L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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1° febbraio 2016

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L’impotenza dell’impenitenza   = = = = = = = = =     

di Fabio Trevisan

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“La formula fondamentale di un’epoca è sempre una legge non scritta, come la legge che è prima di tutte le leggi, quella che protegge la vita dall’omicida”

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Nel poderoso saggio: Eugenetica e altri malanni scritto antecedentemente la Prima Guerra Mondiale, ma pubblicato dopo il conflitto, Chesterton perorava la legge naturale che precedeva qualsiasi legge positiva. Lo faceva non solamente a protezione della vita nascente, ma quale regola per valutare ogni presunta legge (in quanto, con San Tommaso d’Aquino, una legge ingiusta non può neppure essere chiamata legge).

Ancor oggi, con i numerosi fatti deliranti crescenti (pretese equiparazioni al matrimonio delle unioni tra omosessuali e addirittura la cosiddetta aberrante “stepchild adoption”) il monito del grande scrittore inglese sembra ancora molto utile per farci capire il “tracollo della ragione”, com’egli amava definirlo. Quest’impotenza dell’impenitenza trasformata quale rivendicazione di presunti diritti faceva e fa trasparire come la società moderna sia incapace di ravvedersi e di riconoscere i propri peccati. Quella fondamentale condizione costituita dalla legge naturale, mutuata dalla legge divina, non era più avvertita e le conseguenze della mancata comprensione indispensabile di questa  (soprattutto nell’epoca moderna) stanno sotto gli occhi di tutti: la pazzia e le mode bizzarre ne sono la cartina di tornasole. Comprendere la legge naturale o farsi una “natura arbitraria” modellata ai propri desideri e capricci non era (e non può essere) la medesima cosa: “C’è una grande differenza tra avere e non avere un concetto di questo basilare presupposto di un’epoca”.

zzzzchsrtn010216Alla base di questa radicale negazione del diritto naturale e dell’ostentata pretesa di veder riconosciute le proprie illegittime rivendicazioni stava l’incapacità di pentirsi, di riconoscere i propri errori: “Non è solo l’incapacità mentale di comprendere l’errore, è anche il rifiuto spirituale di ammettere di aver commesso un errore”. Con una frase da far venire i brividi, Chesterton ammoniva questa follia, questa degenerazione intellettuale e spirituale: “La società è carica di peccati inconfessati; ha l’animo piagato e ammutolito da cose penose”. Cosa fare dinanzi ad una situazione simile? Certamente pregare, ma anche sforzarsi di capire ciò che cento anni fa il grande scrittore londinese ci aveva suggerito. I peccati vanno confessati, la verità su Dio e sull’uomo non va taciuta: “Questa strana, debole ostinazione, questa persistenza nella via erronea del progresso, peggiora e si indebolisce sempre più e oggi ha assunto un che di sinistro e di orribile. I nostri errori sono diventati i nostri segreti”.

Dobbiamo soprattutto, come indicava Chesterton, riappropriarci del nostro passato e vincere l’incantesimo materialista e progressista: “Siamo inconsciamente dominati, in tutti i campi, dall’idea che non si può tornare indietro”. Fare i conti con i propri peccati significa saperli riconoscere, altrimenti ci si immerge nell’atmosfera mortifera della ”impotenza dell’impenitenza”. Questa terribile storia che ci ha condotto a calpestare e a non vedere i principi e la legge naturale era condensata da Chesterton in un’altra efficace frase: “E’ la storia del mostro ateo e bramoso di distruggere il focolare domestico… è la presenza del peccato suggellato con l’orgoglio e l’impenitenza”. Siamo dinanzi ad un’altra tirannide, che diventando sempre più irresponsabile e di facili costumi, assume contorni più terribilmente violenti.

Sentite queste incisive frasi finali di Chesterton: “In tutte le epoche il tiranno è duro perché è molle…e tale è veramente, come possiamo testimoniare tutti noi che da anni cerchiamo di incidere la gonfia e vacua corpulenza del compromesso moderno, a un tempo comodo e crudele. C’è infatti davvero nel nostro mondo odierno il colore e il silenzio del divano coperto di cuscini”. “Comodo” e “crudele”: due parole abbinate che qualificano le malvagità delle pretese contro natura.

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5 commenti su “L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Questo articolo di Fabio Trevisan giunge al momento opportuno. Mi chiedo quanti dei due milioni in piazza per il Family Day abbiano le idee così chiare, a cominciare da chi stava sul palco. Per non parlare della gerarchia sempre pronta al tradimento in cambio di comodità. Qui non è una questione di numeri ma di Verità.
    Ruggero Nava

  2. Davvero grazie all’amico Fabio che riesce sempre a trarre perle di grande attualità da un grande autore citato spesso a sproposito. È capitato anche di recente sul palco del Family Day.
    Loredana Viscardi

  3. Caro Trevisan, lei sta facendo un ottimo lavoro. “Cosa fare dinanzi ad una situazione simile? Certamente pregare, ma anche sforzarsi di capire ciò che cento anni fa il grande scrittore londinese ci aveva suggerito. I peccati vanno confessati, la verità su Dio e sull’uomo non va taciuta: “Questa strana, debole ostinazione, questa persistenza nella via erronea del progresso, peggiora e si indebolisce sempre più e oggi ha assunto un che di sinistro e di orribile. I nostri errori sono diventati i nostri segreti”.”. Conoscevo poco o niente Chesterton ma grazie a lei riscopro uno scrittore che sembra stia parlando di oggi. E lo fa con profonda saggezza.

  4. C’era, un tempo, negli anni ormai lontani della mia fanciullezza, la cosiddetta “voce della coscienza”, quella vocina, ci dicevano, che parlando dentro di noi ci informava sulla giustezza dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Ce lo insegnavano così bene che davvero riuscivamo a sentirla e su di essa misuravamo i nostri comportamenti. Non che li concretizzassimo sempre di conseguenza, ma quando disgraziatamente non lo facevamo, ne provavamo il rimorso. Oggi che tutto è cambiato,quella vocina e quel rimorso sono diventati così difficili da sentire, che tutto pare possibile, persino l’assurdo capovolgimento della legge naturale, proprio quella che rivela in noi la presenza del divino; quel divino che il Creatore ha voluto donarci perché fatti a Sua immagine a somiglianza. Come sia accaduto ciò lo dice chiaramente Chesterton: “E’ la storia del mostro ateo e bramoso di distruggere il focolare domestico… è la presenza del peccato suggellato con l’orgoglio e l’impenitenza”. Caro Fabio, siamo stati ingannati e traviati dai cattivi maestri. E lo siamo tuttora.

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