno dunque appello a tutti gli uomini “di buona volontà”, credenti e non credenti. Ma è chiaro che la buona volontà, ossia la volontà di promuovere, custodire e difendere la vita umana, non può, ancora una volta, non far riferimento a quell’“Eterno Amore”, come lo chiama Dante, a quel sommo Bene e Fine ultimo della nostra vita, che è appunto sempre Dio, anche se conosciuto col lume della sola ragione e non con quello della fede cristiana.

Infatti la conoscenza che noi cattolici, senza nostro merito ma solo per grazia, abbiamo di Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo, non invalida per questo la verità della conoscenza del Dio uno, unico e vero che hanno i fedeli di quelle religioni monoteistiche, a cominciare dai nostri fratelli dell’Antica Alleanza. E già questa conoscenza è capace di giustificare e fondare il rispetto assoluto della vita umana.

Un fine della Marcia è quello di ottenere dalla pubblica autorità una legislazione in tema di aborto che protegga la vita nascente sin dall’istante del concepimento per libera decisione della madre e senza grave pregiudizio per la sua salute, e quindi con una chiara e ferma proibizione dello stesso aborto volontario e procurato, che il Concilio non esita a chiamare “abbominevole delitto”, in quanto uccisione di una persona umana innocente.

Occorre allora respingere nettamente una certa concezione della persona, purtroppo insinuatasi anche in certi ambienti cattolici, per la quale “persona” sarebbe solo il soggetto autocosciente, capace di relazionarsi con le altre persone, ossia il soggetto che può dire “io”, perché sa di essere persona. Ma il sapere di essere persona non coincide sempre con l’essere persona. L’uomo è una persona che è già persona ancor prima di sapere di esserlo o di essere riconosciuto come tale dagli atti esterni propri della persona (l’intendere e il volere). Egli è già persona per il fatto di essere stato concepito dai suoi genitori.

Per questo ogni individuo umano va assolutamente rispettato solo per il fatto di essere persona, indipendentemente dal fatto che la sua struttura neuropsichica sia o non in grado di compiere gli atti propri della persona, o anche il suo agire morale sia o non sia consono alla dignità della persona. Da qui l’attuale giustificabile tendenza all’abolizione della pena di morte per i criminali, non perché si voglia tollerare il crimine, ma perché anche il criminale è una persona e come tale va rispettato.

Queste grandi pacifiche dimostrazioni popolari che sono le Marce della Vita sono un potente richiamo alla coscienza di tutti, soprattutto governanti, politici, giuristi, legislatori, autorità religiose di ogni genere, comuni cittadini, credenti e non credenti, affinchè si ritrovi quel rispetto per la vita nascente, nell’attenzione alle legittime esigenze e facoltà della donna e della madre, rispetto che nei secoli passati è stato a fondamento non solo della civiltà cristiana, ma della stessa civiltà umana, un rispetto che non può essere solo di ieri, ma dev’essere anche di oggi e del futuro, perché fondato sull’immutabile essenza e dignità della persona umana, ben nota alla sana filosofia ed ancor più a noi cristiani, discepoli di quel Cristo, che appunto annunciando il destino divino dell’uomo, ha detto: “Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

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