Le Pussy Riot sono tornate e una arriva in occidente da “esule”. Piacerà ai teocon antirussi?

Le Pussy Riot sono tornate di moda. Una di esse, Maria Alyokhina, è “fuggita dalla Russia”, perché contraria all’operazione militare speciale contro l’Ucraina, riferisce la stampa liberal-atlantista e arriverà, “esule”, in Europa. Chi sono le Pussy Riot? Sicuramente qualcuno se ne ricorda. Il nome del gruppo significa “rivolta della vagina” e sono un gruppo punk porno-trash di ultrafemministe e anarchiche russe, ferocemente anticristiane. Tra le loro molte imprese all’insegna della violenza e della blasfemia, l’invasione a viso mascherato, nel marzo 2012, della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca: interruppero la Messa in corso, distrussero arredi sacri, orinarono sull’altare, insultarono il Metropolita Kirill con l’epiteto di “puttana”, cantando una canzone sacrilega contro la Madonna e il Sacrificio Eucaristico. Salvate dalla polizia dal linciaggio dei fedeli, vennero condannate a una pena lievissima (due anni) nonostante la Chiesa Ortodossa e tutta l’opinione pubblica russa chiedesse una pena ben maggiore. Vennero scarcerate, per un’amnistia, prima della fine della pena.

Ciò nonostante, tutto l’occidente liberal e difensore dei cosiddetti “diritti umani” protestò vivacemente contro la condanna, attaccando Putin e il governo russo. Gli USA intimarono alla Russia di “rivedere il caso”, il ministro degli esteri francese Laurent Fabius diramò una nota ufficiale di protesta, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che era sempre stata zitta sulle uccisioni di serbi in Kossovo a opera degli albanesi (come più tardi sarà silenziosa sui massacri di russi a Odessa e nel Donbass ad opera degli ucraini), definì l’arresto delle Pussy Riot una “limitazione della libertà di espressione”. La solita, faziosissima e schierata Amnesty International le considerò “prigioniere di coscienza”. Mezza Hollywood scese in rivolta contro la Russia, con in testa, ovviamente, la blasfemia fatta persona, la cantante Madonna. Persino la prudente Merkel considerò “sproporzionata” la condanna.

Per tutti costoro, assaltare le chiese, insultare la religione e i religiosi, orinare sugli altari è un “diritto civile”. Ora una di queste soavi fanciulle giungerà in Europa, verrà considerata e trattata come un’eroina, ospitata nei migliori alberghi, intervistata dalle testate occidentaliste mainstream, lascia libera di insultare la Russia, Vladimir Putin, il Cristianesimo e il Patriarca Kirill. Magari, già che c’è, le chiederanno anche di cantare qualcosa.

Ecco, mi chiedo: ma i teo-con russofobi che esaltano il corrotto Zelensky e i macellai di Odessa e del Donbass invocando le nostre radici cristiane, la vittoria di Lepanto e dichiarandosi difensori della tradizione e dalla famiglia (lasciamo stare la proprietà…), si rendono conto con chi stanno e chi difendono?

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