LA SPAGNA E LA NOSTRA DISINFORMAZIONE – di Piero Nicola

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di Piero Nicola


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Mariano Rajoy, Primo Ministro della Spagna

 

 

Quanti hanno capito che i 100 miliardi ottenuti dalla Spagna, provenienti dalle casse europee, non vanno alle banche spagnole in difficoltà, ma allo Stato iberico, che, in tal modo, controlla gli istituti di credito di quel paese?

E’ un fatto di capitale importanza, dalle conseguenze imprevedibili; un fatto oscurato, che ho potuto apprendere andando oltre le reticenze e le incongruenze dell’informazione, che destavano sospetto. Dopo l’incessante ascrivere la concessione di quel prestito alle banche, oggi si leva il fumo della cordiale visita resa da Fini al Capo del Governo di Madrid, come ad un collega del Partito popolare europeo; ed è stata occasione per discorsi fuorvianti intorno alla Dea Europa.

La Spagna si è fatta valere rompendo l’assedio della speculazione sul debito pubblico. E già si era fatta valere rifiutando di sottostare all’imposizione dei provvedimenti per il cosiddetto risanamento delle finanze, con cui si avvia una recessione irreversibile, nella quale l’Italia sta restando infognata. Rajoy ha ottenuto un prestito a interessi che sono circa la metà di quelli che avrebbe pagato emettendo i titoli di stato, lasciati in balia del mercato.

È facile intuire che egli abbia ribaltato le parti e, da messo alle corde, abbia messo l’Europa con le spalle al muro: o si accettavano le sue condizioni o altrimenti…

Il precedente è suscettibile di imitazione. I paesi che rischiano di affogare, e che ora devono contribuire al versamento di quei 100 miliardi, potrebbero cercare di togliersi dall’impiccio finanziario, minacciando l’uscita dall’Euro. Escluso lo Stivale retto da Monti, si capisce.

La speculazione internazionale, seccatissima, ha spento le timide reazioni positive delle borse, basate sulla vernice della ricuperata solidarietà delle nazioni europee, e ha preso di mira i nostri titoli, fatto salire lo spread; ci ha messi sotto pressione: quasi un avvertimento a non sgarrare.

Intanto i nostri capi ripetono la solfa di fantomatici provvedimenti per la crescita, e agitano lo spauracchio del baratro evitato e da evitare. I politici meno interessati a queste manovre temporeggiano, sperando in chissà che cosa.

Oh, Berlusconi, uomo della politica basata sui sondaggi di opinione e intimorito dai più grossi di te, t’è mai passato per la testa, ammaestrato dalla tua grande esperienza di imprenditore, che per spuntarla nelle contrattazioni bisogna attaccare anziché volere compromessi? Chi cerca il compromesso e rifugge dal rischio, fin dal principio è soccombente.

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