L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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2 ottobre 2017

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IL SUICIDIO DEL PENSIERO

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di Fabio Trevisan

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“Il pericolo è che l’intelletto umano è libero di distruggersi da sé”

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Nel 1908 Chesterton in Ortodossiaammoniva contro la devastazione intellettuale. Egli era consapevole che la difesa della ragione costituiva un baluardo all’ortodossia e alla religione: “Se si vuole salvare l’umanità dalla rovina, una qualche barriera dev’essere innalzata”. Per Chesterton era ozioso e sterile parlare dell’alternativa tra ragione e fede, in quanto sic et simpliciter la ragione era materia di fede. Elementare era per lui la dottrina che, tanto più rigorosa e precisa, tanto più salvaguardava il mondo dalla deriva etica e culturale. Non vi era quindi alcuna separazione tra dogma e prassi, tra ragione e fede, in quanto egli credeva che l’elaborazione accurata di una visione del mondo ortodossa fosse indispensabile per la pratica; oggi potremmo dire per la “pastorale” tanto questa è stata contrapposta alla dottrina. Temeva che il suicidio del pensiero avvenisse dentro la Chiesa.

Purtroppo le sue fondate preoccupazioni si sono avverate, basti pensare a tutti gli attacchi contro il senso comune e la ragionevolezza della fede. Egli paventava: “Come una generazione potrebbe distruggere l’esistenza della generazione successiva, se tutti entrassero in monastero o si gettassero in mare, così un gruppo di pensatori può fino a un certo punto impedire alla generazione futura di pensare, insegnando che tutto quello che pensano gli uomini non ha valore alcuno”. Ci sono tanti modi per fermare il pensiero, inteso nella sua corrispondenza con la verità delle cose. Innanzitutto svalutando le potenzialità e la capacità della ragione di attingere dal reale. Leone XIII, che aveva una formazione tomista, sapendo dell’importanza delle idee e dell’estrema urgenza di rendere chiari i concetti e senza ambiguità le proposizioni enunciate, mai si sarebbe azzardato a scrivere documenti magisteriali di 2-300 pagine (ad esempio la Rerum novarum del 1891, pietra miliare della Dottrina sociale della Chiesa, è un’Enciclica di 20 paginette formato A4).

Parafrasando Joseph de Maistre, potremmo dire che “più si scrive e più la ragione è debole”. Asserire che i nostri pensieri hanno, con San Tommaso d’Aquino, una relazione con la realtà costituiva e dovrebbe costituire ancor oggi un atto di fede. Quando vien meno questa fede fondamentale vien meno la stessa ragione e l’autorità della Chiesa è stata per secoli consapevole di questo. Così ammoniva Chesterton: “C’è un pensiero che arresta il pensiero ed è il solo che dovrebbe essere fermato. E’ questo l’estremo male contro cui hanno sempre lottato tutte le autorità religiose”. Le frasi successive riportate nel saggio Ortodossia attestano ancora l’importanza del combattimento contro il suicidio del pensiero: “Il Simbolo del Credo e le crociate, le gerarchie e le orribili persecuzioni non ebbero per scopo, come dicono gli ignoranti, la soppressione della ragione, bensì la difficile difesa della ragione. L’uomo sapeva che una volta messa in discussione la realtà, la ragione sarebbe stata la prima ad essere discussa. L’autorità dei sacerdoti di assolvere, quella dei papi a definire l’autorità, perfino quella degli inquisitori a ricorrere al terrore, non erano che oscure difese erette attorno ad un’autorità centrale…”.

Frasi che al giorno d’oggi, anche nella Chiesa, sarebbero rigettate e contrastate. Frasi “sconcertanti” che provocherebbero quantomeno l’imbarazzo di tanti cattolici. Frasi che testimoniano quanto di bello, nella ragione e nella fede, sia andato perduto.

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4 commenti su “L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. “Meno messe e più pastorale”: ecco la raccapricciante frase che è uscita dalla bocca di un prete responsabile in diocesi di non so quale ufficio. Perché raccapricciante e perché mi è tornata in mente a proposito di connessione naturale fra fede e ragione? Perché se al valore immenso del Santo Sacrificio si sostituisce una prassi o pastorale senza fondamenta, casca tutto, casca la fede e casca la ragione.
    “Senza di Me non potete far nulla” dice Gesù e dunque, se Lo scacciamo dai tabernacoli, poco ci resta da fare nella prassi. Una gran confusione regna nella Chiesa. Basterebbero parole chiare e la comprensione della dottrina che così limpidamente elaborò S.Pio X nel suo Catechismo per ritornare in noi stessi e salvarci l’anima. Ma stiamo preferendo il suicidio, un suicidio tanto più grave in quanto istigato dall’alto. Come far capire a questi personaggi che stanno sbagliando tutto e che con la ragione hanno perso anche la fede?

    1. Cara Tonietta, anch’io ho dovuto ascoltare simili poaoile da parte di un parroco (più tourist-operator che sacerdote…) : per commentare un pomeriggio trascorso assieme ai ragazzi del Grest ha affermato che “non è importante sapere tante cose, l’importante è stare insieme”; forse con queste parole voleva farci capire che della dotttrna non glie ne può fregar di meno, ma che è sufficiente fare animazione giovanile. Stole ben diverdso da quello di Don Bosco.

      1. Caro Catholicus, se sapesse che razza di animazioni nella cosiddetta “pastorale giovanile” ha illustrato come esempio da seguire il succitato prete, si metterebbe le mani fra i capelli. Ma non la dico perché è roba da vergognarsi (lui che l’ha inventata e me che non oso raccontarla) nella sua ridicola assurdità, non priva, per giunta, dello zampino tentatore di quello che è meglio non nominare. Siamo alla frutta.

  2. Ieri non sono riuscito ad andare a messa poiché ero impegnato in un lungo viaggio ma, dopo aver visto il foglietto domenicale di cui a questo link http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2155_Stella_Lutero_nella_liturgia.html non me ne sono dispiaciuto affatto. Ormai andare alla messa NO (non potendo partecipare al VOM) è diventato rischioso per la salute, si rischia infatti un brusco aumento della pressione per effetto degli abomini a cui siamo costretti ad assistere, come appunto questa follia della riabilitazione di Lutero, con conseguente rinnegamento del Concilio di Trento, di San Pio V e della Controriforma; analoga stomachevole riabilitazione abbiamo dovuto sorbircela con la figura di don Milani. Veramente questo clero, dal vertice alla base, sta toccando il fondo, seguendolo in questa deriva so rischia di finire tra le braccia di Belzebù, ragion per cui è bene starne alla lagra, e se proprio ci capita di dover ascoltare le loro reprimende anticattotliche, dirgliene qusttro “a viso aperto”, senza timore né paura.

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