Le risposte di Bergoglio? Le aveva già date Steve Jobs – di Marco Manfredini

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Mancava solo di sentire “Stay hungry, stay foolish” ovvero la prima colossale banalità del millennio[1], passata alla storia in mondovisione nell’orrenda traduzione letterale “Siate affamati, siate folli”, ma che un interprete con maggior rispetto per la lingua di destinazione avrebbe potuto riportare come “Continuate a cercare, continuate a sognare”. Più o meno le parole con le quali il Papa ha risposto alle domande dei giovani nell’incontro di sabato 11 agosto al Circo Massimo.[2]

L’impresa impossibile di parlare ai giovani senza utilizzare nemmeno una volta termini come vocazione, castità, sacrificio, dedizione, salvezza, santità, è pienamente riuscita, col risultato che il “dialogo” tra il Papa e i ragazzi è apparso praticamente muto. A meno che non si voglia considerare dialogo la retorica sogno-giovanilista che ne è uscita, con frasi del tipo:

Non smettete di sognare e siate maestri nel sogno. Il sogno è di una grande forza…

I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità.

Trasformare i sogni di oggi nella realtà del futuro.

I sogni grandi includono, coinvolgono, sono estroversi, condividono, generano nuova vita.

I sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti. Fanno paura, perché quando un giovane sogna va lontano.

Ma voi non lasciatevi rubare i vostri sogni.

La metafora del sogno ci può pure stare, a patto che venga contestualizzata, ne vengano definiti i contorni, e inserita nella chiamata corrispondente al progetto che Dio ha su ciascuno di noi. Cosa che puntualmente non è accaduta. Si è verificato anzi il contrario: persino la chiamata di un grande Santo appare ridotta a romantico idealismo civile:

C’è un ragazzo, qui in Italia, ventenne, ventiduenne, che incominciò a sognare e a sognare alla grande. E il suo papà, un grande uomo d’affari, cercò di convincerlo e lui: “No, io voglio sognare. Sogno questo che sento dentro”. E alla fine, se n’è andato, per sognare. E il papà lo ha seguito. E quel giovane si è rifugiato nel vescovado, si è spogliato delle vesti e le ha date al padre: “Lasciami andare per il mio cammino”.               
Questo giovane, un italiano del XIII secolo, si chiamava Francesco e ha cambiato la storia dell’Italia.

San Francesco avrebbe quindi cambiato la nostra storia inseguendo un non meglio specificato sogno.

Strano, mi ricordavo che avesse ricevuto da Cristo il preciso ordine di riparare la sua casa che era tutta in rovina (e non c’era ancora stato il Concilio). Ricordavo che dopo grandi tormenti avesse lasciato tutte le sue ricchezze per vivere seguendo Cristo di conseguenza servendo i poveri. Pensavo che il suo unico desiderio fosse quello di “conformarsi al volere di Dio”. Ero convinto che la sua fede fosse tale da voler convertire chiunque egli incontrasse, a maggior ragione se potente e magari musulmano[3]. Ora si scopre invece che era mosso da un generico “sogno”. Praticamente un precursore del Martin Luther King di I have a dream.

Ma Dio (sempre che ci sia ancora), che parte ha in tutto ciò?

E i sogni grandi, per restare tali, hanno bisogno di una sorgente inesauribile di speranza, di un Infinito che soffia dentro e li dilata. I sogni grandi hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza.

Dio c’è quindi, ma come moderatore di sogni. Che per essere realizzati, hanno bisogno di un grande, inclusivo, profetico, ecologico e progressivo ottimismo:

Il santo Papa Giovanni XXIII diceva: “Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene […]. La diciamo insieme: “Non ho mai conosciuto…” [eccetera]

Dopo aver ripetuto ben quattro volte questa geniale massima di vita insieme a quei poveri ragazzi di cui immaginiamo l’imbarazzo, a qualcuno sarà forse venuto in mente che papa Roncalli era quell’ottimista che in apertura del Concilio apostrofava i dubbiosi come “profeti di sventura”. Ed è noto che quei diffidenti profeti saranno pure stati pessimisti, ma non si sono sbagliati di molto sui disastri che sarebbero accaduti dopo le “aperture” conciliari.

