Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Intenzioni particolari di preghiera, avvisi e una lettura di formazione di Santa Teresa d’Avila

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Gentili amici, questa settimana indichiamo due importanti impegni di preghiera. Il primo è quello già proposto da Don Pietro Leone, Contro l’introduzione della teoria del gender nelle scuole”, descritto nel dettaglio nell’articolo pubblicato martedì su Riscossa Cristiana (clicca qui). Il secondo impegno è la preghiera di riparazione dell’ennesimo oltraggio all’ordine naturale voluto dal Creatore. Questo oltraggio si sta consumando a Milano con il “Milano Pride 2015”, che culminerà sabato 27 nell’oscena sfilata del “Gay Pride” per le vie del capoluogo ambrosiano. Dobbiamo anche pregare in riparazione per il colpevole silenzio della Diocesi, che tradisce il suo compito di cura spirituale dei fedeli ambrosiani e per la gravissima colpa che si assumono anche gli amministratori locali, che sponsorizzando la manifestazione tradiscono il loro compito di tutela del bene dei cittadini.

Come lettura di formazione proponiamo il capitolo numero 12 dell’autobiografia di Santa Teresa d’Avila.

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NOTIZIE E AVVISI

– Ogni primo venerdì del mese, nella parrocchia di Linarolo (Pavia), alle 16.30 si tengono la recita del Santo Rosario di riparazione e delle Litanie, e alle 17.00 la celebrazione della Messa in rito romano antico secondo le intenzioni della Lega per la preghiera di riparazione.

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Firenze, alle 18.30, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino.

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com

Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.

– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.

– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.

– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.

Paolo Deotto – Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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LETTURA DI FORMAZIONE

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Santa Teresa d’Avila, “Il libro della mia vita”

Capitolo 12

(per la lettura del cap. 10, clicca qui – per la lettura del cap. 11, clicca qui)

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Prosegue a parlare di questo primo stato. Dice fin dove possiamo arrivare da noi stessi, con l’aiuto di Dio, e il danno di voler elevare lo spirito a cose soprannaturali, prima che lo faccia il Signore.

