La tutela delle convivenze di fatto: una caricatura del matrimonio  –  di Carla D’Agostino Ungaretti

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L’onnipotente pubblicità, relativista, nichilista, omosessualista ci fa metabolizzare tutto ed  è riuscita a impermeabilizzare il nostro spirito (in questo caso dovrei dire, più prosaicamente, il nostro stomaco) rivestendolo di quel metaforico Maalox che ci rende digeribili anche le innovazioni più assurde…

di Carla D’Agostino Ungaretti

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zzzzsmmNella confusione politica, morale, sociale, antropologica che impera in questo nostro travagliato tempo e che ci sta trascinando verso l’apostasia, solo un aspetto della realtà italiana mi sembra chiaro. Tutti si riempiono la bocca con le unioni civili invocando una legge “moderna ”, una legge “condivisa”, che riconosca i diritti di tutti, che non faccia sentire nessuno emarginato, che ottemperi alle pretese europee, che rispetti “l’amore” ovunque esso si trovi, sia tra gli uomini che tra le donne. Lo proclamano i politici di qualunque sponda, lo dicono perfino i Vescovi, lo affermano (ormai per  sfinimento) le persone comuni  che fino a qualche anno fa avrebbero riso a crepapelle all’idea, non solo della possibilità di far sposare tra loro gli omosessuali, ma addirittura di riconoscere loro dei diritti che si richiamino, più o meno alla lontana, al matrimonio; lo si vuole inculcare anche nelle menti innocenti dei nostri bambini fin dall’asilo infantile. Ma è giusto tutto ciò? Dico subito che secondo me non lo è, e soprattutto dal punto di vista cristiano, nonostante Papa Francesco, sul volo di ritorno dal Messico, abbia proclamato che, in tema di unioni civili, i cattolici devono votare secondo coscienza, frase che come al solito quando è pronunciata da lui dà origine alle più diverse interpretazioni[1].

“E’ la pubblicità, Bellezza!”, direbbe Humphrey Bogart . E’ quella onnipotente pubblicità, relativista, nichilista, omosessualista che  ci fa metabolizzare tutto propinandoci ogni giorno le storie, portate come esempi, di più o meno famosi personaggi omosessuali ansiosi di definirsi reciprocamente “mariti”, se uomini, e “mogli”, se donne, perché, ubriachi come sono di ideologia, non percepiscono più il ridicolo di simili denominazioni (almeno si autodefinisseroconiugi” …!) ed  è riuscita a impermeabilizzare il nostro spirito (in questo caso dovrei dire, più prosaicamente, il nostro stomaco) rivestendolo di quel metaforico Maalox che ci rende digeribili anche le innovazioni più assurde e contrarie alla natura. La stampa e la TV ci somministrano quasi ogni giorno le storie edificanti di belle famigliole composte da genitori dello stesso sesso che si palleggiano i loro (disgraziati) bambini concepiti nella maniera più innaturale che possa essere immaginata e, nel caso di coppie maschili, offendendo il corpo di quelle donne che, malgrado la tanto osannata parità di genere, essi hanno dimostrato con i fatti di disprezzare, come se non avessero avuto anch’essi una madre. Forse costoro compiangono anche le loro genitrici per non aver avuto, ai loro tempi, l’opportunità di aiutare, offrendo il loro utero, tanti  poveri uomini smaniosi di diventare padri facendo a meno di una donna?[2]

Sono rimasti solo i cattolici (e neppure tutti ) a difendere la legge naturale. Mi capita spesso di discutere di questi problemi con amici e parenti, tutte persone cui voglio bene, ma tutti cattolici “adulti”, e ogni volta mi accorgo che il demonio non perde occasione per insinuarsi nelle nostre discussioni mettendo sempre loro in bocca la solita proposta, trita e ritrita, della “soluzione condivisa”.  Secondo me, cattolica “bambina”, parruccona e dura e pura, una soluzione di questo problema che possa dirsi veramente “condivisa” da cattolici e laici non si potrà trovare mai, perché per i cattolici sarebbe uno scivolamento verso l’accettazione del male minore, scelta condannata a chiarissime lettere da S. Giovanni Paolo II. Ma, chiedo scusa, dimenticavo che anche le encicliche di questo grande Papa stanno passando di moda …

