L’arcivescovo di Trento si prostra all’ideologia del secolo – di Christian De Benedetto

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Il Vescovo di Trento dovrebbe sapere che un docente che propone a degli studenti opinioni contrarie alla Dottrina morale compie un vero e proprio scandalo e che è dovere di chi vigila evitare che i piccoli siano scandalizzati. Se neppure una scuola cattolica può offrire ai giovani una educazione conforme alla sana Dottrina, se anche le scuole cattoliche devono sottostare alla propaganda LGBT, che senso hanno ancora tali scuole (che cattoliche sarebbero solo di nome)?

di Christian De Benedetto

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mons.-Luigi-Bressan-362x278Giornali locali e nazionali, siti internet, blog, radio e televisioni hanno parlato, spesso disinformando, di quanto accaduto all’Istituto Sacro Cuore di Trento – scuola pubblica (non statale) paritaria cattolica – tra la direttrice suor Eugenia Liberatore e una dipendente a tempo determinato cui la scuola non ha rinnovato il contratto di lavoro.

Una questione assolutamente particolare, come è un rapporto di lavoro, è divenuta così un “caso nazionale” semplicemente perché l’insegnante cui non è stato rinnovato il contratto di lavoro ha ritenuto di portare il proprio caso all’attenzione della stampa trovando in “Repubblica” una tribuna interessata a farne l’ennesimo spot sulla così detta omofobia. E si, perché l’insegnante in questione sarebbe lesbica e, proprio per questa sua omosessualità, sarebbe stata “discriminata” dalle suore che gestiscono l’Istituto Sacro Cuore.

Non si tratterebbe solo d’una insegnante lesbica ma, come ha ricordato madre Eugenia, d’una insegnante che, durante le ore di lavoro presso una scuola cattolica quale è l’Istituto Sacro Cuore, avrebbe ripetutamente espresso opinioni favorevoli all’omosessualità. Il tutto provocando l’indignata reazione di molti genitori che hanno rivolto forti lamentele alla direttrice chiedendo provvedimenti contro una condotta giudicata incompatibile con il progetto educativo della scuola.

L’Arcigay e la galassia LGBT hanno gridato alla persecuzione, i media laici hanno cavalcato la notizia sotto l’etichetta (ormai di moda) dell’omofobia, “Avvenire” e “Sir” si sono segnalati per la timidezza, la ministra Stefania Giannini ha inviato degli ispettori sentenziando: «Laddove ci trovassimo di fronte ad un caso legato ad una discriminazione di tipo sessuale agiremmo con la dovuta severità». Dalla CEI neppure una parola e così dai superiori di suor Eugenia. Le suore dell’Istituto Sacro Cuore di Trento sono state lasciate sole, mentre giornali e politica davano il peggio di sé.

Di fronte al terrorismo verbale che ha violentemente aggredito le suore “colpevoli di omofobia”, proprio quei Pastori che dovrebbero difendere il gregge loro affidato anche a costo della propria vita hanno mostrato il volto pusillanime d’una gerarchia sempre più prostrata al mondo.

In tanto timoroso silenzio l’Arcivescovo di Trento mons. Luigi Bressan ha, invece, parlato. Il buon cattolico penserà che il Vescovo di suor Eugenia abbia fatto sentire la sua forte voce in difesa della decisione presa dalle suore, per ricordare il diritto della Chiesa a educare e delle scuole cattoliche a selezionare i docenti secondo un progetto educativo conforme al Vangelo, per denunciare la violenza dei media e la follia giuridica che si nasconde dietro il termine “omofobia” come la diabolicità dell’agenda LGBT. Niente di tutto questo! «Non ci deve essere nessun tipo di discriminazione di tipo sessuale» queste, invece, le parole di mons. Bressan che ha subito convocato suor Eugenia «per chiarire le cose». Eppure san Giovanni Paolo II ricorda che la Sacra Scrittura «presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni» (CCC, 2357) e che la stessa inclinazione omosessuale è oggettivamente disordinata (CCC, 2358).

Il Vescovo di Trento dovrebbe sapere che un docente che propone a degli studenti opinioni contrarie alla Dottrina morale compie un vero e proprio scandalo e che è dovere di chi vigila evitare che i piccoli siano scandalizzati. Se neppure una scuola cattolica può offrire ai giovani una educazione conforme alla sana Dottrina, se anche le scuole cattoliche devono sottostare alla propaganda LGBT, che senso hanno ancora tali scuole (che cattoliche sarebbero solo di nome)?

