LE RISORSE DELLA CHIESA – di P. Giovanni Cavalcoli, OP

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di P. Giovanni Cavalcoli, OP

 

 

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Raffaello Sanzio – La disputa del Sacramento

 

 

 

La Chiesa cattolica, nel suo aspetto umano, per volontà di Cristo e con la forza dello Spirito Santo, è costituzionalmente una società ben ordinata, organizzata gerarchicamente, con un capo, che è Cristo, rappresentato sulla terra dal Sommo Pontefice, e un corpo, che è l’insieme dei membri, che sono i fedeli, quello che oggi si chiama spesso il “popolo di Dio”, che porta a compimento l’ordinamento e il destino di quel popolo ebraico, che Dio, secondo la narrazione biblica, un tempo si scelse come oggetto di una cura speciale della sua misericordia e come mandato all’umanità per insegnarle a conoscere il Signore.

Ma la Chiesa non è solo una società mondiale vivente visibilmente su questa terra, con una propria organizzazione sociale, religiosa, culturale, giuridica, territoriale, pastorale, educativa ed amministrativa, non priva di forti riflessi politici nel contesto delle nazioni e degli stati. Essa è anche e più profondamente la comunità di tutti i discepoli di Cristo, lo siano consapevolmente ed esplicitamente, quindi visibilmente o lo siano inconsapevolmente ed implicitamente, e quindi invisibilmente.

Da qui un carattere invisibile della Chiesa su questa terra. Ci può essere infatti chi le appartiene visibilmente (“col corpo”), ma senza che il suo cuore sia con lei, come invece ci può essere chi le appartiene realmente (“con l’anima”), ma senza saperlo. Soprattutto c’è chi le appartiene realmente e sinceramente su questa terra, e dobbiamo pensare che sia la maggioranza, ma sempre imperfettamente o difettosamente ed in una condizione di peccatore, anche i più santi.

Il fine della Chiesa, per volontà del Fondatore Gesù Cristo, è quello di formare un popolo santo secondo la volontà di Dio Padre per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo, e di condurre l’umanità alla salvezza eterna in paradiso istruendola col Vangelo, santificandola con i sacramenti, governandola, sotto la guida del Papa insieme con la gerarchia apostolica (vescovi, presbiteri e diaconi) e i doni carismatici dello Spirito Santo, che Egli distribuisce quanto e come vuole a qualunque membro del popolo di Dio, uomo o donna, per l’edificazione della Chiesa.

Su questa terra la Chiesa è orientata al suo fine soprannaturale, che è la vita eterna nella visione beatifica del Volto Trinitario di Dio in cielo, per cui dal momento della sua fondazione duemila anni fa, il cielo ha cominciato a popolarsi di membri della Chiesa – la anime beate -, i quali, dopo essersi purificati dai peccati ed avendo esercitato le opere buone, hanno meritato di ricevere il premio celeste, vivono nella Gerusalemme del cielo, ed ora godono per sempre tutti assieme e con Cristo e Maria SS.ma, in compagnia degli angeli santi, la gioia della patria celeste.

Tuttavia, siccome la salvezza passa attraverso la Chiesa, dobbiamo pensare che essa accolga nel suo abbraccio materno, anche tutte le anime che sono vissute prima della sua fondazione e che comunque senza loro colpa non hanno potuto conoscere la Chiesa visibile pur vivendo nell’onestà di coscienza.

Quanto alla  Chiesa celeste o trionfante, essa è detta così perché costituita da “coloro che hanno lavato la propria veste col sangue dell’Agnello”(Ap 7,14) ed hanno vinto “il mondo, la carne e Satana”. Viceversa la Chiesa della terra è detta pellegrina e militante: pellegrina perché è in pellegrinaggio verso il santuario del cielo, militante perché ancora soggetta ai pericoli della vita presente, e impegnata nella “buona battaglia” contro il male, il peccato, i vizi, la morte, l’ingiustizia  e il potere delle tenebre.

La Chiesa terrena è in cammino nella fatica, nella lotta, nelle prove, nella sofferenza. I suoi membri sono tutti soggetti alla morte, che deve prepararli ad entrare nella Chiesa del cielo. Essa coltiva questa beata speranza, gode sin da adesso delle consolazioni dello Spirito Santo e pregusta la gioia della patria celeste.