L’omosessualità è un ostacolo insormontabile al riconoscimento di diritti che si richiamano al matrimonio e, tanto meno, al matrimonio stesso  per ragioni fisiche, anatomiche, fisiologiche, psicologiche, giuridiche; in una parola, semplicemente  umane, perché strettamente attinenti sia alla natura oggettiva dell’uomo, che a quello che egli è stato capace di costruire, con l’esperienza giuridica, in millenni di civiltà.  Potrebbe un tetraplegico pretendere di dedicarsi alla danza classica o all’alpinismo? Potrebbe un cieco dalla nascita pretendere di conseguire la patente di guida? Tempo fa ebbi occasione di sostenere queste mie convinzioni  in un salotto e fui accusata (affettuosamente) addirittura di “razzismo”.  Anche i migliori cervelli (si fa per dire …) dei nostri parlamentari che si professano cattolici si sono lasciati affascinare da quella disastrosa ideologia che  pretende di tutelare i “diritti”[3], cioè (in realtà) i desideri e le inclinazioni. Ma i desideri  e le inclinazioni possono comprendere anche le pulsioni umane più deteriori, come l’incesto, la pedofilia, la necrofilia, la zoofilia, delle quali purtroppo tutti gli esseri umani possono cadere vittime se, a causa di queste nefande perversioni, non sono capaci di attivare  i freni inibitori dominati dalla razionalità.  E infatti in alcuni paesi europei più “all’avanguardia”, come l’Olanda, alcune  correnti di pensiero vorrebbero legittimare (per ora) la stessa pedofilia. Vorrei ricordare a quei parlamentari una icastica frase di S. Paolo: “ Molti … si comportano da nemici della croce di Cristo; la perdizione però sarà la loro fine, perché essi che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra” (Fil 3, 18 – 19).

Si vuole far credere che  la realizzazione di questi cosiddetti  “diritti umani” siano l’apice del trionfo dell’uomo. Perfino chi è stanco della vita e vuole porvi fine, senza avere la forza fisica per suicidarsi, pretende oggi di avere il “diritto” di essere aiutato a morire dai medici, ai quali invece si vorrebbe negare lo speculare diritto all’obiezione di coscienza sia per l’eutanasia che per l’aborto, in quanto il “diritto” del malato a morire o della donna ad abortire sarebbe “poziore” (come dicevano gli antichi giuristi) rispetto al diritto della classe medica ad agire conformemente al giuramento di Ippocrate e alla loro coscienza[4]. Se penso che circa 40 anni fa il diritto all’obiezione di coscienza fu il cavallo di battaglia delle rivendicazioni politiche  del Partito Radicale – che invece ora ha cambiato idea con una improntitudine degna del massimo disprezzo – devo dire che mi cascano le braccia e sono indotta a dubitare seriamente dell’onestà intellettuale dei suoi rappresentanti, constatando quanto può essere traditrice la politica quando ha per fine, non il bene comune, ma il conseguimento e il mantenimento del potere e l’attuazione di principi ideologici a senso unico.

Questo XXI secolo ci ha portato l’assolutizzazione, con la conseguente “giuridicizzazione”, cui prima o poi seguirà l’ “istituzionalizzazione”, del “desiderio”. Se la legge consente determinati comportamenti (aborto, eutanasia, inseminazione artificiale, uteri in affitto) perché fanno comodo e non sanziona chi li  mette in pratica, vuol dire che quei comportamenti  sono accettabili ed eticamente legittimi.  Il  significato simbolico di questa ideologia è enorme, perché dà all’uomo l’illusione dell’onnipotenza: nulla di ciò che l’uomo desidera è irrealizzabile! E se tecnicamente non lo è ancora (come far partorire gli uomini o colonizzare pianeti distanti migliaia di anni – luce) con i progressi continui della scienza lo sarà in futuro. Sarà il trionfo del demonio  (“Diventereste come Dio!” Gn 3, 5) che, diffondendo sempre più la teoria  del “gender”, finirà per distruggere prima la famiglia, poi lo Stato e infine gli esseri umani stessi.

