L’Amoris Laetitia come nuova inculturazione (prima parte) – di Patrizia Fermani

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Guida ragionata alla lettura di un documento proteiforme

… questo documento, nonostante sia  defatigante per la sconnessione logica, farraginoso e fastidiosamente ripetitivo, merita di essere letto con attenzione anche a dispetto, anzi proprio in ragione della sua illeggibilità,  perché in ogni caso sarà recepito ad orecchio e quindi accolto da quanti, sensibili  più ai suoni delle parole che ai loro veri significati, lo trangugeranno così come viene già  presentato in tavola dalla propaganda clericale e laica del regime e sarà assorbito senza difficoltà  proprio con  quelle idee micidiali che lo percorrono.

di Patrizia Fermani

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zzzzcmlntL’amoris laetitia, che suona come il titolo latino di un antico  madrigale,  è un testo di disarmante banalità,  sgangherato nella costruzione,  rozzo nella forma, privo di una sola idea di un qualche interesse, ma ricco di molte pseudoidee i cui frutti nefasti già non tardano a manifestarsi.

Non poteva tradire le aspettative e infatti non le ha tradite, perché da tre anni a questa parte, più o meno tutto il suo  contenuto Bergoglio l’ha esposto ampiamente  per iscritto,  lo ha recitato  a braccio,  lo ha rappresentato per fatti concludenti.

Per dirla in termini crudi, si tratta sempre di una stessa  minestra, riscaldata, allungata, ribollita e ricondita, oggettivamente  indigesta,  ma soprattutto particolarmente pericolosa perché  ritenuta commestibile, e trangugiata ad occhi chiusi dai tanti che si sono  esonerati a tempo indeterminato dalla preoccupazione di controllarne gli ingredienti, di valutarne le conseguenze, e di comprendere come e perché essa possa  accelerare un processo di dissoluzione che si ha fretta di portare a compimento.

Infatti In mezzo ad un enorme agglomerato di  parole usurate, inutili o ambigue, spicca  ancora una volta lo stesso nucleo incandescente:  l’attacco portato alla immutabilità della dottrina cattolica e  per questa via , alla  morale e alla realtà sacramentale. Non a caso il suo autore non perde occasione di ostentare una particolare avversione per  la oggettività di  norme etiche che non collimano con la propria visione personale del mondo. Ma quell’attacco  risultava  già  formalizzato  nell ‘evangelii gaudium  e poi a chiare lettere nel documento programmatico del sinodo dove era stato  proclamato apertamente  l’abbandono della legge naturale quale criterio guida superiore e indefettibile dei comportamenti umani, con richiamo testuale ad una  dichiarazione del 2009 della  Commissione teologica internazionale (di cui faceva parte  anche monsignor Charamsa), ora ripresa dal fatale paragrafo 305, in cui si legge: “la legge naturale non può essere presentata come un insieme già costituito di norme che si impongono a priori al soggetto morale”……………..

La abolizione di ogni  riferimento alla legge naturale divina è il perno su cui è stato avvitata  tutta la farsa sinodale.  Questa  farsa,  allestita lungo un intero anno con una macchinosa impalcatura, aveva infatti  conclusioni  già  tutte  minuziosamente predeterminate, tanto che  al di là della  messinscena delle discussioni condotte democraticamente, è  stata  messa in sordina o contraddetta o eliminata  ogni voce timida o  vigorosa  levatasi per contrastare la direzione impressa ai lavori.

Non a caso l’attenzione  generale da tempo era  stata convogliata ad arte sulla questione dei divorziati risposati, che, pur investendo la  sacralità del matrimonio cattolico,  di fatto  risulta  già  superata dalla prassi post conciliare, tanto da apparire in realtà come puramente accademica.  Ma essa doveva essere  il  topolino cui era stato affidato il compito di  partorire la montagna. Cosa che  peraltro  non ha impedito a Bergoglio  di ritorno da Lesbo, e con la disinvoltura che gli conferiscono le alte quote, di fingere un forte rammarico  perché  l’interesse generale si fosse appuntato su tale questione mettendo così in ombra la propria personale accorata preoccupazione per le sorti della famiglia. Sui particolari di  questa preoccupazione l’A.L offre spunti davvero interessanti.

