LA VOCE INTRAMONTABILE DI ERNEST HELLO – di Cristina Siccardi

di Cristina Siccardi

fonte: Corrispondenza Romana

 

 

dacAvvocato, per volontà di suo padre, non prese le parti mai di nessuno, se non di Cristo Signore. Stiamo parlando di Ernest Hello (1828-1885), un grandissimo scrittore cattolico che visse nel castello di Keroman. Non si diede mai all’attività giuridica, ma si dedicò agli studi letterari, filosofici, teologici. Ogni mattina, dopo aver assistito alla Santa Messa, si ritirava nel proprio studio per leggere, studiare, meditare, scrivere.

Le sue pagine ghermiscono come l’aquila la preda, grazie alla verità alla quale riconducono. Non c’è in lui retorica o fariseismo, come accade oggi in molti autori, che possono essere definiti muti loquaces, come li chiamava sant’Agostino; autori «ecumenici» alla maniera di Enzo Bianchi, che «vanno su tutto e non impegnano», fuorché l’anima. L’anima Hello la impegnò sempre e non cercò mai di stare in più paia di scarpe per essere bene accetto nei salotti intellettuali e sulle copertine delle riviste. Come non ricordare i suoi capolavori? L’uomo (reprint R. Carabba, Lanciano 2008) e Fisionomie di Santi (Fògola, Torino 1977). Affermava che l’uomo moderno non sa più odiare l’errore, perché non ama più la verità e non sa più che cosa sia.

Per lui la pace non può e non deve consistere in una conciliazione dei contrari, perché il male è male e il bene è bene, e male e bene sono distinti e nemici, in eterno. Pertanto la gramigna resta gramigna e il grano resta grano, senza variazioni genetiche o culturali, così come l’Inferno rimane Inferno e il Paradiso rimane Paradiso. Tuttavia il male, a volte, diventa ipocrita per convivere con il bene ed ecco il protestantesimo, il liberalismo, l’eclettismo, il trasformismo…

Una volta Hello scrisse che la neutralità è ciò che gli faceva provare «una stupefazione assolutamente inesprimibile»(Antologia di cattolici francesi del secolo XIX, Traduzioni e notizie di D. Giuliotti, R. Carabba, Lanciano 2010, p. 88), neutralità alla Enzo Bianchi, portavoce dei tanti “né carne, né pesce” oggi in voga, che dando spazio all’ecumenismo a tutto campo, al buonismo svenevolo e mieloso, al relativismo, al soggettivismo, agli imbrogli sentimentalistici, al qualunquismo aprono nelle anime abissi di confusione, dandole in pasto alla menzogna. «L’uomo mediocre ama quegli scrittori che non dicono né sì né no in nessuna questione (…) che maneggiano tutte le opinioni contrarie. Ama contemporaneamente Voltaire, Rousseau, e Bossuet. (…). Trova insolente qualunque affermazione, perché ogni affermazione esclude la proposizione contraria. Ma se sei un po’ amico e un po’ nemico d’ogni cosa, ti troverà molto saggio e molto prudente. (…). L’uomo mediocre in azione, ha un’inquietudine: “La paura di compromettersi”. (…). L’uomo mediocre afferma che c’è del buono e del cattivo in tutte le cose; che non bisogna essere assoluti ne’ giudizi, ecc. Se tu affermi, con forza, la verità, l’uomo mediocre ti dirà che hai troppa fiducia in te stesso. (…). Il suo motto è questo: “Ardito solo contro Dio”» (ivi, pp. 93-96), del quale si fa portavoce, seguendo il proprio metro di misura.

Questo autore, che seppe osservare acutamente e con lungimiranza, il pensiero moderno, basato su materialismo, antroprocentrismo e filosofie illuministe, è stato debitamente silenziato perché causa di “scandalo”, essendo, oltre che autentico conoscitore dell’uomo, anche paladino del Cristianesimo immacolato. Apparentemente vinto dai suoi contemporanei e da questa generazione, egli, in realtà, rientra a pieno titolo fra gli scrittori senza tempo e le sue parole sprizzano eternità: «Il vero santo possiede la carità; ma è una carità terribile che brucia e divora; una carità che detesta il male, perché vuole la guarigione. Il santo che il mondo si figura, dovrebbe avere una carità dolciastra che benedicesse chiunque, che benedicesse qualunque cosa, che benedicesse in qualunque circostanza. Il santo che il mondo si figura, dovrebbe sorridere all’errore, al peccato, a tutti e a tutto. Dovrebbe essere senza indignazione, senza profondità, senza elevatezza e non dovrebbe scrutare gli abissi. Dovrebbe essere benigno, benevolo, arrendevole col malato, indulgente per la malattia. Se vuoi essere questo santo [alla Enzo Bianchi, alla don Lugi Ciotti, alla Ernesto Olivero, alla Alex Zanottelli o al “profeta” Cardinale Carlo Maria Martini, ndr.], il mondo ti amerà e ti dirà che fai amare il Cristianesimo» (ivi, p. 122). Per essere davvero misericordiosi, imitando Cristo, occorre essere inflessibili sui dogmi e sui principi.

Il mondo, che ha l’istinto del nemico, non ti chiede d’abbandonare la cosa che ti è cara, «ti chiede soltanto di patteggiare con la cosa opposta», compromesso molto facile che però compromette l’anima. Sorridendo all’errore si sorride alla propria condanna. Il mondo, così, dirà che gli fai amare la religione, ovvero gli diventi «simpatico», perché «hai cessato d’essere una rampogna per lui» (ivi, p. 122), di essere la sveglia della sua coscienza.

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