Già, la prima ad essere distrutta sarà la famiglia perché anche il semplice e tanto invocato riconoscimento dei cosiddetti diritti delle coppie di fatto eterosessuali rappresenta un primo dei colpi di piccone che la distruggerà. Esso è contrario non solo alla tradizione sociale e giuridica italiana, ma anche al buon senso spicciolo, perché si tratta di una contraddizione del pensiero logico.  Da una parte esiste il Matrimonio, istituto antichissimo e considerato da sempre il pilastro su cui si regge la civiltà planetaria, origine della famiglia e generatore di futuri cittadini della nazione – motivo per il quale in passato non era neppure considerato necessario precisare che esso poteva avvenire solo tra un uomo e una donna – e, per questa sua altissima funzione, è stato sempre tutelato da tutti gli ordinamenti giuridici del mondo. Dall’altra, esiste ed è sempre esistita la convivenza scelta, in passato, da coloro che rifiutavano i vincoli morali e giuridici imposti dal matrimonio. Si trattava perciò di un’opzione umana ed esistenziale di libertà che nei secoli passati riscuoteva, con una certa ipocrisia, la riprovazione sociale, tranne che per i personaggi altolocati, o comunque potenti, che potevano tranquillamente vivere come volevano senza essere emarginati socialmente o criticati.  Esempi nella storia e nella cronaca ne conosciamo molti, soprattutto negli ambienti intellettuali, artistici e dello spettacolo.  Ora, con il mutato clima sociale scaturito dalla rivoluzione sessantottina che, con il suo metaforico Maalox gastrico di cui parlavo poc’anzi, è riuscita in pochi anni a farci digerire la libertà sessuale di cui non si scandalizza più nessuno, questa scelta non fa più impressione neppure alle persone comuni e a mio giudizio meriterebbe anche rispetto, se solo  fosse affrontata con coerenza e consequenzialità, vale a dire mantenendo alla convivenza il carattere primitivo di scioglimento da qualunque legame giuridico, facendo quindi a meno sia dei doveri che dei diritti che invece oggi la senatrice Cirinnà vuole elargire a piene mani  scimmiottando il Matrimonio.

Ho usato volutamente il modo condizionale perché mi sembra che siano proprio quei due requisiti che oggi mancano  completamente e sembra che nessuno se ne accorga, o meglio tutti se ne accorgono ma ciò che prevale è l’affermazione del proprio IO, del proprio egoismo, del proprio tornaconto, qui e ora, contrabbandata invece come buonismo, solidarietà, fratellanza. Ricordo bene, all’epoca del referendum sul divorzio, la piagnucolosa e vittimistica invocazione dei divorzisti: “Non negare il divorzio a chi ne ha bisogno!”, come se sostenere l’indissolubilità del Matrimonio, anche civile (cosa di cui io sono profondamente convinta) fosse indice di crudeltà. E’ la stessa tecnica vittimistica e, a quanto pare, vincente escogitata decenni dopo dai movimenti “gay friendly” per creare nel pubblico sensi di colpa e attirare simpatia. Parificare i “civiluniti” ai veri coniugi attraverso il gentile eufemismo della “specifica formazione sociale” è una deformazione del diritto che umilia il matrimonio e, facendo di esso una caricatura, contraddice la dignità umana, come la contraddiceva in passato la schiavitù e oggi, si asserisce, anche la pena di morte.  Se i “civiluniti” sono per legge uguali ai coniugi, perché dovrebbero preferire la convivenza tutelata al matrimonio? Perché non dovrebbero sposarsi se sono liberi da legami e possono anche usufruire del divorzio? Perché oggi si vola basso e ci si accontenta dei surrogati, attribuendo loro lo stesso valore simbolico dell’archetipo, mentre la vera famiglia spaventa la maggioranza.

Se poi parliamo dei “civiluniti” omosessuali, la caricatura diventa ancora più deformante perché conduce direttamente a pretendere la genitorialità esclusa dalla natura. Una coppia omosessuale non ha nessun titolo per pretendere di allevare figli perché, anche volendo ragionare in termini puramente laici, non esistono nella storia i precedenti antropologici che ci rassicurino sugli esiti di questo tipo di esperimento. “Se non iniziamo a sperimentarlo non lo sapremo mai” mi obiettò un amico cattolico “adulto”. “Certo”, risposi io “cominciamo allora a sperimentarlo usando come cavie i bambini innocenti! Tanto per i bambini è impossibile dire la loro perché sono i più deboli e non hanno voce”.Ma è l’amore quello che conta!”  Ecco la frase fatta, lo slogan ipocrita che riscuote sempre un grande successo e che ha il potere di farmi indispettire (quando mi succede ne chiedo sempre perdono a Dio). Quando mai il diritto ha rappresentato una garanzia per la sopravvivenza dell’amore? La finalità del diritto non è quella di costituire una polizza assicurativa sull’amore eterno, ma di regolare la pacifica convivenza della comunità umana rispettando le leggi di natura. Infatti assistiamo ogni giorno al fallimento dell’amore costruito su basi puramente egoistiche e non sulla Verità: violenze e omicidi in famiglia, famiglie sfasciate, genitori incapaci di essere di esempio e di guida per i figli, adolescenti affascinati dallo sballo … tutti eventi tragici per i quali la legge non ha mai costituito un deterrente.

