La vita, dal basso. Lettera di Roberto de Mattei su Il Foglio del 11-06-2014

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Caro Agnoli, non saranno Cei e politica a guidare la riscossa prolife. L’esempio di Usa e Francia

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zMarch-for-Life-americana-468x262Al direttore  –  Con un articolo dal titolo “Barricate”, sul Foglio del 5 giugno, Francesco Agnoli fa appello al card. Bagnasco perché promuova un nuovo Family Day, analogo a quello del 12 maggio 2007. Mi permetto di esporre le ragioni del mio dissenso.

La constatazione da cui parte Agnoli è certamente condivisibile: “L’attacco alla vita e alla famiglia – scrive – è veramente a 360 gradi. Nel nostro paese si prospetta in pochi mesi la possibilità di una slavina di proporzioni inaudite”. Come negarlo?

La famiglia sta subendo un’aggressione senza precedenti non solo in Italia, ma nel mondo. Questo processo, avviato dalla Rivoluzione del Sessantotto, nel nostro paese ebbe il suo simbolico inizio con il referendum del 12 maggio 1974, che confermò la legge divorzista Fortuna-Baslini del 1970. La strada era spianata per un itinerario che per tappe successive avrebbe condotto alla legalizzazione del nuovo diritto di famiglia, dell’aborto, della fecondazione in vitro, e al tentativo in corso di istituzionalizzare le unioni omosessuali e di reprimere la voce dei dissidenti attraverso il reato di omofobia.

L’approvazione alla Camera del divorzio breve, che riduce fino a sei mesi i tempi dello scioglimento del matrimonio, indica la linea di marcia del governo Renzi. La famiglia è frantumata, ma essendo un’istituzione radicata nella natura stessa dell’uomo, produce degli anticorpi.

Negli ultimi quarant’anni, in tutto il mondo si sono spontaneamente formati movimenti reattivi. Il più antico è la March for Life americana che dal 22 gennaio 1974 raccoglie ogni anno a Washington centinaia di migliaia di manifestanti e costituisce la punta di diamante della reazione antiabortista negli Stati Uniti.

Il più recente è la Manif pour tous francese, nata a Parigi nel settembre 2012, che in meno di due anni ha portato in piazza oltre un milione di persone per protestare contro lo pseudo-matrimonio omosessuale.

Questi due movimenti sono le più importanti manifestazioni popolari in difesa della vita e della famiglia nel mondo.

In Italia, il 12 maggio 2007, la Conferenza episcopale italiana promosse il Family Day, al fine di chiedere al Parlamento di attivare un progetto di politiche sociali in favore della famiglia. L’iniziativa ebbe grande successo ma nessun seguito.

A partire dal 2011 si è sviluppata invece, per iniziativa spontanea di tante piccole ma combattive realtà associative, una Marcia per la Vita, che il 4 maggio di quest’anno ha riunito a Roma oltre 40 mila persone, scese in piazza per esprimere il loro no all’aborto, senza eccezioni e senza compromessi.

Quali sono le convergenze e le divergenze di queste diverse iniziative? La grande forza della March for Life e della Manif pour tous è di essere delle poderose mobilitazioni che, pur essendo del tutto indipendenti dal potere politico o dalle gerarchie ecclesiastiche, esercitano una profonda influenza sulle istituzioni politiche e religiose dei rispettivi paesi. Se i vescovi degli Stati Uniti sono tra i più fermi difensori della vita nel mondo, fino a negare la comunione ai cattolici abortisti, lo si deve anche al massiccio appoggio che ricevono dalla March for Life. La Manif pour tous è aconfessionale e apolitica, come la March for Life, ma ha l’adesione, sul piano individuale, di molti vescovi, e ha contribuito a creare il clima psicologico e culturale che ha permesso la disfatta di Hollande alle ultime elezioni al Parlamento europeo.

In Italia esiste invece una radicata tradizione democristiana per cui gli interlocutori privilegiati restano i vescovi o i partiti e le iniziative che si sono succedute nel tempo, sono state quasi sempre emanazioni delle strutture politiche o ecclesiastiche. Il Forum delle Associazioni Familiari, che ha ufficialmente promosso il Family Day del 2007, è strettamente dipendente dalla Cei. Basti pensare che il direttore dell’ufficio di Pastorale familiare della Cei o suoi delegati partecipano in qualità di consulenti ai lavori degli organi sociali (articolo 5.3 dello statuto). Altrettanto noto è il rapporto che lega il Movimento per la Vita di Carlo Casini alla Cei, dalla quale riceve, secondo la Nuova Bussola quotidiana, 600 mila euro l’anno, poco meno della metà del bilancio complessivo.