Per tutti questi motivi, il documento, nonostante sia  defatigante per la  sconnessione logica, farraginoso e fastidiosamente ripetitivo, merita di essere letto con attenzione anche a dispetto, anzi proprio in ragione della sua  illeggibilità,  perché in ogni caso esso sarà recepito ad orecchio e  comunque osannato  da quanti, sensibili  più ai  suoni delle parole che ai loro veri significati,  lo trangugeranno così come viene già  presentato in tavola dalla propaganda clericale e laica del regime, con la fatale conseguenza che  saranno anche assorbite senza difficoltà tutte  le inquietanti idee che lo percorrono. Anche perché ancora una volta, secondo la strategia bergogliana, il consenso  generale viene  ottenuto attraverso una  studiata tecnica di  pesca a strascico: si attirano  nella rete pesci di ogni  tendenza, dicendo  indifferentemente tutto e il contrario di tutto, persino nello stesso contesto, in modo che ognuno  possa scegliere quello che meglio lo soddisfi e lo sazi. Viene  sfruttata inoltre la generale capacità di assuefazione della gente e soprattutto  l’incapacità del cattolico medio di esorcizzare la propria dipendenza cieca dalla autorità di chi compare come papa, indipendentemente dalla  fedeltà di costui al mandato petrino. Intanto dell’opera è stata decantata persino la “novità del  linguaggio”, nientemeno che dall’arcivescovo di Vienna,  di certo ispirato da una certa attrazione aristocratica per l’arte povera.

Ma prima di scorrerne i punti salienti occorre tenere conto delle pur vigorose  critiche,  che si sono  appuntate in particolare  sulla “dottrina” del caso per caso, cioè su quella “morale di situazione”, cavallo di battaglia di Bruno Forte, che distruggendo l’essenza e la funzione fondativa del dogma nella chiesa è il leit motiv dichiarato di tutta questa  nuova “teologia” peronista.

Spaemann vede nell’A.L. la consacrazione della legge del caos e si rifiuta anche di commentare il famoso paragrafo 305 in cui viene teorizzato l’abbandono di ogni canone morale assoluto valevole per tutti e autorizzata la trasgressione della legge divina attraverso la cancellazione della stessa idea del peccato. E in effetti vi si potrebbe scorgere quasi una  parafrasi morbida della esortazione rivolta da Lutero a Melantone nella famosa  lettera del 15 agosto 1521.: “sii peccatore e pecca fortemente, ma con ancora più fermezza credi e rallegrati in Cristo vincitore del peccato, della morte e del mondo. Da Lui non deve separarci il peccato, neppure se commettessimo mille omicidi e mille adulteri”. Tuttavia è da osservare che il riferimento al peccato presuppone comunque il riconoscimento della preesistenza della legge divina, non la sua obliterazione. Peccare significa trasgredire e Lutero incita alla trasgressione sul presupposto arbitrario, volto a portare acqua al proprio mulino impazzito, che tutto comunque verrà perdonato da Dio, e senza chiedersi perché mai l’Onnipotente si sarebbe preso la briga di dare all’uomo i propri comandamenti se avesse avuto intenzione di  non  esigerne anche l’osservanza. Domanda che va girata ovviamente anche a Bergoglio. Dunque Lutero non pensava affatto che il peccato fosse una invenzione autolesionista umana, o il prodotto del sadismo divino: si limitava ad esorcizzarlo a proprio uso e consumo.

Nell’ Amoris laetitia invece troviamo lietamente,  ma la cosa era già stata insinuata tante volte altrove, che di peccato non è più il caso di parlare, e ne troviamo un riferimento esplicito solo al paragrafo 26 dove si dice che”la degenerazione del peccato viene quando l’essere umano si comporta come tiranno nei confronti della natura” … e non c’è possibilità di intendere il passaggio se non in termini di stretta ecologia. Quella per cui è stata sovvenzionata la costosa deturpazione visiva di San Pietro.