Naturalmente una famosa e influente scrittrice come Dacia Maraini, candidata al premio Nobel, non è d’accordo con me. Anzi sottolinea con forza che la famiglia naturale che abbiamo sempre conosciuto è antiquata, perché superata dall’apertura agli studi e alle professioni che hanno modificato i ruoli e inoltre, essendo un prodotto storico, come tale si trasforma. Nella famiglia “naturale”, sostiene la scrittrice, l’incesto era una pratica comune e l’accoppiamento di padri  con figlie, di madri con figli e di fratelli con sorelle era naturale alla maniera degli animali, perciò è bene che la famiglia si trasformi, si modifichi, si allarghi per farne un prodotto adatto alle conquiste di ogni generazione, come si modificò quando, togliendole la sua “naturalità”, fu creato il tabù dell’incesto[5]. Ma non crede l’illustre scrittrice che l’ideologia moderna  faccia di tutto per farci ricadere nell’arcaico scenario che ella ha appena evocato?

A questo punto a me sembra evidente l’impossibilità, sul fronte dei gravi problemi che riguardano la famiglia, di creare un fronte comune, una “soluzione condivisa”, tra chi ha una visione del mondo e della vita umana totalmente cristiana e chi non ce l’ha. Questo non significa voler innalzare dei muri, come ha detto Papa Francesco ai giornalisti sul volo di ritorno dal Messico, ma prendere atto e coscienza del fatto che “i cristiani vivono nel mondo, ma non appartengono ad esso”, come scrisse l’ignoto autore dell’antica “Lettera a Diogneto”. Non saprei dire quali possano essere le conseguenze pratiche di questa mia profonda convinzione, ma io temo di non vivere abbastanza per vedere i cattolici, che stanno affondando in un mare tempestoso, ritrovare la forza di dare quell’energico colpo di tallone che li faccia tornare in superficie e respirare a pieni polmoni la vera aria del Vangelo; allora l’umanità avrà bisogno di veri testimoni ed io ora non posso fare altro che pregare  lo Spirito Santo perché ce ne mandi a milioni.

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[1] Cfr. IL CORRIERE DELLA SERA, 19.2.2016, pag. 2.

[2] In merito a queste edificanti storielle, cfr. , per esempio, IL CORRIERE DELLA SERA, 16.2.2016, pag.11.

[3] Il Ministro della Salute Lorenzin ha detto “SI ai diritti di tutti”. AVVENIRE 24.1.2016.

[4]Basta con Ippocrate”! mi sono sentita obiettare “Sono passati 2500 anni. Il mondo è andato avanti!”

[5] Cfr. IL CORRIERE DELLA SERA, 9.2.2016, pag. 41

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16 commenti su “La tutela delle convivenze di fatto: una caricatura del matrimonio  –  di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Quando si propone una legge che modifica i costumi sociali e politici vuol dire che in quella società si sono già diffuse le idee che ne costituiscono il fondamento. Un esempio: si arriva al suffragio universale (femminile e maschile) DOPO che le idee di suffragette e femministe si sono già insinuate e diffuse nella maggior parte della popolazione. Idem per la legge Fortuna e 194. Sgolarsi ora alle soglie del DDL Cirinnà é tardi; infatti, come lei ha potuto constatare, con chiunque (o quasi) parli dell’argomento trova il muro dell’ideologia perversa che lo ha plasmato e indottrinato. Purtroppo bisognava intervenire molti anni fa.
    Lei stessa cita il mantra dell’amore (che spesso equivale, per i triviali, a sesso e, per i banali e aridi, a possesso). La diga oramai si è aperta e il fango ci sta sommergendo. Se non ci aiuta l’intervento divino noi possiamo veramente poco di fronte a tanta diabolica ottusità. Il diavolo sa solo creare fratture, come promette il suo nome, altro che soluzione condivisa.

  2. In questo mondo che gira al contrario, dove non ci si vergogna di corrompere impunemente l’innocenza dei bambini e di tradire i principi cristiani su cui è cresciuta la nostra civiltà, pretendere di legittimare comportamenti disordinati e per di più contro natura, non solo è fuori da ogni ragionevolezza e da ogni buon senso, ma produce, al contrario, una condizione di anarchia totale. La legge dovrebbe promuovere il bene e la giustizia, non il disordine e l’abbrutimento . E se abbiamo dimenticato e rinnegato ogni insegnamento evangelico, almeno non ostiniamoci a dirci cattolici, ché il solo dirlo sostenendo contemporaneamente certe abominevoli idee, o -ciò che è peggio- auspicando “soluzioni condivise”, è di per sé un sacrilegio.