Le parole di mons. Bressan sono un trionfo del politicamente corretto, peccato che il Magistero di Santa Romana Chiesa insegni esattamente il contrario ribadendo il diritto, alcune volte anche il dovere, di discriminare quanti manifestino esteriormente la propria omosessualità.

Mons. Bressan ha dichiarato che «non ci deve essere nessun tipo di discriminazione di tipo sessuale», la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta dal card. Ratzinger, insegna invece: «La tendenza sessuale non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo e richiama una preoccupazione morale. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone (…) nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio. Includere la tendenza omosessuale fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta affermative action o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità» (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali, 10-13).

La contraddizione è evidente. Che dire? Solo tanta tristezza nel vedere un Successore degli Apostoli incapace di testimoniare la Verità opportune importune, un Vescovo prostrato all’ideologia del secolo.

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fonte: Corrispondenza Romana

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16 commenti su “L’arcivescovo di Trento si prostra all’ideologia del secolo – di Christian De Benedetto”

  1. Un’altro don Abbondio….è scandaloso vedere come spuntino fuori sempre nuovi vescovi (o cardinali) che fanno a gara per compiacere le più perverse ideologie del mondo!

  2. Ma i pastori non dovrebbero rischiare la vita pur di difendere il giusto pascolo del gregge loro affidato? Ricordo male o Gesù avvertiva che, mentre i falsi profeti fuggivano anziché difendere il gregge, Lui (e quindi i Suoi legittimi seguaci) offriva la vita pur di proteggerlo?

  3. Dante Pastorelli

    Per la mia esperienza di docente e preside di istituti superiori, so bene che anche nelle scuole paritarie rette da religiosi hann’insegnato atei e massoni, tra i quali almeno tre miei compagni di studi all’università di Firenze. A suo tempo feci presente a chi di dovere quest’anomalia. Una volta che si trova una superiora che esige giustamente per i ragazzi al suo istituto affidati per una formazione culturale basata su principi cattolici, il suo vescovo la scarica tacciandola di discriminazione sessuale. Ove il vescovo dovesse andar avanti su questa pericolosa strada, i genitori farebbero bene a trasferire i propri figli o in altra scuola cattolica o direttamente in un istituto statale dove si sa che esiste una varietà di posizioni a cui poter far fronte con l’educazione familiare.
    Ricordo, un po’ vagamente in realtà, che ad un insegnane di un glorioso istituto fiorentino da anni defunto, la Querce, non fu rinnovato l’incarico per una posizione matrimoniale irregolare. Non rammento la conclusione della vicenda che fece scalpore suscitando le consuete accuse di clericalismo e discriminazione.

  4. Nel nostro tempo sembra proprio che condannare il male ed azioni e pensieri sbagliati, se non quando lo sono per la mentalità comune, sia diventato scorretto. Questo, invece, é proprio uno dei compiti a cui ci chiama Nostro Signore Gesù Cristo, per il bene dei fratelli che sbagliano e di noi stessi che, tacendo o giustificando il male, ce ne rendiamo ugualmente responsabili. Piena stima, solidarietà e sostegno a Madre Eugenia, che ha svolto lodabilmente il suo dovere e di ciò Dio le renderà merito. All’Arcivescovo di Trento va l’augurio di correggere il suo atteggiamento e di ricordare che un cattolico é nel mondo, ma non é del mondo e si deve sempre opporre alle posizioni del mondo contrarie alla volontà ed al disegno d’amore del Signore.

  5. Che dire se un giorno il l’arcivescovo dovesse confermare la usa fede con il pagamento della propria vita?, se si fa compromessi per le piccole cose lo si fa anche (a maggior ragione) per le grandi cose, auguriamo all’arcivescovo di non immettersi nell’Appia Antica (Roma) in modo particolare dove c’è la chiesa del “Domine, quo Vadis?”

  6. I vescovi son successori degl’apostoli.
    I quali, si sa, eran dodici,
    Su undici non ho nulla da eccepire.
    Sul dodicesimo ho molte riserve.
    Ne ebbe anche Nostro Signore.
    Purtroppo mi par di capire che proprio quest’ultimo che sia all’origine di più d’una linea episcopale attuale.

