L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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chesterton

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15 febbraio 2016

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Il sesso e la proprietà     = = = = = = = = =     

di Fabio Trevisan

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“Il mondo ha dimenticato che fare una famiglia è qualcosa di molto più grande di fare del sesso”

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 Nella raccolta di saggi: Il pozzo e le pozzanghere, Gilbert Keith Chesterton affrontava in un intero capitolo (Il sesso e la proprietà) l’unione sessuale tra un uomo e una donna collegandola al concetto equilibrato di “proprietà”. Sembra incredibile che in questo scritto degli anni ’30 egli avesse previsto la confusione attorno a questi temi dei nostri giorni. Il grande scrittore inglese era tuttavia convinto che l’epoca moderna avesse abbandonata la ragione, entrando in un clima di “protestantizzazione”, il quale al posto di essa avesse sostituito la suggestione, la superstizione (basti vedere il titolo di un’altra sua opera: “La superstizione del divorzio”). Egli credeva che la perdita del senso comune, esplosa in modo dirompente ai nostri giorni con temi quali l’omofobia, i diritti degli omosessuali e la penosa “stepchild adoption”, avesse la causa originaria nelle ragioni del Nemico: “Possiamo affermare con maggiore verità che un unico spirito maligno ha distrutto le due grandi forze che costituiscono la poesia della vita: l’amore per la donna e l’amore per la terra. Per cominciare, è importante osservare che queste due forze sono state strettamente legate fintanto che l’umanità è stata umana”.

zzzzpozzo-pozzangEgli rimproverava ai rinnegatori della ragione e del senso comune ciò che il cattolico dovrebbe riservare ai cultori della modernità dei nostri tempi: “Ai modernisti di oggi tocca invece il compito di proclamare una religione erotica che esalta la lussuria e al contempo proibisce la fertilità…non è innaturale che questa separazione innaturale tra il sesso e la fertilità, che persino i pagani avrebbero considerato una perversione, sia stata accompagnata da un’analoga separazione e perversione riguardo alla natura dell’amore per la terra”.

Noi, che oltre la ragione abbiamo abbandonato la terra, fatichiamo a comprendere il significato profondo della “proprietà”, almeno così come la intendeva Chesterton: “La ragione per cui i nostri moderni compatrioti non capiscono cosa intendiamo con il termine “proprietà” è che lo intendono esclusivamente nel senso di “denaro”, nel senso di consumare, godere e spendere subito, qualcosa che offre un piacere momentaneo e poi svanisce”. Sono frasi taglienti e profonde che ci fanno assaporare la bellezza di un tesoro perduto, una ricchezza morale, spirituale e anche terrena che il cattolicesimo aveva preservato. Chesterton rivelava così la prodigiosa affinità tra l’amore per la donna e l’amore per la terra, riportandola a quell’ analogia entis che il Medioevo e San Tommaso d’Aquino avevano conservato quale specchio e distinzione tra l’Essere e le sue creature. Potremmo dire, in un linguaggio più semplice, che non si poteva comprendere il vero amore senza un concetto reale ed equilibrato di “proprietà”: “La proprietà ha origine e termina in qualcosa di ben più grande, prezioso e creativo. L’uomo che pianta un frutteto, che lo cura e decide a chi lasciarlo in eredità…impone la sua volontà al mondo, secondo quanto stabilisce la Carta concessagli dal volere di Dio; egli afferma che la sua anima appartiene a Lui, egli venera la fertilità del mondo”.

La visione meschina e avvilente nelle rivendicazioni odierne dei presunti diritti si inscrive in questa perdita della ragione universale che la Chiesa aveva tentato di preservare e alla quale il saggista di Beaconsfield aveva aderito. Chesterton aveva stigmatizzato la deriva che ora stiamo vedendo: “Una visione che riduce la proprietà a mero godimento venale equivale alla visione che riduce l’amore a mero godimento sessuale. In entrambi i casi avviene che un piacere casuale, solitario, servile e persino segreto si sostituisce alla partecipazione a un grande processo creativo, persino all’eterna Creazione del mondo”. E concludeva il breve ma intenso capitolo con un’amara constatazione, purtroppo ancora poco sviluppata e conosciuta: “Il mondo ha dimenticato che fare una famiglia è qualcosa di molto più grande di fare del sesso”.

