Le radici occulte della Modernità

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Di Gianluca Marletta

 

LE RADICI OCCULTE DELLA MODERNITA’

Sguardi su una storia velata

  Quali sono le cause più profonde che hanno determinato lo sviluppo della storia moderna? E quali le radici ideali, culturali e persino “spirituali” di quelle vere e proprie pseudo-religioni che sono state le “ideologie”? E ancora: è azzardato affermare -come oggi si comincia a fare- che certi eventi degli ultimi secoli siano spiegabili anche a partire dall’influsso di correnti di pensiero che potremmo definire, in senso lato, “occulte” o “esoteriche”? Ed è pensabile, addirittura, che queste correnti abbiano giocato un ruolo determinante nel caratterizzare, in senso anticristiano e soprattutto anticattolico, la genesi di alcuni aspetti cruciali della modernità?

Sono tutte domande queste che, per decenni, la cultura occidentale ha relegato nel limbo della “pseudo-scienza” ad opera di un pensiero “ufficiale” di stampo materialistico e storicistico (sia esso di scuola marxista o liberale) che dettava rigorosamente le regole all’interno dei quali la ricerca poteva svolgersi. Un materialismo storicista che viveva di alcuni ben definiti dogmi, all’interno dei quali ogni evento umano doveva necessariamente essere ricompreso. Tra questi dogmi, che tratteggiamo per forza di cose con linee sommarie, possiamo ricordare:

1)                    L’economicismo – ovvero l’idea che siano le strutture economiche ed i rapporti di produzione a determinare ogni aspetto della vita umana, anche l’arte o la spiritualità (questo “dogma” trova la sua più convinta “professione di fede” nelle dottrine marxiste);

2)                   Il determinismo materialista – ovvero la credenza filosofica in uno sviluppo immanente e necessitato della storia in senso progressivo, all’interno del quale il libero arbitrio e le scelte dei singoli non avrebbero alcuna reale importanza (nel modello marxista, anche in questo caso paradigmatico, vediamo ad esempio che alla società borghese basata sullo sfruttamento deve necessariamente seguire il “nuovo mondo” comunista e proletario);

3)                   La marginalità dell’elemento religioso nella storia umana – vale a dire la convinzione che la religione può ritenersi, al più, il travestimento “idealistico” di ben altri interessi (si potrebbe ricordare ancora il marxismo, in cui essa è considerata come “sovrastruttura” della vera struttura -che è economica- e le diverse versioni di liberalismo in cui essa è relegata al ruolo di instrumentum regni).

A partire dal crollo delle ideologie, tuttavia, la storiografia contemporanea sta riscoprendo, seppur a fatica, una storia “altra”: una storia occulta -ossia fatta per lo più da gruppi elitari e nascosta agli occhi della massa- ma anche occultata per decenni da una rigida censura culturale che non ammetteva ombre sul cammino ritenuto necessario e inarrestabile delle magnifiche sorti e progressive

 1 – ALCUNE RADICI IDEOLOGICHE DELLA MODERNITA” –

         Secondo lo storico Franco Cardini, il dovere di uno studioso è quello, paradossalmente, di “fare la storia anche con i se”: poiché è un dato di fatto come una semplice scelta individuale o, a maggior ragione, la scelta ideologica di un’elite, possa trasformare radicalmente il senso degli eventi futuri. E” dunque legittimo chiedersi se la modernità, nelle sue caratteristiche fondamentali, non sia stata anche l’esito voluto di una cultura e di una mentalità sviluppatesi a partire da precise correnti ideologiche.

Lo spirito della modernità in Occidente, infatti, può essere efficacemente descritto come un individualismo teso al progressivo rifiuto della tradizione; rifiuto della tradizione che è poi, in ultima analisi, un più o meno esplicito rifiuto di tutto ciò che trascende l’individuo (molto efficacemente, il filosofo israelita Levinas definisce egolatria l’idolo della mentalità moderna). Questa egolatria, al tempo stesso, è contemporaneamente causa ed effetto di alcune precise correnti ideologiche, alcune remote altre più vicine a noi, tra le quali dobbiamo certamente ricordare (sebbene non siano le uniche):

  • Il nominalismo basso-medievale, che affermando essere semplice flatus vocis ogni categoria universale (“se devo conoscere l’uomo Socrate, a cosa mi serve immaginare un concetto universale di uomo?” ripeteva Guglielmo di Occam), distrugge le basi stesse del pensiero medievale classico, aprendo la strada non solo al metodo scientifico empirico-induttivo ma a anche ad un relativismo di fatto;
  • L’antropocentrismo individualista, diverso da quello del Medioevo, che pure conosce un “antropocentrismo” troppo spesso ignorato, quello che ha per modello l’Uomo-Dio, il Verbo Incarnato. La cultura della prima modernità e del Rinascimento, al contrario, con l’affermazione che è “l’uomo la misura di ogni cosa” mette al centro essenzialmente “l’individuo” avulso da un rapporto con un Dio personale (il Dio di Gesù di Nazareth), considerato come centro della realtà;
  • La cultura occultistico-esoterica, che a partire dal XV secolo, svincolandosi dall’originario legame con la “cattolicità” (nel Medioevo, dottrine come alchimia, astrologia e geografia sacra erano semplicemente aspetti di una più vasta cultura, formata e informata dal Cristianesimo: si vedano, ad esempio, figure come S. Alberto Magno), darà origine a quel miscuglio sincretistico di suggestioni bibliche, classiche, pseudo-cabbalistiche ed egizie al quale si abbevereranno molti filoni culturali, fra i quali spicca -due secoli dopo- anche la nascente Massoneria;
  • La “Riforma” protestante e la dottrina del “libero esame” delle Scritture: l’idea protestante e specificamente luterana che la Bibbia possa essere liberamente interpretata da qualsiasi battezzato (per la prima volta nella storia sia del Giudaismo che del Cristianesimo, si sovverte in modo sistematico uno dei pilastri millenari dell’interpretazione della Scrittura), apre da subito le porte a quel settarismo e a quel relativismo ecclesiologico che nei secoli successivi invaderanno tutto l’Occidente, a partire dal cosiddetto “mondo riformato”.

Tutte queste correnti culturali riusciranno, nell’arco di un paio di secoli, a spezzare l’unità “cattolica” dell’Occidente, fino a confluire e a realizzarsi in pienezza all’interno di alcuni ben definiti ambiti e conventicole.

 2 – MASSONERIA E RIVOLUZIONE FRANCESE –

         Quando si parla di “radici occulte della modernità” il pensiero dei più non può far a meno di volare alla Massoneria (con tutta la cautela con cui dobbiamo usare questo termine: bisognerebbe parlare infatti, forse, più correttamente di “Massonerie”). E” ormai noto, infatti, come l’influsso massonico rappresenti una delle principali muse ispiratrici di molte ideologie moderne; e come esso abbia condizionato e ispirato almeno alcuni fra i più importanti e drammatici passaggi degli ultimi secoli, a partire dalla Rivoluzione del 1789. Nello spiritualismo massonico di tendenza occultistica e sincretistica, inoltre, si può facilmente rintracciare l’origine di quei filoni “spiritualistici” e occultisti che dal XVIII secolo arrivano dritti all’odierna New Age.

         La genesi della Massoneria, tuttavia, è difficilmente ricostruibile: come riferimento più probabile, l’odierna Massoneria può forse vantare tra i suoi antenati quelle “corporazioni muratorie” medievali dove l’arte e il lavoro divenivano simbolo di un percorso spirituale ed iniziatico teso allo sviluppo interiore dell’uomo.

Il mondo delle corporazioni, tuttavia, era ben radicato all’interno di un contesto tradizionale e cattolico da cui esso ricavava senso e legittimità: per arrivare alla moderna Massoneria, pertanto, non potranno ignorarsi alcuni passaggi storici, al termine dei quali lo spirito dell’antica muratoria verrà non solo alterato ma, addirittura, ribaltato rispetto al significato originario. Questo processo ha luogo soprattutto in ambiente protestante (Inghilterra, Scozia) dove le antiche corporazioni, ormai slegate da qualsivoglia funzione sociale, divengono ricettacoli di personaggi che nulla hanno a che vedere con l’arte dell’antica muratoria, ma che penetrano nelle logge alla ricerca di veri o presunti segreti esoterici ivi custoditi, trasformandole via via in vere e proprie “società di pensiero” e in fucine ideologiche. Questo processo, che gli stessi massoni anglofoni chiamano The Transition, culminerà nella riorganizzazione delle logge messa in atto a Londra, nel 1717, dal pastore presbiteriano James Anderson e dal filosofo nonché fisico-matematico (e poi ministro della Chiesa anglicana) di origine ugonotta John Theophilus Desaguliers, dove ogni riferimento tradizionale al cattolicesimo verrà intenzionalmente e sistematicamente cancellato.

