La vicenda dell’imam espulso a Reggio-Emilia ha tanto da insegnare  –  di Cristiano Lugli

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Brevi note sul signor Mohammed Madad, di recente espulso dall’Italia per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

di Cristiano Lugli

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z.esplsMentre nelle chiese d’Italia, di Francia e d’Europa si organizzavano le grandi parate sacrileghe, e mentre i laici factotum delle meglio parrocchie si accingevano ad acquistare dal panettiere i pezzetti di pane da distribuire agli ospiti islamici al momento della Comunione, per non farli sentire emarginati, in Italia si sono susseguite diverse espulsioni di imam, più o meno importanti.

Fra questi preme parlare – un po’ per coinvolgimento territoriale e un po’ per eco mediatico – di Mohammed Madad, l’imam marocchino risiedente in provincia di Reggio-Emilia, espulso circa due settimane fa dal Ministero dell’Interno «per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato: potrebbe agevolare le organizzazioni terroristiche e le loro attività in vario modo».

Il provvedimento ministeriale prevede un allontanamento dall’Italia per quindici anni, addirittura cinque in più rispetto alla solita prassi facente capo a casi simili.

Ma chi era costui? Per chi non lo sapesse il signor Madad aveva la residenza a Carpineti, un piccolo comune dell’Appennino reggiano dove viveva con moglie e quattro figli. Arrivato in Italia nel 1990, si era trasferito da vari anni nel piccolo comune montano, diventando con autoproclamazione – non contestata da nessuno dei suoi seguaci – imam del territorio.

Nonostante i modi burberi che tutti conoscevano, le varie amministrazioni locali di color foulard partigiano hanno teso la mano a Madad, mostrando subito la frenetica e tipica smania buonista;

tanto per cominciare nella frazione di Gatta, sotto il comune di Castelnovo ne’ Monti, gli sono stati offerti cinque anni fa due garage in cui si radunava un cospicuo numero di persone; poi un grosso capannone a Felina, sempre frazione di Castelnovo,  per poter predicare e fare le preghiere del venerdì, tutto rigorosamente in lingua araba e con il costo di zero euro mensili.

Fortunatamente il sindaco di Castelnovo, nonostante il colore politico, fece chiudere questa “moschea” circa due anni orsono, per il semplice fatto che Madad vi predicava abusivamente.

Successe poi che il Nostro trovò spazio in un’altra piccola frazione e ivi continuò imperterrito i sermoni.

E dove viveva, vi chiederete? Ma sopratutto, chi pagava?

A parlare è stato il proprietario stesso dello stabile in cui abitava il marocchino insieme alla famiglia:

«Sette-otto anni fa il sindaco di Carpineti mi chiamò perché cercava una casa da offrire a una persona che aveva bisogno. Io avevo l’appartamento sfitto e dissi di sì. Da allora il Comune ha pagato il canone alla famiglia ogni mese, 220 euro, fino a oggi. Ma i rapporti con Madad non sono mai stati buoni».

Tanto per intenderci possiamo notare chi siano i mantenitori di costoro: non il comune, ma le tasse degli italiani con cui il comune li mantiene.

Il proprietario della casa in un’intervista rilasciata ai quotidiani locali ha poi espresso la sua gioia nell’apprendere dell’espulsione di Madad:

«Sono contento che l’abbiano espulso. In otto anni, da quando gli ho dato la casa, non sono mai riuscito a entrare tra quelle mura. In passato gli avevo chiesto di togliere dal balcone le tante scarpe che lasciava fuori, di riordinarlo in modo da poter affittare anche gli altri piani, dove non voleva venire nessuno. Lui era sceso e aveva alzato contro di me un’accetta»

Il personaggio aveva inoltre un simpatico modo di scherzare, riferiscono gli impauriti vicini di casa, tanto che quando una volta gli venne chiesto da uno di essi cosa aveva da dire in merito alle recenti stragi di Parigi, questo agitò le mani ridendo e gridando “Allah, Allah!”. Tanto per intendere di che pasta sono fatti.

Dopo l’espulsione dell’imam,  un sito che si dedica all’informazione appenninica, palesemente di parte, ha cercato di gridare al “… Ma noi lo sapevamo, era da tempo che lo pensavamo!” producendo una rigogliosa sequenza di articoli che denigravano Madad, denunciandone l’estremismo di cui già tutti, a dire loro, erano a conoscenza (sic!).

Eppure… Eppure ci è voluta l’espulsione per ricordare a qualche testata locale che in un bel giorno di marzo 2014 Mohammed Madad era davanti ai seggi di Felina (ove si votavano le primarie del Pd)  con un telefonino in mano per chiamare all’appello tutti i musulmani del territorio, invitandoli a votare il candidato Maioli, il quale probabilmente aveva promesso un bello spazio, o meglio, come si usa chiamare le moschee per non farle apparire come tali, un bel “centro culturale islamico”.

A contendersi il ruolo di candidato sindaco in quel frangente c’erano infatti Giuliano Maioli, candidato del partitone rosso investito dai maggiorenti locali e Enrico Bini, outsider, un non iscritto al Pd, ma pur sempre in rappresentanza di un elettorato tendente a sinistra.

I voti dei musulmani, molti dei quali manco sapevano l’italiano, andarono tutti a Maioli. Fortunatamente però non bastarono, fatto sta che un duraturo ed omertoso silenzio incombe ancora su questa vicenda, con il grande imbarazzo del partitone che a Reggio e provincia dirige le fila.

