L’angolo di Gilbert K. Chesterton – grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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chesterton

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1° maggio 2015

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L’eclissi della libertà   = = = = = = = = =     

di Fabio Trevisan

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zzcstr3vsn“Tutta questa confusione moderna è pervasa dal curioso principio di sacrificare gli usi antichi delle cose perché non si conciliano con gli abusi moderni”.

Gilbert Keith Chesterton, antecedentemente la prima guerra mondiale, e quindi circa un secolo fa, indicava chiaramente i mali (e non semplici passeggeri malanni) che affliggevano la nostra società. Sottolineava i mali, alla pari dell’eugenetica, come testimoniato nel saggio: Eugenetica e altri malannipubblicato  nel 1922, ma concepito ben prima, come abbiamo detto. In uno dei capitoli finali del saggio: “L’eclissi della libertà” , il grande scrittore inglese poneva in modo mirabile il problema in questi termini: “La libertà ha prodotto scetticismo, e lo scetticismo ha distrutto la libertà. Gli amanti della libertà credevano di renderla illimitata, mentre la lasciavano soltanto indefinita. Credevano di lasciarla soltanto indefinita, mentre in realtà la lasciavano indifesa. Per il solo fatto di trovarsi liberi, gli uomini si trovarono liberi di mettere in discussione il valore della libertà”.

Il problema della libertà veniva posto da Chesterton alla stregua del problema della vita o della proprietà e quindi valutato come bene essenziale, proprio della natura umana, voluto e sancito dal Padre Eterno. Bene da tutelare, da non negoziare, ma tuttavia bene da definire. Ecco perché lo scetticismo, alla pari del relativismo o del soggettivismo, distrugge la libertà. Lo scrittore londinese guardava agli effetti che ponevano queste domande semplici: “Cos’è la proprietà? Cos’è la vita? Cos’è la libertà?”. Erano domande che non potevano lasciare liberi di infischiarsene, ma che impegnavano tutta la persona e tutte le persone. Se si eludevano queste domande si sarebbe arrivati, secondo la visione lungimirante di Chesterton, alla vera tirannia: “Alla tirannia è bastato fare un passo per raggiungere i luoghi sacri e segreti della libertà personale, dove nessun uomo sano di mente aveva mai sognato di trovarla; e specialmente il santuario del sesso”. La devastazione della sacralità della vita poteva raggiungere ogni inimmaginabile eccesso in modo tale che le persone non avrebbero più avuto alcuna difesa contro la tirannia: “Privare un uomo della moglie o del figlio è facile come privarlo della birra, quando si può dire: Cos’è la libertà? E tagliargli la testa è facile come tagliargli i capelli quando si è liberi di dire: Cos’è la vita?”.

Egli si opponeva alla famosa espressione liberale, in realtà liberticida, che pareva tutelare una presunta tolleranza, la quale circoscriveva all’uomo la sua libertà purché non interferisse nella libertà altrui. Con il suo magistrale e paradossale umorismo, Chesterton smascherava il liberalismo che, in nome della “salute”, colpiva l’uomo comune: “Se era logico ammettere una certa distinzione fra la birra e il tè, in base al fatto che bere troppa birra può spingere un uomo a tirare il boccale in testa a qualcuno, mentre di rado la zitella è spinta da un eccesso di tè a tirare la teiera in testa a chicchessia, ora la base del discorso è cambiata. Non si considera ciò che l’ubriaco fa agli altri colpendoli con il boccale, bensì quello che fa a se stesso bevendo la birra. L’argomento si fonda sulla salute”. Abbiamo assistito nel tempo, come aveva intuito Chesterton, all’eclissi della libertà ed all’acutizzarsi, in tempi di “pace”, dell’oppressione e dell’intolleranza. E questo proprio in nome della libertà e della democrazia. Allora, si chiedeva Chesterton, che cos’è questa osannata “salute”? Era questo l’interrogativo che, senza l’autorità dei dogmi e della ragione, poteva essere impiegato come strumento di tirannia.  Per Chesterton il giusto concetto di “salute” era inseparabile da quello di Dio: “La salute è semplicemente la natura, e nessun naturalista dovrebbe avere l’impudente pretesa di comprenderla. La salute è Dio e nessun agnostico ha il diritto di vantare la Sua conoscenza. Dio, infatti, non può che significare quel mistico e molteplice equilibrio di tutte le cose… Voi ed io, quando ci sentiamo in perfetta salute siamo del tutto incapaci di nominare gli elementi che compongono quella misteriosa semplicità”.

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1 commento su “L’angolo di Gilbert K. Chesterton – grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Perché domandarsi ancora cosa sia la libertà quando a partire da Adamo ed Eva sappiamo che quella cosiddetta libertà già da allora fu usata in modo sbagliato? Dice giustamente Chesterton: “Per il solo fatto di trovarsi liberi, gli uomini si trovarono liberi di mettere in discussione il valore della libertà”. Capitò proprio così ai due abitanti dell’Eden: misero in discussione il valore della libertà che così chiaramente il Padreterno aveva loro indicato e furono preda della tirannia del malefico tentatore. Tutto il resto è scaturito di conseguenza e nonostante i paroloni, le definizioni, le sentenze degli “esperti” della libertà, siamo sempre al punto di partenza. Eppure, veramente è tanto semplice la libertà: seguire Dio, fare come Lui ci ha indicato creandoci e creando l’universo intero con quelle regole perfette che fanno reggere il mondo. Al di là di questo è solo disordine e dal disordine non può venir fuori altro che il caos.

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