L’ASILO DI ROSSOSCH, IN RUSSIA. GRAZIE AGLI ALPINI, EROI DI UN’ITALIA PULITA CHE ESISTE ANCORA – di Giovanni Lugaresi

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Vorrei esprimere all’amico Giovanni Lugaresi tutta la mia gratitudine per questa cronaca della cerimonia che si è tenuta a Rossosch, in Russia, in occasione del ventennale dell’inaugurazione dell’Asilo Sorriso, costruito dalle Penne Nere in congedo “segno di pace e di amicizia nei confronti dei figli dei figli dei nemici di mezzo secolo prima, nel ricordo dei Caduti di Nikolajewka”. Ogni giorno, per dovere di cronaca, ci occupiamo di un’Italia che va a tocchi, di una politica cialtrona e inconcludente, di ossessioni sessuali più o meno deviate, di corruzione, di miseria e di miserie di ogni tipo. Leggere questa bella cronaca, leggere di questo grande gesto di altruismo degli Alpini ci rincuora: c’è un’Italia silenziosa e seria, capace di amore per il prossimo, di solidarietà vera, di spirito di corpo, che non ha paura del sacrificio fatto per portare del bene. Grazie Giovanni e grazie a tutte le Penne Nere!

PD

 

 

L’ASILO DI ROSSOSCH, IN RUSSIA. GRAZIE AGLI ALPINI, EROI DI UN’ITALIA PULITA CHE ESISTE ANCORA

di Giovanni Lugaresi

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La cerimonia per il ventennale dell’Asilo e, sotto, il monumento ai Caduti. Le foto sono pubblicate per gentile concessione dell’ANA – Associazione Nazionale Alpini

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Vent’anni fa eravamo in oltre mille per l’inaugurazione e la donazione dell’Asilo Sorriso alla gente di Rossosch. Laddove c’era stato il comando del Corpo d’Armata Alpino, le Penne Nere in congedo avevano costruito quella struttura segno di pace e di amicizia nei confronti dei figli dei figli dei nemici di mezzo secolo prima, nel ricordo dei Caduti di Nikolajewka, appunto. In 850 eravamo arrivati dall’aeroporto bergamasco di Orio al Serio; altri 332 erano giunti, puntualmente, a bordo di 95 camper, formanti, con altri quindici mezzi, l’autocolonna più lunga che si ricordi (un primato da Guinness), organizzata e guidata dal generale Cesare Di Dato, futuro direttore de “L’Alpino”.

Tutti insieme il 19 settembre sotto un cielo grigio e piovigginoso, eppure illuminato da tantissimi tricolori e da una marea di cappelli con la penna nera, ad assistere ad una cerimonia sobria, ma ricca di significato: la consegna, appunto, di quella struttura alla popolazione locale.

Ci è venuta in mente quella scena pochi giorni fa, quando, appunto, c’è stato il… ritorno. E non soltanto di Alpini, ma anche di familiari e parenti dei Caduti, amici, cronisti. Questa volta siamo stati in quattrocento, e il numero è ugualmente significativo. Niente autocolonna di camperisti, soltanto aereo, anche perché in questo ventennio molti sono tornati con mezzi loro, altri, soprattutto fra i volontari impegnati nei lavori, sono morti, a incominciare da Ferruccio Panazza, da Leonardo Caprioli, da Bortolo Busnardo, Angelo Greppi. Ma la consapevolezza di compiere un viaggio-pellegrinaggio nella memoria dei Caduti era in tutti, e in tutti, il senso di un’italianità fortemente sentita. Ecco, ci siamo detti, questa è un’Italia di valore e di valori. Non ha mancato di sottolinearlo il presidente nazionale dell’Ana Sebastiano Favero in un breve ma intenso discorso durante la celebrazione dell’anniversario davanti all’asilo stesso, presente fra gli altri l’addetto militare all’ambasciata italiana Mosca, generale Giovanni Armentani – e questa volta c’era il sole.