Per tutto il XVIII secolo, dunque, “le” massonerie -è impossibile considerarle una realtà monolitica- diverranno i luoghi dove le ideologie e i correnti culturali della modernità troveranno l’humus dove svilupparsi: in un calderone di suggestioni che univano, paradossalmente, l’esaltazione della Ragione al tentativo di appropriarsi di un controllo sui “poteri occulti”, la ricerca dell’illuminazione esoterica all’esaltazione dell’illuminismo razionalista, in cui l’unico e vero riferimento comune sembra essere l’autodivinizzazione dell’Uomo[1] (non dell’uomo comune, ma dell’iniziato…), ritenuto assoluto fattore del destino proprio, nonché di quello dei popoli. Uno degli elementi fondamentali dello spirito massonico, infatti, è l’idea che solo “gli iniziati” siano realmente adatti a poter manovrare la storia, guidando (o addomesticando) i popoli verso obiettivi e fini noti solo ad essi. Non devono infatti trarre in inganno i riferimenti al “popolo” tipici del linguaggio e della pubblicistica massoniche: poiché in questi casi, lungi dall’affermare una qualche “libertà delle masse”, il massone intende essenzialmente rivendicare l’efficacia della “massa” come strumento che solo l’iniziato però può dirigere e sfruttare[2]. Da questo punto di vista, come afferma il massone Oswald Wirth, “l’iniziato (…) si considerava come un essere privilegiato ammesso a partecipare al governo del mondo[3].

         2. 1 – Lo gnosticismo massonico –

Per comprendere meglio, tuttavia, questa costante aspirazione massonica ad una “trasformazione (se non stravolgimento) del mondo”, non si possono ignorare le suggestioni gnostiche presenti nel pensiero massonico: echi di antiche eresie, già presenti nel primo Cristianesimo, in cui il mondo materiale è visto in totale antitesi a quello spirituale (se non, addirittura, come il frutto perverso dell’azione di un malefico “dio ignorante”). Se il mondo materiale è, dunque, ontologicamente errato, le conseguenze che ne derivano sono molteplici e per certi versi sconvolgenti:

  • Dio non esiste in quanto tale ma solo come forza oscura e incosciente, o come “essere supremo” del tutto trascendente e indifferente a questo mondo di tenebre;
  • L’umanità si divide rigorosamente tra un ristretto gruppo di pochi eletti, coscienti della verità, ed una massa di ignoranti imprigionati nella materialità;
  • Il mondo visibile, essendo in principio oscuro e negativo, può e dev”essere trasformato e stravolto, se non addirittura “distrutto”;
  • Le leggi morali non hanno nessuna reale importanza: lo gnostico può transitare a suo piacimento dal più estremo ascetismo spiritualista (ne può essere considerata espressione ad es. l’ascetica suicida dei maestri catari che si lasciavano morire di fame per annientare il legame col mondo), alla più lasciva dissolutezza (che, violando e spezzando legami e leggi naturali, affretta la distruzione di questo mondo oscuro);
  • Il serpente del Genesi, il Tentatore, diventa un simbolo sapienziale in quanto grande “liberatore” dell’umanità, perché dona la libertà all’uomo, lo scioglie dal dominio del “dio ignorante” fattore di un mondo tenebroso e lo divinizza dandogli la “conoscenza del bene e del male”.

Naturalmente è difficile, se non impossibile, ipotizzare una filiazione diretta fra le antiche correnti della gnosi e la Massoneria moderna: tuttavia, un riferimento ideale vi è senza dubbio, e come tale è riconosciuto dai massoni stessi[4]. Come d’altronde non vedere reminescenze gnostiche nella visione di un’umanità divisa in perfetti iniziati da una parte e massa, mera “materia prima dell’opera” dall’altra? O nell’idea -poi ripresa in forma secolarizzata dall’Illuminismo e da tutte le ideologie che da esso traggono origine- che la storia antecedente all’epoca dei “lumi” sia solo oscurità e barbarie, donde la necessità non di migliorare ma di stravolgere l’esistente per renderlo compatibile con “l’ideale” propugnato da un’elite di sedicenti “illuminati”?

2. 2 – La Rivoluzione del 1789 e la sua deriva ideologica e anticristiana –

Se abbiamo detto che “guidare” o dominare la storia è uno degli obiettivi esplicitamente riconosciuti della Massoneria, è ormai quasi universalmente accettato che il primo, vero atto di questa Grande Opera sia stata la Rivoluzione Francese. Affermando questo, naturalmente, non vogliamo certo negare l’importanza delle motivazioni sociali che costituirono il necessario humus dei moti rivoluzionari, né il livello di radicale degenerazione raggiunto dell’allora Ancient Regime – che imponeva, necessariamente, un cambiamento – ma è evidente che queste motivazioni non possono in alcun modo spiegare di per sé la realtà dell’evento né, tantomeno, giustificare gli esiti ideologici della rivoluzione. Come scrive lo storico Bernard Fay, “gli storici che vedono nella Rivoluzione l’esito fatale degli abusi del vecchio regime, si compiacciono nel mostrare le ragioni che potevano avere il popolino, i contadini e gli operai per sollevarsi contro il governo di Luigi XVI; e per spiegare questi fenomeni trovano dei motivi economici, sociali, politici, che li soddisfano. Ma di solito toccano appena la parte avuta dall’alta nobiltà, senza la quale la Rivoluzione non avrebbe mai potuto mettersi in moto. L’impulso rivoluzionario, i fondi rivoluzionari, durante i primi due anni della Rivoluzione, provengono dalle classi privilegiate. (…) Ora, tutti questi nobili che abbracciarono alla prima la causa (…) tutti erano massoni, e non si può scorgervi un caso fortuito, a meno di voler negare l’evidenza”[5]. Da un certo punto di vista, pertanto -e questo può valere anche per le successive “rivoluzioni” di cui è costellata la modernità- le ragioni sociali ed economiche sembrano ricoprire più che altro la funzione di materia prima, che i “costruttori” hanno saputo, di volta in volta, utilizzare per la loro “opera”.

Se certi eventi come la Rivoluzione del 1789 prenderanno quindi una certa piega -soprattutto in senso anticattolico, antitradizionale e razionalista- questo non lo si deve alla spontanea reazione del popolo, ma ad un’operazione di condizionamento della cultura e dell’opinione pubblica cominciata già decenni addietro e gestita in toto dalle logge. Quelle stesse logge che già da tempo avevano identificato nella Chiesa Cattolica, molto più che nei vari e decadenti troni, il principale ostacolo sulla via della realizzazione nel mondo della Grande Opera (ossia della trasformazione dell’umanità e dell’accesso ad una Nuova Era[6]). La reciproca avversione tra Massoneria e Chiesa Cattolica, infatti, nasce dallo scontro fra due antitetiche aspirazioni che mirano ad un coinvolgimento di tutto l’ecumene. Da una parte, infatti, la Chiesa Cattolica afferma di essere depositaria di un messaggio di salvezza donato da Dio a tutti gli uomini: un messaggio che è vero in quanto verace è la Sua fonte; dall’altra la Massoneria, con la sua visione sincretistica e relativistica, non solo non può riconoscere questa verità come rivelata, ma afferma al contrario che è l’uomo stesso, con i suoi mezzi, a potersi innalzare e “divinizzare” (il riferimento massonico al G.A.D.U., il Grande Architetto dell’Universo, è di fatto più simbolico che effettivo[7]). Da qui l’idea della Massoneria come “anti-chiesa” ribadita, fino ai tempi più recenti, da alcuni esponenti massoni[8]: una “chiesa dell’uomo” opposta alla “chiesa di Dio”, e con identiche pretese di universalità.

