LE LINGUE BIBLICHE – di Don Marcello Stanzione

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di Don Marcello Stanzione

 

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Chiesa dell’Eleona: Padre Nostro in aramaico

 

Santa Teresa del Bambino Gesù  diceva : “Se fossi stata prete, avrei studiato a fondo l’ebraico ed il greco, al fine di conoscere il pensiero divino quale Dio si degnò di esprimerlo nel nostro linguaggio umano”.

Si ammirerà  quest’intuizione di Teresa che è consapevole che la conoscenza d’una lingua dà accesso ad una mentalità, una cultura, una civilizzazione. Purtroppo alla  maggior parte di noi, non sarà mai dato di apprendere oggi queste lingue morte nelle quali è stata composta la sacra Bibbia. Però è utile avere una idea dell’origine e dell’originalità delle lingue bibliche.


L’EBRAICO

L’ebraico appartiene alla famiglia delle lingue semitiche, di cui la più antica è l’accadiano, attestato da più di 2.500 anni e scritto in lettere cuneiformi (“a forma di chiodi”). In quest’insieme linguistico, si distinguono ancora dei sottogruppi : l’ebraico, con altre lingue come il siriaco, l’aramaico, l’ugaritico, ecc., fa parte delle lingue semitiche dell’ovest. L’archeologia ha molto contribuito a situare la lingua biblica nel suo universo linguistico. Tratterò in particolare due scoperte importanti : la prima nel 1887, ha posto in luce, del tutto casualmente, nella località di Tell El Amarna (medio Egitto), la corrispondenza diplomatica (quasi 400 tavolette) tra Amenophis IV (Akhenaton) ed i re di Canaan (1379-1362 A.C). Uno degli interessi di queste tavolette è di darci degli elementi importanti della lingua cananea che diverrà, cent’anni più tardi, quella degli ebrei. La seconda, ben più importante, ha avuto luogo nel 1928 in una città situata sulla costa siriana, presto identificata come l’antica Ugarit. Ormai noi disponiamo, grazie alle decine di migliaia di tavolette scoperte, d’una lingua cananea molto prossima all’ebraico (e spesso  molto utile per capire i passi oscuri).

L’ebraico condivide con queste lingue alcune caratteristiche : le parole sono per lo più formate da tre lettere, unicamente delle consonanti. Secondo i cambiamenti di vocali ed i prefissi e suffissi, si cambia di tempo, di genere, di significati.

È una lingua relativamente semplice in cui il concreto e l’immaginato dominano. Poche articolazioni complesse come ne conoscono il francese o l’italiano : le frasi sono spesso collegate da una semplice “e”. Poco gusto per l’astrazione dunque, ma, per contro, un posto importante  è dato al racconto,  sia fittizio o storico.

I traduttori sanno che la genialità d’una lingua è intraducibile,  così come certe sfumature non esistono nella lingua moderna. Così il valore dei tempi in ebraico si ordina intorno al compiuto (il perfetto, il presente) e l’incompiuto (imperfetto, presente, futuro, secondo il caso). Questo spiega in parte come le interpretazioni profetiche di tanti passi biblici siano  in parte il frutto d’una cattiva conoscenza dei tempi ebraici. Per la gran parte, l’Antico Testamento è scritto in ebraico.


L’ARAMAICO

Questa lingua è relativamente prossima all’ebraico, un po’ come lo spagnolo in rapporto all’italiano. È una lingua molto antica, parlata dalle popolazioni nomadi a partire dal X secolo avanti Cristo. Fin dal VII secolo, questa lingua prende sempre più importanza per diventare, verso gli anni 500, la lingua ufficiale delle cancellerie dell’impero persiano. È la lingua che gli ebrei hanno scoperta durante l’esilio. Essi la riporteranno in Palestina, al punto che diverrà poco a poco la lingua comune.

Essa non occupa un grande posto nella Bibbia, si trova in una grande parte del libro di Daniele (2, 4-7, 28) e del libro di Esdra (4, 6-8, 18, 7, 12-26).

Sul piano della genialità, l’aramaico non si differenzia fondamentalmente dall’ebraico. In più le parti aramaiche sono minime in rapporto all’immensa produzione biblica. E pertanto la lingua aramaica prende sempre più importanza negli studi biblici. Almeno due ragioni spiegano questo aumento d’interesse :

dapprima l’aramaico era la lingua comune in Galilea ed in Giudea al tempo di

Gesù. Questo vuol dire che la produzione intellettuale verbale di Gesù si è espressa in questa lingua. Il  Vangelo ha conservato alcune parole di Gesù nella sua lingua materna che sono sembrate significative : così Talitha qoum ragazza alzati (Mc. 5, 41), effetá : apriti (Mc. 7, 34) ;

poi la predicazione, nelle sinagoghe, si faceva in ebraico ; poi, un

meturgeman traduceva in aramaico. Questo ha dato nascita ai targums (la parola vuol dire : traduzione. È riservato alle traduzioni aramaiche). Questi sono preziosi perché sono spesso molto antichi e possono dunque illuminare alcune interpretazioni del Nuovo Testamento, nel contesto dell’insegnamento di Gesù.


IL GRECO

Di tutte le lingue bibliche, è il greco quello che ha interpretato il ruolo più importante per il cristianesimo. A partire dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C),  il greco diviene progressivamente la lingua comune di tutto il bacino mediterraneo occidentale.- Questo porta alla nascita di un greco chiamato koiné, cioè comune a tutti i Greci ed a tutti i popoli che sono loro sottomessi.

Questo greco è rappresentato per noi essenzialmente in tre luoghi biblici :

dapprima in alcuni scritti recenti dell’Antico Testamento che non ci sono

pervenuti che in greco : Tobia, Giuditta, la Saggezza, il Siracide, Baruch, i due libri dei Maccabei, dei frammenti di Ester e di Daniele. È su questi scritti che puntano le divergenze d’apprezzamento tra cattolici e protestanti : questi ultimi  li designano  col nome di apocrifi, cioè privati perché non li hanno trovati nella Bibbia ebraica ; i cattolici, viceversa, li chiamano deutero-canonici, cioè ufficiali, benché differenti dagli altri scritti ebraici ;

poi nella traduzione dei settanta : nel corso del III  secolo a.C., degli ebrei

d’Alessandria intraprendono questo lavoro per rendere la Bibbia accessibile a tutti quelli che non sapevano l’ebraico. Impresa enorme ! È questo testo che i primi cristiani adotteranno ;

il terzo luogo di questo greco biblico è il Nuovo Testamento nella sua totalità.

In effetti, anche se una grande parte degli autori del Nuovo Testamento venivano da una cultura semitica, è in greco che essi hanno scritto tutte le loro opere perché a quell’epoca era un po’ come l’inglese di oggi o il latino durante il medioevo.

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