La Chiesa celeste riposa dal travaglio terreno e gode dei frutti del proprio lavoro in una vita nuova e, nella luce e per mandato del Padre, esercita un’attività nuova ed ancora più benefica di intercessione in dipendenza da Cristo alla destra del Padre, a favore dei fratelli rimasti ancora tra i rischi e i pericoli del mondo.

Cristo ha donato alla Chiesa, per il tramite del collegio apostolico sotto la guida di Pietro, un sapientissimo programma d’azione, una specie di statuto ben preciso e mezzi altrettanto certi e definiti per il regolare e fruttuoso compimento del suo dovere in vista del raggiungimento del fine, sicchè la Chiesa, per volontà di Cristo, ha una struttura e un volto ben precisi, immutabili, indeformabili ed incorruttibili,  ma non rigidi e nel contempo aperti, duttili ed adattabili alle diverse circostanze; il che le consente di mantenere la sua identità sostanziale nel corso della storia, acquistando o lasciando cadere aspetti contingenti ed accidentali, e di svilupparsi e progredire continuamente come si dà per ogni sano organismo vivente.

Essa progredisce nella continuità, migliora sempre più se stessa aumentando la conoscenza della Verità e crescendo nella santità, con l’arricchirsi nel corso dei secoli di sempre nuovi figli santi, e diffondendo sempre di più il Vangelo sulla terra, sicchè essa, nel corso della storia, aumenta la luce e fa retrocedere le tenebre, mentre, grazie soprattutto all’opera del laicato, incrementa la civiltà e allontana la barbarie, fa trionfare la giustizia sull’ingiustizia, fa crescere le virtù e corregge i vizi, unifica l’umanità nella concordia e nella pace, rende l’uomo felice liberandolo da ogni forma di male e di miseria del corpo e dello spirito.

Esiste tuttavia un altro aspetto essenziale della Chiesa terrena, sul quale non possiamo assolutamente tacere, anche se sempre crea disagio, scandalo e difficoltà, ed è il fatto che la Chiesa, benchè santa, è composta di peccatori e a volte di tali peccatori, che pare che, soprattutto se sono costituiti in autorità, mettano in pericolo l’esistenza stessa della Chiesa a causa degli errori che diffondono e quindi del danno che le fanno. Essi sfigurano o imbrattano il volto della Chiesa rendendola ripugnante agli onesti, creando alle loro orecchie una cattiva fama, frenandola nelle sue attività  col pensare magari di essere dei “riformatori”.

In ciò la Chiesa assomiglia ancora al popolo dell’Antica Alleanza, popolo santo, eletto da Dio, eppure spesso rimproverato dai profeti per la sua infedeltà, fino a che non si creò la crisi gravissima con la venuta del Messia, per la quale Egli “venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto”.

Così la direzione del popolo di Dio, adesso la Chiesa, che di per sé poteva benissimo restare nelle mani di questo popolo, a causa della sua incredulità, di fatto è passata ai gohìm, ai “gentili”, ossia ai pagani che hanno accolto Cristo, i cristiani, mentre questi sono apparsi dei minìm, ossia degli eretici agli occhi di quegli ebrei che non hanno accolto Cristo, credendo con ciò di mantenere le tradizioni ebraiche.

E ciò fino ad oggi! Ma alla Parusia, come profetizza S.Paolo (Rm 9-11), Israele si convertirà a Cristo. Quindi quell’“ecumenismo” che sostiene che non si deve predicare Cristo agli Ebrei è una grande stoltezza e disobbedienza alla Parola di Dio.

Ricorrente nella storia è il sorgere o dall’esterno o dall’interno della Chiesa, di progetti di società o di umanità, i quali, prendendo a pretesto mali reali o presunti esistenti nella Chiesa o causati dalla Chiesa, con criteri di giudizio e la proposta di mezzi estranei alla dottrina ed alla prassi della Chiesa, hanno o l’audacia di minacciarne o prevederne la soppressione o l’estinzione o la pretesa di correggerla in base a questi criteri o di riformarla o di insegnarle dal di fuori qual è la sua salvezza o qual è la sua vera essenza o quali sono i suoi doveri o nel peggiore dei casi si sono convinti che ormai la Chiesa è una realtà invecchiata e superata dalla storia, che ha fatto molti danni all’umanità e che ormai è avviata ad un’estinzione irreversibile.