 Ma in realtà nell’A.L. c’è qualcosa di più che non l’abbandono di qualunque criterio etico assoluto e la consacrazione  della morale del caso concreto. Non c’è   semplicemente l’abbraccio di un relativismo assoluto capace di decostruire ogni caposaldo della morale cattolica in un atteggiamento di indifferentismo etico o di neutralità che dir si voglia. E neppure, per dirla con Radaelli , il mezzo relativismo  intellettuale e professorale ratzingeriano,  che Bergoglio sarebbe incapace di padroneggiare. In realtà c’è qualcosa che si presenta  oggi persino  più significativo e devastante nei suoi effetti immediati. C’è infatti l’adeguamento pieno e incondizionato ai dogmi nuovi del mondo postcristiano, al linguaggio volto ad irretire le coscienze per abituarle ad ogni degenerazione attraverso il paravento delle parole d’ordinanza che aprono la porta alla civiltà dei diritti illimitati e delle intenzioni obbligatorie. Le parole che hanno imprigionato un mondo ubriacato dalla libertà per tutti. Non c’è semplicemente l’affidamento del caso concreto alla creatività del singolo pastore che viene così esonerato  dalla osservanza del dogma. C’è invece l’obbligo per il pastore di registrare lo spirito del tempo, ovvero di un non ben definito Spirito dalle ampie attitudini creative.

Ora, non è neppure detto che Bergoglio sia sinceramente devoto di questa religione, che sia intimamente rapito dai miti libertari anticristiani. Può darsi che il suo obiettivo si esaurisca nella edificazione del proprio mito personale riflesso nel consenso delle masse, fedele ad un prepotente modello peronista, che tuttavia potrebbe a sua volta presentarsi come mezzo e non come fine. Infatti risulta sconcertante  la rozzezza teatrale delle immagini, l’uso volutamente sciatto delle parole, e la banalità delle osservazioni, la mimica goffamente volgare dei gesti , l’uso  di un linguaggio parodistico vecchio di decenni. Cosa che fa pensare ad una inadeguatezza  studiata o in ogni caso  sfruttata per catturare il popolo, sempre attratto da chi adopera il suo stesso registro espressivo e parla per così dire il suo stesso dialetto, perché  appagato dalla  possibilità di riconoscersi in gesti e in parole che gli sono famigliari. Nel quadro  di un costante  artificio  pubblicitario, potrebbe darsi dunque che l’adeguamento ai dogmi del mondo risponda almeno in parte ad  esigenze di affermazione personale più che ideologica. E questo potrebbe spiegare anche l’ambivalenza costante del messaggio, che spesso assume la forma della più plateale contraddizione. L’arringatore di folle che mira all’applauso cerca di distribuire pani per tutti i gusti allo scopo di garantirsi il massimo gradimento  e fagocitare così gli oppositori più irriducibili che finiranno per diventare  innocui.

Sta di fatto tuttavia che egli appare  ossessionato da due idee  fondamentali  diventate  anche direttrici di governo: togliere di mezzo i  residui  del mondo cristiano attraverso la decostruzione del suo ethos millenario, e cancellare la fisionomia socio culturale dell’Europa attraverso quella invasione da sud,  già ideata dal conte Coudenhove Kalergj col famoso “Idealismo Pratico” che gli valse nel 1950 il premio Carlo Magno. Quello stesso di cui è stato insignito ora anche  Bergoglio. Una coincidenza priva di significato?

E resta  il dato oggettivo che dall’A.L, come da ogni altro intervento, non emerge mai l’ intento effettivo di combattere la crisi epocale che scuote i fondamenti della convivenza umana combattendo le idee degenerate da cui questa ha preso le mosse. Nulla si dice contro la ideologia libertaria e agnostica che ha sacrificato la ragione all’utopia, distruggendo  i capisaldi del vivere comune, e anzi proprio di tale ideologia Bergoglio si fa l’ammiccante propagandista.

