La scomparsa di Eugenio Corti, grande e indimenticabile scrittore cattolico – di Luciano Garibaldi

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In occasione di un premio letterario assegnatogli nel 2000, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI, così scrisse: «Porgo all’illustre premiato le mie più vive congratulazioni e l’espressione della mia riconoscenza per il prezioso contributo intellettuale da lui offerto alla fede e alla cultura cristiana»

di Luciano Garibaldi

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Eugenio CortiNella sua casa di Besana in Brianza, assistito dalla inseparabile sposa Vanda, compagna di una vita, si è spento, all’età di 92 anni, Eugenio Corti, autore del famoso romanzo storico «Il cavallo rosso», uscito nel 1983, giunto alla venticinquesima edizione e tradotto nelle più importanti lingue del mondo tra cui il giapponese. Famosi critici internazionali lo hanno giudicato un capolavoro. Chi ha iniziato a leggerlo, nonostante le sue oltre 1200 pagine, non ha più smesso fino alla fine. Il romanzo di Corti è, assieme, l’esaltazione dei valori cristiani e la condanna delle ideologie perverse del Novecento, dal comunismo al nazismo. E’ stato autorevolmente paragonato a opere fondamentali della letteratura mondiale contemporanea quali «Guerra e pace» di Tolstoi, «Il signore degli anelli» di Tolkien, «Romeo e Giulietta» di William Shakespeare.

Oltre a «Il cavallo rosso», Corti ha scritto altri romanzi: «I più non ritornano» (1947, sugli orrori commessi in Russia contro gli italiani, dieci edizioni, tradotto in tre lingue), «Il Medioevo e altri racconti» (uscito nel 2008), «Catone l’antico» (2005), «Il fumo nel tempio» (contro il pericolo d’infiltrazione comunista nella Chiesa), «Gli ultimi soldati del Re (1951, poi ripubblicato nel 1994, dedicato alla guerra di liberazione eroicamente combattuta in nome della Monarchia), «La terra dell’Indio»(1998, dedicato alle missioni nel Nuovo Mondo), «L’isola del paradiso»(2000, storia dell’ammutinamento del Bounty). Ha scritto anche un’opera teatrale, «Processo e morte di Stalin» (1961, tradotta in tre lingue). La tragedia venne rappresentata per la prima volta a Roma il 3 aprile 1962 al Teatro della Cometa, dalla Compagnia Stabile di Diego Fabbri. Due anni più tardi, nel 1964, l’opera venne tradotta in lingua russa, e nel 1969 in lingua polacca da esuli dissidenti di quelle nazioni. Il testo russo ha avuto la rara sorte di circolare nell’Unione Sovietica attraverso il samizdat; quello polacco è valso all’Autore l’onorificenza di «Cavaliere di Polonia» da parte del governo democratico polacco, che in quegli anni ancora sopravviveva in esilio a Londra. Con quelle sue pagine, Eugenio Corti non solo individuò con decenni di anticipo, e con straordinaria lucidità, il fallimento inevitabile del comunismo, ma ne indicò anche le ragioni con una chiarezza alla quale in seguito non sono pervenuti né i teorici russi, né gli studiosi occidentali.

Tutte le sue opere sono state pubblicate dall’Ares, prestigiosa ma piccola casa editrice cattolica, perché i grandi editori hanno sempre temuto la reazione dell’intellighenzia di sinistra, se si fossero “compromessi” con un Autore come Eugenio Corti. Così, contrariamente alle regole del mercato editoriale, Corti è diventato lo scrittore che ha rafforzato il prestigio del suo editore.

Ecco alcuni significativi giudizi selezionati tra le migliaia di riconoscimenti indirizzati alla sua persona e alla sua opera:

– In occasione di un premio letterario assegnatogli nel 2000, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI, così scrisse: «Porgo all’illustre premiato le mie più vive congratulazioni e l’espressione della mia riconoscenza per il prezioso contributo intellettuale da lui offerto alla fede e alla cultura cristiana»

– Nel novembre 2009, «Le Figaro Magazine» ha posto la seguente domanda ad alcuni tra i più noti intellettuali francesi: «Qual è il romanzo pubblicato negli ultimi 25 anni che più ti ha colpito?». Etienne de Montety, direttore del «Figaro Litteraire», ha così risposto: «Le Cheval rouge, d’Eugenio Corti».

– La nota Rassegna del Libro di Chiré en Montreuil così comunicava l’arrivo di Corti il 27 agosto 1999: «Il più grande romanziere cattolico europeo della seconda metà del XX secolo».

– Quando la giuria del Premio internazionale «Medaglia d’oro al merito della cultura cattolica» scelse, nell’ottobre 2000, Eugenio Corti, il suo presidente Gianfranco Morra ricevette dal Governatore della Lombardia Roberto Formigoni una lettera di plauso ove si poteva leggere: «La premiazione di Corti mi rallegra particolarmente perché da tempo sono lettore delle sue opere ed inoltre, come presidente della Regione Lombardia, sono orgoglioso che Corti abbia voluto ambientare le gesta dei suoi personaggi in una Brianza che, nel cuore della Lombardia, ha tuttora valori imperituri da proporre all’Europa e al mondo».

– Monsignor Luigi Negri, già vescovo di San Marino-Montefeltro, ora Arcivescovo di Ferrara, così definì il grande scrittore scomparso : «Corti è l’espressione artisticamente grande della vita del popolo cristiano».

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3 commenti su “La scomparsa di Eugenio Corti, grande e indimenticabile scrittore cattolico – di Luciano Garibaldi”

  1. Grandissimo Corti! Dalla lettura de “Il cavallo rosso”, e non solo, ho ricevuto tanto e ricordo ancora i 25 giorni che deidicai alla sua lettura, in cui mi immergevo per ore. Ricordo le grandi emozioni e la capacità di farti riflettere sulla vita che l’autore ti trasmette. Ho avuto anche occasione di corrispondere con lui e di sentirlo telefonicamente per chiedergli se mi avrebbe concesso di far registrare su cassetta per i non vedenti trentini la sua opera. Mi aveva anche chiesto se gli avrei mandato per ricordo una cassetta registrata. Cosa che feci e ne fu molto contento. Si trattava di un’opera di seconda categoria, ma ora, per ricordare la sua opera, proporrò alla sede centrale del Libro Parlato di farlo registrare come opera di prima categoria da un professionista. La sua opera lo merita! Oltretutto ricordo che nel romanzo Corti fa cenno alla sua amicizia con don Gnocchi, il quale, come estremo atto di generosità, donò le sue cornee per ridare la vista a due ciechi.
    Grazie di cuore, carissimo Eugenio!

  2. Oreste Sartore

    ricordo con gratitudine lo scrittore sommo, la persona affabile ed amabile, il cristiano autentico, capace – lui sì – di afferrare i “segni dei tempi”.
    Il mio cordoglio e la mia vicinanza alla signora Vanda, ispiratrice dell’indimenticabile personaggio di Alma nel Cavallo Rosso

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