  3. In qualche profezia di santi (non ricordo quale fosse) avevo letto che la “fine dei tempi” sarebbe giunta quando fossero stati legalizzati i matrimoni fra omosessuali…allora forse ci siamo!

  4. Tutelare alla stregua del matrimonio le convivenze di fatto, le unioni sodomitiche e altre varianti sul tema, non significa tutelare qualcosa, significa togliere ogni tutela
    a tutti. Questo si vuole fare e questo si farà, perché tutelare tutto e tutti è come dire che non c’è più tutela per nessuno.

    La società occidentale è in decadenza e si stà autodistruggendo in nome della ideologia massonico-rivoluzionaria che starnazza: libertè, egualitè, fraternitè,
    basta sudditi, tutti cittadini, basta uomini, tutti esseri viventi, basta padri e madri, ma genitore x e y, basta maschie femmine…. e così via.
    Non siamo più niente.
    Tutti liberi, tutti uguali, tutti fratelli in cosa? senza padri né madri, senza patria né famiglia, senza Dio e senza sovrani.

    Il risultato è questo immondezzaio sordido che chiamiamo democrazia.

    1. Vogliono creare una succursale dell’Inferno qui sulla terra, e ci sono quasi riusciti, manca pochissimo. Ma questi farabutti non sanno che “il Signore aveva altri progetti”, come ci rivela la Beata Katharina Emmerick parlando delle sue visioni sul tempo dei 2 papi e della trasformazione della Chiesa Cattolica in un vero Circo Barnum, con nani, ballerine, gente di ogni risma, ai quali non viene più annunciato il Regno, né li si invita alla conversione; perciò questi pretii saranno quelli puniti più duramente, dato che hanno aperto la strada all’anticristo (in particolare da Roncalli in poi).

  5. Caro don Galantino e suoi sodali, nella Chiesa – che avete reso liquida al pari del pensiero mondano – avete sostenuto le unioni civili al motto di alta teologia ‘no muri ma ponti”. Ma poiché vi è noto che l’Insonne non è mai sazio, preparatevi al sopraggiungere della nuova sfida di frontiera che tanto quanto pretendera’ di essere legalizzata, quella dei POLIAMORI, già avanti all’estero. Su quali specchi teologici vi arrampicherete allora??? Un appunto: memorizziamoci tutti che chi stigmatizza i muri altrui (avendo a casa propria il proprio tetto sostenuto da poderosi muri) facilmente IL MURO CE L’HA IN MEZZO AL PROPRIO CERVELLO, muro che gli toglie la luce necessaria per riconoscere la ferma Verità, altro che ponti dei sospiri …
    Meditate fratelli, meditate…
    Marisa

    1. Brava Marisa, lei è impareggiabile per come sa porre dinanzi alle loor reponsabilità questi prelati modernisti,a apostati e ingannatori delle anime semplici e indfese (non di noi però). Sicuramente verranno sommersi e travolti al marciume al quale aprono le porte con l’imbroglio di “tutte le forme d’amore vanno bene”; è giunta finalmente la vera misercicordia, la vera tolleranza, il dialogo : cadono i muri, si abbassano i ponti levatoi, “embrassons nous”, e via col fladh mob.

  6. Cara Sig.ra Ungaretti , ho apprezzato il Suo articoloche condivido totalmente .Tuttavia , pur notando e pure comprendendo la Sua estrema delicatezza nel non criticarlo, uno dei responsabili di questo disastro antropologico ha un nome ben preciso :papa Francesco !

  7. Marina Alberghini

    Questa dell’amore che risolve tutto, come se si dovesse legiferare alla luce delle telenovele, è una assurdità. Come poi se l’amore fra gay fosse eterno a scapito di quello fra etero.Non è così e gelosie e delitti passionali sono lì a dimostrarlo. Inoltre non è vero che basta l’amore ad allevare i figli: essi devono anche essere educati, e spesso con fermezza e severità, altrimenti verranno su bambocci egocentrici e viziati.E come saranno educati da coppie gay? Come minimo li faranno diventare come loro. La genitorialità, l’istinto materno e paterno per il proprio figlio aiuta molto nell’educazione, ma qui sarebbe tutta una cosa fredda, cerebrale, e se la coppia omo si divide un ulteriore danno ai bambini.Non esiste una documentazione seria in merito e noi,”perché dobbiamo essere moderni e lo chiede l’Europa” dobbiamo accettare incoscientemente qualcosa che ribalta millenni di via sociale e di antropologia?E chi è l’Europa?L’Europa siamo anche noi e diciamo NO!

