“LA PIOGGIA DI FUOCO” DI EMILIO E MARIA ANTONIETTA BIAGINI. UN ROMANZO APOCALITTICO – di Piero Vassallo

Crepuscolo e fine della mondanità

 

di Piero Vassallo

 

 

lbCoppia di fedeli cattolici, nutriti da cibi spirituali rari e difficili, ad esempio le opere di Maria Valtorta, e narratori qualificati da notevoli attitudini letterarie, sulle quali vigila il loro forte senso dell’umorismo, Emilio e Maria Antonietta Biagini hanno scritto e pubblicato, per i tipi esclusivi ed esigenti dell’editore veronese Giovanni Zenone, “La pioggia di fuoco“.

Il romanzo è una fascinosa e veemente narrazione delle ultime sciagure, i castighi che pendono sugli errori, sui disordini e sulle malvagità del nostro tempo.

Il testo si legge dunque come rivelazione del castigo che sovrasta i mali ultimi, già visibili nei mali del presente ultra rivoluzionario.

Attivo invisibilmente nella nostra età, l’Anticristo si manifesta nel xxv secolo ed assume la persona di un cardinale apostata e iniziato ai misteri del sottosuolo, Jehoshua Sunerazan.

L’apostata si trasforma in potente, maestoso uomo politico, chiuso nel suo grattacielo e circondato da guardie del corpo. Icona pseudocristica del potere supremo in Europa e tuttavia intimamente fragile, Sunerazan è sempre disposto a scendere nella sentina dei vizi innominabili e del delitto satanista.

Erede e continuatore dell’opera dei tiranni nichilisti, che hanno agito nel secolo sterminato e nella sua soffice coda strozzina, Sunerazan detiene il potere che consente di attuare, con rigore fanatico e con organizzata ferocia, le finalità contemplate dall’avversione satanica a Dio: capovolgimento della verità, incensamento della superbia, odio del bene, mondanismo, regressismo, persecuzione dei fedeli, usura, oppressione dei poveri, abortismo, adulterio, pederastia, sadismo, thanatofilia.

L’umanità affondava nel delirio: delirio d’impotenza nella sfera pubblica, delirio d’onnipotenza in quella privata, delirio di libidine. Nella sfera pubblica: non difendere le vittime del crimine, non fare nulla per punire i criminali  …affinché potessero nuovamente delinquere, dato che i sudditi, potenziali vittime, dovevano vivere nella paura per essere meglio controllati dal regime … nella sfera privata: delirio d’onnipotenza, pretesa di decidere perfino il proprio sesso. Delirio di libidine: tutto permesso fra consenzienti di qualsiasi età”

Alla spaventosa, irresistibile macchina del nichilismo si oppone solamente il resto sparuto del gregge cattolico, una disarmata e ininfluente minoranza, che la sanguinaria persecuzione ha costretto al nascondimento in una desolata/spopolata campagna del Centro-Italia.

Guida della superstite comunità è papa Benedetto XXIV, uomo mite, che trova negli scritti di Maria Valtorta (immediatamente dichiarata santa) il coraggio necessario a proclamare l’avversione della fede cattolica ai sogni incubosi della mondanità: “In una rivelazione privata a Santa Maria Valtorta, Cristo ha detto testualmente; il mostro diabolico dell’anticristo è la rivoluzione. … Non è mai necessaria la rivoluzione. Serve solo a nutrire i demoni. Così è stato in Inghilterra: la decapitazione del re e la gloriosa rivoluzione, nove secoli fa, sono servite a dare il potere a sfruttatori e pirati e a perseguitare la Chiesa. … Così è stato per tutte le rivoluzioni; parassiti al potere, negazione della verità, furti e saccheggi, odio satanico e fiumi di sangue”.

Quando il sistema dell’empietà rivoluzionaria fondato da Sunerazan sembra vicino al trionfo perfetto, dal cielo si rovescia quell’ira di Dio che la teologia buonista/progressista, facendo eco alla rumorosa chiacchiera degli atei e degli iniziati, si era illusa di affondare nel fiume dei suoi vani, dolciastri pistolotti.

I Biagini in qualche modo fanno eco al rimprovero che il grande Cornelio Fabro indirizzava ai teologi dell’aggiornamento e della secolarizzazione, incapaci di scrutare “l’abisso di scetticismo e di smarrimento, l’inquietudine della noia e della disperazione edonistica, l’ascesa inarrestabile del vuoto e dell’insignificanza del tutto in cui sembrano affondare le nuove generazioni, incapaci – nella profusione dei beni umbratili loro offerti da ogni parte – di cogliere un senso della vita”.

Nei capitoli finali, Emilio Biagini, scienziato autentico, oltre che avvincente narratore, descrive la scena apocalittica, la devastazione del Nord America e di gran parte della Terra, con impressionante e rigoroso realismo.

La letteratura ha di nuovo il sopravvento nelle pagine dedicate al patetico tentativo di Sunerazan e dei suoi mercenari di conquistare Israele per farne il luogo del suo culto della sua persona.

Splendida la descrizione del duello che oppone l’arcangelo Michele a  Satana. E commovente il dialogo di Benedetto XXIV con i suoi fedeli nella scena del giudizio finale.

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