Fatte queste premesse, vale dunque la pena di percorrere le defatiganti volute in cui si dipana  questa inedita esortazione, che paradossalmente esorta a non esortare al bene  ma solo a prendere atto di quanto va girando per il mondo.

È quanto inizieremo a fare da domani.

(continua)

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24 commenti su “L’Amoris Laetitia come nuova inculturazione (prima parte) – di Patrizia Fermani”

  1. La guida di Bergoglio è un fortissimo, diabolico, narcisismo!
    Modernismo, ecologismo, peronismo, liberalismo, avversione verso coloro che sono fedeli sempre e comunque a Qualcuno di onnipotente invece che a lui, ecumenismo, sincretismo, eresie (fra cui l’apocatastasi) e un po’ di cattolicesimo: tutto sembra in funzione del raccoglimento del numero più grande possibile di consensi e la sua vendicatività verso chi, anche solo indirettamente, lo osteggia conferma ciò!

    Come potrebbe inginocchiarsi davanti a Colui che è MOLTO al di sopra di lui e farne rispettare le immutabili Leggi?
    Meglio farLo profanare!
    Meglio inginocchiarsi di fronte ai carcerati e ai musulmani, perché in quel caso colui che viene ammirato ed elogiato è sempre lui, Bergoglio!
    Meglio combattere le Sue Leggi e cercare di farsi passare come più misericordiosi di Lui!
    Meglio combattere ed insultare la Chiesa del passato…al punto tale che certi conservatori (vedere Cavalcoli) arrivino a dire che si è sbagliato San Paolo!

    1. I conservatori conciliari sono come i generali tedeschi che obbedivano a Hitler, perché avevano “prestato giuramento”, oppure come i comunisti oppositori di Stalin, che gli obbedivano perché rappresentava l’unità del Partito.

    2. Incredibile, ma è vero Diego ? Cavalcoli è arrivato a dire una simile enormità? ma lo ha detto apertamente? c’è da non crederci, da non credere ai propri occchi, di fronte a tanta piaggeria, a tanto servilismo verso gli uomini e tanto tradimento verso NSGC. Ma così è, purtroppo, siamo negli “ultimi tempi”, i tempi dello scatenamento dil “misterium iniquitatis”, dell’outing di Satana, del lavaggio dei cervelli a livello globale (lì si che c’è la globalizzazione), sia in campo civile, politico, che religioso. Teniamoci stretti a Cristo ed alla sua SS.ma Madre e Madre nostra, e lasciamo che il mondo scenda pure nell’abisso, se lo preferisce, faremo anche senza preti, senza vescovi, senza papa.

      1. Diego hai espresso un giudizio veramente duro ,ma non posso che condividerlo perché anche io pensando al motivo che muove Bergolio e i suoi gesti sono arrivato col tempo a farmi la stessa idea.

      2. Caro Catholicus, per Cavalcoli si è sbagliato non solo San Paolo ma anche la Chiesa per quasi 2000 anni!

        “San Paolo, con la sua famosa teoria del matrimonio come remedium concupiscentiae [cf. I Cor 7,9] ha evidentemente sott’occhio solo i bollori della gioventù e non la debolezza dell’anzianità. Si ha l’impressione che egli non consideri cosa buona l’atto sessuale, per cui diventa scusabile e tollerabile nel matrimonio: «è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non possono vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» [vv.8-9]. Ma tutto ciò sembra sottendere in Paolo una dissociazione per non dire una contrapposizione fra amore ed unione sessuale. Purtroppo non ci si è accorti per molti secoli che qui Paolo non riflette autenticamente la visione del Genesi e neanche quella evangelica, dove l’essere “una sola carne” è visto come qualcosa di buono, sia in se stesso [Gen 2], sia in rapporto alla procreazione [Gen 1].”

        Che dire? Degno di Rahner!