Tra costoro non mancano i sedicenti “cattolici” che rovinano la Chiesa dal di dentro (non sappiamo se in buona o cattiva fede). E’ così che Paolo VI, riferendosi al rinato modernismo postconciliare, parlò di “autodemolizione” della Chiesa da parte di se stessa o della penetrazione del “fumo di Satana da qualche fessura” all’interno della Chiesa o di “magistero parallelo” di teologi ribelli al Magistero ufficiale dei vescovi e del Papa.

Cristo ha voluto la sua Chiesa così che il collegio dei vescovi uniti al Papa nel campo dell’insegnamento e dell’interpretazione della Parola di Dio, il “Magistero vivo”, come lo chiama il Concilio Vaticano II, ossia la predicazione collettiva orale, che è la vera Tradizione, fosse infallibile, perché assistita dallo Spirito Santo, mentre la direzione disciplinare-pastorale, basata sulla semplice prudenza umana, fosse fallibile, per quanto di norma meritevole di grande rispetto e sincera obbedienza.

Per questo la Chiesa nel corso della storia può sbagliare, cambiare, sopprimere o innovare nel campo della pastorale o del diritto, ma non può mai smentirsi, mutare o correggersi nel campo della dottrina della fede. L’unico mutamento non riguarda i contenuti, ma il progresso nella conoscenza della medesima verità.

Così, mentre continuamente si accresce e progredisce la conoscenza che la Chiesa ha delle verità immutabili della divina Rivelazione, soprattutto nella solenne definizione dei dogmi, eodem sensu eademque sententia,  come dice  S. Vincenzo di Lerino, nella Chiesa  sorge continuamente la necessità o l’opportunità di riformare o mutare usi, leggi ed istituzioni, correggere o rinnovare costumi, eliminare abusi o ingiustizie, a causa dell’evolversi dei tempi o del mutare delle circostanze e soprattutto a causa della fragilità o peccaminosità umana dei suoi membri, anche i più santi, che la compongono su questa terra.

Se tuttavia la Chiesa va soggetta nella storia a periodi di crisi, a divisioni interne, rilassatezze, decadenze, o indebolimento occasionati dalle tentazioni o dagli attacchi di nemici esterni ed interni, essa trae sempre e comunque dal suo interno, in forza della sua santità e dall’assistenza che le viene da Cristo e dallo Spirito Santo, la luce e la forza per risollevarsi, correggersi,  riformarsi, riprendere le forze, sempre sostenuta e confortata dalle consolazioni dello Spirito Santo e dalla coscienza della sua appartenenza allo Sposo divino.

Così la Chiesa è l’unica formazione umana collettiva, l’unica organizzazione sociale-giuridica in tutta l’umanità ad aver assicurata da Dio un’intima ed indistruttibile forza divina, quella della grazia di Cristo e la guida dello Spirito Santo, che la rende resistente ed invincibile nonostante gli attacchi più feroci e più astuti ai quali va soggetta da parte dei poteri del mondo e di Satana: come le ha promesso Cristo, portae inferi non praevalebunt.

Chi resta nella Chiesa, magari anche inconsapevolmente ed implicitamente, si salva; chi la contrasta o le disobbedisce, magari anche dal di dentro, quale che sia il suo stato, ufficio, ministero o grado della sua autorità, è perduto. Il Papa stesso, come sappiamo bene, se non obbedisce alla legge di Cristo, può esser dannato, come ci insegna anche Dante.

Non esistono, non possono esistere nella storia popoli, regni, nazioni, stati, imperi, dinastie, civiltà per quanto vasti, duraturi e potenti, che non conoscano, dopo l’apice della loro potenza, un declino irreversibile, esattamene, salve le proporzioni, a come avviene nell’arco della vita degli individui, salve le istituzioni o le tradizioni che si alimentano alla vita della Chiesa o sono legate alla Chiesa, ma allora è la Chiesa stessa che le alimenta, le sostiene e le difende dalle forze nemiche e corrompitrici.