Il riconoscimento del ruolo preponderante avuto dalla Massoneria e dalle sue tattiche “occulte” nella genesi e nello sviluppo di molti eventi della storia non deve tuttavia condurci ad una sorta di “mitologizzazione” della Massoneria stessa, quasi si tratti di un corpo unitario e solidissimo, capace da solo di guidare e condizionare il divenire della storia. Questa visione, propria a molti “complottisti”, non tiene presente infatti che, a fronte di un’indubbia radice comune, esistono in realtà molte massonerie, spesso divise fra loro, come è logico che sia in un sistema di pensiero che fa aperta professione di relativismo. Al tempo stesso, essendo la struttura massonica rigidamente gerarchica e differenziata, non è possibile immaginare che ogni singolo massone o loggia siano dei coscienti operatori di chissà quale piano segreto (lì dove, molto spesso, le motivazioni di carattere personale o anche il mero interesse pratico dato dal far parte di un gruppo esclusivo e potente, prevalgono su qualsivoglia passione “esoterica”).

Va poi tenuto presente che la Massoneria è solo una, benché la più nota e diffusa, delle molte realtà che formano quell’intrigo di gruppi, conventicole, alleanze e “cupole che si propongono di esercitare il loro potere da dietro le quinte: una galassia in cui, contrariamente a quel che può immaginare la gran massa delle persone, è proprio chi è meno visibile e noto ad esercitare un potere più grande e difficilmente attaccabile.

 

3 – IL XIX SECOLO: TRA SCIENZA, IDEOLOGIE E … FANTASMI –

Il XIX secolo è in parte il prodotto spurio di ciò che il cosiddetto Secolo dei Lumi aveva in precedenza partorito. E” nell’800, infatti -il secolo dello scientismo e del positivismo, il secolo di una beata quanto ingenua fede nel “progresso” che già Leopardi irrideva- che i semi coltivati e sparsi in precedenza hanno modo di fiorire, dando origine anche a quelle ideologie che sconvolgeranno il successivo XX secolo. La stessa ambiguità insita in tali radici, d’altronde, avrà modo di svilupparsi, rendendo il XIX secolo un’epoca molto più complessa di quanto ci mostri la vulgata storicista, che solitamente lo indica solo come il “secolo dell’industria e delle scoperte” e dell’emancipazione delle masse.

Accanto a questa facciata trionfalista e per così dire “diurna”, infatti, l’800 è anche il secolo per eccellenza dell’occulto, delle sedute spiritiche come espressione precipua dello spirito dominante nelle elite sociali, delle “ricerche psichiche”: un secolo complesso, dunque, che combatte di giorno la “superstizione clericale” e le monarchie, ma che di notte ricerca fantasmi ed evoca ombre. Queste due facce della medaglia, d’altronde, condividono gli stessi ambienti, le stesse aspirazioni politiche e sociali, gli stessi percorsi ideali di tipo “progressista”, intrecciandosi di frequente in maniera da risultare indistinguibili.

Esempio paradigmatico del tipico uomo dai due volti che caratterizza il XIX secolo potrebbe essere un Giuseppe Mazzini: rivoluzionario e patriota, anticlericale e nemico del Papato, ma anche (meno noto) paladino della “reincarnazione” e della possibilità di comunicare telepaticamente con creature extraterrestri[9]. Accanto ad un Mazzini, potremmo affiancare una sua personale conoscenza, divenuta di fatto una delle figure di riferimento dell’occultismo: quella Elena Petrovna Blavatsky, abile rimescolatrice di dottrine orientali e occidentale, ferocemente anticattolica (“nostro scopo è  […] di cancellare il Cristianesimo dalla faccia della terra”[10], amava affermare) e fondatrice, con il massone americano Colonnello Ollcott, di quella Società Teosofica[11] che diverrà la grande fucina di tutti gli “spiritualismi” moderni, fino alla cultura degli hippie anni “60 e della New Age.

Ma è forse in quella che potremmo definire l’epidemia spiritista, che l’800 orgoglioso delle ideologie “progressive” e della tecnica dimostra tutta la sua ambiguità e la sua attrazione verso “il lato oscuro” della realtà.

         3. 1 – Spiritismo: la “rivoluzione degli spettri” –

Fra le tante “rivoluzioni” che costellano il XIX e XX secolo (industriale, operaia, socialista, femminista, ecc.), ve n”è una di cui, stranamente, si parla poco e che pure ha avuto un’importanza non sottovalutabile. Questa “rivoluzione”, d’altro canto, si muove sulla stessa scia delle altre e vive anch”essa dei medesimi miti di “progresso”, “emancipazione”, “evoluzione”: stiamo parlando dello spiritismo, ossia dell’idea che sia possibile, con mezzi empirici e doti puramente individuali, comunicare con le “anime” dei defunti e/o con altre entità incorporee.

Lo spiritismo moderno, che pure ha radici remotissime, nasce ufficialmente non a caso nel 1848 -lo stesso anno in cui rivoluzioni d’ogni tipo fioriscono in tutt’Europa- ed è considerabile, senza dubbio, come la prima, vera “moda americana” ad invadere l’Occidente. L’invenzione dello spiritismo risale a tre sorelle della cittadina di Aurora, stato di New York, cresciute in un ambiente sociale di tipo protestante-radicale, pullulante di gruppi religiosi (e para-religiosi) d’ogni tipo. L’idea che è alla base dello spiritismo è semplice: chiunque sia dotato di una particolare “sensibilità recettiva” (il cosiddetto Medium), può entrare in contatto facilmente con gli spiriti dei defunti ricevendone messaggi e persino nuove rivelazioni. A riprova della “validità” di tale metodo ci sarebbero quei fenomeni paranormali che, dicitur, si manifesterebbero spontaneamente durante le cosiddette “sedute”.

Quello che sconvolge è la straordinaria velocità d’espansione del fenomeno, che nel giro di qualche anno invade anche l’Europa, soprattutto Francia e Inghilterra, coinvolgendo ambienti e classi sociali diverse, con ricadute anche politiche molto interessanti. In effetti, fin dalle prime “rivelazioni spiritiche”, le sorelle Fox vengono messe in guardia dagli “spiriti” sulla valenza epocale e rivoluzionaria di questo nuovo metodo: (voi) dovete proclamare questa verità al mondo. Questa è l’alba di una Nuova Era; non dovete nasconderla oltre”[12]. Se lo spiritismo, infatti, garantisce la possibilità di entrare in contatto “con l’invisibile” senza la mediazioni di sacerdoti, dogmi e dottrine, è evidente che tutto il sistema religioso tradizionale è destinato a crollare: “L’uomo non è un angelo caduto […], non deve piegarsi servilmente sotto la verga del rappresentante di un Dio […]. Il giorno della liberazione intellettuale è arrivato; l’ora del rinnovamento è suonata per tutti gli esseri che il dispotismo della paura e del dogma ancora piegava sotto il proprio giogo. Lo spiritismo rischiara con la sua fiaccola il nostro avvenire”[13]. Per questo motivo, lo spiritismo ebbe un forte influsso anche su movimenti politici che si abbeveravano di concetti analoghi, p. es. soprattutto sugli ambienti del primo socialismo.

Un aspetto solo in apparenza paradossale è dato dalla straordinaria fascinazione che lo spiritismo ha esercitato su numerosi scienziati e uomini di cultura nel cuore dell’epoca positivista: al punto da esser stato definito come religione positivista. Il legame tra queste due correnti apparentemente antitetiche è dato, in realtà, dal loro comune “empirismo”: lo spiritismo, infatti, rigettando ogni forma di tradizione e metafisica a vantaggio del “fenomeno”, ben si adattava ad un’epoca in cui il “metodo sperimentale” era stato elevato ad unico mezzo di conoscenza possibile[14]. Inutile dire come anche questo capitolo della storia e della scienza sia stato relegato ai margini, da una storiografia ufficiale non interessata ad accogliere zone d’ombra all’interno di una visione del mondo che si vorrebbe chiara e progressiva.

 4 – LE RADICI OCCULTE DI ALCUNE IDEOLOGIE MODERNE

         In questo clima complesso ed eterogeneo, vengono alla luce anche quei fenomeni di importanza tragicamente epocale che sono state le grandi ideologie moderne. Anche rispetto a questi fenomeni – a ragione definiti “religioni laiche”, perché dei grandi sistemi spirituali imitano e persino scimmiottano rituali, forme d’aggregazione e simboli[15] – la chiave di lettura ufficiale ha quasi sempre ignorato una serie di rapporti e connessione “occulte” che, bisogna riconoscerlo, hanno invece contribuito, in misure e forme differenti, alla genesi di questi sistemi.

4. 1 – Il Comunismo occulto –

Potrebbe apparire un assurdo in termini parlare di radici occulte –magari venate di “spiritualismo”- per un movimento come il comunismo che, almeno nelle sue forme marxiste-leniniste, ha sempre fatto esplicito proclama di ateismo e di materialismo: ma in realtà, anche in questo caso, la storia dimostra di essere più complessa di quello che si immagina (o si vorrebbe).

