L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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15 novembre 2017

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L’IMPORTANZA DEL PARADOSSO

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di Fabio Trevisan

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“Gli accordi possono essere cose piuttosto rischiose, a meno che non siano in accordo con la verità”

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Purtroppo in Italia non si è presa in considerazione l’opportunità di utilizzare il paradosso per approdare alla verità. Gilbert Keith Chesterton, al contrario, è stato un eccellente propugnatore di questo mezzo letterario efficace ed incisivo. Egli era un maestro del paradosso per il raggiungimento della verità.

Molti altri hanno utilizzato il paradosso per il paradosso, come mezzo per attirare l’attenzione, per sollecitare il pensiero, non tanto per la verità ma piuttosto per dissociarsi visibilmente dal pensiero comune (si pensi al dandismo ostentato e provocatorio di un Oscar Wilde: “Posso resistere a tutto tranne che alla tentazione” o alle conseguenze relativistiche di un George Bernard Shaw: “La regola fondamentale sta nel fatto che non esiste alcuna regola fondamentale”). Chesterton credeva a tal punto nel paradosso quale via o scorciatoia per la verità, da vederlo incarnato nei suoi personaggi più famosi, primo su tutti il sacerdote cattolico Padre Brown che, fin dalla descrizione fisica (l’aspetto un po’ impacciato, un po’ miope con degli occhi inespressivi, con l’immancabile ombrello che gli cadeva da tutte le parti) palesava il contrasto con la sua grande interiorità, con l’integerrima fede e con la sua forte introspezione psicologica.

Anche il personaggio del suo romanzo più famoso, Innocent Smith ossia l’uomovivo, addirittura sin dal nome e cognome rivelava la sua statura etica e condensava evangelicamente l’essere innocenti e felici come bambini, nonostante l’aspetto esteriore, come in Padre Brown, fosse contradditorio e, appunto, paradossale. Nell’epoca imperante del “dialogismo”, del dialogo per il dialogo, credo che lo strumento del paradosso (per la verità) potrebbe fungere da rimedio al cosiddetto “trinariciutismo” di guareschiana memoria purtroppo imperante nella Chiesa e fuori di essa. Certo, serve pensare con la propria testa piuttosto che, sempre secondo Guareschi, “versare il cervello all’ammasso”. Pertanto, paradossi chestertoniani come i seguenti: “Tutte le strade portano a Roma, per questo molta gente non c’è mai andata”, “Il pazzo non è colui che ha perso la ragione, ma che ha perso tutto (il resto) eccetto la ragione”, “Molti si lamentano della nostra epoca tumultuosa e dinamica, ma in realtà questo apparente movimento nasconde essenzialmente la pigrizia (del pensare)” non solo illuminano sapientemente la mente ma ci fanno anche sorridere (il che non guasta). Chesterton, attraverso l’uso intelligente e umoristico del paradosso, ha tracciato una via che, partendo dall’opinione (doxa) ha perseguito il corretto ragionamento, la corretta dottrina (ortodossia) e lo ha fatto anche con un innocente e gustoso gioco di parole: “Insegui il dosso (l’opinione) affinché il dosso sia ortodosso”. La figura meno conosciuta dell’investigatore Mr. Pond (rinvenibile nel libro: I paradossi di Mr. Pond)  ha altresì reso manifesto il calibrato uso del paradosso e ha svelato le perversità intellettuali della modernità e della post-modernità (usando queste categorie sociologiche).

Non ci può essere autentico dialogo se non nella ricerca della verità oggettiva. Il “dialogo per il dialogo” conduce alla catastrofe umana e all’oblio della ragione e dell’ortodossia. Per questo motivo, in un racconto dal titolo emblematico, “Quando i medici si trovano d’accordo”, il detective Mr. Pond non poteva che dedurre da questa storia di accordi falsi tra i due medici l’inesorabile amara conclusione: “finiscono i due medici con l’ammazzarsi”. Se l’unico accordo possibile sta nella ricerca della verità oggettiva (che trascende l’opinione soggettiva) non ci poteva essere altro esito, rinunciando ad essa, che una condiscendenza vile e meschina apportatrice di cultura della morte. Questa dissoluzione del pensiero era mostrata dal grande scrittore inglese come morte dell’anima e visibilmente riscontrabile come morte fisica, in quanto anima e corpo costituiscono un sinolo indissolubile.

Credo che il paradosso chestertoniano possa essere ancora ripreso, non solo per comprendere maggiormente il suo pensiero, ma soprattutto per stimolare l’esercizio libero dell’autentico confronto, come suggerito da Mr. Pond: “Gli accordi possono essere cose piuttosto rischiose, a meno che non siano in accordo con la verità”.

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2 commenti su “L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Il dramma dell’epoca moderna è nel fatto che non si conosce più dove sta la verità perché mancano le guide, cioè i pilastri su cui appoggiarsi per vederla la verità. C’è un vortice impressionante di opinioni soggettive ognuna delle quali ardisce a diventare non solo verità, ma anche diritto; e così il dialogo non risulta altro che l’esposizione insignificante di come le parti la pensano, vedendo in tutto questo un rispetto sacrosanto. Niente di più tragico e scandaloso perché se si insinua nelle persone l’idea che tutte le opinioni sono buone e che non vi è niente di peggio che condannare e cercare di correggere l’errore misurando tutto sul Bene che governa tutte le cose e se questo Bene non si proclama dai tetti, si corre dritti dritti verso la dissoluzione e verso l’eterna rovina. Come purtroppo pare stia accadendo. che la Madonna Santissima ci salvi da questo immenso male.

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