La moneta: il Sacro Graal del XXI secolo

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La versione cristiana del racconto ci indica che il Santo Graal stesso – pietra o calice che sia – rappresenti in sostanza, in chiave immaginifica e fantastica, Gesù Cristo stesso. Il Santo Graal/Cristo, perduto dopo il peccato originale, può essere riconquistato solo da coloro che sono puri di cuore ed esenti da ogni brama di potere e di conoscenza infinita, pena la loro distruzione: da coloro, in sintesi, che sono aperti alla Grazia.

 Strumento potentissimo di salvezza quindi per chi ne è degno, il Sacro Graal diventa strumento altrettanto potente, ma di condanna e perdizione, per chi non è degno.

Per la moneta vale, in fondo, la stessa cosa: mezzo potentissimo in grado di favorire il benessere economico-sociale se in buone mani, strumento di povertà, ingiustizia e dissesto sociale se in cattive mani.

 Se la conquista del Santo Graal richiede una spiritualità incentrata sull’ascesi, il rifiuto dell’egoismo ed uno sguardo fisso su Cristo, la conquista della moneta richiede una simile ascesi in campo economico-sociale, incentrata sui valori dell’equità, della giustizia sociale e del rispetto del reale.

 Cosa vuol dire in concreto applicare i valori dell’equità, della giustizia sociale e del rispetto del reale in relazione alla moneta?

La questione ha incominciato ad essere dibattuta sin dall’alba della civiltà umana.

Fu Aristotele, nel IV sec. a.C., il primo a sviluppare una riflessione articolata basata su argomentazioni razionali: il denaro – osservò Aristotele – è misura del valore delle cose, indispensabile per incrementare gli scambi ed il passaggio di beni e servizi all’interno della polis e di ogni comunità. Per svolgere appieno questa essenziale ed importantissima funzione il denaro – sempre secondo Aristotele – deve rispettare la propria natura e quindi non può trasformarsi in qualcos’altro, in una merce come tutte le altre, con un suo prezzo od interesse od usura. Se ciò dovesse accadere le conseguenze sarebbero immediate: da olio in grado di rendere funzionali ed efficienti gli ingranaggi sociali la moneta si modificherebbe in pietra d’inciampo capace di stravolgere e deformare gli equilibri sociali, rendendo impossibile la prosperità generale.

Il rifiuto e l’opposizione netta e convinta ad ogni forma di prestito ad interesse od usura è basato in Aristotele anche sulla considerazione che il tasso di interesse consentirebbe indebitamente al denaro di acquisire la capacità di creare dal nulla, cioè da se stesso, valore, cosa che è possibile solo alla natura ed al lavoro umano. Ciò rappresenterebbe un’alterazione dell’assetto strutturale del reale, stravolgendo il kosmos con la ybris umana e condannando la compagine sociale ad una decadenza ed una deriva certa.

Il discorso venne ripreso molti secoli dopo da San Tommaso d’Acquino, che arricchì queste considerazioni basate sul logos umano con il contributo fondamentale del Logos manifestatosi con l’Incarnazione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Su questa convergenza di logos e Logos, cioè di ragione umana e Ordine divino, si basò il Magistero della Chiesa, che, a partire dal II Concilio di Lione nel 1274 e dal Concilio di Vienna del 1311, condannò con fermezza e decisione il prestito ad interesse od usura.

Fu così che il prestito ad interesse venne bollato come peccato mortale, passibile di censura e di condanna da parte del potere civile.

Come si è arrivati quindi da questa posizione ferma e risoluta contro il prestito ad interesse od usura alla situazione attuale, in cui lo IOR, cioè la Banca Vaticana, si distingue per l’utilizzo spregiudicato di tutti i mezzi più sofisticati della finanza internazionale e la Chiesa non osa più intervenire a condannare il prestito ad interesse?

Si tratta di un processo di progressivo annacquamento della dottrina originaria da parte di un pensiero parallelo radicato sull’alchimia gnostica e la cabala giudaica, avviato nella Firenze rinascimentale dei Medici, in parallelo con un lento abbandono ed una interessata dimenticanza delle salde argomentazioni tomiste. Una sorta di modernismo monetario, che non è mai passato per lo scontro diretto con il Magistero ma ha realizzato un suo sostanziale svuotamento dall’interno attraverso una serie di “prassi”, la prima delle quali fu l’accettazione del prestito ad interesse minimo richiesto dai Monti di Pietà nel XV sec. Fu così che, nel corso dei secoli, si passò dalla risoluta condanna del prestito ad interesse alla sua sostanziale accettazione (seppur molto dibattuta), attraverso l’artificiale ed inconsistente separazione tra prestito ad interesse ed usura, intesa come interesse eccessivo.