La Chiesa, a causa del suo aspetto umano fallibile, può ogni tanto e deve essere riformata, ma non può essere deformata, non può non solo nel senso che non deve, ma proprio come impossibilità di fatto. Lutero la voleva riformare, ma in realtà ha deformato, benchè alcune sue istanze (per esempio la Messa in volgare e l’abolizione della pena di morte per gli eretici) fossero valide, tanto che sono state raccolte in seguito e soprattutto dal Concilio Vaticano II, per esempio nel decreto sull’ecumenismo.

Il Concilio di Trento, dal canto suo, ha tolto gli sgorbi di Lutero e in esso la Chiesa si è ridata il suo vero volto, uscendone più bella e più forte di prima. Ogni Concilio rende la Chiesa sempre più bella secondo quell’identità che le ha dato Cristo, eliminando quei tratti che non rispondono al suo vero volto. Anche il Concilio Vaticano II ha svolto questa funzione, benchè non tutti la abbiano capita, mentre altri la hanno fraintesa.

Dispiace per esempio che uno studioso così serio, dotto, illustre ed amante della Chiesa  come Romano Amerio, abbia scritto quasi una trentina di anni fa un’opera ponderosa e documentatissima[1], piena di sagge considerazioni e nobili sentimenti, per esprimere il timore che la Chiesa col Vaticano II abbia “mutato la sua essenza”, cosa in realtà inconcepibile ed impensabile per un vero cattolico, quale pure in fondo egli era e voleva essere. Tuttavia, per i suoi aspetti validi, e sono molti, quest’opera è sempre utile ed attuale ed è stata più che opportuna la sua recente ripubblicazione.

In essa Amerio descrive dettagliatamente ed abbondantemente il risorgere del modernismo – i “neoterici”, come li chiama – nel postconcilio, ma non è però in grado di mostrare l’assunto indifendibile e temerario che la Chiesa avrebbe “mutato la sua essenza” e che quindi il “neoterismo” sarebbe da addebitare ad errori dottrinali del Concilio.

Bisogna dire ancora che oggi esistono forze all’interno della Chiesa – lo abbiamo osservato molte volte in precedenti articoli in questo sito –  le quali, influenzate da ideologie anticristiane, e dall’alto di posti di potere, tentano di imporre alla Chiesa un volto che non è il suo, per cui stanno conducendo un’opera devastatrice, che potrebbe esser ben descritta in questi termini dal Salmista, che così si lamenta con Jahvè: “Perché hai aperto brecce nella sua cinta e ne fa vendemmia ogni passante? La devasta il cinghiale del bosco e se ne pasce l’animale selvatico” (Sal 79, 13-14).

Quello che in particolare sta diventando sempre più evidente senza che per ora si noti un’inversione di rotta, e che reca un enorme danno alla Chiesa, è il fatto che ilivelli intermedi tra il vertice e la base della Chiesa, tra la S.Sede e la massa dei comuni fedeli, soprattutto l’episcopato, i superiori degli istituti religiosi e il ceto dei teologi, non svolgono convenientemente la loro funzione mediatrice tra le due istanze, le quali, soprattutto la S.Sede, conservano i valori essenziali della Chiesa, anche se c’è da dire che molti fedeli sono sedotti dai modernisti, mentre alcuni sono sviati da forme di tradizionalismo anticonciliare o preconciliare.

Molti non capiscono o non si rendono conto di cosa sta succedendo e vivono da spensierati, molti purtroppo sono indifferenti, vivendo superficialmente alla giornata, molti sono gli incerti, gli oscillanti, gli sdegnati, coloro che per i cattivi esempi che vengono dall’alto, o per gli scandali visti o subìti o perché frastornati da maestri del dubbio o perché constatano eretici non puniti, rischiamo di perdere la fede o di passare ad altre religioni. Certo per i modernisti questo poi non è un gran male, anzi è un segno di “libertà”, ma qui naturalmente i modernisti non fanno testo.

Però, grazie a Dio, capita spesso anche di incontrare laici, professionisti, uomini di cultura, insegnanti, umile gente del popolo, operai, contadini, massaie, disoccupati, giovani, anziani, povera gente ma fedeli e illuminati dallo Spirito Santo, i quali mostrano più sensus Ecclesiae e amore per il Papa, per la Tradizione e per la Parola di Dio, che non certi vescovi o guide o teologi di fama che non sono all’altezza del loro compito, non discutiamo per quale motivo.