Il Family Day del 2007, dovuto soprattutto all’intelligenza politica del cardinale Ruini, è nato e morto nello spazio di un anno proprio perché si trattava di un’iniziativa di vertice, priva di radici nel tessuto associativo cattolico.

Il successo della Marcia per la Vita nasce invece dall’impegno di innumerevoli realtà, piccole e grandi, presenti in tutti i gangli vivi della società dalle parrocchie a internet. Senza l’appoggio dei partiti politici e dei vescovi e senza l’apporto dei più noti movimenti cattolici, da Comunione e Liberazione ai Neocatecumenali, la Marcia per la Vita schiera in campo un esercito compatto e numeroso. È una base che chiede di essere rappresentata da uomini e donne liberi e autonomi, portatori di princìpi e di valori non negoziabili, di idee, in una parola, e non di interessi di potere. Questa è la forza della Marcia per la Vita, che Francesco Agnoli peraltro conosce bene, essendone stato uno dei fondatori.

Non è dall’alto, attraverso negoziazioni politiche o ecclesiastiche, che si può costruire qualcosa di solido in difesa della vita e della famiglia, ma solo dal basso, con l’aiuto di quella miriade di gruppi e di associazioni, non censiti, ignorati dai media, che però esistono e formano un blocco coeso. La forza di questo blocco non è nel numero ma nelle idee e nella pulizia morale di chi lo rappresenta. È all’interno di questo movimento, e non in alternativa a esso, che esiste, e che può svilupparsi una opposizione seria e non di facciata a coloro che vogliono distruggere la famiglia in Italia.

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Roberto de Mattei

fonte: Corrispondenza Romana

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13 commenti su “La vita, dal basso. Lettera di Roberto de Mattei su Il Foglio del 11-06-2014”

  1. piero vassallo

    quale risultato pensa di ottenere Agnoli? trasformare i vescovi in combattenti? far credere che Bagnasco sia un erede di Gregorio Magno e di Gregorio VII? agnoli ha notato il comportamento del presidente della Cei alla messa in suffragio di don Gallo? pensa che un vescovo visibilmente privo di coraggio leonino sia adatto a guidare un’azione controcorrente? Agnoli crede che la generica e grondante bontà sostituisca le virtù cardinali (e in special modo la fortezza)? ascolta i sussurri dei vescovi italiani o li scambia per ruggiti?

  2. Il “Family Day” intendeva “far sentire forte e chiaro il parere dei Cattolici”.
    La “Marcia per la Vita” piange ogni bimbo a cui è stato impedito di vedere la luce, e cerca di impedire altri massacri.

    La grande differenza è questa: il primo filone fa riferimento al “contributo dei Cattolici (intesi come fazione) alla Società Pluralistica”; il secondo fa riferimento agli esseri umani realmente esistenti, sia in regime illuministico sia in altri regimi

  3. Fabio Trevisani

    Non sono d’accordo, mi dispiace.
    Poniamoci anche nel caso peggiore: che il tentativo di Francesco Agnoli sia effettivamente un buco nell’acqua. Si badi bene: può anche essere così, non sto dicendo che assolutamente non lo sarà. Va bene. E allora? Questo autorizza sic et simpliciter a non richiamare i pastori al loro dovere, a non spronarli a muovere anche le masse per gli obiettivi grandi e buoni che vogliamo perseguire? No di certo. Chi ha più luce ha il dovere morale di richiamare chi magari è tiepido o meno deciso, anche se si tratta del Presidente della CEI, al diavolo il politicamente corretto anche nei confronti delle gerarchie.
    Utopia? Idealismo? Forse. E va beh, e allora? E chi se ne importa? A noi non è chiesto di salvare il mondo, quello lo salva un Altro; a noi è semplicemente chiesto di fare tutto quello che ci è possibile, nient’altro.
    O forse il timore è quello di dover pagare un “tributo” in termini di identità e di compromesso? Allora lo si dica chiaramente, senza maschere.
    Ma se non inizia qualcuno a spronare chi di dovere, nessuno raccoglierà frutti. E fare leva sulla CEI e sui vescovi (gli apostoli ed i custodi della Fede) è non solo lecito ma anche dovuto. Sacrosanto.
    Storicamente, dopo il Family Day del 2007 la proposta di legge sui PACS svanì quasi nel nulla. Questo non fu un primo risultato?
    Un saluto cordiale al prof. De Mattei ed a tutta la redazione.

