La nascita del Natale – di Léon Bertoletti

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Santo Natale, beato sconosciuto. Dalle origini la comunità dei fedeli di Gesù ha sentito il bisogno di tramandare, come pure i Vangeli testimoniano, i momenti salienti della venuta al mondo del suo Maestro. Ma quanto a renderla una festa… è tutta un’altra storia.

Il grande Origene dimostra di non saperne nulla. Perfino Tertulliano non sa cos’è. Neppure se ne reperisce traccia in un Computo Pasquale dell’anno 243. Mentre un documento romano del 336, la Depositio Episcoporum, ne indica per quell’anno la celebrazione, proprio il 25 dicembre. Nella Depositio Martyrum di Dionisio Filocalo, scritta a Roma nel 354, si legge testualmente: «VIII kal. jan. natus Christus in Betleem Judeae». Dunque, nascita di Cristo a Betlemme di Giudea il 25 dicembre. Se ne conclude che la ricorrenza è entrata nell’uso tra il 243 e il 336.

Falsa, falsissima l’asserzione del Liber Pontificalis che Papa Telesforo (125-136?) avrebbe riformato i riti natalizi istituendo la Messa di mezzanotte. Perplessità storiche ed ermeneutiche suscita anche il Commentario sopra Daniele di Ippolito nel passo che fissa la natività del Signore al 24 dicembre dell’anno 42 di Augusto. Dell’istituzione del Natale, in verità, non si parla mai prima del IV secolo.

Si tratta di una solennità tipicamente cristiana (Pasqua e Pentecoste riprendendo, in modo nuovo, consuetudini giudaiche). Occidentale, inoltre; anzi, decisamente romana. L’Oriente commemorava già in precedenza, ma il 6 gennaio, la nascita di Gesù: sostituendo, a quanto ragionevolmente si presume, la festa del dio Aion, che in quel giorno si teneva ad Alessandria. Forse il 25 dicembre fu scelto per contrapporre un’usanza cristiana al pagano e imperiale Natalis Solis invicti, fissato dai tempi di Aureliano (270-275) e molto sentito dai seguaci di Mitra. Chissà. Certo può aver influito anche il simbolismo naturale (la luce che cresce dopo il solstizio d’inverno). È un dato di fatto, però, quest’altro: se la tradizione orientale si concentra sul 6 gennaio e quella occidentale sul 25 dicembre, evidentemente la prima generazione di cristiani ha contezza che il Salvatore sia nato nella stagione invernale. Da Roma, il Natale dicembrino approda presto in Oriente. Curiosamente il suo espandersi coincide con le dinamiche dell’arianesimo; anzi, queste favoriscono (per reazione) una devozione più robusta al Figlio di Dio, consustanziale al Padre.

Un singolare, insolito, appassionante saggio del cardinale Borgoncini-Duca, Le LXX settimane di Daniele e le date messianiche, edito a Padova nel 1951, riscontra sorprendenti coincidenze tra le profezie di Daniele e alcune date: l’Incarnazione il 30 marzo, Natale il 25 dicembre, la morte del Cristo il 7 aprile. Dietrologie interpretative, si dirà, ma acute e suggestive.

Comunque non mente il Liber Pontificalis – e se ne trova conferma in Gregorio Magno (Hom. 8 in Evang.) – quando fa risalire al VI secolo il costume delle tre Messe natalizie. I medioevali vi lessero allusioni alla triplice nascita del Cristo: nell’eternità dal seno del Padre, nel tempo da Maria Vergine, nell’anima dai cristiani. La consuetudine della cerimonia notturna prese avvio probabilmente nelle chiese di Gerusalemme, o magari davvero a Betlemme. L’indicazione stazionale «Statio ad S. Mariam Maiorem ad Praesepe» fa ritenere che a Roma si svolgesse una liturgia in una grotta artificiale imitante quella di Betlemme. La seconda Messa ad auroram non aveva, all’inizio, alcun rapporto con il Natale, se non per alcuni canti ripresi da quelli processionali di Gerusalemme (quando i credenti andavano da Betlemme alla Città Santa dopo aver pregato presso il presepio). Era invece officiata in onore della martire Anastasia di Sirmio nel giorno della sua memoria, il 25 dicembre appunto. La santa era molto venerata a Costantinopoli. Sotto la dominazione bizantina la devozione giunse pure a Roma, nella chiesa del palazzo imperiale al Palatino.