    1. Al di là delle battute – son toscano, m’è venuta naturale, chiedo venia, spero di non aver scandalizzato nessuno – qualora le famiglie non si sentissero più tutelate nemmeno in quegli istituti che una volta si dicevano cattolici, prima di optare sic et simpliciter per la scuola pubblica, dovrebbero prendere coscienza che l’istruzione ai giovani può essere liberamente impartita anche dai genitori, direttamente o per mezzo di precettori che ne abbiano la capacità, senza oneri per lo stato ed in tal caso potrebbero optare per la costituzione di una scuola familiare (La Fraternità San Pio X ne ha istituite due, una nel priorato di Rimini ed una nel priorato di Albano Laziale, ma ci sono anche dei parroci che si stanno attivando in tal senso); ciò è peraltro previsto dalla Costituzione della Repubblica italiana (artt. 30 e 33) nonché dal Decreto legislativo del 16 aprile 1994 all’art. 11, n° 297.

  7. E’ lo stesso vescovo che qualche anno fa avvallo’ la cancellazione del Solenne Atto di consacrazione della città di Rovereto a Criso Re, sostituendolo con una generica preghiera di affidamento!
    Il tutto per iniziativa dell’autorità ecclesiastica e con il parere contrario della Giunta comunale di sinistra!!!
    E mi fermo qui…

  8. vincenzo da torino

    Le scuole pubbliche paritarie cattoliche godono del “diritto di intenti” Es.: i sindacati possono licenziare un loro dipendente che non lotta per i lavoratori, ma si accorda singolarmente senza autorizzazione con i datori di lavoro a scapito di altri lavoratori. ecc. Pertanto in questo caso la scuola paritaria pubblica cattolica ha il diritto di licenziamento per insegnanti che non si comportano privatamente o per ideologia che sia contraria all’educazione cattolica. In fondo il vescovo ha ragione nel dire che non si può licenziare per orientamento sessuale omo un insegnante, purché costui pubblicamente non dia scandalo per la sua situazione né nei comportamenti né nell’insegnamento contrario alla dottrina della chiesa. Diversamente quanti omo nella gerarchia ecclesiastica dovrebbero essere sospesi a divinis e laicizzati? Per fortuna credo pochi, ma esistono…Chiariamo bene, per favore. Distinguiamo l’orientamento dalla persona, come dice il catechismo.

    1. Io distinguo sempre il comportamento dalla persona. Per questo motivo mi sento di essere a fianco di suor Eugenia Liberatore, perché, non rinnovando il contratto alla lesbica, ha censurato un comportamento ed una posizione ideologica incompatibili con una scuola cattolica. Al contrario, mi sento tradito dal vescovo di Trento, il quale, per non condannare la lesbica (giustamente), si è sentito in dovere di assolvere pure il suo vergognoso comportamento.

      Chiariamo bene, dunque: nessuna condanna della lesbica, solo una giusta censura del suo comportamento. Censura censurata dal vescovo!

  9. mi sa che dovremo superare i nostri pastori nella gara di discernimento e di solidarietà verso chi subisce dileggio e persecuzione anche qui in Italia a causa della FEDE! W LA RESISTENZA CATTOLICA! W RISCOSSA CRISTIANA!

  10. Se i nostri coniglietti timorosi di proclamare dai tetti la Verità non se la sento più di far parte della Chiesa di Cattolica, sarebbe bene che cambiassero vestito. Buttassero il ” santo abito sacerdotale ” e indossassero i panni , che so , o di idraulico o di impiegato oppure di maestro o qualche altro mestiere, e che andassero a lavorare , forse farebbero meno danni . Perchè noi ” poveracci di cattolici,” abbiamo bisogno di pastori che conducano il gregge nell’ ovile , non di lupi che ci sbranino.

  11. Liliana D'Agata

    Non ci resta che chiedere allo Spirito Santo il dono del discernimento: sono tempi, questi, in cui le pecore devono guardarsi, oltre che dai lupi, anche da alcuni pastori.

  12. Forse nella “teologia” del vescovo di Trento il peccato di SCANDALO non esiste più; è stato sostituito dal peccato di “contrastare il pensiero unico dominante”!

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