Ad una ragazza, che chiedeva come coniugare lo studio e il desiderio di farsi una famiglia:

Lei si chiedeva: Perché io devo finire la carriera universitaria prima di pensare all’amore? L’amore viene quando vuole, il vero amore.

Susanna Tamaro non avrebbe saputo dirlo meglio.

No, non è pericoloso parlare ai giovani di amore, perché i giovani sanno bene quando c’è il vero amore e quando invece è entusiasmo truccato da amore… voi distinguete bene questo, non siete scemi voi! […] Se l’amore viene oggi perché devo aspettare tre, quattro, cinque anni per farlo crescere, renderlo stabile… Questo io chiedo ai genitori: di aiutare i giovani a maturare, quando c’è l’amore. Che l’amore maturi, non spostarlo più avanti. “Se ti sposi adesso arriveranno i bambini, e non potrai finire la carriera [universitaria], e tanto sforzo che noi avevamo fatto per te… Nella vita sempre prima l’amore, ma l’amore vero! E lì dovete imparare a discernere quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo solo.

Che i giovani sappiano bene quando c’è il vero amore beh, è tutto da dimostrare; ciò che si vede intorno porta piuttosto a ritenere vero il contrario. D’altronde non lo sanno i quaranta-cinquantenni, figurarsi i loro figli.

Non è che “arriva l’amore” e tac, devo mettere su famiglia all’istante. Almeno il tempo per capire se è davvero la persona che il Signore ha messo sulla mia strada e con cui vuole che crei una nuova famiglia e condivida l’esistenza!

Mettiamo che l’amore “viene oggi”. Se sono un giovane, mettiamo di vent’anni, non è che lo “sposto più avanti”. Tre o quattro anni sono il tempo giusto per farlo maturare ed arrivare al matrimonio consapevole (oppure scoprire che mi ero sbagliato). Giusto il tempo di finire l’università, di iniziare a lavorare. Va bene l’entusiasmo, ma un po’ di razionalità andrà pure utilizzata, no? Altrimenti se “arriva l’amore” che mi mancano cinque esami getto via tutto per correre dietro al mio nuovo sogno?

Ma tu vuoi sposarti? Facciamo una cosa: tu vai avanti così, fai finta di non amare, studi e poi incominci a vivere la doppia vita. Il nemico più grande dell’amore è la doppia vita! Avete capito o devo essere più chiaro? […] Se tu incominci ad amare la doppia vita, l’amore si perde, se ne va.

Ma non era questo il Papa che parla alla gente, che non usa perifrasi, che si fa capire da tutti? Santità, in tutta franchezza: non si è capito nulla. Cosa vuol dire “fai finta di non amare”? Cosa intende per “doppia vita”? Magari l’intenzione era giusta, ma lo dico con rassegnata apprensione: non si è capito cosa voleva dire, proprio per nulla.

Questi giovani si sono fatti decine di chilometri, hanno dormito per strada, non avevano forse diritto almeno ad un piatto spirituale un po’ più sostanzioso? Indicazioni “alte” elargite con parole almeno comprensibili?

Che certezze potranno mai avere questi poveri ragazzi se, come ha confermato di nuovo il Papa, nemmeno la preghiera del Padre Nostro ha potuto evitare di essere riformata?

 

*   *   *

 

Anche Steve Jobs nel suo famoso discorso racconta di aver lasciato l’università per inseguire i suoi sogni. Ma lui era Steve Jobs, e un ragazzo normale, per restare in tema “se li sogna” il suo talento e le sue opportunità.  E visto che aveva raggiunto il successo, col senno di poi qualunque cosa dicesse suonava come l’oracolo di Delfi. Anche sciocchezze come questa:

Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita. 

Pensiero non dissimile da quello che sembra veicolare buona parte della gerarchia odierna. Jobs, forse credendo nel suo ombelico, è diventato un guru, ma questo non dà diritto alla salvezza eterna.

Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina sé stesso?[4]

Cosa fanno, viene da chiedersi, questi pastori per aiutare i giovani a non perdersi, a non rovinare sé stessi? È sufficiente dire loro di inseguire i sogni? Sono sempre conformi i sogni alla chiamata del Signore? Conducono automaticamente alla salvezza i sogni dei giovani? Non è questo un voler usare a tutti i costi le categorie del mondo per trasmettere cose che necessitano di ben altre e più vere parole?

Nel vero amore l’uomo ha un compito e la donna ha un altro compito. Lo sapete qual è il grande compito dell’uomo e della donna nel vero amore?

Grande attesa… ma Lui, che pure si è posto da solo la domanda, lascia i ragazzi a bocca asciutta, cambiando discorso!

L’amore non tollera metà misure. O tutto o niente. […] L’amore deve essere sincero, aperto, coraggioso. In amore tu devi mettere tutta la carne sulla grigliata. Così diciamo noi in Argentina.

Quando eravamo giovani noi almeno potevamo fare affidamento sulla teologia del corpo di Giovanni Paolo II. I poveri ragazzi di oggi come potranno uscirne indenni dovendosi sorbire la teologia della grigliata argentina?

Dopo un po’, in piena confusione terminologica e concettuale, arriva quella che forse può essere la risposta alla domanda di prima:

E qual è il compito dell’uomo nell’amore? Rendere più donna la moglie, o la fidanzata. E qual è il compito della donna nel matrimonio? Rendere più uomo il marito, o il fidanzato.

E l’antico discorso del camminare insieme sulla via della salvezza, aiutandosi l’un l’altro a non deviare? Bandito (il discorso).

Ho visto qui, mentre facevo il giro, alcuni bambini nelle braccia dei genitori: questo è il frutto dell’amore, il vero amore. Rischiate sull’amore!

Prego? Cosa significa? Rischiate facendo dei figli così, quando capita? Aiuto, dottor Scalfari, ci regali una delle sue ermeneutiche papali perché qua non si capisce più niente. Come, Scalfari è in vacanza? Prof. Odifreddi, almeno lei ci fornisca una chiave di lettura!

Poi, a chi gli chiedeva conto della sofferenza innocente:

Dario ha messo il dito nella piaga e ha ripetuto più d’una volta la parola “perché”. Non tutti i “perché” hanno una risposta. Perché soffrono i bambini, per esempio?   
Chi mi può spiegare questo?        
Non abbiamo la risposta.

E per qualche drammatico secondo tutto sembra finire. Basta, abbiamo scherzato, sbaracchiamo tutto; tanto qua di risposte non ce ne sono. È stato un bluff. Decine di migliaia di ragazzi accorsi da tutta Italia per nulla. Duemila e passa anni di storia, sacrificio, fede, gloria, eroismo, martirio, vera testimonianza gettati via. Poi, in extremis, si riprende:

Soltanto, troveremo qualcosa guardando Cristo crocifisso e sua Madre: lì troveremo una strada per sentire nel cuore qualcosa che sia una risposta.

Una vaga risposta, “qualcosa” da sentire nel cuore… nessun accenno alla sofferenza di NSGC sulla croce che riveste di significato tutte le sofferenze dell’umanità. Semplicemente la chiave di tutto, dal dolore innocente alla vita di questi giovani. Nulla.

Per i giovani non sono più sufficienti le imposizioni dall’alto. A noi [giovani] servono delle prove e una testimonianza sincera che ci accompagni e ci ascolti, per i dubbi che la nostra generazione quotidianamente si pone.

Sì ma testimonianza di cosa? Con il tipico tono di biasimo e l’espressione del volto trasfigurata dal disprezzo, i movimenti nervosi che tradiscono la stizza:

Essere cristiano non né uno status! “Ti ringrazio Signore perché sono cristiano, e non sono come gli altri che non credono in te”. Vi piace questa preghiera a voi?      
[La folla, basita, non risponde]               
Non sento, vi piace?                                 
[Si ode qualche stiracchiato “Noooo!”] 
Questa è la preghiera del fariseo e dell’ipocrita! [Non vedeva l’ora di dirlo, ndr]

Una delle preghiere tradizionali che recitiamo maggiormente in famiglia contiene “ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano…”; si tratta quindi di preghiera farisea? Meritiamo il disprezzo del Pontefice perché ringraziamo il Signore di averci fatto il dono della fede? È ovvio che questo non comporta il sentirsi migliori degli altri, ma cosa deve fare un povero credente per non rischiare di apparire contento di essere cristiano, quindi ipocrita? Deve invocare Dio di togliere la fede anche a lui, piuttosto di pregare perché anche l’altro si converta?