    1. Il meno che si può dire, sull’idoneità delle coppie gay ad educare un figlio (generato in proprio o no), è che comunque rischia di mancare la figura paterna. Ragioniamo un po’: in una coppia di donne, per quanto una delle due possa rivestire il ruolo maschile, ci sarà prevalenza di femminilità. Altrettando, temo, in una coppia di uomini. Temo che questi poveri bambini nel caso migliore saranno allevati bene, ma educati malissimo. La generale mancanza della figura paterna li spingerà a crescere asociali e contestatori, in perenne ricerca di un leader da seguire.

  8. Sottoscrivo l’articolo della bravissima C. D’Agostino,..ma,..sul viaggio di ritorno dal Messico, ll Pontefice,, rispondendo ad una domanda a proposito dei pericoli che la zanzara Zika porterebbe per le gestanti, ha detto..molto semplicemente : “..ma qui necessita prevenire l’aborto,che è un crimine,..con um male minore “..Pertanto Carla, la sua frase “… per i cattolici sarebbe uno scivolamento verso l’accettazione del male minore, scelta condannata a chiarissime lettere da S. Giovanni Paolo II.” E’ giustissima, sacrosanta,è da condannare, così come la Chiesa condanna i contraccettivi, o no? Come interpretare la risposta del papa ? La verità è che stiamo andando velocissimi verso un rinnegamento totale e apostasia palese : Gesù Cristo purificherà il mondo e la Chiesa. L’Inferno è scatenato sulla terra, la Madonna lo aveva detto a Medjugorie a gennaio del 2000=che DIO a Satana aveva sciolto le catene., quindi di pregare,pregare, diguno, essere vicini ai sacramenti,testimoniare Gesù,…

    1. Sì l’ho sentita anch’io e non capisco come mai non se ne sia parlato in questo sito. Il vdr crea solo confusione.

  9. …si l’umanità avrà, ha bisogno di veri testimoni,..anche ora resistendo fermi nella Fede, pregando lo Spirito Santo ma affidandoci a MARIA la Madre di DIO,.solo Lei ci può salvare.da tutti i pericoli che vi sono ora ,.e quelli che verranno.Lei a Medjugorie il 21-07-1982 ha detto : ““Cari figli, vi invito a pregare e a digiunare per la pace nel mondo. Voi avete dimenticato che con la preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre e persino sospendere le leggi naturali. Il digiuno migliore è quello a pane e acqua. Tutti, eccetto gli ammalati, devono digiunare. L’elemosina e le opere di carità non possono sostituire il digiuno”..conisgliava di digiunare 2 giorni a settimana , come facevano i primi cristiani : il mercoledì ed il venerdì – insisteva sulla preghiera del S. Rosario : l’arma che atterra e vince Satana,..come lui stesso ha detto in un esorcismo. Preghiamo, preghiamo ,preghiamo.

  10. ..Invece qui, ora, altroc he fare i ponti..per discutere e accordarsi,..bisogna “alzare i muri “= di fedeltà e difesa della Dottrina Cristana, muri contro l’empietà di Leggi immorali contrarie alla Legge di Dio, muri a difesa della famiglia naturale tra uomo e donna. Cioè dire : NO,…Dio non vuole queste mostuosità , disordine e l’abbrutimento dell’ uomo. Ma dovrebbe essere la Chiesa docente a tuonare forte queste verità, a gridare, urlare..parlare con la Voce e Parole di Dio,..che non vi possono esser Leggi contro-natrura. LA VERITA’ DEVE ESSERE URLATA SUI TETTI,.. la VERITA’ di GESU’ CRISTO…deve essere come un LAMPADA.che non va messa sotto il moggio,…ma IN ALTO. Roma, la Chiesa – Sede di Pietro, cristiana- cattolica deve muoversi, agire, parlare, testimoniare, controribattere, partecipare, impedire, chiarire, interpretare rettamente e proclamare la Parola di Cristo Gesù Ns. Salvatore. Se non lo farà,..cosa dirà davanti al giudizio divino ? Misericordia o Padre, miseriocordia.

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