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9 commenti su “L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Che straordinario e incredibile profeta è Chesterton e quale profondità di pensiero quando avvicina sessualità coniugale e amore per la terra! E’ in fondo il saper cogliere l’opera continua della creazione (“l’eterna creazione del mondo”)che solo gli occhi di chi sa vedere scorgono nel seme che dà frutto, sulla terra dei nostri campi e nell’incontro amoroso di due sposi. E’ quanto mai vero che l’amore per la donna e l’amore per la terra costituiscono la poesia della vita perché in questo amore è l’Amore divino che si manifesta e diventa fecondo: nella terra con le meravigliose varietà dei frutti e delle specie e fra gli uomini con la dolcezza dei bambini nei cui occhi innocenti risplende la luce di Dio; bambini donati da Dio, non rivendicati come diritto di proprietà. Solo l’uomo che riconosce in questo la bellezza del mondo (e non nelle eco-ideologie e nei satanici stravolgimenti dell’ordine naturale) “afferma che la sua anima appartiene a Lui” e “venera la fertilità del mondo”.
    Grazie ancora a Fabio Trevisan per questi squarci di sole che ci rasserenano in mezzo a tante brutture.

    1. “… Da’ borghi sparsi le campane in tanto
      si rincorron coi lor gridi argentini:
      chiamano al rezzo, alla quiete, al santo
      desco fiorito d’occhi di bambini…”

      (G. Pascoli, “Romagna”)

      1. “…Or non è più quel tempo e quell’età…”, caro Raffaele!
        (Parole del massone Carducci -come lei ben sa, in tutto un altro contesto- che qui però calano a pennello)

        1. Eppure i bimbi esistono, cara signora.
          Se i nostri sono pochi e respirano gli stravolgimenti dei loro genitori, ci sono, per esempio, quelli dei Filippini, che allietano gli autobus delle nostre città

          1. La nostalgia che mi attanaglia, caro Raffaele, del “santo desco fiorito d’occhi di bambini…”, è quella che mi fa più male. E hai voglia ad allietarci per graziosi faccini con occhi a mandorla… sono i nostri che mancano. E manca soprattutto il senso di quel santo desco che un tempo i genitori ben conoscevano e che sapevano trasmettere, nel vero significato, ai loro figli.

  2. “La proprietà ha origine e termina in qualcosa di ben più grande, prezioso e creativo.” Nessuno osa sottolineare che il male dell’economia è proprio il ribaltamento di questo concetto. La ricchezza era connaturata al raggiungimento dei frutti del proprio lavoro ed era premio meritato per la propria fatica e diveniva, a sua volta, fonte di altra ricchezza
    Oggi tutti vorrebbero arricchirsi investendo in azioni e obbligazioni, stando comodamente in poltrona, SENZA FARE NULLA, per poi dissipare tutto in sciocchezze. L’autore inglese comprese bene la pericolosità di tale perversione, tant’è vero che parlò di un unico spirito maligno.

  3. “…..persino all’eterna Creazione del mondo”. Quel persino possiamo eliminarlo: l’uomo moderno, nel suo delirio di onnipotenza, si ribella al “crescete e moltiplicatevi” e decide lui chi può partecipare del Creato o meno: figli in provetta, uteri in affitti, aborti, eutanasia, etc….
    G.K.C. negli ultimi anni della sua vita si era inasprito col mondo; come non dargli ragione?

  4. Mi è impossibile trovare parole più belle delle sue, carissima Tonietta, e anche degli
    altri commentatori, per “questi squarci di sole” che ci dona sempre Fabio Trevisan.
    GRAZIE a tutti!

  5. Quell’unico spirito maligno era per Chesterton il Gran Sultano del Capitalismo. Nel prossimo numero svilupperò questo tema, che ha a che fare strettamente con quanto stiamo “finanziariamente” vivendo. Grazie a tutti i commenti. Fabio

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