LA MATEMATICA NON E’ UN’OPINIONE. MA I “TECNICI” LO SANNO? – di Giovanni Lazzaretti

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di Giovanni Lazzaretti

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Nell’immaginario collettivo il matematico è uno con la testa nelle nuvole, staccato dalla realtà. Niente di più falso. Infatti “la realtà” nel lavoro di un matematico è l’insieme dei postulati scelti e dei teoremi dimostrati: senza un aggancio continuo a questa realtà consolidata, il lavoro del matematico non avanzerebbe di un millimetro. Poi, certo, potrete trovare un matematico che non sa farsi un caffè o pasticcia nello spedire una raccomandata, ma questa è solo mancanza di senso pratico, non distacco dalla realtà.

Sono ben altre le categorie che vivono staccate dalla realtà. Staccati dalla “loro” realtà, quella realtà che dovrebbero conoscere a menadito e sulla quale dovrebbero costruire.

Prendete il grosso degli economisti: vivono in un iperuranio di spread, swap, future, “mercati”; e dimenticano che la stragrande maggioranza dei cittadini vive di lavoro, casa, matrimonio, famiglia, figli, risparmio, nipoti. La famiglia è l’ente economico primario, non ve lo ricordate?

Fortemente alienati sono anche i politici, e la loro alienazione si sintetizza nel “conservare l’incarico a ogni costo”. Questo consente loro di scannarsi ferocemente quando serve, come pure di sedere da tranquille pecorelle (Alfano, Bersani, Casini) ai piedi di Monti, buon pastore. Certo, ogni tanto devono per forza ricollocarsi nella realtà, per raccontare qualche balla ai cittadini e farsi rieleggere (la democrazia, per un po’ di tempo, funzionerà ancora attraverso elezioni).

Ma dove l’alienazione tocca il vertice è quando il “tecnico” economista diventa un governante (al governo, ai vertici di Bankitalia, o rappresentante non eletto di qualche organismo europeo, non ha importanza): le due alienazioni si sommano, e non c’è nemmeno più il contrappeso dell’elettore da blandire.

Non ci credete? Pensate che un governante “tecnico” abbia la realtà ben presente e abbia il giusto pragmatismo nell’azione? Non è così, e cercherò di spiegarlo con qualche esempio.

Affermazione n.1: “Una società per rimanere in vita ha bisogno di 2,10 figli per donna”.

E’ una banale affermazione matematico-statistica che indica immediatamente una via operativa per un governante. Noi siamo a 1,41 figli per donna. Abbiamo quindi uno “spread” di 69 punti da recuperare. Poiché si presume che un governo voglia appunto governare una società e non portarla all’estinzione, ci aspetteremmo dai tecnici un insistito attacco a quella mancanza di 0,69 figli per donna.

Dicono che stiamo trasmettendo un enorme fardello di debito alle generazioni future; può essere, ma se un debito diventa impagabile, si fa default e la sofferenza viene in gran parte scaricata sui creditori. Invece su quello spread di 69 punti non c’è default che tenga: bisogna avere più bambini, non c’è altro metodo.

Avete visto qualche iniziativa dell’onnipotente governo tecnico in questa direzione? Le idee sarebbero innumerevoli: introduzione dell’opzione “matrimonio non divorziabile”, corsi di educazione alla fertilità, promozione del parto in anonimato (che consentirebbe (a) di non uccidere bambini con l’aborto (b) di rendere felici tanti genitori in attesa di adozione (c) di risparmiare enormi costi della fecondazione artificiale), incentivazione dei matrimoni under 25. Sbizzarritevi, le idee in proposito sono infinite.

Oltre a non fare nulla, governanti e parlamentari fanno esattamente l’opposto: lavorano per peggiorare la situazione. Digeriscono 6 milioni di aborti senza colpo ferire, tentano di introdurre il divorzio express, premiano l’instabilità delle convivenze, promuovono la contraccezione di Stato, sponsorizzano la cultura gay, penalizzano chi ha figli rispetto a chi non li ha (vedi l’aumento dell’Iva: non c’è imposta più iniqua dell’Iva, non c’è ferita più grossa di un aumento dell’Iva in periodi di crisi; colpisce i poveri più dei ricchi, colpisce le famiglie più del single, punisce chi ha figli).

