L’editoria di Destra? Esiste e ha qualcosa da dire. Incontro con Marco Battarra

Incontro Marco Battarra nel suo “Spazio Ritter” in Via Maiocchi 28, a Milano. Un grande locale circondato da migliaia di libri, riviste, manifesti, volumi antichi e d’epoca. Libraio, editore (le Edizioni Ritter, appunto), distributore, autore, organizzatore di conferenze e di presentazioni di libri, Battarra è un riconosciuto punto di riferimento per la cultura e l’editoria, definiamola così, di Destra (termine impreciso e incompleto, ma soltanto per capirci) a Milano e non solo. Riconosciuto anche dalla sinistra, i cui sgherri (centri sociali, antagonisti o giù di lì) amano tanto i libri e la cultura da aver incendiato le librerie da lui gestite per ben tre volte.

Marco, partiamo da una tua breve biografia
Classe 1958, nato a Milano, ho girato l’Italia seguendo il lavoro di mio padre e a 15 anni, a Pescara, entro nel Fronte della Gioventù e da subito scopro il mondo dei libri: trovo una catasta di libri di area nella sede missina, mi prende il pallino e organizzo una biblioteca. Due anni dopo, rientrato a Milano, volevo riprendere l’attività politica iniziata a Pescara, ma i genitori, spaventati dal clima politico milanese, mi chiesero di non farlo. Rispettai questa richiesta fino all’omicidio di Sergio Ramelli, nel 1975: il giorno dopo varcai la soglia di via Mancini, all’epoca sede del MSI e del Fronte della Gioventù.
Nel giro di qualche mese, in una stanza al primo piano, di fianco all’ufficio del Segretario Federale, organizzo un centro librario che funzionava a tal punto che, mensilmente, riuscivo a versare al Fronte un utile pulito di circa un milione di lire, che all’epoca erano soldini. Questo fino al 1980, quando, per dissenso politico, fui costretto a dare le dimissioni dal Partito. Dopo aver lavorato per sei mesi per la casa editrice Il Falco, mi è capitata l’occasione, nel 1982, di entrare in società, con altre due persone, in una libreria in via Plinio, “La Bottega del Fantastico”. Era una libreria specializzata in fantascienza, ma col mio ingresso abbiamo spostato progressivamente l’ambito editoriale: dalla fantascienza al fantastico in senso lato, poi fiabe, leggende, tradizione e da qui a Guénon, Evola e poi la politica, fino a diventare, in poco tempo, la cosiddetta “libreria fascista” di Milano, e per questo ho subito due significativi attentati incendiari (un terzo me l’hanno fatto qui nello spazio Ritter).

Uscito dalla società uno dei fondatori, siamo rimasti io e l’altra socia e assieme abbiamo gestito “La Bottega del Fantastico” dal 1982 per 27 anni. Nel frattempo con altri due amici avevo fondato le Edizioni Ritter, con l’idea di pubblicare in lingua italiana i libri di Jean Mabire, che poi non riuscimmo a editare per un problema di costi. In compenso siamo riusciti a pubblicare, tra gli autori francesi, Saint-Paulien, François Duprat, Saint Loup e altri.
La casa editrice voleva essere un divertissement tra amici, ma è diventata piano piano una professione: fare libri è relativamente facile, farli bene meno facile, ma la cosa difficile, poi, è diffonderli, venderli. Abbiamo provato a bussare a qualche libreria, ad esempio alla Hoepli, e abbiamo visto che dei riscontri c’erano, talvolta con dei numeri interessanti. La notizia si è diffusa, e altri editori di area, come le Edizioni all’insegna del Veltro, le Edizioni Settimo Sigillo e altri ci hanno chiesto di distribuire anche i loro libri e la distribuzione libraria è diventata una parte fondamentale del lavoro. A quel punto “La Bottega del Fantastico” ci stava stretta come spazi e quindi l’abbiamo chiusa e abbiamo aperto questo “Spazio Ritter” così come è oggi, dove facciamo vendita diretta, distribuzione, vendita online, presentazioni e conferenze.

Tu sei contemporaneamente libraio, editore, distributore e anche autore…
Sì, autore, ma incidentalmente: introduzioni, traduzioni. Il problema è il tempo…

Allora, dal tuo punto di vista di libraio, editore, distributore e autore, anche se solo incidentalmente, quale è, secondo te, la situazione della cultura, definiamola così per comodità, di Destra?
Secondo me la situazione della cultura di Destra è di grande spolvero, si sta pubblicando di tutto, anche opere di alto livello, per quanto riguarda la ricerca storica e per le traduzioni di saggistica e di letteratura pubblicate all’estero. Un esempio è la geopolitica: e non sono solo rivisitazioni di autori classici come Ernesto Massi o Karl Haushofer, ma anche un’analisi geopolitica dei fenomeni attuali di politica internazionale, poi la politica sociale. C’è veramente di tutto, forse persino troppo, forse….

