LA MESSA IN RITO ANTICO MANDATA IN FERIE DAI VESCOVI? – di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

di Alessandro GnocchiMario Palmaro

fonte: Corrispondenza Romana

 

 

mpLa Messa in rito antico è come il gelato: d’estate si squaglia. Nel senso che in molte diocesi dove pure si celebra, quando arriva luglio, o addirittura giugno, si ordina categoricamente che la celebrazione venga sospesa. Così i fedeli che la frequentano sono costretti a farne a meno per tutta l’estate. Costoro sono dispiaciuti, ma abbozzano perché sennò ‒ si dicono sottovoce fra loro, come un manipolo di cristiani del primo secolo nascosti nelle catacombe di San Sebastiano – «sennò se ci lamentiamo poi ce la tolgono del tutto».

Insomma, si vede che, con il caldo, ciò che è lecito ‒ in base a un Motu Proprio scritto da un Papa ‒ diventa illecito. Si vede che è un tipo di Messa che si può fare a seconda di quello che stabilisce il termometro: con la canicola, non s’ha da fare. Il fatto singolare è che questo fenomeno liturgico-meteorologico accade nelle diocesi rette da vescovi definiti “amici” della Liturgia gregoriana, che però evidentemente sono pronti a tollerarla al massimo 10 mesi all’anno. Arrivati al decimo mese, devono prendersi una pausa e diventare un po’ meno amici.

Lo stile con cui viene ordinata la sospensione è, in alcuni casi, piuttosto odioso. Oltre che la sostanza, è infatti il modo che ancor più offende.
A Monza, antica enclave di rito romano nella diocesi ambrosiana, le cose sono andate pressappoco nel modo che segue. La Messa antica si celebra nella città di Teodolinda ogni domenica e feste comandate esattamente da un anno, dall’1 luglio 2012. I fedeli che promossero a suo tempo la petizione hanno atteso 2 anni prima di ottenere il semaforo verde dall’Arcivescovo Angelo Scola. Avvertiti comunque dall’Arciprete del Duomo che «tutti i sacerdoti della città sono contrari».

Nell’anniversario dalla prima celebrazione, i cattolici che frequentano la Messa antica hanno pensato bene di organizzare una celebrazione un po’ più solenne del solito, domenica 7 luglio, coinvolgendo anche un maggior numero di persone. Insomma, una piccola festa. I volenterosi hanno messo anche delle pubblicità a pagamento sul settimanale cattolico della città (che altrimenti non parla di questa Messa), Messa che non è inserita nell’elenco cittadino delle celebrazioni domenicali, è collocata alle 18.45 (d’inverno andarci è una vera impresa per i fedeli anziani e per quelli che hanno bambini), né compare negli avvisi della chiesa delle suore che la ospita. Insomma, una messa fantasma.
Dunque, inizia la Messa di anniversario. Il celebrante, un sacerdote del capitolo del Duomo di Milano, inizia la sua predica portando i saluti personali dell’Arcivescovo Scola, e riferendo della gioia del cardinale per il celebrarsi così bello e degno del sacrificio eucaristico. Dopo la captatio benevolentiae, però, arriva il colpo di randello: sono certo ‒  dice il prete ‒ che voi tutti accetterete il piccolo sacrificio, che vi chiede il Cardinale, di interrompere la celebrazione di questa messa a partire da oggi e per tutto il periodo di luglio e agosto, fino all’1 settembre. Lo stesso sacerdote spiega poi, nel suo fervorino sul Vangelo, che l’estate è un tempo davvero propizio per stare con Gesù, per approfondire la nostra fede, per ritemprare lo spirito. Ovviamente, a patto di non continuare a frequentare la Messa Antica.

L’annuncio è stato dato a freddo, senza alcun tipo di preavviso, e con modalità che escludono qualunque tipo di dialogo.D’altra parte si sa che questa è una Chiesa in cui c’è tempo e voglia per dialogare con tutti: fratelli delle chiese separate, sorelle pastore valdesi, suore dissidenti, cantanti rock in ricerca, astronome atee, preti di strada, fratelli musulmani devoti impegnati nel ramadan, i fratelli maggiori ebrei, i cugini di altre religioni, i diversamente credenti, politici abortisti, intellettuali omosessualisti, transessuali purché famosi. Ma se si tratta di dialogare con un gruppo di cattolici che chiedono di applicare il Motu Proprio di un Papa, ecco che improvvisamente il tempo del dialogo è scaduto. È così e basta. E la ragione è semplice: mentre i non cattolici godono del diritto all’errore, i cattolici bollati di tradizionalismo possono essere al massimo tollerati. Vengono cioè trattati così come la Chiesa trattava i non cattolici prima del Concilio Vaticano II.
Ovviamente, il «provvedimento di sospensione» è stato accompagnato da alcune suggestive motivazioni: d’estate ci sono gli oratori feriali, le escursioni in montagna, e i preti hanno molto da fare, si assentano dalla città, non ce ne sono abbastanza; e inoltre sospendiamo anche altre Messe; e poi tutte le celebrazioni in rito antico nella diocesi di Milano vengono sospese, quindi dobbiamo sospendere anche quella di Monza.

