La mia preghiera per “l’ateo” Prezzolini

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Caro Alessandro,

la tua preghiera per Paolo Villaggio mi ha fatto tornare alla memoria un vecchio episodio che mi riguarda, ma che riguarda soprattutto Giuseppe Prezzolini, un “ateo con un grande desiderio di credere”. In effetti, la vita di Prezzolini fu tutta una ricerca. Ricerca di un approdo, di una certezza: ricerca di Dio. Non a caso uno dei suoi libri della vecchiaia si intitola Dio è un rischio.

Premessa: in uno dei discorsi dalla loggia di Piazza San Pietro Paolo VI, una volta… lo chiamò: un appello alla conversione, come già si era convertito il suo amico Giovanni Papini. Prezzolini rispose per scritto, ringraziando che un Papa lo tenesse così in considerazione (vado a memoria), che gli stesse tanto a cuore, ma confermò di non credere, aggiungendo peraltro di avere la predisposizione ad accogliere la grazia, dono gratuito di Dio…

Passò del tempo, e alla fine del 1981, morì Jackie (Gioconda), seconda moglie, di venticinque anni più giovane. Un colpo tremendo per Prezzolini, che alla fine del gennaio 1982 avrebbe varcato la soglia del secolo. Da amico vero (“l’ultimo degli amici fatti in Italia”, aveva scritto nella dedica de L’Italiano inutile) non potei restare estraneo al suo dolorosissimo lutto. Gli telefonai a Lugano per dirgli la mia partecipazione a quel tremendo dolore, per testimoniargli l’affetto che nutrivo per lui e che avevo avuto per Jackie.

Da cattolico, dissi, avrei pregato per lei e per lui, ancorché ateo. Era un gesto di amicizia, il massimo che, da cattolico convinto, appunto, potevo fare. Al che, lui ribatté che non era ateo, era “un incerto”

Lo scrittore passò l’inverno e la primavera successivi in condizioni discrete, avendo vicino alternativamente l’allieva prediletta, la “sorellina” dei tempi dell’Università di Columbia, sister Margherita Marchione dell’ordine delle Pie Maestre Filippini, autrice di una importante biografia di Clemente Rebora, L’imagine tesa (Edizioni di Storia e Letteratura), e il figlio Giuliano con la moglie Virginia. Ma il dolorosissimo distacco gli aveva tolto la voglia di vivere. Lo incontrati a maggio, alla vigilia della mia partenza per un pellegrinaggio a Lourdes; gli spiegai il motivo di quel viaggio. Lui comprese pienamente…

A fine giugno non mangiava già più, venne ricoverato in ospedale e alla fine si spense serenamente. Non prima del passaggio di un frate cappellano che gli impartì la benedizione. Ne fu consapevole? La accettò? “Un uomo lo sa Dio”, viene da osservare, rifacendoci al titolo di un dramma di Diego Fabbri…

Il 14 luglio 1982, di prima mattina, il trapasso. Avevo pregato per lui vivo; da allora, non passa giorno in cui non lo ricordi con uno dei tanti Requiem che dico per i “miei” morti, che sono non soltanto familiari e parenti, ma pure amici, e, naturalmente, secondo i vecchi insegnamenti dei miei genitori, per le anime del Purgatorio. Sbaglio? Non credo. I “paletti”, caso mai, li metterà Nostro Signore.

Et de hoc, satis.

Giovanni

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2 commenti su “La mia preghiera per “l’ateo” Prezzolini”

  1. Una testimonianza bellissima, piena di fede, di speranza e di carità: virtù che traspaiono esemplari dal racconto dell’uomo Prezzolini e dell’amico Lugaresi, talmente amico da esserlo quotidianamente con il suo Requiem nel bisogno più grande che ogni anima possa avere: la vita eterna.

  2. Non so se sia lecito e utile pregare per quanti sono andati oltre senza avere accolto il Dio di Gesù.Checché ne blaterino i neoterici,la Misericordia ha il suo inappellabile esito ultimo:finisce con la morte.Poi è il Suo giudizio.Io prego per quanti sono ancora in vita.Affinché si redimano.
    Anche per i miei morti prego ma temo,ahimé,quei paletti.Anche se i miei morti si sono addormentati nella certezza della Resurrezione.

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