Valori degli Alpini in forza dei quali lo spirito di oggi è lo stesso di allora, quello spirito che indusse Ferruccio Panazza a pensarlo, questo monumento tutto particolare, ed esprimente il cuore, la generosità della Penne Nere – con il cuore e la generosità, le Penne Nere ci avevano poi messo le mani, “mani benedette”, come qualcuno ha voluto definirle. E ancora, tornando a Favero, cuore, generosità e mani per “rompere le barriere” che settant’anni fa dividevano Italia e Russia.

L’Ana aveva concepito l’Operazione Sorriso proprio come segno di solidarietà, pace, legame di amicizia da chi, allora, venne da invasore.

Il significato di questo “monumento” l’ha compreso appieno anche l’attuale sindaco Markov, e bene espresso con parole chiare: perché la tragedia di allora non si ripeta. L’Asilo Sorriso, secondo il primo cittadino di Rossosch, non è soltanto un “monumento”, ma anche “un atto di pentimento e un segno di amicizia… Una grande costruzione simile a un grande ponte sul quale due popoli si tendono la mano, possono costruire rapporti di amicizia.

“Nel mondo – ha concluso – non credo ci sia un monumento come questo…”. Ed è vero. Nessun invasore è poi tornato sui luoghi occupati a costruirvi “monumenti” come quello realizzato dall’Ana… Meditate, gente, meditate!

La cerimonia era stata aperta dalla messa celebrata da don Bruno Fasani, direttore del mensile “L’Alpino”, le cui parole, al Vangelo si attagliavano particolarmente ai sentimenti delle Penne Nere: un asilo che è sintesi di fraternità, vocazione umana in opposizione all’idolatria del potere oggi imperante. Lo stesso don Fasani che altre toccanti parole avrebbe pronunciato successivamente, a Nikolajewka, alla fossa comune durante la messa officiata sul cippo che ricorda quei Caduti ignoti. E qui (come del resto sul Don e a Quota Pisello), dopo le feste di Rossosch, con i bambini a danzare e a cantare, si è rinnovata la memoria di settant’anni fa.

Figli e/o parenti di Caduti, di dispersi, alpini di ieri e di oggi (alpini di sempre!), amici delle Penne Nere, hanno silenziosamente guardato, pensato, pregato.

Il Coro Ana di Trento che aveva accompagnato i canti della messa, ha poi intonato “Signore delle Cime” e quindi “Nikolajewka”, le note di Bepi De Marzi che innalzano al cielo, che toccano nel profondo, che sono preghiera esse stese, appunto – ispirate dalle pagine di Giulio Bedeschi… Un’atmosfera irreale, quasi, nella piana immensa, vicino a quel cippo, con quella memoria.

E così si è potuta ben capire la commozione del vicepresidente nazionale dell’Ana Nino Geronazzo, nel leggere la Preghiera dell’Alpino, così come in precedenza, a Rossosch, Lino Chies aveva letto la “Preghiera del volontario”: con un groppo alla gola…

Qualcuno ha strappato (letteralmente con le mani), un pugno di terra, qualche altro ha sgranato semi di girasole vicini al cippo. Gesti che soltanto le ragioni del cuore possono farci intendere.

Del resto, come sottolineato dallo storico Alim Morozov, bambino ai tempi dell’occupazione italiana di Rossosch, l’opera degli Alpini ha voluto cancellare la guerra!

1 commento su “L’ASILO DI ROSSOSCH, IN RUSSIA. GRAZIE AGLI ALPINI, EROI DI UN’ITALIA PULITA CHE ESISTE ANCORA – di Giovanni Lugaresi”

  1. ……. ho letto ….. ho avuto grande emozione…. ho pianto……… tutto questo perchè oggi io ho conosciuto un grande amore : si chiama Olga ed è di Rossosch !!! …. gli italiani sono grande brava gente ….. peccato che i nostri politici sembrano un’altra razza !! Grazie …… e grande merito agli Alpini……… io ex Fante di Arresto Folgore …. Gorizia !

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