Se per San Tommaso l’usuraio è chiunque presti denaro ad interesse, per l’uomo di Chiesa modernista di oggi il grande finanziere è diventato il rispettato sacerdote della finanza a cui ci si rivolge con reverente rispetto per tutelare i propri risparmi.

Allo stesso modo, se San Tommaso aveva chiarito in maniera inequivocabile che la moneta è uno strumento convenzionale che deve essere emesso dal potere politico legittimo privo di debito per favorire il bene comune, i chierici ed i laici contemporanei non battono ciglio di fronte ad una moneta che nasce come debito di Stati, cittadini ed imprese verso il sistema bancario privato, indebitando l’intera compagine sociale ed asservendola al proprio potere.

Le tappe che hanno portato alla situazione attuale sono molteplici e possono essere facilmente rintracciate da una puntuale disamina storica, che non ho ovviamente qui lo spazio di presentare nella sua completezza.

Si può comunque affermare senza tema di smentita che la pietra miliare di questo processo sia il 1694, anno in cui fu fondata la Banca d’Inghilterra.

Con la fondazione della Banca d’Inghilterra la finanza privata, che si era arricchita nei secoli precedenti attraverso il prestito ad interesse od usura, bandita dalla Chiesa Cattolica, riuscì a conquistare lo Stato ed a trasformarlo da potere in grado di competere e contrastare il proprio dominio in strumento al proprio servizio. Se infatti prima di allora lo Stato aveva sempre mantenuto la propria sovranità monetaria, cioè il monopolio dell’emissione di moneta a corso legale, con la fondazione della Banca d’Inghilterra lo Stato, nella persona del re Guglielmo d’Orange, proveniente dai Paesi Bassi protestanti, accetta la moneta privata della banca come moneta pubblica, in cambio di un prestito da parte della banca stessa di 1 milione di sterline. Il passaggio centrale fu che, da allora in poi, tale moneta bancaria privata, emessa solo ed esclusivamente come debito, diventò la moneta a corso legale, condannando lo Stato ed i cittadini ad un indebitamento esponenziale e senza via d’uscita, il cui pagamento è garantito – ed ecco la beffa oltre l’inganno! – dallo Stato stesso attraverso le tasse. Una trappola mortale dunque, senza via d’uscita! Questo modello si allargò poi progressivamente a tutti gli altri Stati del consesso civile, con una vera e propria spinta espansiva di tipo imperialista. L’ultima tappa fu la fondazione della Federal Reserve americana, nel 1913, che segnò la capitolazione totale e finale della politica statunitense al mondo della finanza. La Federal Reserve infatti, di proprietà delle principali banche commerciali americane, è l’istituzione che oggi detiene il monopolio assoluto della creazione di dollari dal nulla – “fiat money -, con tutte le drammatiche conseguenze del caso. 

Questo breve e, per ragioni di spazio, estremamente limitato excursus storico-concettuale, ci chiarisce come, in sintesi, il Sacro Graal monetario sia stato fin dagli albori della storia conteso da mani diverse. La luce del logos e del Logos, anche in campo monetario, si è da sempre dovuta confrontare con quel Misterium Iniquitatis, che, anche in campo monetario, ha cercato e cerca di oscurarla. Sant’Agostino ci ricorda che esiste una Città di Dio ed una Città dell’uomo: se la moneta cade in possesso della Città dell’uomo, le conseguenze sull’ordine, l’equilibrio e la prosperità sociale sono drammatiche e di questo ne siamo tutti testimoni.

Non ci rimane quindi altro che impegnarsi per la buona battaglia, che, dal punto di vista del denaro, vuol dire restituire il Sacro Graal monetario nelle mani di chi ha il cuore depurato dagli inquinamenti intellettuali della gnosi e della cabala giudaica ed, appellandosi alla retta ragione, mantiene lo sguardo fisso sul reale e sul suo creatore.

È questa una delle ragioni fondamentali per cui il distributismo di G.K.Chesterton, H.Belloc e padre McNabb, che riprende in pieno tali tematiche, rappresenta una delle poche fondate speranze per l’uomo del XXI secolo.


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