Ad un ragazzo che gli pone l’immancabile quesito su “Gli inutili fasti e i frequenti scandali rendono ormai la Chiesa poco credibile ai nostri occhi”.

[…] Lo scandalo di una chiesa formale non testimonia. Lo scandalo di una Chiesa chiusa, che non esce…

Probabilmente la Chiesa è uscita così tanto che ormai non sa più nemmeno dove si trova la strada per rientrare, e il vero scandalo, Santità, è questo. Cosa testimonio se sono in perenne uscita, tanto che sono entrato a far parte esclusivamente del mondo esterno? Non sono usciti un po’ troppo i vari Maradiaga, McCarrick, James Martin, Kasper, Galantino, che pare si siano persi (o perduti)? Non sono usciti un po’ troppo i nostri vescovi che non hanno più il coraggio di mettersi alla testa di una sacrosanta e doverosa processione di riparazione agli oltraggi rivolti a Colui che dovrebbero testimoniare?

Questo è cristiano?                      
[Nooo!]
Dobbiamo scegliere la testimonianza.

Testimonianza di cosa? E come? Domande irrisolte.

Cari giovani, Stay hungry, stay foolish.

Ma soprattutto, se cercate delle risposte da questi pastori, stay fresh.

 

 

 


[1]http://www.tgcom24.mediaset.it/rubriche/steve-jobs-stay-hungry-stay-foolish-il-discorso-alla-stanford-university_2116400-201502a.shtml

[2]https://www.youtube.com/watch?v=a_EN0g0DoZw

[3]https://www.riscossacristiana.it/il-dialogo-interreligioso-san-francesco-il-sultano/

[4]Lc 9,25

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10 commenti su “Le risposte di Bergoglio? Le aveva già date Steve Jobs – di Marco Manfredini”

  1. Tra l’altro anche la celeberrima frase di Steve Jobs a quanto pare era una citazione di un discorso di un’altra persona che in questo momento non ricordo. Tutti i giornalisti credettero che la frase fosse di Jobs senza verificarne la fonte. Chissà, forse verremmo a sapere che anche il discorso di Bergoglio non sarà propriamente suo.

  2. Forse il mio povero pensiero espresso nel commento all’altro articolo sarebbe stato piu adatto qui dove di sogni se ne parla in abbondanza.
    Pazienza, questo l’ho solo letto dopo.

  3. Aleister Crowley diceva che l’essenza del satanismo può essere riassunta così: ‘fai ciò che vuoi’.
    Quindi non la volontà di Dio ma la propria.
    Noto qualche analogia ed il minimo che possa dire è che questi discorsi bergoglioni sono diseducativi a maggior ragione per la veste che indossa.

    1. Più che diseducativi non sono discorsi cattolici e spesso sono anche molto confusionari. Un papa (cattolico) dovrebbe fare discorsi cattolici, sennò che Papa è?

  4. “L’amore non tollera metà misure”… e anche la menzogna, la tua, di papa, che è senza fondo…
    Ai giovani, oggi, il cibo che si meritano..
    Il Sommo Fallace si è compiaciuto di tanta folla di giovani, così pronti a farsi turlupinare?
    – “Io non avrei mai creduto che morte tanta n’avesse disfatta”.

    1. Ma il problema è che, malgrado le percentuali di simpatia siano in calo, è che questo papa piace ancora molto, e soprattutto alle donne anziane (le ultra settantenni cioè, senza offesa, spesso le più ingenue) che si soffermano maggiormente nei gesti, sorrisi e via dicendo ma non entrano, o lo fanno poco, internamente agli aspetti teologici. Non è un caso che nei giovani ci sia un suo calo di simpatia…. sono meno ingenui.

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