Se il legame tra socialismo pre-marxiano e spiritismo è storicamente innegabile –al punto che essere socialista, nella Francia dell’800, era quasi sinonimo di essere spiritista– c’è chi vedrebbe, addirittura, un certo coinvolgimento col mondo dell’occulto dello stesso campione del materialismo: Karl Marx. Questa ipotesi, contenuta in un saggio non sempre ineccepibile a livello storiografico[16], pur nell’impossibilità di essere dimostrata, non avrebbe di per sé nulla di assurdo, a fronte di quella “complessità” ideologica del XIX secolo su cui ci siamo già soffermati.

D’altro canto, al di là di quali fossero i veri convincimenti di Marx, non si può negare come tutta la simbologia del movimento comunista abbia evidenti riferimenti  a elementi occultisti e massonici[17]: il che, se non altro, dimostra quantomeno l’esistenza di un humus culturale comune se non l’azione cosciente di influssi più o meno diretti.

         Più evidenti ancora sono i profondi intrecci tra il mondo dell’occulto e il potere sovietico già a partire dal periodo di Lenin. Se del fondatore dell’URSS, infatti, sarebbe difficile mettere in dubbio la sincera fede materialista, lo stesso non può dirsi per gran parte del suo establishment, fortemente influenzato da movimenti come il Cosmismo o i Costruttori di dio che propugnavano una sorta di religiosità tecnologico-messianica, in cui il comunismo era in realtà lo strumento grazie al quale l’umanità avrebbe raggiunto un livello di evoluzione tale da portarla a sconfiggere la morte, resuscitare i cadaveri e trascendere il piano terreno[18].

         4. 2 – Il nazismo e le origini dell’ideologia razzista –

Le origini occulte del nazionalsocialismo sono state le prime (e per molto tempo anche le uniche) a poter essere indagate dalla storiografia “ufficiale”: questo perché, essendo il nazismo uscito sconfitto dal secondo conflitto mondiale (e sottoposto ad universale esecrazione a causa dei suoi crimini), il tema in sé non costituiva un motivo di scandalo. Anzi: il tentativo di “isolare” il nazismo in una sorta di cantuccio irrazionalista del pensiero occidentale ha rappresentato una sorta di “esorcismo collettivo” da parte di una cultura moderna che si voleva altra rispetto alla mostruosità del movimento di Hitler. Ma in realtà, anche in questo caso, la storia è sempre più complessa di come l’ideologia la vorrebbe: e oggi è sempre più difficile negare come il nazismo sia stato, in tutto e per tutto, frutto di quella cultura moderna che si è andata sviluppando nel XVIII e nel XIX secolo; un movimento anzi, che portando all’estremo certe tipiche e prometeiche “istanze di modernità”, ha anticipato di decenni temi come l’ecologismo radicale, l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica … tutti attuali cavalli di battaglia del progressismo più a la page.  

        Gli stessi filoni culturali (e occulti) a cui il nazismo attinge, non sono stati per nulla un’esclusiva del movimento hitleriano. La nota frase dell’ideologo nazista Alfred Rosemberg, “oggi si desta una nuova fede: il mito del sangue (…). Il sangue nordico costituisce un mistero, il quale ha sostituito gli antichi sacramenti”, ha già una lunga storia dietro di sé prima ancora di essere enunciata. Come noto, infatti, tutti i fondatori del Partito Nazionalsocialista avevano aderito ad una società segreta, la Società di Thule[19], di ispirazione teosofica. Ed é dalle idee della Blavatsky che Hitler attingerà gran parte dei suoi punti di riferimento ideologici: l’idea dello “scontro tra le razze”, l’antisemitismo e l’anticristianesimo, un certo ecologismo e animalismo panteistici, persino il suo vegetarianesimo. Questi riferimenti occulti si fondono, poi, con un razzismo di tipo biologico che il Nazismo condivide con gran parte della cultura occidentale dell’epoca: un razzismo sviluppatosi inizialmente in Inghilterra come stampella ideologica del colonialismo e che, certamente, ha conosciuto nell’idea darwiniana della “sopravvivenza del più adatto” e dell’eliminazione dell’inferiore (in quanto “meno adatto”) il suo più importante supporto di tipo “scientifico”[20]. D’altronde, questo razzismo diffuso, precede e sopravvive a Hitler, e conoscerà raccapriccianti manifestazioni anche presso quelle nazioni che con le armi avevano combattuto il nazismo[21].

        4. 3 – L’America occulta e l’idea di Nuovo Ordine Mondiale –

Il lettore alle prime armi per ciò che riguarda i “dietro le quinte” della storia, rimane solitamente colpito nell’apprendere che la parte più complessa della moderna “storia occulta”, quella di più difficile decifrazione eppure la più importante, non riguarda le defunte e fortunatamente lontane ideologie del totalitarismo, ma la realtà ben più vicina delle moderne liberal-democrazie occidentali. Può sembrare paradossale, infatti, ma esiste anche un “volto occulto della democrazia” occidentale, più che mai complesso e inquietante.

Sul tema dell’“America occulta”, p.es., molto si è scritto e detto negli ultimi anni, anche sulla scia di una produzione romanzesca e cinematografica che, come avviene in questi casi, oltre a portare a conoscenza il tema ha anche, purtroppo, contribuito a mistificarlo confondendo realtà e fantasia. Di certo si può serenamente affermare che, al pari della Rivoluzione Francese, anche quella Americana sia stata essenzialmente un’opera di pochi, le cui basi furono inizialmente gettate tra l’indifferenza quando non tra l’ostilità della società coloniale dell’epoca. Anche in questo caso, dunque, le ragioni sociali ed economiche costituirono solo la “materia prima” di un’Opera gestita da un ambiente quasi esclusivamente massonico, a partire dello stesso “fratello” George Washington.

La presenza della Massoneria e della sua simbologia nella storia e nella cultura americane sono addirittura invadenti e lasciano di stucco chiunque non sia abituato a vedere le cose in una prospettiva più profonda: dalla dichiarata appartenenza alle logge della maggior parte dei presidenti della storia USA, alla simbologia “sacra” rintracciabile in quasi tutti gli edifici storici e nella stessa pianta della capitale Washington (con orientazioni verso le stelle Pleiadi, il sole al Solstizio d’inverno e, nel caso del Pentagono … addirittura alla costellazione del Toro, che in astrologia influenza le scelte militari), fino al celeberrimo “concentrato” di simbolismi esoterici presenti sul biglietto da Un Dollaro (The One), sembra che ben poco nella storia della più grande liberal-democrazia del mondo sia stato fatto senza avvertire il dovere di riferirsi alla Massoneria o di ingraziarsi ed evocare “forze” evidentemente ritenute reali e operanti.

Ma la cosa che forse può interessare di più è, soprattutto, che questa costante professione di fede nei poteri occulti si colleghi ad una sorta di sentita “vocazione imperiale” che ha, come riferimento ideale e obbiettivo concreto, l’instaurazione di un cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. In effetti, quell’idea oggi così caldeggiata da ambienti e personaggi d’ogni tipo, della necessità di introdurre nel mondo un Nuovo Ordine sovranazionale, fu già lanciata, in tempi assolutamente non sospetti, da ambienti strettamente massonici. In tal senso, la prima, pubblica dichiarazione d’intenti mirante alla creazione di una “repubblica universale” di ispirazione massonica può farsi risalire, addirittura, al Gran Maestro della Loggia di Londra De Ramsay[22], che parlava di “repubblica mondiale” già nel lontano 1737! Di pochi anni successivo, d’altronde, è un documento sequestrato a Milano nel 1756, in cui si afferma senza mezzi termini che “l’oggetto principale della Società (n.d.a. la Massoneria) è diretto ad estinguere tutti i principati, e ridurre il mondo ad una repubblica universale[23].

Del resto, sullo stesso biglietto da Un Dollaro, voluto nel 1933 dal presidente massone F. D. Roosevelt, all’interno del famoso Great Seal (Grande Sigillo), campeggia l’iscrizione programmatica NOVUS ORDO SAECLORUM: il Nuovo Ordine dei Secoli che rappresenta dunque, in maniera palese, l’obiettivo che certi poteri si prefiggono rispetto all’umanità.