Parlando di editori, mi sembra che negli ultimi anni ai tradizionali editori storici, come Il Borghese-Pagine, Il Cerchio, Settimo sigillo, la tua Ritter, Controcorrente, Solfanelli, Effepi, All’Insegna del Veltro e altri, se ne siano aggiunte nuove realtà, come D’Ettoris, Passaggio al bosco, Altaforte, AGA, Eclettica, e potremmo proseguire. C’è un nuovo fiorire di editori di Destra, oppure è solo un’illusione ottica?
§No, c’è un nuovo fiorire. Ci sono editori che compaiono, fanno un libro o due e poi scompaiono. Non stiamo parlando di questi. Quelle più recenti case editrici che hai citato sono ormai sulla scena da qualche anno e hanno dei cataloghi che stanno diventando corposi: ad esempio Passaggio al bosco pubblica un libro alla settimana da due anni a questa parte: hanno cento titoli in catalogo. Poi il fatto è che stampare un libro oggi è diventato molto più facile di una volta perché, con la stampa digitale, non hai la necessità di fare grossi investimenti. Questo ha portato alla nascita di decine di micro-editori che fanno spesso libri poco curati, perché per fare un libro curato devi avere anche delle specifiche competenze, soprattutto quando vai a fare delle traduzioni e delle curatele. Questi micro-editori stanno in parte saturando il mercato anche con ristampe e riedizioni senza contestualizzazione e senza apparato critico. Per non parlare di quelli che si fanno il libro su Amazon, sottraendolo quindi alla distribuzione delle librerie.

Marcello Veneziani anni fa scriveva: “Le persone di sinistra non leggono i libri di destra e le persone di destra… non leggono”. È un’affermazione un po’ cinica e autolesionistica di un autore che notoriamente ama le boutade o c’è tutt’ora del vero?
Io penso che il lettore di destra, proporzionalmente a quella che è la dimensione dell’area di destra, legga più o meno come il lettore di sinistra. Il problema è che oggi c’è sempre meno gente che legge. I giovani, salvo eccezioni, non leggono: né la famiglia né la scuola educano alla lettura. Oggi purtroppo lo schermo, che sia quello della tv, del computer o dell’i-phone, sta ammazzando la lettura. L’effetto si vede ad esempio sulle riviste, che hanno avuto un elevatissimo tasso di mortalità. Vogliamo poi parlare del libro elettronico? Da lettore, solo l’idea mi fa venire la pelle d’oca…

Tu ne vedi tanti passare dalla tua libreria di lettori, usiamo ancora questa convenzione, di destra e molti sono habitué conosciuti. Com’è cambiato il lettore di destra negli ultimi anni? Quali sono gli argomenti che “tirano” di più?
Differenziamo per fascia di età: dai 40 in su si vende molto storia e letteratura, intendo la “nostra” letteratura (qualche esempio storico: Appelius, Drieu La Rochelle, Brasillach, von Salomon e così via). I giovani tendono più ad argomenti di attualità, ad esempio l’ecologia e il pensiero ecologico, inteso e interpretato con i nostri valori e quindi senza alcun appiattimento sul gretinismo imperante che viene, anzi, fortemente criticato. Si vende bene, ad esempio, un libro di Thomas Pedretti titolato Con la scusa del clima, edito da Passaggio al bosco. Poi, il mondo dell’Est, in senso lato: la Russia con gli scritti di Dugin, ad esempio, autore che in Italia ha conosciuto un vero successo nonostante sia stato demonizzato dalla stampa mondialista, o forse proprio per questo, poi il Donbass, la guerra in Siria: c’è molto interesse per questi argomenti.

Citavi prima la narrativa. Esiste, oggi, una narrativa, e intendo racconti, romanzi, che sfugga all’egemonia culturale della sinistra, dei grandi premi, del circuito autoreferenziale degli autori di sinistra, dei critici di sinistra, delle giurie di sinistra? Insomma una letteratura, contemporanea, indipendente dalle menzogne del politically correct?
Qualche autore che si è buttato, anche con ottimi risultati, c’è. Ad esempio Giorgio Ballario, che ha pubblicato con le Edizioni del Capricorno una serie di libri gialli ambientati nell’Africa Orientale Italiana. Molto ben fatti. Ci sono autori che hanno ambientato storie nel mondo della destra giovanile, magari negli anni di piombo come Indian summer ’70. C’era una volta San Babila di Maurizio Murelli, Io non scordo di Gabriele Marconi che aveva scritto anche Le stelle danzanti, un bel romanzo sull’impresa fiumana di Gabriele D’Annunzio. Poi, ben più noti, Pietrangelo Buttafuoco (è recentissimo il suo Sono cose che passano), lo stesso Marcello Veneziani… Però dobbiamo ammettere che una grande letteratura, diciamo così, d’area non c’è.