    1. È vero, la legge sui PACS (storpiatura satanica di PAX: la “Pace” arcobaleno in luogo della Pax romana di cui la Chiesa dovrebbe essere portatrice), non fu ulteriormente portata avanti. Ma oggi quasi ogni parrocchia ha, se non la bandiera arcobaleno, qualcosa di arcobaleno nei manifesti, nella pagina web ecc.

      E ricordiamo l’angosciosa intervista al TG1 del card. Ruini, le sera della “vittoria” (consistente nel non raggiungimento del quorum) al referendum sulla legge 40. Domanda: “La Chiesa userà questo successo per cercare di abrogare la legge 194? ” Risposta: “No, quella ha superato un referendum ed è in vigore”.

      Questo per ribadire che non è questione di “tiepidezza” caratteriale o di convenienza, ma di vera deviazione nell’impostazione di fondo.
      Ciò che manca clamorosamente è proprio la “Romanitas”, ben sintetizzata nel motto di Pio XII “Opus Iustitiae Pax”. Siamo in pieno “Pax !! ” …. alla giustizia, alla dignità umana, alla stessa esistenza fisica degli esseri umani, penseremo un’altra volta !

      1. “E ricordiamo l’angosciosa intervista al TG1 del card. Ruini, le sera della “vittoria” (consistente nel non raggiungimento del quorum) al referendum sulla legge 40. Domanda: “La Chiesa userà questo successo per cercare di abrogare la legge 194? ” Risposta: “No, quella ha superato un referendum ed è in vigore”.”

        Non poteva dire altro: in caso contrario avrebbe tolto ogni legittimità allo stesso Referendum sulla Legge 40. Si sarebbero organizzati due nuovi referendum sia su Legge 40 che su Legge 194, e con l’alto quorum garantito dalle polemiche sull’aborto si sarebbero persi entrambi.

    2. E’ tutto giusto , nessuno vieta di farlo . Però non si può prescindere dal fatto che il nuovo corso ha voluto espressamente alcuni nomi alla guida della CEI. Ci sono segnali ben precisi. Per dire la marcia per la vita non è stata ignorata solo da Avvenire ma persino dall’Osservatore Romano.

  4. Ammettiamo pure che Bagnasco si sia destato dal torpore e che diventi il riferimento di una nuova stagione pro-life, qualche segnale c’è stato e oggi potrebbe avere più libertà di muoversi a 360 gradi. Il problema rimane la CEI che ha già messo i puntini sulle i con Mons. Galantino. Inoltre a livello politico è indubbio che l’asse Renzi-sagrestie sia il nuovo moloch e che dal quotidiano della CEI non verrà alcun sostegno.
    La rinascita della DC non può che portare alla riedizione del fallimento culturale cattolico, questo la CEI non lo ammetterà mai , perchè è uno dei dogmi del nuovo corso. Quindi per ora è inutile invocare l’appoggio delle gerarchie , ci si accontenta che non facciano troppo da ostacolo.

  5. dante pastorelli

    Pur comprendendo le sane intenzioni di Agnoli, la cui buonafede è fuori discussione, convengo, per quel che vale il mio parere, con le osservazioni di de Mattei. In un momento di coma farmacologico della gran parte della gerarchia in campo di dottrina morale, la cui predicazione è stata pressoché definita come un’ossessione dei precedenti pontificati, è bene che siano i laici a dare il “la”. Niente vieta che, a manifestazione organizzata, si invitino cardinali e vescovi a testimoniare la loro solidarietà e la condivisione della battaglia dei fedeli a viso aperto.
    Se la proposta di Agnoli voleva esser soltanto un ballon d’essai per stanare i prelati dormienti, la manifestazione organizzata dal popolo cattolico li metterà con le spalle al muro.

  6. Sono completamente in sintonia con il pensiero del prof. de Mattei ! E’ illusorio ed ingenuo aspettare che le Gerarchie
    Ecclesiastiche si diano una mossa . E’ il mondo del laicato cattolico , gli atei devoti , le persone che hanno conservato
    il buon senso ,i non credenti , et similia a doversi muovere , coinvolgendo , ove possibile , anche esponenti di ” buona volonta’ “di altre religioni !
    La Marcia per la Vita , a cui ho partecipato , e’ un ottimo esempio , come anche le ” Sentinelle in piedi ” e ” La Manif pour Tous Italia ” , ecc.
    Sono pochi i sacerdoti , vescovi e Cardinali che ci ” mettono la faccia ” ! E qui mi fermo , come e’ mio solito ,
    per non essere ” clericalmente scorretto “!
    Distinti saluti
    Angelo

  7. enrico pagano

    Il recenti contributo di Galantino alle ragioni prolife la dice fin troppo lunga su ciò che ci possiamo aspettare dalle alte gerarchie .

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