Quello che stiamo dicendo, naturalmente, non significa assolutamente che ogni idea per così dire ecumenica di “repubblica mondiale” sia, ipso facto, massonica e occultista: ma vuol dire prendere atto che l’attuale idea di Nuovo Ordine Mondiale, così come si é concretizzata almeno nell’ultimo secolo, non è affatto “neutra” ed innocua come vorrebbe apparire, ma attinge la sua ragion d’essere e la sua ideologia di riferimento ad una precisa cultura e ad un determinato ambiente. Ed è questo stesso ambiente di riferimento, dotato di straordinario potere economico e mediatico, ad aver concretamente supportato il progetto del NWO[24] col sostegno di alcuni importantissimi gruppi politico-economici (primo fra tutti l’impero della famiglia dei Rockfeller[25]) e “culturali” ben definiti (tra cui, la stessa Società Teosofica nelle sue molte diramazioni[26]).

 5 – UN CASO EMPLARE: LA GENESI DELLE MODE

I temi finora toccati potrebbero apparire, nonostante tutto, ancora troppo lontani e distanti dalla vita di tutti i giorni. E in effetti, c’è da chiedersi in che maniera certi “poteri” abbiano la possibilità di influenzare concretamente la nostra esistenza: un’esistenza che noi siamo portati a percepire come più o meno “libera” e non condizionata. Per cercare di capire come sia possibile influenzare, spesso in maniera del tutto “subliminale”, il modo di pensare e quindi la vita di interi popoli, assume valore paradigmatico affrontare il problema della formazione delle “mode”.

Naturalmente, quasi tutti sono convinti di sapere bene cos’è una moda, ed è probabile che di solito le si consideri dei fenomeni più o meno “spontanei”, scaturiti dalla “coscienza di massa” in maniera più o meno casuale. Questo, tuttavia, è solo un modo superficiale di vedere le cose, poiché, ad un’occhiata più profonda, emerge chiaramente come non vi sia nulla di meno spontaneo di una moda. Anche ad un livello piuttosto banale, infatti, è evidente che una certa moda nel campo ad esempio dell’abbigliamento, non può che nascere se non su diretta sollecitazione di chi ha interesse a vendere un determinato capo: una sollecitazione che può essere indotta nelle masse attraverso la pubblicità, l’esempio dei cosiddetti VIP, ecc.

Se questo esempio, dunque, è valido al livello di un vestito, a maggior ragione potrebbe esserlo, su un piano ben più ampio, per quelle particolari mode che sono le ideologie dominanti, le visioni della realtà, le opinioni diffuse, persino le reazioni emotive della collettività verso una certa problematica. Queste “mode”, che forse potremmo definire più correttamente “stati di spirito”, di solito non sono infatti più “spontanee” di quanto non lo siano le mode più banali e quotidiane; solo che, nella loro costruzione, abbisognano con tutta evidenza di mezzi enormemente più grandi e di strategie ben più raffinate. Questi “stati di spirito” infatti, se ben costruiti, possono penetrare la coscienza collettiva in maniera assolutamente efficace, indirizzando intere masse verso scopi e finalità a loro del tutto sconosciute.

Un’analisi straordinariamente cruda e realistica di cosa siano le mode e gli “stati di spirito” è quella offerta dal noto esoterista francese René Guénon. Guénon, storico delle religioni e dei simbolismi, che può essere preso ad esempio -pur con tutte le cautele del caso- come efficace critico della modernità e delle sue mode. Egli ebbe anche, in gioventù, assidue frequentazioni con gli ambienti massonici[27] e occultisti, diffusissimi nella sua terra natia: la sua testimonianza, dunque, è considerabile, per così, di prima mano, ed è in tal senso davvero illuminante (… e non meno inquietante). Nelle sue opere, Guénon sfiora frequentemente il tema dei “meccanismi” che generano gli “stati di spirito” collettivi; così, ad esempio, scrive l’esoterista francese: “è noto l’adagio: “Vulgus vult decipi”, che alcuni commentano: “Ergo decipiatur! […] Si può così tenere per sé la verità e diffondere nello stesso tempo errori che si sanno essere tali, ma che si ritengono opportuni”[28]. Si tratta, in sostanza, della legittimazione della menzogna, sapientemente diffusa allo scopo di raggiungere un “fine” conosciuto, evidentemente, solo da chi è iniziato in tali faccende. Il Guénon, dal canto suo, depreca simili atteggiamenti, ma aggiunge laconicamente: “altri però possono giudicare le cose diversamente”[29]. Un’altra tecnica per diffondere uno stato di spirito nelle masse, è quella che potremmo definire balance of power: ovvero, scrive Guénon, “ritenere che la coesistenza di due errori opposti, limitatisi per così dire reciprocamente, sia preferibile alla libera espansione di uno solo degli errori”. Così, spiega ancora Guénon, “può anche darsi che molte correnti di idee, per quanto totalmente divergenti, abbiano avuto un’origine analoga e siano state destinate a favorire quella specie di gioco d’equilibrio che caratterizza una particolarissima politica; in quest’ordine di cose, si commetterebbe un grave errore fermandosi alle apparenze”[30].

Quello che afferma Guénon, dunque, ci spalanca la finestra su di un mondo, quello della persuasione occulta, nel quale probabilmente siamo continuamente immersi; un mondo dove non esiste il “caso” e dove la “spontaneità” è solo un mito, ma dove al contrario tutto è studiato nei minimi particolari. Un mondo, peraltro, dove le regole del rispetto della “verità”, l’identità tra ciò che si pensa e ciò che si propaganda e persino la differenza tra opposte posizioni politiche non ha più senso: perché tutto può essere immolato sull’altare di un fine che solo a pochi è concesso conoscere. Da questo punto di vista, le parole di Guénon sono davvero illuminanti: il loro inquietante riferimento alla balance of power, non può non rimandarci alle innumerevoli “strategie della tensione” e degli “opposti estremismi” di cui è costellata la storia politica non solo del nostro paese. Ma queste parole aprono uno squarcio di luce anche su molti altri accadimenti che, in una maniera o nell’altra, hanno trasformato e stravolto la nostra storia più recente.

         5. 1 – La “rivoluzione” degli anni Sessanta e i suoi “geni tutelari”-

         Se c’è una “rivoluzione” che la pubblicistica ha sempre considerato come un esempio di popolare e “spontanea” rivolta contro il “sistema” e i suoi valori, questa è certamente quella fiorita nei “magnifici anni Sessanta”: quella, per intenderci, che sull’onda della musica rock e con la forza ammaliante delle droghe e della “liberazione sessuale”, delle spiritualità “alternative” e della cultura “psichedelica”, avrebbe finito per mutare e sconvolgere ogni sistema valoriale delle società occidentali. Una rivoluzione molto efficace, per altro, se solo si calcola che proprio a partire dagli anni Sessanta si assisterà inesorabilmente alla diffusione endemica delle droghe, all’aperta repulsione verso le “Chiese” tradizionali, all’accettazione di massa di fenomeni come l’aborto, all’affermarsi di una visione puramente “ricreativa/ludica” della sessualità, che porteranno infine al declino dell’istituzione familiare e all’annichilimento delle forme tradizionali di legame in nome di un individualismo assoluto e auto fagocitante, sempre in trincea nel reclamare nuovi “diritti”.

         Come per altri eventi della storia, naturalmente, la spiegazione offerta in chiave sociologica è stata quella della reazione ad un modello passato che ormai stava stretto, della contestazione del paterno da parte delle nuove generazioni e persino quella di una rivendicazione sociale dei ceti meno abbienti (vecchia esegesi marxista del tutto inconsistente, dato che i “ribelli” erano, in massima parte, figli della borghesia più benestante). Pochi, tuttavia, hanno messo nella giusta luce l’importanza determinante avuta da certe “agenzie culturali”, senza le quali non si spiegherebbe la diffusione così capillare di certe mitologie che hanno caratterizzato quegli anni; e, in particolar modo, di alcuni personaggi che di queste “agenzie” erano espressione o emanazione e che potremmo definire i geni tutelari della “rivoluzione”, tra cui dobbiamo ricordare:

  Aldous Huxley – Rampollo dell’importantissima famiglia britannica degli Huxley (il nonno, Thomas Huxley, detto “il mastino di Darwin”, è stato il più grande diffusore del darwinismo nel mondo accademico e il fratello, Julien Sorell è stato il primo Direttore dell’UNESCO); professore e scrittore con stretti legami di amicizia (e collaborazione?) coi servizi segreti inglesi. A. Huxley è stata l’anima intellettuale di quel “movimento psichedelico” che ha diffuso, a partire dagli Stati Uniti, l’utilizzo dell’LSD come strumento per “allargare la coscienza”. Nel romanzo Brave New World (Trad. it. Il mondo nuovo), l’autore preconizza un mondo futuro dove il controllo sulla popolazione è basato sulla cancellazione della memoria storica, sulla droga, sull’eugenetica e sulla sessualità disgiunta dalla procreazione…