  1. Ciò che nel capitolo precedente ho cercato di far capire, sebbene abbia molto divagato in altre cose che mi sembravano particolarmente necessarie, è fino a che punto possiamo arrivare da noi, e come in questo primo grado d’orazione possiamo aiutarci un po’. Infatti, pensando e riflettendo a ciò che il Signore ha sofferto per noi, ci sentiamo muovere a compassione; ed è piacevole questa pena, come anche le lacrime che ne derivano, perché il pensiero della gloria che speriamo, dell’amore che il Signore ci ha portato e della sua risurrezione, ci suscita un godimento che non è del tutto spirituale né del tutto sensitivo, ma un godimento virtuoso, e la pena assai meritoria. Di tal genere sono tutte le cose che suscitano una devozione, al cui acquisto si giunge, in parte, con l’intelletto, benché, se Dio non la concede, non si possa meritarla né conseguirla. Conviene particolarmente a un’anima che egli non abbia portato più su di qui, non cercar di salire da sé – si badi molto a questa raccomandazione – perché non ne trarrebbe altro frutto che danno.
  2. In questo stato l’anima può fare molti atti per risolversi a servire bene il Signore e risvegliare il proprio amore per lui; altri ancora può farne per aiutare l’aumento delle virtù, in conformità di ciò che dice un libro intitolato Arte di servire Dio, molto buono e adatto per coloro che si trovano in questo stato, in cui opera l’intelletto. S’immagini di trovarsi dinanzi al Cristo, cerchi d’innamorarsi della sua sacra umanità, tenendola sempre presente, di parlare con lui, chiedergli aiuto nel bisogno, piangendo con lui nel dolore, rallegrarsi con lui nelle gioie, senza dimenticarlo mai a causa di esse e senza andare in cerca di orazioni studiate, ma servendosi di parole che rispondano ai propri desideri e alle proprie necessità. È un metodo eccellente per far profitto, in brevissimo tempo. Chi si adopera a vivere in così preziosa compagnia e ad avvantaggiarsene il più possibile, amando veramente questo nostro Signore, a cui tanto dobbiamo, costui, a mio parere, è già molto progredito.
  3. Per questo, come ho già detto, non dobbiamo preoccuparci affatto di non sentire devozione, ma ringraziare il Signore che ci permette di essere desiderosi di accontentarlo, anche se le nostre opere sono fiacche. Questo modo di portar Cristo in noi giova in ogni stato ed è un mezzo sicurissimo per trar profitto dal primo grado di orazione e giungere in breve tempo al secondo, nonché per essere negli ultimi al sicuro dai pericoli ai quali può esporci il demonio.
  4. zzzlibrTdAEbbene, ciò è quanto possiamo fare da noi. Se qualcuno volesse procedere oltre ed elevare lo spirito ad assaporare dolcezze che ivi non gli si offrono, ciò equivale, a mio parere, a perder l’una e l’altra cosa, perché si tratta di dolcezze soprannaturali; e se viene meno l’intelletto, l’anima resta vuota e del tutto arida. Poiché questo edificio dev’essere interamente fondato sull’umiltà, quanto più ci avviciniamo a Dio, tanto più dobbiamo progredire in queste virtù, altrimenti va tutto perduto. E sembra in certo modo superbia che noi si voglia salire più in alto, perché Dio fa già troppo, per quello che siamo, ad avvicinarci a sé. Non si deve intendere con ciò che io mi riferisca all’elevarsi con il pensiero a meditare su cose alte del cielo o di Dio, sulle meraviglie che ci sono là, e sulla grande sua sapienza; perché anche se io non l’ho mai fatto (non ne ero capace, come ho detto, e mi sentivo tanto miserabile che, con l’aiuto di Dio, riuscivo a capire come il solo pensare alle bellezze della terra fosse non poco ardire, tanto più a quelle del cielo), altre persone possono giovarsene, specialmente se sono istruite; il che, a mio parere, è un gran tesoro, per questo esercizio, quando l’istruzione è unita all’umiltà. Pochi giorni fa l’ho costatato in alcuni studiosi i quali, pur avendo cominciato di recente l’orazione, hanno fatto in essa grandi passi, e ciò mi ispira un ardente desiderio che siano molti a dedicarsi alla vita spirituale, come dirò più avanti.
  5. Ora, quand’io dico: «non s’innalzino finché Dio non li innalzi», uso un linguaggio spirituale; chi ne abbia qualche esperienza mi capirà, poiché non so dirlo altrimenti se non si riesce a capirlo così. Nello stato di teologia mistica di cui ho fatto cenno, l’intelletto cessa di operare, perché Dio ne sospende l’esercizio, come spiegherò meglio in seguito, se lo saprò fare e s’egli mi darà il suo aiuto a tal fine. Presumere o pensare di sospenderlo noi, è ciò che dico che non si deve fare, come non si deve cessare di operare con esso, perché diversamente resteremo freddi e istupiditi e non faremo né una cosa né l’altra, mentre quando è il Signore a sospenderlo e a fermarlo, gli dà lui stesso di che occuparsi e contemplare, e fa sì che, senza il ricorso alla ragione, intenda nello spazio di un Credo più di quel che noi possiamo intendere con tutte le nostre umane diligenze nel corso di molti anni. Ma pretendere di occupare da noi stesse le potenze dell’anima e di arrestarne l’attività, è una pazzia. E ripeto che, pur facendolo inavvertitamente, è segno di poca umiltà; anche se non c’è colpa, la pena c’è, perché sarà una fatica inutile e l’anima rimarrà con una certa amarezza, come chi, disponendosi a spiccare un salto, si sente afferrare dietro e vede che, dopo aver impegnato tutte le sue forze, si ritrova senza aver fatto nulla di ciò che voleva. Nello scarso profitto ricavato vedrà, chi voglia riflettere, che la causa è quella piccola mancanza di umiltà di cui ho parlato, perché ha questo di eccellente tale virtù, che non c’è azione a cui essa si accompagni che lasci l’anima afflitta. Mi sembra di essermi spiegata, ma forse sarà solo per me. Il Signore apra gli occhi a quelli che leggeranno il mio scritto e, per poca esperienza che abbiano, lo capiranno subito.
  6. Ho trascorso vari anni leggendo molte cose senza intendere nulla di esse, e gran tempo in cui, anche se Dio mi concedeva di capire, non sapevo dir nulla per far capire a mia volta le stesse cose, e questo mi è costato non poco tormento. Ma quando Sua Maestà lo vuole, in un attimo insegna tutto, in modo che se ne rimane sbigottiti. In verità debbo dire una cosa; che, pur parlando con molte persone spirituali le quali si adoperavano a spiegarmi ciò che il Signore mi concedeva, perché lo sapessi esporre, era così grande la mia ottusità, che non me ne giovavo né molto né poco, o così voleva il Signore, perché non dovessi essere grata a nessuno se non a lui, essendo sempre stato Sua Maestà il mio maestro (sia egli di tutto benedetto! Mi è causa di grande confusione dire questo, ma è la pura verità). Senza che lo volessi né lo chiedessi (perché a questo riguardo, in cui sarebbe stata una virtù esser curiosa, non lo fui mai, bensì lo fui di altre cose del tutto vane), Dio in un attimo mi fece capire ogni suo favore con assoluta chiarezza, e mi diede la capacità di saperlo dire in modo tale che i miei confessori ne rimanevano stupiti ed io più di loro, perché meglio di loro conoscevo la mia ottusità. Questa grazia l’ho ricevuta da poco, ragion per cui non cerco più di apprendere ciò che il Signore non mi ha insegnato, tranne che non si tratti di cosa che riguardi la mia coscienza.
  7. Ritorno ancora una volta ad avvertire quanto importi non elevare lo spirito se Dio non lo eleva, cosa che, quando avviene, s’intende subito. Altrimenti il pericolo è grave, specialmente per le donne, nel cui animo il demonio potrà far sorgere qualche illusione, benché sia convinta che il Signore non gli permetterà mai di rovinare chi cerca di avvicinarsi a lui con umiltà; anzi questi trarrà maggior profitto e guadagno proprio da ciò con cui il demonio ne desiderava vivamente la perdita. Mi sono dilungata tanto per il fatto che questa via dei principianti è la più battuta, e i consigli che ho dato sono molto importanti. Altri ne avranno trattato molto meglio di me, lo ammetto, e confesso di aver scritto con grande confusione e vergogna, anche se non con tutta quella che avrei dovuto avere. Sia benedetto il Signore che vuole e permette che una persona come me parli di cose sue così alte e sublimi.
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