L’ALTERNATIVA CATTOLICA ALLE IDEOLOGIE. Attualità del beato Giuseppe Toniolo – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

 

La storia delle parole è simile a un pozzo nel quale si può  cogliere il nascosto significato dei concetti fluttuanti nei luoghi comuni.

Moderato, ad esempio, è un aggettivo sostantivato, discendente dal latino modus [misura e/o regola] un termine derivato dalla radice med, da cui ha origine anche il verbo meditari.

Moderato è pertanto il qualunque soggetto refrattario alla mentalità conformistica, ovvero colui che, per abitudine, riflette scrupolosamente sui si dice e in tal modo evita di fare proprie le suggestioni emanate dal pensiero avventizio, dominante adesso.

Nell’opinione obbediente all’impellente giudizio formulato dalla chiacchiera di giornata, invece, si può scoprire l’autentico significato dell’aggettivo moderno, un termine derivato dell’avverbio latino modo, che significa adesso.

Moderato e moderno hanno significati diversi se non opposti, dunque è abusiva e confusionaria la tendenza (dopo Maritain galoppante nella saggistica intonata al clerico-progressismo) a definire moderazione la ricerca di un compromesso tra la verità e l’errore giubilante nell’effimera modernità.

tonioloIn definitiva, è lecito  affermare che costituì un autentico esempio di  moderazione l’intransigente difensore della dottrina sociale cattolica, Giuseppe Toniolo (1845-1918), l’insigne collaboratore di Leone XIII e di San Pio X, che Benedetto XVI proclamerà Beato il prossimo 29 aprile.

Nel deserto purtroppo avanzante al seguito della slavina conformistica a destra, il pensiero di Toniolo è il segnavia che indirizza al rigetto della tendenza a condividere le suggestioni della modernità, ultimamente in rovinosa corsa verso il totalitarismo finanziario, “potere esercitato più che mai dispoticamente da quelli che, tenendo in pugno il denaro, la fanno da padroni, dominano il credito, e concedono prestiti a chi vogliono, onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire l’anima dell’economia” [Pio XI, Quadragesimo Anno, 105].

Toniolo, infatti, dimostra che il malessere economico che affligge l’età moderna e quella contemporanea non dipende dalla impersonale strategia cui obbedirebbe la mano magica del mercato, ma dall’orientamento filosofico del potere politico e della banca strozzina.

La dissoluzione dell’ordine sociale costruito dal Cristianesimo, infatti, iniziò con la rivoluzione luterana, “preparata dall’Umanesimo e dal Rinascimento e proseguita dalla rivoluzione inglese e francese”.

Animato dall’illuminata coerenza, che verrà meno ai cattolici modernizzanti, Toniolo sostenne che “conviene avere il coraggio di affermare che esse [le citate cinque rivoluzioni] apportarono nel cammino dell’incivilimento un formidabile regresso“.

La fedeltà di Toniolo all’ortodossia è celebrata da Fiorenza Manzalini, autrice del saggio “Elementi di economia politica in Giuseppe Toniolo“, edito nel 2009 da Cantagalli in Siena.

Opportunamente Manzalini rammenta che, secondo Toniolo, all’origine della scuola classica si trova l’individualismo kantiano, “una filosofia che ha origine dalla rivoluzione protestante” e compimento nella rivoluzione francese, trionfo dell’atomismo e perciò instaurazione di un potere finalizzato alla disgregazione della famiglia e all’abbattimento di quei corpi intermedi, che ostacolavano il dissolvimento della persona umana nella volontà generale.

Toniolo ha dimostrato inoltre che la scuola sociologica si affermò nel XIX secolo quando la filosofia individualistica di Kant fu sostituita dalla filosofia panteistica di Hegel, “accompagnata e avvalorata alla sua volta dal nuovo indirizzo delle scienze giuridiche, politiche, sociali”

L’individualismo si rovescia nel suo totalizzante contrario perché “nel concetto dominante della filosofia hegeliana, ciò che genera e governa ogni rapporto sociale è l’idea collettiva, risultante risultante dalle più opposte idee individuali e superiore ad esse, idea che svolgendosi necessariamente dalla coscienza delle popolazioni, trasforma incessantemente le istituzioni sociali, e ciò per mezzo dello stato, che incarna concretamente la  coscienza pubblica ed è custode ed organo autorevole e illimitato di essa”.

Nell’individualismo trascendentale di Kant e nell’idealismo panteista di Hegel trovò una solenne giustificazione “il socialismo teoretico, d’ora in poi nettamente distinto nei due indirizzi di socialismo individualistico con tendenze anarchiche e di socialismo panteistico con tendenze autoritarie di Stato“.

Non convincente è invece il giudizio di Manzalini sulle corporazioni istituite durante la dittatura di Mussolini, definite totalitarie in conformità allo sbrigativo giudizio formulato dal  professorino dossettiano Achille Ardigò.

Le non ingenti differenze che corrono tra le corporazioni tradizionali e le istituzioni fasciste, infatti, non autorizzano la loro identificazione con il totalitarismo.

Inoltre non è lecito parlare di totalitarismo fascista quando si considera l’infedeltà dell’aggettivo totalitaria applicato a una dittatura, che riconobbe l’autonomia dello Stato della Chiesa, condivise il potere con la monarchia sabauda e sostenne l’attività di scuole di pensiero intese a confutare i continuatori dell’idealismo tedesco e a valorizzare la filosofia degli italiani San Tommaso d’Aquino e Giambattista Vico.

Affondare nelle acque torbide della demonizzazione la legittima critica delle istituzioni corporative fasciste, infatti, nuoce alla cultura cattolica in quanto impedisce di vedere che  la via al superamento dell’opprimente potere esercitato dalle banche liberal-strozzine, incomincia dalla riflessione sull’attuabilità della dottrina dei corpi intermedi. Riflessione che sarebbe frustrata dall’insensato getto della cultura corporativa insieme con gli errori e le colpe a buon diritto attribuiti alla dittatura fascista.

Si tratta di comprendere che l’intenzione dei lanciatori iniziatici d’infamia è squalificare la dottrina corporativa e, in ultima analisi, chiudere ermeticamente la terza via, cioè l’unica, vera alternativa all’atomismo imposto dal sistema della dissoluzione.

 

 

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