  Thimoty Leary –  Professore ad Harvard, è stato per gran parte degli anni Sessanta e Settanta, il “messia” di una sorta di spiritualità fondata sull’utilizzo degli allucinogeni. Autentico guru della cultura “alternativa” hippie, verso la fine della vita ha riconosciuto lui stesso, in alcune interviste, la sua collaborazione con la CIA e l’FBI nella diffusione delle droghe (!) e l’importanza avuta da questi poteri nella nascita di quel movimento psichedelico che la vulgata vorrebbe “spontaneo” e alternativo al sistema[31];

  Alice Bailey – Teosofa e discepola della Blavatsky, la cui visione escatologica basata sull’idea dell’avvento di una prossima Età dell’Acquario, un’era nuova di libertà e di spiritualità che doveva seguire all’Età dei Pesci (in cui ha prevalso il Cristianesimo), ha contraddistinto fin dalla nascita il movimento hippie;

  Aleister Crowley – Il grande occultista e “satanista” inglese (anche se per lui il “diavolo” era solo il simbolo del potere di libertà contenuto nell’uomo), il cui insegnamento fatto di anarchismo totale (“fai ciò che vuoi sia la tua legge”) e di magicismo diverrà un caposaldo ideale della “rivoluzione” rock[32]. Anche secondo Crowley, la nostra epoca, destinata ad assistere al crollo del dio cristiano, dovrebbe segnare il passaggio verso una Nuova Era (che il mago britannico chiamava l’Eone di Horus). Come molti altri personaggi del suo tipo, anche Crowley ha frequentemente avuto rapporti con politici, servizi segreti e persino uomini di scienza[33].

Alla luce di tali figure e di tali influssi, pertanto, bisognerebbe realmente domandarsi se la “rivoluzione anni Sessanta” sia stata davvero una rivoluzione fallita, come lamentano coloro che in buona fede ne fecero parte, o non piuttosto una riuscitissima opera di alchimia sociale, giostrata da poteri nascosti a dispetto delle masse e sfruttando i loro entusiasmi. Di fatto, guardando al concreto, quel periodo è stato soprattutto un momento di distruzione delle rimanenti radici cristiane della società, a cui farà seguito, una volta trascorsa la temperie “rivoluzionaria”, una nuova società basata sull’individualismo e sull’edonismo. Un Solve et Coagula, un Ordo ab Caos di portata radicale, frutto forse di un “disordine sapientemente organizzato”[34].

5, 2 – “Libertà dei costumi”, aborto e denatalità-

Un altro luogo comune molto radicato -e per questo, unanimemente accettato- è quello che vede, nei cambiamenti di costume, un fenomeno spontaneo, un processo generato dal basso, al punto da parlare addirittura di “evoluzione del costume” o di “presa di coscienza delle masse”. Senza escludere, naturalmente, la complessità e la molteplicità dei fattori che generano il processo di evoluzione delle idee, è pur vero tuttavia che anche per quanto riguarda quelle particolari “mode” che sono le “idee dominanti”, è riduttivo ignorare quella che è l’importanza di certi influssi “sapientemente veicolati” … dall’alto.

Un esempio paradigmatico è quello che ha portato, nello spazio di alcuni decenni, ad un generale cambiamento della coscienza di massa rispetto al tema della sessualità, della visione della famiglia e su temi, peraltro strettamente collegati, come quelli dell’aborto: un cambiamento che, con molta facilità, si finisce per attribuire in toto a motivazioni sociali, ignorando così l’enorme sforzo compiuto da determinate “agenzie culturali”.

Eppure, è piuttosto noto come da tempo immemorabile alcune “forze” abbiano identificato proprio nel “mutamento dei costumi” un’arma straordinaria, da utilizzare per i propri scopi. In un carteggio del 3 aprile 1824, a firma del carbonaro Nubius indirizzato al confratello Volpe, si legge ad esempio: “Il cattolicesimo (…) non teme la punta di un pugnale ben affilato, ma (…) la corruzione. Non stanchiamoci dunque mai di corrompere. (…) non facciamo dunque dei martiri, ma rendiamo popolare il vizio nelle moltitudini. (…) Fate dei cuori viziosi e non avrete più cattolici”[35]. Lo stesso tono che si ritrova, a distanza di un secolo (1928), in un documento proveniente dall’ambiente massonico elvetico: “La religione non teme la punta di un pugnale, ma può cadere sotto il peso della corruzione. Non stanchiamoci, dunque, mai di corrompere, magari servendoci del pretesto dell’igiene, dello sport, della stagione, ecc. (…) Per corrompere bisogna che i nostri figli realizzino l’idea del nudo”[36].

Il mondo dei profani può essere controllato in molti modi da coloro che sanno; e se l’idea del nudo e della “libera sessualità” può essere un ottimo oppio da fornire ai propri sudditi, importante però è anche che la massa dei “non-iniziati” sia radicalmente sfoltita come numero. Da questo punto di vista, fortissime sono state, per decenni, le sollecitazioni ad una radicale riduzione delle nascite, ottenibile sia attraverso lo sgretolamento delle famiglie attraverso anche la pornografia e il pansessualismo, sia attraverso la diffusioni di “miti di terrore” predicanti il collasso della terra a causa del numero dei suoi abitanti, sia con la propaganda diretta a favore dell’aborto. E anche in questo caso, l’influsso di “certi poteri” è stato, a volte, pubblicamente riconosciuto. Così, ad esempio: “E” nelle nostre logge, precisa Edwige Prudhomme, Gran Maestra della Gran Loggia femminile francese, che furono prese, 15 anni fa, le prime iniziative che condussero alla legislazione sulla contraccezione, il planning familial e l’aborto” (Le Monde, 26 aprile 1975). Anche in questo caso, poi, fa la sua comparsa quella “particolare logica” della doppia verità (una per l’esterno, l’altra per coloro che sanno) che abbiamo visto essere uno dei marchi di fabbrica di determinati poteri. Così, ad esempio, esponenti del IPPF (Movimento Francese per la Pianificazione Familiare) hanno potuto affermare in Francia, durante la battaglia per l’introduzione dell’aborto, che: “Noi combattiamo per la contraccezione e per l’interruzione volontaria della gravidanza non per malthusianesimo né per migliorare lo stato sanitario della popolazione. Noi facciamo la scommessa di credere che se una donna o un uomo può modificare il suo comportamento su questo aspetto essenziale della vita, potrà in ogni altro campo contestare comportamenti e situazioni tradizionali”[37].

Bisognerebbe dunque chiedersi, al di là di ogni superficiale passione per le dietrologie o peggio per le teorie “complottistiche”, ogni volta che nuove “mode culturali” sembrano apparire dal nulla, quale sia il vero scopo che tali suggestioni collettive si ripropongono: se quello, sbandierato e pubblicizzato, dell’affermazione di nuovi “diritti” o non, piuttosto, quello di una trasmutazione della mentalità collettiva, finalizzata a scopi che, con tutta evidenza, sfuggono anche ai molti “paladini in buona fede” che si propongono di volta in volta sulle piazze e sui media.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

          La bibliografia sui temi trattati (oltre che le fonti rintracciabili sul web) è praticamente sterminata: questa vastità, tuttavia, non sempre è garanzia di attendibilità e corretta informazione. In un grande fiume inevitabilmente passa anche molto fango…

In questa brevissima bibliografia, pertanto, segnaleremo solo alcuni fra quei testi che possiedono uno spessore scientifico e un’attendibilità storiografica tali da risultare utili strumenti di conoscenza e di ricerca. Ricordiamo, per altro, che gli autori qui selezionati non appartengono esclusivamente all’area cattolica.

Altre indicazioni bibliografiche sono ricavabili dalle note a margine del nostro testo.

 Francesco DIMITRI,

COMUNISMO MAGICO,

Editrice Castelvecchi, Roma 2004

Un testo unico nel suo genere ed enciclopedico, sulla storia quasi del tutto ignorata dei filoni occultistici presenti nei movimenti comunisti, dai loro albori fino alle realizzazioni concrete del cosiddetto “socialismo reale”.