Molti onesti, se non sanno dare una risposta, avvertono un disagio, un turbamento, sentono confusamente che nella posizione ideologica o nella condotta di quel tale o di quell’altro prete o vescovo o teologo c’è qualcosa che non va, per cui è molto importante illuminare e confortare queste persone.

Questi livelli intermedi della gerarchia pretendono obbedienza, magari invocando per l’occasione l’esempio di Cristo o dei Santi, ma a loro volta non obbediscono al Papa e al Magistero, e il guaio è che il povero popolo di Dio, se non obbedisce a loro, subisce soprusi, angherie e persecuzioni, mentre chi non obbedisce al Papa, se ne va tranquillo ed impunito, onorato dalla folta schiera dei modernisti e degli eretici.

Esiste bensì un modello di Chiesa, legato soprattutto alla teologia della liberazione, che, col pretesto dell’uguaglianza e della fraternità cristiana sotto un unico Maestro, rifiuta quella che vien chiamata con disprezzo la “struttura piramidale” della Chiesa, ossia praticamente la gerarchia e quindi al limite la stessa superiorità del sacerdozio sul laicato, affettando un finto atteggiamento di mitezza ed umiltà, ma ecco che come ottengono una carica, diventano feroci contro quei poveretti che in nome della “gerarchia” modestamente si oppongono ai loro soprusi.

Il Concilio, dal canto suo, come si sa, ha voluto una Chiesa più aperta ai valori del mondo contemporaneo, senza per questo ovviamente approvare il mondo moderno in toto, ma purtroppo i modernisti che oggi pesano sul destino della Chiesa hanno inteso questa apertura in un modo dissennato e scriteriato, hanno fatto un idolo del mondo moderno, un po’ come uno che sotto pretesto di cambiar aria o far entrare aria fresca, aprisse  tutte le finestre all’arrivo di un uragano o al diffondersi dell’inquinamento atmosferico.

Questa azione insensata e demolitrice, falsamente innovatrice dei modernisti dovrà finire e finirà, anche se non sappiamo come e quale prezzo dovremo pagare o se dovremo scendere ancora più in basso. Dobbiamo sperare nella loro conversione e pregare per questa intenzione. Ma certamente la liberazione e il ritorno della pace e della normalità non potranno avvenire in definitiva che per la potenza dello Spirito Santo, accettando serenamente il mistero della Croce, in piena comunione con la Chiesa sofferente.

Di fatto attualmente la comunione col Papa e con i vescovi a lui fedeli scarseggia[2] e sembra in diminuzione, a meno che ciò non voglia dire che si sta avvicinando quell’apostasia finale che è prevista da Cristo, da S.Paolo e dall’Apocalisse, come effetto dell’opera dell’Anticristo e come prodromo della fine del mondo.

Questo Papa, come Cristo, si sta guadagnando il favore delle masse fedeli, dei poveri e dei sofferenti, ma dovrà affrontare presto gli scribi e i farisei, i quali lo stanno lisciando, nella speranza di farlo cadere in trappola, ma egli ha gli occhi abbastanza aperti per riconoscere la loro falsità. Che succederà? Quello che è successo Benedetto XVI? Non vogliamo pensarlo.

Noi invece confidiamo nella forza di questo Papa affidandolo alla Madonna, della quale è tanto devoto. Spesso egli parla del demonio, lasciando intendere la durezza dello scontro contro il male. Preferiamo però pensare che prima dell’evento catastrofico ed apocalittico risolutivo della storia della Chiesa terrena, debba finalmente verificarsi quella “nuova Pentecoste” che fu auspicata dal Beato Papa Giovanni XXIII come vera attuazione del Concilio.


[1] Iota Unum. Studio delle variazioni della Chiesa Cattolica nel secolo XX,Milano-Napoli, R. Ricciardi, 1985; poi Torino, Lindau, 2009; Verona, Fede & Cultura, 2009.

[2] Non lasciamoci troppo impressionare dai due milioni di giovani che hanno accolto il Papa a Rio de Janeiro.

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