LA VITTORIA DI PIRRO DOVUTA A DRAGHI – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 


Alcuni mesi or sono, già si prospettava la concessione di un acquisto, da parte della Banca Europea (BCE), di titoli di stato emessi da paesi soggetti alla speculazione. Già allora Monti cantava vittoria. Ed io, assai profano, mi chiedevo come mai egli dicesse che l’Italia, almeno per il momento, avrebbe fatto a meno di richiedere il propizio intervento, che sembrava quasi certo. Ora comprendo come quel tanto di perplessità che Monti poteva suscitare nella massa, si doveva al fatto che le sue dichiarazioni ottimistiche erano ascoltate anche dagli addetti ai lavori, i quali non potevano essere ingannati.

drAdesso Draghi, apparentemente sfidando la Banca tedesca e altri difensori delle finanze germaniche, ha dichiarato la disponibilità della BCE a comperare, senza limitazioni, titoli di paesi messi in difficoltà da interessi resi troppo alti dalla speculazione (solo per scadenza fino a 3 anni e non decennale, mentre lo spread, di solito nominato, riguarda la scadenza decennale), rassicurando così i mercati, gli investitori. Ma le condizioni di questa provvidenza che farebbe diminuire l’indebitamento delle nazioni aventi bilanci troppo in rosso, impongono loro una tutela assai stretta da parte della BCE e della stessa potentissima Commissione Europea. Condizione principale, l’obbligo di provvedere al famoso risanamento del bilancio statale. Ma la rigorosa politica economica imposta comporta, tra l’altro, il mantenimento d’un prelievo fiscale che impedirà la ripresa di produttività, di occupazione e di benessere, anzi condannerà l’Italia a una generale decadenza. Infatti, la debitrice Italia, impedita a gestire una propria politica monetaria (perché priva d’una propria moneta, di una Banca nazionale e del controllo sulle banche nazionali) non potrà diminuire il passivo dei conti pubblici e diminuire il proprio debito. Questo andamento lo si è potuto costatare con i quasi dieci mesi dell’attuale governo, ed è prevedibile che la presunta e aleatoria diminuzione dei tassi d’interesse, che il nostro Stato dovrà sborsare, non sarebbe sufficiente a invertire la tendenza.

bsPerciò l’euforia delle borse e il compiacimento per la diminuzione dello spread (a 350 punti resta comunque esageratamente oneroso) sono ingiustificati. Si conferma – se ce ne fosse bisogno – l’ipersensibilità e influenzabilità del mercato, ossia che la salita o discesa della borsa, dei tassi d’interesse, dell’euro, della fiducia internazionale, sono soggetti a suggestioni manipolabili, effimere e, in definitiva, dipendono dalla speculazione, manovrata, come è ovvio che sia, dai maggiori investitori di capitali, che lucrano sia puntando al rialzo che al ribasso.

Oggi conviene sostenere il gabinetto Monti, evitare che il malcontento popolare cresca oltre misura, che i partiti cerchino elezioni anticipate per risollevare il loro credito, e i massimi burattinai hanno provveduto. La Casa Bianca ha approvato, come il Fondo Monetario Internazionale, la decisione del governatore Draghi, affermando la preoccupazione degli USA riguardo alla crisi economica europea. Intanto, essi hanno contribuito al contrasto europeo sorto fra la Germania e gli altri stati. D’altronde, gli USA hanno un indubbio interesse alla debolezza dell’euro rispetto al dollaro. E la potranno ottenere quando vorranno, sfruttando dati e notizie opposte alle odierne, che suscitino sfiducia e pessimismo. Infine, essendo fautori del mondialismo da cui intendono trarre profitto, torna a loro profitto la decadenza delle nazioni europee. Il gioco è complesso, ma la sostanza dovrebbe essere questa. In breve, i padroni del vapore dell’alta finanza, tramite i loro satelliti più o meno consapevoli e tenuti al guinzaglio da ricatti – chi di loro non è ricattabile?  – e convenienze, vogliono che l’euro si salvi, che il governo europeo si salvi, in modo da controllare la situazione e volgerla a loro vantaggio.

mnIl popolo soffre, è inquieto, sospettoso? Stia calmo e si rassegni: il Super Mario lo ha salvato dal precipizio, dal tracollo, dal peggio assoluto. Se mai questo fosse un po’ vero, è falsissimo che non ci fosse il rimedio dell’autentica ripresa, quello più volte avanzato da competenti ben più ferrati di me: l’uscita dal laccio della moneta unica europea e la sua conseguente probabile scomparsa. Ad ogni modo, meglio rischiare che andare incontro a una fine miserabile. La ripresa oggetto della fiducia e delle promesse cui persino la Confindustria sembra avere abboccato, salvo cambiare idea tra qualche giorno, si perde nella dimostrata impotenza dell’esecutivo e nelle suddette pastoie dovute alla UE.

Nel frattempo, giunge una contraddizione a nostro conforto. Napolitano ha sostenuto che lo spread così alto è ingiustificato, non rispecchia la condizione della nostra economia reale, valida e solida nonostante tutto, cioè nonostante il malgoverno attuale e passato. – Come mai egli ha tardato tanto ad accorgersene? – Ma se ciò è esatto, dov’essere anche giusto che gli investitori possono infischiarsene dell’economia reale, e che occorre sottrarsi agli artifici del mercato usuraio e speculativo, di questa super potenza tiranna. E la soluzione rimane una sola, tornare al possesso della propria valuta. Restando succubi del mercato, la nostra economia reale sarà compromessa irrimediabilmente.

Vale la pena di osservare due ulteriori vincoli posti dalla Comunità Europea: la proibizione del salvataggio governativo delle industrie in difficoltà (ci ricordiamo dell’IRI?), e il divieto di proteggere, mediante dazi doganali, certe preziose realtà economico-sociali. In tal mondo, si è sancito un principio altamente immorale: la sottomissione delle tradizioni e del benessere civile dei popoli all’economia mercantile. Va da sé che le privatizzazioni forzate, volute dalla UE, hanno lo stesso carattere distruttivo.

Lo so, l’originalità, la novità non appartengono a questo discorso, sviluppato da altri con maggiore competenza e autorità. Però, rivedere le cose da un punto di vista differente, piuttosto terra terra, talvolta giova alla comprensione.

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