        1. Cavalcoli, pur di papolatrare ha finito per fraintendere COMPLETAMENTE ciò che ha detto San Paolo, che non è un attacco al Sacramento del Matrimonio e al sesso all’interno di Esso ma un attacco ai rapporti carnali AL DI FUORI DEL MATRIMONIO (quelli appena sdoganati, caso per caso, da Bergoglio) e un elogio alla Castità/Verginità!
          E che ciò sia stato capito BENISSIMO dalla Chiesa è certissimo, visto che Essa ha sempre condannato i rapporti carnali al di fuori del Matrimonio e ha sempre (basandosi sul Vangelo e su di San Paolo) elogiato la castità:

          “Se qualcuno dice che lo stato coniugale deve essere anteposto allo stato di verginità o di celibato, e che non è migliore e più felice cosa (“melius ac beatius”) rimanere nello stato di verginità o di celibato piuttosto che contrarre matrimonio, sia anatema” (sess. 24,10, DS 1810).

          Ma senza con ciò sminuire in alcun modo il Matrimonio, che è sempre stato considerato una grande vocazione!

          O Bergoglio o San Paolo: Cavalcoli ha scelto Bergoglio!

  2. Giudizio perfetto. Aggiungerei solo: testo ipocrita e farisaico.
    Aspetto con ansia il seguito, con il conforto di non essere solo nel giudizio.

  3. Il caos e soprattutto la polarizzazione sempre più estrema del consenso della folla ha un senso solo se vista come miscela esplosiva da far deflagrare al momento giusto, come immensa cintura di tritolo e pezzi di ferro.
    E se nel 1917 San Massimiliano Kolbe assisteva ad una “strana” processione a Roma fin sotto le finestre del Pontefice per festeggiare i 200 anni dal 24 giugno 1717, il momento non sarà il 2017, 300 anni dal medesimo evento e 500 da Lutero?
    La ricorrenza è troppo ghiotta…

    1. Comincio a pensare, caro Poldo e cari amici tutti di RC, che la ricorrenza il 2017 sarà comunque un anno cruciale ed “estremo”, ma in negativo o in positivo, a seconda rispettivamente 1) se l’attuale Pontefice sia ancora vivo o se regni un successore che lo Spirito Santo voglia finalmente ortodosso; ed in misura minore 2) se alla Presidenza degli USA sia salita la Clinton o Donald Trump. In tutti i casi, è meglio passare il tempo a pregare, far penitenza, ed offrire le piccole e grandi croci quotidiane per la salvezza della propria anima, il ristabilimento di un minimo ordine divino nel mondo, e naturalmente per la maggior gloria di Dio.

  4. ” […] anche se avrebbe dovuto anche chiedersi perché mai l’Onnipotente si sarebbe preso la briga di dare all’uomo i propri comandamenti se avesse avuto intenzione di non esigerne anche l’osservanza.”
    A mio modesto avviso, il patologicamente curioso e colpevolmente superbo Lutero, si è interrogato circa l’origine delle tavole mosaiche ed ha concluso che sono di Mosè e solo di Mosè, come il codice di Hammurabi è di Hammurabi e solo di Hammurabi: diritto umano positivo revocabile in dubbio e rivisitabile ad libitum in ragione della contingenza storica. E’, non suppergiù ma proprio “paro-paro”, la ratio ispiratrice gli estensori della dichiarazione della Commissione teologica internazionale, richiamata dalla dott. Fermani in quel che ha di più tragicamente tracotante.

  5. Domenica scorsa in una chiesa del centro di Genova, l’anziano parroco al termine della Messa, dando gli avvisi ai fedeli, ha detto di aver organizzato una specie di conferenza alla quale invitava i fedeli per spiegare loro il contenuto dell’Amoris Laetitia. Ovviamente finchè non avrà fatto la conferenza non saprò in quale “chiave” la spiegherà, se in senso positivo (come presumo) o in senso critico e negativo. Vi risulta che altri sacerdoti abbiano organizzato analoghe conferenze a “beneficio” dei propri fedeli?