La matematica parla chiaro, ma loro stanno nell’iperuranio, staccati dalla realtà.

Affermazione n.2: “Un sistema di descrizione complessa necessita di un controllo in retroazione”

Quando andavo all’università ci presentavano le differenze principali tra i sistemi di controllo “in anello aperto” e “in retroazione”. Nel controllo in anello aperto “le prestazioni del sistema saranno legate alla capacità del modello di descrivere in modo accurato il sistema da controllare”.

Una società complessa è il tipico esempio di sistema nel quale non c’è un preciso modello matematico di descrizione. Ed è quindi necessario adottare sistemi di controllo in retroazione. Si immettono delle variabili (può essere l’aumento dell’Iva, l’introduzione dell’IMU, l’aumento degli alunni per classe, eccetera), si immaginano gli effetti a breve termine, si misurano gli effetti a medio termine, e si corregge il tiro.

Sentite questa: “L’Italia è un Paese anziano, se vuole mantenere il suo livello di benessere è necessario che si lavori di più, in più e più a lungo”. Il signore che ha queste idee arcaiche e perverse si chiama Ignazio Visco, fa il governatore di Bankitalia, e viene pagato più dell’italiano medio.

“L’Italia è un paese anziano, quindi dovete lavorare di più!”

Vuol gestire l’Italia con un controllo “in anello aperto”. Non gli viene neanche il dubbio che, se gli anziani lavorano di più, i giovani faticano a inserirsi. Che se gli anziani non fanno i nonni, i giovani fanno meno figli. Insomma non si rende conto che quella che lui ritiene una soluzione non è altro che un’amplificazione del problema che vorrebbe risolvere.

Se dite a un italiano normale “L’Italia è un Paese anziano: che si fa?”. Risposta ovvia: “Bisogna ringiovanirla”. Sistema di controllo in retroazione: hai constatato l’invecchiamento, agisci sulle variabili d’ingresso per ringiovanire. E invece il solerte Visco vuole un’Italia di vecchi lavoratori per “mantenere il livello di benessere”.

Affermazione n.3: “Un giovane che va a fare il single fuori casa spende circa 9000 euro l’anno più che se restasse in casa”.

Stiamo dicendo ogni giorno ai giovani che una previdenza come i loro padri e i loro nonni se la possono sognare. E, se uno non può contare sulla previdenza, che alternative ha? Risparmiare, spendere il meno possibile. Se sei un giovane non sposato, il tuo ideale è vivere in casa dei genitori: se esci di casa, tra affitto, spese condominiali, bollette, spreco alimentare, butti via 9000 euro l’anno.

E invece i nostri tecnici, politici e tecnici-politici insistono coi “bamboccioni”, “noia del posto fisso”, “sfigati”, “posto fisso vicino alla gonna della mamma”, eccetera.

Sì, per un giovane già defraudato della previdenza, l’ideale per sopravvivere è il posto fisso nel suo paese, raggiungibile in bicicletta o con mezzi pubblici, vivendo in casa dei genitori.

Le affermazioni 1,2,3 sono di tipo matematico, e mostrano come la matematica sia a perfetto contatto con la realtà. Invece i nostri tecnici, politici e tecnici-politici vogliono costruire una società a dispetto della matematica. Come se un costruttore di case ritenesse la forza di gravità una variabile trascurabile.

Ma non siamo ancora arrivati al vertice. C’è una quarta affermazione.

Affermazione n.4: “Poiché l’ente che emette il denaro è il medesimo ente che presta quel medesimo denaro a interesse, il debito del mondo, per motivi matematici, e non per la buona o cattiva volontà dei popoli, è impagabile”.

Vi suona nuova questa affermazione?

Certo, non la troverete in nessun libro di economia. Ha però una bella qualità: è vera. Il che dimostra per l’ennesima volta che il matematico ha i piedi per terra, mentre l’economista medio vive con la testa nelle nuvole, visto che nessuno gli insegna questa semplice verità.

Se avete avuto la pazienza di leggere fin qui, trascrivete l’affermazione n.4 su un foglietto, e meditatela.

La esamineremo punto per punto, a Dio piacendo, tra 7 giorni.


San Martino in Rio, 19 marzo 2012, San Giuseppe

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