 Cecilia GATTO TROCCHI,

STORIA ESOTERICA D’ITALIA,

Edizioni PIEMME, Casale Monferrato (Al) 2001

Un testo di grande interesse che affronta una pagina “occultata” e misconosciuta della storia d’Italia, quella dell’Ottocento laicista, risorgimentale e … occultista. Dalle passioni spiritistiche di Garibaldi, al Mazzini profeta della reincarnazione, dai “fantasmi” di Cavour al “luciferismo” di Carducci.

 René GUENON,

ERRORE DELLO SPIRITISMO,

Luni Editrice, Trento 1998

L’autore, massone del 33° grado poi convertitosi all’Islam in Egitto, straordinario conoscitore e critico dello “spiritualismo moderno”, affronta in questo testo il tema dello spiritismo, dalle nebulose e misconosciute origini fino alla sua diffusione in tutto l’Occidente. Particolarmente interessanti sono gli accenni alla “politica occulta” e alla reale consistenza e natura dei cosiddetti “fenomeni paranormali”.

 Massimo INTROVIGNE,

IL CAPPELLO DEL MAGO,

Editrice SugarCo, Carnago (Va) 1990

Una storia scrupolosa ed enciclopedica dei movimenti magici dal Cinquecento ad oggi: dalla Massoneria “di frangia” allo spiritismo, dai “contattisti ufologici” al satanismo.

 Gianluca MARLETTA,

IL NEOSPIRITUALISMO. L’ALTRA FACCIA DELLA MODERNITA”,

Ed. Il Cerchio, Rimini 2006.

Il saggio ripercorre brevemente la storia dello spiritualismo e dell’occultismo moderni, dalle origini ai nostri giorni, attraverso lo sviluppo di fenomeni quali la Massoneria, lo spiritismo, il Teosofismo, il neopaganesimo e l’ecologismo radicale, l’ufologia, la Drug Culture, la psicanalisi, fino a lambire l’idea apocalittica di un Nuovo Ordine Mondiale che dovrebbe coinvolgere tutti i popoli. Nell’appendice del libro, si affronta il problema del rapporto tra Cattolicesimo e “nuove spiritualità” in ottica teologica e pastorale.

 

 


[1] Che questo sia il cuore dell’“umanesimo” massonico lo riconosce anche l’iniziato Oswald Wirth (1860-1943): “Elevato al di sopra dell’animalità umana, il Costruttore (il massone n.d.a.), agente dell’esecuzione del piano divino, si fa dio” (O. Wirth, La Massoneria resa comprensibile ai suoi adepti, Roma 1985, p. 65).

[2] “Nel rituale della Massoneria tedesca, al 4° grado detto del Maestro Segreto, si narra un significativo mito legato alla figura di Hiram, il costruttore del Tempio di Gerusalemme, che avrebbe sedato con il suo “potere” le masse del popolo (das volk) lì dove non era riuscito Re Salomone -figura del Re sacro di tipo tradizionale. Uno dei segreti di Hiram, l’eroe cultuale delle logge massoniche, sarebbe dunque quello di saper esercitare un potere persuasivo sul popolo, un popolo visto come “massa”, ovvero come strumento utilizzabile per fini ad esso sconosciuti. Facile comprendere quale valenza possa assumere questo “mito” qualora lo si interpreti nell’ottica di un’azione “politica”: l’idea che se ne trae è quella che si possa agire sulla società, trasformandola o indirizzandola, a partire dalla “fascinazione” delle masse” (G. Marletta, Il neospiritualismo, Rimini 2006, p. 140).

[3] O. Wirth, La Massoneria resa comprensibile ai suoi adepti, op. cit. , p. 70

[4] Nel rito di iniziazione del 30° grado della Massoneria di Rito Scozzese si afferma: “Fu Satana a creare il mondo visibile e gli esseri materiali. Le anime che vennero ad abitare i corpi furono sedotte dallo spirito del male” (cit. in S. Farina, Il Libro dei Rituali del Rito Scozzese Antico e Accettato, Milano 1988, p. 67). Sull’immagine del Serpente come iniziatore e “liberatore” dell’umanità, ci educe lo stesso Oswald Wirth: “Il serpente seduttore, che incita a mordere l’albero del bene e del male, simboleggia un particolare istinto (…), che fa sentire all’individuo il bisogno d’innalzarsi sulla scala degli esseri. Questo pungolo segreto è il promotore di ogni progresso” (O. Wirth, La Massoneria resa comprensibile ai suoi adepti, op. cit. , p. 64).

[5] B. Fay, Massoneria e Rivoluzione francese, in “I quaderni di Avalon” n. 20-21, Rimini 1989, p. 196

[6] L’idea stessa di Nuova Era o New Age, successivamente tracimata in varie forme nella cultura di massa, è di origine strettamente massonica: la più nota rivista massonica ottocentesca si chiamava per l’appunto The New Age Magazine.

[7] Spiega un autore massonico: “Il Grande Architetto dell’Universo che nel rituale massonico si invoca non è indipendente dalla natura: esso è immanente nella natura” (T. Ventura, La Massoneria alla sbarra, Roma 1981, p. 82). L’idea del “divino” generalmente veicolata dalla Massoneria può essere certamente definita una sorta di “naturalismo” o “panteismo”, lo stesso fatto proprio da gran parte dei movimenti e delle correnti occultiste moderne.

[8] “La Massoneria è l’anti-Chiesa”, affermava esplicitamente Jacques Mitterand in un’intervista su Le Monde del 1962: stiamo parlando del fratello del defunto François, Presidente della Repubblica Francese.

[9] Un’interessante introduzione a questa “biografia inedita” del patriota italiano la si può trovare in C. G. Tocchi, Storia esoterica d’Italia, Casale Monferrato (AL) 2001, pp. 25-32, cap. 2, Mazzini profeta della reincarnazione.

[10] Dichiarazione pubblicata sulla rivista The Medium and Daybreak, London 1893, p.23

[11] La dottrina propugnata dalla Società Teosofica di Elena P. Blavatsky è una sorta di zibaldone sincretistico in cui sono presenti numerosi elementi ripresi (e spesso fortemente “adattati”) delle tradizioni orientali, specie Buddhismo e Induismo, mescolati ad elementi filosofici del tutto occidentali quali l’evoluzionismo. Tutta la vicenda umana della Blavatsky è un intreccio inestricabile di punti d’ombra, contatti non ben identificati, collaborazioni con gruppi rivoluzionari e servizi segreti (specie quelli britannici) che ne fanno il prototipo di quella strana categoria di “faccendieri” curiosamente a metà tra sottobosco cripto-politico e mondo dell’occulto, di cui possiamo rintracciare numerosi esemplari anche nell’ultimo secolo. Sarebbe difficile sopravvalutare l’influsso del teosofismo sui successivi filoni neospiritualistici e occultistici gemmati fino al giorno d’oggi (a ragione, ad esempio, qualcuno ha definito il New Age come un “teosofismo volgarizzato”). La critica più approfondita di questo fenomeno è contenuta in: R. Guénon, Il Teosofismo. Storia di una pseudo-religione, 2 voll., Torino 1987.

[12] Cit. in U. Dettore, Fox, in L’uomo e l’ignoto. Enciclopedia di parapsicologia e dell’insolito, Roma 1976, p. 510

[13] G. Delanne, L’Evolution animique, cit. in R.Guénon, Errore dello spiritismo, Milano/Trento 1998, p. 279

[14] Sul rapporto tra positivismo e spiritismo, che coinvolse nomi del calibro di Wallace e Madame Curie, Lombroso e Marconi, un testo di riferimento è: G. Scarpelli, Il cranio di cristallo, Torino 1993.

[15] Basti pensare all’utilizzo del termine fede in chiave politica; alla vera e propria pseudo-mistica (della razza, della classe sociale, ecc.) proposta e propugnata da questi sistemi; all’utilizzo dei rituali collettivi e delle feste, ecc.

[16] Il testo a cui accenniamo è: R. Wurmbrand, L’altra faccia di Carlo Marx, Marchirolo (Va), 1984 (ma il titolo inglese è ben più esplicito: Was Karl Marx a Satanist?). In questo testo l’autore, un pastore protestante rumeno incarcerato per anni dal regime comunista, raccoglie una serie di citazioni e di testimonianze che farebbero pensare addirittura ad una filiazione “satanica” delle idee di Marx. Una delle testimonianze più interessanti – qualora sia autentica – risalirebbe alla stessa cameriera di Marx, Helen Demuth, che avrebbe rivelato al socialista americano Sergius Ris: “Quando era molto ammalato, pregava da solo nella sua camera davanti a una fila di candele accese, legandosi intorno alla fronte una specie di nastro” (cit. in R. Wurmbrand, Op.Cit., p. 44). Di certo, vi è solo che Marx si impegnò di persona per dare in sposa sua figlia ad Edward Aveling, presidente della Società Teosofica inglese.