    1. A Treviso il 04-05-2016, presso l’auditorium S. Pio X (oltre 500 posti a sedere, alcune persone sono rimaste in piedi), si è tenuta una serata con la partecipazione come relatori dei coniugi Miano, presenti al sinodo della famiglia come esperti. Alla fine del loro parlare, ci sono state le domande del pubblico. Io ho posto queste domande: per favore alzi la mano, chi ha letto TUTTA l’amoris laetitia? A questo punto il moderatore ha cominciato a dare segni visibili sia sonori che comportamentali di “disagio”. Seconda domanda: l’amoris laetitia è l’ultimo documento sulla famiglia, il primo è stato l’Arcanum Divinae di Leone XIII, sempre alzi la mano chi ha letto questa Enciclica? A questo punto il moderatore non era più moderato. Ha alzato la voce, quasi urlando: non la conosciamo! Faccia delle domande. Come se quello che avevo fatto non fossero domande. P. S. Come supremo atto masochistico, prima di andare alla conferenza l’avevo letta tutta.

    2. Elisabetta Frezza

      Risulta, risulta, caro Camerata.
      Fioccano serate a tema. La letizia dell’amore tira parecchio. Quanto alla “chiave”, è una sola quella che consente di conservare la parrocchia.
      Gira anche un format, certificato, che viene replicato in tournée. Regia e attori garantiti.
      Il messaggio che è girato a partire dal giorno stesso della pubblicazione della esortazione, in ambienti parrocchiali, associativi et similia, è il seguente:

      (inizia)

      Eccellenze e carissimi collaboratori nell’annuncio del vangelo del matrimonio,

      siamo particolarmente felici di presentarvi il testo dell’Amoris Laetitia<http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html>,

      insieme ad una breve scheda, che può essere utile per organizzare momenti di incontro fra il clero, gli operatori pastorali, le famiglie.

      Soprattutto si tratterà di avviare processi per un nuovo volto della comunità cristiana.

      È bella una comunità dove si vive la «cultura dell’incontro» e si svela «il segreto di Nazaret, pieno di profumo di famiglia!» (cfr. AL 65).

      Sarà opportuno allora creare momenti di condivisione sul testo del Santo Padre nei consigli presbiterali e nelle Assemblee del clero, nei consigli pastorali parrocchiali e diocesani, nelle associazioni, movimenti e nuove comunità.

      Sin da ora vi ringraziamo per l’impegno che metterete nel raccogliere i frutti che lo Spirito sta seminando. Ai vescovi diocesani sono state inviate utili schede predisposte dalla Segreteria del Sinodo a questo scopo.

      Un forte abbraccio e buon lavoro,

      don Paolo Gentili con Tommaso e Giulia Cioncolini, don Enzo, Suor Antonella, Fabiola, Ombretta e lo staff dell’Ufficio Nazionale per la famiglia​

  6. “L’arringatore di folle che mira alla quantità dell’applauso cerca di distribuire pani per tutti i gusti per garantirsi il gradimento del maggior numero possibile di spettatori fino a fagocitare quello dei più irriducibili oppositori, quelli che, alla resa dei conti, dovrebbero essere semplicemente eliminati, o resi comunque innocui”.
    COMPORTAMENTO TIPICO DEI MORTI DI FAMA (fama).

    Articolo magistrale dalla prima parola all’ultima.
    Il link andrebbe inviato a tutti i pastori d’anime (“in ogni chiesa, in ogni convento, in ogni monastero…”, secondo l’esortazione bergogliana per diffondere i propri documenti ‘pastorali'(?) ).

  7. Bergoglio peronista a modo suo, con un misto di protervia e paternalismo, di socialismo di facciata e fascismo di sostanza, nel circondarsi solo da chi e’ disposto a dargli sempre ragione. Vuole apparire come il papa del dialogo, interlocutore insostituibile del mondo moderno, ma si mostra come il papa dei monologhi, quelli di Santa Marta che ben delineano il suo pontificato, volto al cambiamento della dottrina, della tradizione, della interpretazione biblica. Non mi preoccupa AL, mi preoccupa quello che viene dopo. Percio’ tutte le precisazioni a riguardo, come il presente articolo, sono utili nel porre un argine alla propaganda populista del VdR. Vedremo il seguito della commedia, ma temo che il secondo atto sia peggio del primo.