Scrive dom Prosper Guéranger (L’anno liturgico): «Tale è la grandezza del Mistero di questo giorno, che la Chiesa non si limiterà ad offrire un solo Sacrificio». Del resto, «Colui che nasce non si è forse manifestato in tre Nascite? Egli nasce dalla Vergine benedetta; nascerà, con la sua grazia, nei cuori dei pastori che sono le primizie di tutta la cristianità; nascerà eternamente dal seno del Padre suo, nello splendore dei Santi: questa triplice nascita deve essere onorata con un triplice omaggio». E poi, «le tre Nascite sono altrettante effusioni della luce divina». Viviamole con fede, allora, senza lasciarci distrarre dalla cornice mondana.

 

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6 commenti su “La nascita del Natale – di Léon Bertoletti”

  1. Oswald Penguin Cobblepot

    Un’osservazione. Ippolito Romano, nel 204 d.Ch. afferma (Commento a Daniele) che il 25.12 è la data certa di nascita del Salvatore. Inoltre Giulio Africano (Cronografia) nel 221 d.Ch. sostiene la stessa data. Shemarjahu Talmon, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, è certo (in ragione di complicati calcoli) che la data del 25.12 sia quella più certa. Quindi siamo di fronte ad un argomento molto complesso, su cui si innesta la coincidenza della festività pagana del sole (non essendo chiaro quale delle due celebrazioni abbia ispirato l’altra, poichè non si può escludere ma non è certo che – essendo la data del 06.01 prevalente in oriente – quella del 25.12 sia la “cristianizzazione” del Natalis Solis, provocando quindi la scissione celebrativa tra Natività e Manifestazione del Verbo). Tutto questo però non elimina una nota storica: le più antiche e remote comunità cristiane hanno sentito la necessità di adorare la Ss.ma Incarnazione del Verbo divino, quale atto primo della Redenzione. LJC da Gotham, il Pinguino.

  2. sarà che il S.Natale – ovvero l’Annunciazione, l’incarnazione e la Nascita del Verbo – è così denso di attesa, di stupore, di mistero, ed è così preludio all’attesa dell’ultima venuta del Giudice, che stento a pensare che per secoli non se ne sia parlato o celebrata la ricorrenza, almeno per Tradizione tramandata; la stessa iniziale dell’annuncio “Ave Maria” era già stata incisa sulla casa di Nazareth, la Mangiatoia è stata custodita, la grotta della Nascita inglobata in una basilica… Va bene tutta la documentazione di questo beato sconosciuto, ma caro Bertoletti, vorrei solo ricordare che non tutto è stato possibile scrivere e documentare, poiché è stato scritto quanto è appena sufficiente alla ragione per credere, e per contro è stato scritto quanto sarà sempre insufficiente per chi non vuol credere.
    E.T.

    1. Da quello che ho letto hanno scritto nella bibbia per descrivere l’evento, si parla di pastori fuori col gregge, e di un censimento. Volendo prendere per vero cio’ che hanno scritto li’, l’unica cosa possibile e’ escludere che si sia trattato di un giorno invernale. Infatti d’inverno nella zona i greggi fuori proprio non li portavano in quella zona, perche’ sarebbe stato troppo freddo.

      Stessa cosa per il censimento: sarebbe stato puro sadismo programmarne uno d’inverno, viste le difficolta’ di spostamento che ci sarebbero state, tra freddo, pioggia e magari neve.

      Poi chiaramente uno fa una festa quando vuole, ci mancherebbe 🙂 Per me e’ festa quasi tutti i giorni

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