[17] Il termine “compagno”, con il quale nei paesi di lingua latina viene indicato l’aderente ad un movimento socialista, è identico al 2° grado della Massoneria (appunto, il Grado del Compagno), in cui l’iniziato giunge per la prima volta a contemplare la Stella a Cinque Punte che rappresenta la Luce massonica: “Il Compagno è passato dalle tenebre alla luce; egli è ora, massonicamente, un uomo adulto”, recita il rituale di iniziazione al 2° grado. Inutile ribadire quale importanza abbia il simbolo della Stella a Cinque Punte (o Pentalpha) nella storia non solo del movimento comunista (il medesimo simbolo si ritrova persino nel sigillo della Repubblica Italiana).

[18] Che queste idee fossero tutt’altro che minoritarie ed emarginate lo dimostrano dati inoppugnabili, a partire dalla stessa mummificazione di Lenin (secondo il Cosmismo, infatti, la scienza proletaria avrebbe un giorno vinto la morte, ed era quindi necessario preservare il corpo per quel momento). Una figura fondamentale di questa sorta di “occultismo comunista” è Alexander Bogdanov, da molti ritenuto il vero braccio destro di Lenin e leader del movimento dei Costruttori di dio (il “dio” di cui si parla non è altro che l’uomo finalmente redento e reso onnipotente dalla verità del socialismo). Bogdanov affermava, tra l’altro, che la “messa in comune del sangue”, visto come veicolo di vita, avrebbe donato all’umanità la vita eterna (in un suo romanzo, La stella rossa, egli racconta di un Comunismo perfetto realizzato su Marte -pianeta cabalisticamente collegato a Semele-Satana- Bogdanov descrive gli abitanti del Pianeta come entità ectoplasmatiche che si nutrono di sangue. Le descrizioni sono così impressionanti da aver portato molti ad ipotizzare che l’autore descrivesse in realtà visioni o allucinazioni realmente avute). Piuttosto noto, inoltre, è l’episodio sconcertante del pubblico saluto mandato al teosofo e occultista Nicolas Roerich, dall’astronauta Yuri Gagarin, al termine della sua storica missione: testimonianza di come fosse complessa e ambigua la realtà dell’URSS al di là della facciata fredda e materialista ostentata dal regime.

[19] Per chi volesse approfondire il tema, consigliamo: R. Von Sebottendorf, Prima che Hitler venisse. Storia della Società di Thule, Carmagnola 1987

[20] Scriveva Darwin: “In qualche tempo avvenire, non molto lontano se misurato per secoli, è quasi certo che le razze umane incivilite stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo alle razze selvagge” (C. Darwin, L’origine dell’uomo, trad. it. Torino 1872, p. 147). Pur non potendo di certo imputare a Darwin la responsabilità sugli esiti del razzismo, è indubbio che il darwinismo abbia costituito una delle fonti di riferimento di questa ideologia (Cfr. G. Mosse, Il razzismo in Europa: dalle origini all’olocausto, Roma/Bari 1980, pp. 80-86), sia con l’idea che le qualità morali e spirituali di un individuo siano il riflesso della sua fisiologia, sia con quella che il “progresso” consista essenzialmente nell’eliminazione degli elementi considerati come “inferiori”, in quanto meno adatti.

[21] Tra gli episodi più raccapriccianti di questo razzismo che si nutriva di miti darwiniani, ricordiamo il caso di Ota Benga, pigmeo catturato in Congo nel 1904 e imprigionato nello zoo del Bronx, dove fu presentato come “vincolo transizionale fra uomo e scimmia”. Non potendo sopportare il trattamento riservatogli, Ota Benga, che nel suo paese d’origine aveva una moglie e tre figli, si suicidò (Cfr. P.V. Bradford/H.Blume, Ota Benga: The Pygmy in The Zoo, New York 1992). Ricordiamo, inoltre, come paesi quali Stati Uniti e Svezia abbiano portato avanti campagne di sterilizzazione coatta di individui ritenuti “difettosi” fino agli anni ‘60 (cfr. A. Morganti, Il razzismo. Storia di una malattia della cultura europea, Rimini 2003, pp. 67-75).

[22] Cfr. S.Gianfermo, Settecento fiorentino erudito e massone, Ravenna 1986, p. 19

[23] Cit. in “Chiesa Viva”, n. 206, aprile 1990, anno XIX, p. 13

[24] New World Order

[25] La Rockefeller Fondation è una derivazione diretta del potere della dinastia plutocratica dei Rockefeller, fondata nel 1913 allo scopo di “promuovere il benessere del genere umano in tutto il mondo”. La sede della Fondazione, a New York, è nota soprattutto per la statua dorata di Prometeo che ruba il fuoco agli dei, posta all’ingresso (il Portatore di Luce – Luci-fer). La Fondazione, che può contare su immensi finanziamenti sia pubblici che privati è, tra l’altro, da sempre in prima fila nelle campagne per la diffusione dell’aborto in quasi tutto il mondo. Da sempre sostenitori della necessità di instaurare un Nuovo Ordine Mondiale con qualsiasi mezzo (famosa è la frase proferita da David Rockefeller, durante nel 1994: “Siamo sulla soglia di una mutazione globale. Ci manca soltanto una cosa: una crisi rilevante, e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale”). ckefeller sono stati anche tra i primi

[26] La nota organizzazione della Lucis Trust, una delle ONG con statuto consultivo presente fin dalla fondazione presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, fu fondata inizialmente da Alice Bailey, “successore” della Blavatsky alla guida della Società Teosofica, col significativo nome di … Lucifer Trust. Le finalità del gruppo comprendono le solite dichiarazioni d’intento del Teosofismo e della New Age: spiritualità “universale” fondata sulla “meditazione”, sincretismo, ecc.

[27] Guénon raggiunse il 33° grado –il maggiore- del Grande Oriente di Francia.

[28] R. Guénon, L’errore dello spiritismo, Milano 1998, p. 36

[29] Ibidem

[30] Ibidem

[31] Sul ruolo avuto dalla CIA e da altri “poteri forti” nella diffusione degli allucinogeni e della cultura della droga, cfr. M. A. Iannaccone, Rivoluzione Psichedelica, Milano 2008, pp. 351-355

[32] L’ammirazione di numerose rock-band anni ‘60 verso il mago inglese è nota. In particolare per gruppi come i Beatles ed i Led Zeppelin (sulla coperta dell’album dei Beatles, Sgt. Pepper”s Lonely Hearts Club Band, Crowley è raffigurato insieme ad altre figure che i Fabulous Four ammiravano).

[33] Sono noti i rapporti fra Crowley e Churchill, specie durante la guerra (durante la quale, ha asserito qualcuno, il Primo Ministro britannico volle “utilizzare” Crowley come “difesa magica” dagli stregoni assoldati da Hitler…). Molto più documentati (ma siamo sempre nel campo delle illazioni, per quanto suggestive) sono i legami con lo scienziato americano Jack Parson, noto come uno dei pionieri dell’industria aerospaziale statunitense (oltre che come occultista e mago). Secondo Parson, addirittura, l’esplosione del fenomeno UFO nel dopoguerra sarebbe stato uno dei “segni” della penetrazione nel nostro mondo delle “forze” evocate da Crowley nei suoi riti magici: forze che avrebbero preparato l’avvento della Nuova Era.

[34] “Il motto Ordo ab Caos rappresenta la sintesi della Dottrina Massonica e ne rappresenta il Segreto fondamentale. Significa che la Grande Opera non può prodursi se non attraverso uno stato di putrefazione e di dissolvimento, ed insegna che non si può giungere all’ordine nuovo se non attraverso un disordine sapientemente organizzato” (U. Gorel Porciatti, Simbologia massonica. Gradi scozzesi, Roma 1948, p. 303).

[35] Cit. in H. Delassus, Il problema dell’ora presente. Antagonismo fra due civiltà, Roma 1907, pp. 248-249

[36] Cit. in Révue Internationelle des Sociétes Secrétes, Paris 1928, p.2062

[37] Cit. in M. Di Giovanni, Indagine sul mondialismo, Milano 2000, p. 171

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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