È un peccato, perché le idee e i valori si trasmettono trasversalmente, e in profondità, molto di più con un romanzo che non con saggio….
Certo, semina molto di più, in termini di valori, un Signore degli Anelli di un qualsiasi testo di storia o di politica… Io ho provato a pubblicare qualcosa di narrativa con Ritter, ma l’è dura…

In questa ripresa della saggistica “non-conforme”, mi sembra che ci sia un aumento anche delle traduzioni, soprattutto dal francese….
Beh, diciamo anche che il mondo francese contemporaneo ha avuto una produzione “nostra” di tutto rispetto. Un così alto numero di autori, diventati anche famosi, non la troviamo in nessun altro paese. C‘è la produzione della Nouvelle Droite e del Grece di Alain de Benoist, c’è Dominique Venner, che è un vero autore-cult per la Destra con il suo sguardo eroico e mitico sulla civiltà europea, c’è l’importante filone dei tradizionalisti cattolici come il recente Julien Langella con il suo Cattolici e Identitari, ci sono gli autori sovranisti e anti-immigrazionisti come François Bousquet che ha scritto un testo molto interessante: Coraggio! Manuale di guerriglia culturale, il non recente ma preveggente e sempre ristampato Campo dei Santi di Jean Raspail, c’è Laurent Obertone con il suo romanzo Guerriglia. Certo, col francese c’è la minore complessità linguistica della traduzione, rispetto, ad esempio, al tedesco, considerato però che anche in Germania c’è una fiorente saggistica non conformista, che può riguardare anche il passato regime. Infatti la censura “democratica”, c’è e agisce, ma è anche piuttosto stupida…

In conclusione, qual è il tuo auspicio, la tua speranza per la cultura di Destra?
Che cambino le cose. Che chi sta nei partiti che poi riescono ad avere delle rappresentanze nelle istituzioni s’impegni di più sulla questione culturale, cosa che è sempre mancata nel nostro mondo. Mai un partito di Destra ha messo un ghello nella cultura, nelle case editrici. Non un finanziamento pubblico o privato proveniente da lì. Se una certa cultura “non conforme” è sopravvissuta ed è andata avanti è stato grazie all’impegno e al sacrificio di pochi sognatori che ci hanno creduto e ci hanno dedicato la vita.
L’auspicio è questo, in termini di cambiamento. Anche perché il regime avanza. Gli spazi per fare qualcosa al di fuori del nostro ambiente si stanno riducendo. A Milano e anche in altre città è quasi impossibile avere sale pubbliche, e anche quelle private a pagamento è difficile ottenerle. Arrivano le minacce dei centri sociali, arriva la telefonata della Questura che “sconsiglia”. Un altro esempio emblematico il caso del Salone del libro di Torino, che ha arbitrariamente escluso da una scorsa manifestazione le Edizioni Altaforte perché presunte “fasciste”, a stand già prenotato e pagato. Oppure quel direttore dell’Archivio di Stato, appena nominato, che è stato violentemente attaccato perché, nella sua precedente posizione di responsabile della Biblioteca Nazionale di Roma, aveva semplicemente accettato la donazione del “fondo Rauti”, cioè l’archivio e la cospicua biblioteca del politico e intellettuale missino, testimone della storia politica italiana dell’ultimo cinquantennio.

E allora?
E allora, noi andiamo avanti lo stesso.

5 commenti su “L’editoria di Destra? Esiste e ha qualcosa da dire. Incontro con Marco Battarra”

  1. Tiziano Lissandron

    Certo che ognuno ha le proprie idee , ma il vero lettore non dovrebbe leggere soltanto
    ” la sua letteratura ” , ma semplicemente letteratura .
    Auspico un mondo in cui il lettore ” di destra ” legga qualcosa ” di sinistra ” , e viceversa .
    O vogliamo ritenerci detentori della Verità Assoluta ?
    Ad esempio , Simone Weil è di destra o di sinistra ? Per me , semplicemente un genio .

    1. Con una differenza fondamentale. Data l’egemonia culturale della sinistra, anche citata nell’intervista, quotidianamente sei bombardato da tutte le latitudini ed i media con i loro principi. Quindi volente o nolente subisci il loro messaggio passivamente . Invece la cultura alternativa devi andartela a scovare di tua volontà. Ed hai voglia a controbilanciare….

  2. Il fine dell’editoria è quello di far conoscere e diffondere le idee. E le idee non vengono espresse casualmente ma si producono con studio e conoscenza. Grato a questi ‘piccoli’ arditi della carta stampata. Sulle idee della destra c’è sempre stato lo sbarramento. Così da impedire il prodursi e il crescere delle tante proposte della sfaccettata Destra.

  3. Che ricordi. La “Bottega del fantastico”, Orion, le edizioni Barbarossa… Verrò presto a fare un salto lì da Ritter…

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