Di fronte alla richiesta del «piccolo sacrificio» (cioè di rinunciare al rito antico per due mesi) i fedeli che frequentano la Messa antica vanno maturando alcune domande e curiosità. Ad esempio, chissà come saranno le liturgie e le letture dei mesi di luglio e di agosto? Per ritemprare lo spirito, infatti, non le vedremo mai. E la Messa dell’Assunta? Mai la vedremo nello splendore della Messa di sempre. Altra domanda riguarda gli eventi, come dire, imprevedibili e ingovernabili. Come la morte. Se uno muore in luglio, o in agosto, e ha chiesto il funerale in rito antico, glielo faranno? Oppure risponderanno ai parenti che, se proprio voleva “la Messa in latino” doveva morire prima, quando i preti pullulano perché non vanno a popolare come stambecchi le vette alpine? Ma al di là di tutte queste considerazioni, la domanda fondamentale è: perché?

Qual è la ratio che spinge una diocesi a decidere che una Messa, una Messa altrimenti inaccessibile, non si può celebrare nei mesi estivi? Qui si riescono a immaginare razionalmente solo quattro ipotesi:


1.    La Messa in rito antico è una cosa cattiva. Ma se così fosse, bisognerebbe non celebrarla mai, nemmeno in inverno o in primavera o quando c’è abbondanza di sacerdoti. Esortando i fedeli a tenersene bene alla larga. E concludendo che Benedetto XVI è un Papa che sbaglia.

2.    La Messa in rito antico è una cosa buona. Ma se così fosse, bisognerebbe celebrarla sempre, anche d’estate, esortando i fedeli a frequentarla.

3.    La Messa in rito antico è impossibile da celebrare d’estate per mancanza di preti: ad impossibilia nemo tenetur. Ma se così fosse, prima di sospenderla si verificherebbe se esiste un modo per risolvere il problema pratico. Nel caso di Monza, ad esempio, i fedeli frequentanti la messa antica hanno non un nome, ma una lista di sacerdoti cattolici apostolici romani pronti a celebrare il rito straordinario anche durante l’estate. Ma nessuno ha preso nella benché minima considerazione questo fatto. Che smentisce in maniera clamorosa la impossibilità di proseguire la celebrazione.

4.    La Messa in rito antico è una cosa fastidiosa, che va ostacolata se non in linea di principio almeno nei fatti. Perché celebrata d’estate, quando diminuiscono le altre messe, questa liturgia rischia di attrarre fedeli molti fedeli, che conoscendola potrebbero decidere di continuare a frequentarla. Purtroppo, questa ipotesi è la più verosimile. È evidente, infatti, che la sospensione estiva vuole depotenziare la Messa antica proprio nel periodo in cui servirebbe di più, vista l’abolizione di altre celebrazioni curriculari nel rito ordinario.

Che male fa, infatti, una Messa in più in una città che proprio in quel periodo ha meno messe? E se servisse a permettere anche a un solo cristiano di non perder Messa in quella domenica di agosto? Non sarebbe questo motivo, nella prospettiva della legge suprema della salus animarum, motivo necessario e sufficiente per permettere che si compia un bene di tal natura?
Queste sono solo alcune delle considerazioni che si potrebbero esprimere in amicizia, ove esistesse un dialogo con i cattolici che frequentano il rito antico. Ma questo dialogo, è evidente, non lo si vuole. Dimenticando quelle famose preoccupazioni di natura pastorale che da almeno quarant’anni sembrano essere diventate la nuova legge suprema della Chiesa. Insegnare dal pulpito che la contraccezione è peccato? Attenzione, alcuni fedeli potrebbero offendersi e non venire più a messa. Insegnare dal pulpito che il matrimonio è indissolubile? Prudenza, fratelli, perché un divorziato risposato potrebbe andarsene triste. Insegnare dal pulpito che chi mangia l’eucarestia in peccato mortale «mangia la sua condanna»? Carità, carità, sennò la gente si sente respinta dalla Chiesa che è madre.

C’è un gruppo di fedeli che chiede, semplicemente, di celebrare la Messa in rito antico tutto l’anno. Sennò c’è il rischio che qualcuno di loro, magari, perda la Messa perché non trova un’alternativa per due mesi e non si adatta al novus ordo? Fratelli, peggio per lui: se non digerisce la riforma liturgica, che vada pure alla Fraternità San Pio X. Un tradizionalista in meno fra i piedi.

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