  8. Ieri ( 10-05-2016, sono entrato nel Duomo di S. Donà di Piave, provincia di Venezia, diocesi di Treviso. C’erano per tutta la lunghezza della chiesa, sia lato destro che sinistro, almeno mezza dozzina di banner per lato, con le foto e una piccola bibliografia di vari personaggi più o meno cattolici, tra cui anche una anglicana. Sotto ogni personaggio una frase di Bergoglio, con la firma FRANCESCO, senza la specifica del “cognome” o ” titolo” di questo signor Francesco. C’era anche un sacerdote non proprio giovane (circa 70, più che meno),ho detto: beneanche in un centro commerciale ci sono tanti cartelloni pubblicitari. Silenzio di tomba. Dio abbi pietà di noi.
    P. S. Se qualcuno vuole le foto dei banner in duomo, ho la documentazione

  9. Come ho già avuto modo di scrivere, cara dottoressa, non vedo il Biancovestito come un costruttore del proprio mito, bensì come un decostruttore della Chiesa, che si identifica con la Civiltà Romano-Cattolica (e non con quella “giudaico-cristiana”, che non è mai esistita).
    In altri termini, lo vedo come l’attuale Cavour, e non l’attuale Perón: amico del card. Martini, non dei golpisti sudamericani. Ed è stato messo su quel Soglio dai felpati manovratori della Valle del Reno (area massonica euro-occidentale).

    Cavour agiva dietro le quinte e costui agisce in TV ? Verissimo – ma qualcuno ha detto, molto tempo fa, che ciò che avviene una volta tragicamente si ripete poi come farsa

  10. “Ora, non è detto che Bergoglio sia sinceramente devoto di questa religione sponsorizzata da altri poteri e inoculata dalla predicazione mediatica.”

    A me pare invece lapalissiano!

    Cosa avrebbe potuto fare più di quello che ha fatto per dare prova e dimostrazione di questa devozione malefica ????

    (Che stia preparandosi a fare santi Lutero ed Enrico VIII con contestuale nomina a cardinali di Dolce e Gabbana ???)

    1. Patrizia Fermani

      Caro lettore, come può constatare leggendo ora la parte che purtroppo mancava nel testo di martedì scorso, le mie conclusioni sono in tutto uguali alle Sue. Mi auguro che a Lei e ad altri lettori, non siano rimasti dubbi residui in proposito! grazie in ogni caso.

  11. ..il cattolico media non solo è vittima dell’idea che uno ha sempre ragione perchè “si presenta” come papa, ma anche che il clero ha sempre ragione, e quindi tutti dietro loro nella voragine aperta a livello locale da 30 anni almeno… nei seminari molto prima…

  12. Gentie lCamerata, dove vado io a Messa, a MI, Chiesa di S. Protasio, c’è un cartello all’ingresso, che avvisa chi vuole andare a sentire la spiegazione (ovvio alla maniera di Bergoglio) dei vari capitoli dell’ultima eretica enciclica sulla coppia!
    E a spiegarla ci sono ,di volta in volta, delle coppie di sposi…che portano anche la propria testimonianza…
    chissà sulle “corna perdonate” ( un momento di fragilità dice il vescovo di RM)
    MI viene da ridere ( per non piangere).

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Io invece piango davvero, gentile Signora Vittoria, perché sto vivendo un dramma spirituale che non avrei mai creduto dovesse colpire me, la mia amata Roma e la mia amata Chiesa Cattolica di cui mi sento figlia al 100 per cento. Forse il dolore di ritrovarmi un Papa come questo fa parte della Croce che Dio ha voluto mandarmi in questa stagione della mia vita e allora Gli offro questo dolore e invoco lo Spirito Santo per il futuro della Chiesa. IN TE, DOMINE, SPERAVI, NON CONFUNDAR IN AETERNUM!

  13. Cavalcoli, contro la Parola di S. Paolo? pur di piegarsi davanti al massone bergoglio.
    che squallore!!!!!!!
    e pensare che a Radio Maria era l’unico che mi piaceva ascoltare…

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