Il candidato e poi sindaco Bini si lamentò giustamente della propaganda islamista avvenuta alla luce del sole, appena fuori dalle urne,  ma questo non fu per niente gradito dai “Dem“,  come ha dichiarato lui stesso in un’intervista:

Non è stata gradita dal Pd locale la mia iniziativa di andare a parlare a Maioli per lamentarmi di quello che era successo. Però mi sembrava importante perché Madad era un personaggio che si rifiutava di incontrare il sindaco di Carpineti, perché era una donna e teneva chiuse in casa le sue donne”.

Orbene dopo tutte queste vicende l’imam è stato finalmente espulso ma purtroppo, come diceva Casimir Delavigne, sin da Adamo i cretini sono stati in maggioranza. E infatti qualcuno dalle nostre parti ha ancora il coraggio di tirare fuori argomenti assurdi e privi di ogni logica oggettività, come accade sul sito Redacon poc’anzi menzionato dove è stata pubblicata una lettera inviata alla redazione da una ragazza sedicenne dal titolo  “Nonostante il terrorismo, certi discorsi io, sedicenne, non li accetto” ( http://www.redacon.it/2016/07/28/nonostante-terrorismo-certi-discorsi-sedicenne-non-li-accetto/ ). La solita trovata a sfondo radical-chic fatta a causa dei numerosi commenti critici che molti cittadini hanno espresso dopo quanto scoperto sul conto di Madad: commenti leciti e chiaramente condivisibili, data l’ombra di morte che incombe sull’intera Europa.

z.slmMa il quotidiano Redacon, non contento,  incalza la dose di stupidaggini postando una nota che fa seguito alla lettera aperta della sedicenne:

“La sua lettera, Asia, mette in risalto tre notizie di rilievo. La prima: a sedici anni c’è ancora voglia di leggere e essere informati, oltre ai social media. E’ una buona notizia. La seconda: lei giustamente ricorda di quando “l’altro” eravamo noi montanari, emigrati ora a Milano, a Genova a servizio, in cerca di fortuna oltre gli oceani e avremmo voluto qualcuno che, magari, ci soccorresse come ora facciamo noi coi migranti. La terza: sull’intolleranza, anche dinnanzi a casi di terrorismo eclatanti, non si scherza. Come redazione abbiamo fatto la scelta di cestinare tout court i commenti volgari o razzisti. Eppure c’è ugualmente un dissenso che a lei turba e, certo, la capiamo. Solo su una cosa, però, dobbiamo fare chiarezza: che il valore dell’altro deve partire dall’uguaglianza tra uomo e donna, tra uomo e uomo e tra religione e religione. Su queste basi davvero l’altro può essere risorsa”.

Che dire, a seguito di queste mollicce e nauseabonde affermazioni possiamo maggiormente capire come a un certo punto le cose “debbano” andarci bene… se non fosse che a pagarne le conseguenze sono tutti.

Intanto dal Marocco l’espulso ha già messo al corrente tutti di essere innocente, e di procedere tramite un ricorso al Tar per tornare ad abitare in Appennino, dove da poco si era allontanato per ricoprire il ruolo di  imam nelle vicinanza di Vicenza, luogo in cui è poi stato preso per essere accompagnato all’aeroporto di Fiumicino, con un volo di sola andata verso il Marocco.

Nonostante le registrazioni in cui parlando con un siriano consiglia che per la Jihad è meglio stare in Siria, e nonostante i video postati su Facebook circa lo tsunami del 2004, in cui una voce dice che la morte è meritata visto lo stile di vita occidentale, questo soggetto continua a dichiararsi innocente e forse tornerà pure qui.

D’altronde, per chi non lo avesse ancora capito, il Corano permette la menzogna se questa è volta ad ingannare l’infedele per poi sottometterlo. Di che stupirsi allora.

Continuiamo ancora a credere nel dialogo, nella fratellanza, nell’ “islam moderato” e altro ancora… I frutti non mancano e non mancheranno.

Per quanto riguarda le espulsioni bisogno purtroppo ammettere che è troppo tardi, il nemico si è ormai ben ambientato: si è esteso silenziosamente e dovunque; conosce modi, usi, costumi, ora persino le chiese.

Fate largo ancora alla libertà religiosa che, come diceva sempre il grande Vescovo, è l’apostasia legale della società.

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3 commenti su “La vicenda dell’imam espulso a Reggio-Emilia ha tanto da insegnare  –  di Cristiano Lugli”

  1. Oltre a rispedire questo idiota marocchino nel deserto bisognerebbe mandargli al seguito anche tutta la marmaglia catto-dem buonista che fino a questo momento gli ha dato, a lui e tutti quelli come lui, vitto, alloggio, bollette e scuole materne gratis per i figli (futuri tagliagole di domani) e, perché no, al seguito gli manderei anche preti e vescovi ecumenico-dialoganti…chissà che non gli passi una volta per tutte la voglia di ospitare e accogliere a parole (o peggio a chiacchiere) visto che poi in concreto chi paga sia per loro con l’8×1000 sia quei cani infedeli con le tasse siamo noi e adesso ne abbiamo le tasche veramente piene di questi individui. Fuori dall’Italia loro e fuori da questa satanica Europa noi. Subito!

  2. Non illudiamoci che il pericolo venga soltanto dagli immigrati affiliati o prossimi allo jihadismo, che probabilmente sono pochi. Ogni clandestino accolto perchè sedicente profugo è una mina vagante, qualunque sia la sua religione.

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