Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Notizie e avvisi. Proseguiamo nella lettura della “Vita di S. Martino” di Sulpicio Severo

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Calendario tradizionale. Giovedì 25 gennaio 2018  Conversione di San Paolo Per il Martirologio, clicca qui

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Gentili amici,

è importante mantenerci fedeli nel nostro impegno per la preghiera di riparazione, perché gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù sono quotidiani e condotti a ogni livello. Altrettanto insistente e continua deve essere la nostra preghiera di riparazione. Preghiamo anche perché il Signore voglia presto darci Santi Pastori che possano guidare i fedeli in questa epoca di smarrimento, di confusione e di empietà. Possiamo rileggere, cliccando qui, le modalità della preghiera di riparazione. È prezioso anche l’ausilio del libretto con gli Atti di devozione al Sacro Cuore e le Litanie del Sacro Cuore (clicca qui).

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Per la nostra formazione, continuiamo la lettura della “Vita di Martino”, di Sulpicio SeveroIl testo potrà anche essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

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NOTIZIE E AVVISI

 I sacerdoti della Fraternità San Pio X celebrano la Santa Messa in rito antico in diverse città. Per l’elenco completo delle Cappelle in Italia e orari delle celebrazioni, clicca qui.

Tutte le domeniche e i giorni festivi a Savona, alle 17.30 si recita il S. Rosario e alle 18.00 si celebra la S. Messa in rito antico. Nelle solennità il S. Rosario viene sostituito, alle 17.15 dal canto dei Vespri.

– Tutte le domeniche e i giorni festivi a Bologna si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di Santa Maria della Pietà in via San Vitale.

 Ogni primo giovedì del mese a Bologna si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 21.00 nella parrocchia di San Giuseppe Cottolengo in via Marzabotto.

 Tutte le domeniche e i giorni festivi a Verona si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 11.00 nella Rettoria Santa Toscana, in piazza XVI Ottobre n. 27.

– Tutti i sabati e nei giorni delle solennità a Brescia si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di San Zeno al Foro (piazza Carducci). Alle 17.30, recita del S. Rosario, esposizione del Santissimo Sacramento e benedizione eucaristica.

– Ogni domenica e festa di precetto a Pavia si celebra la S. Messa in rito antico, alle ore 9.30 nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in via Luigi Porta (centro storico).

– Nella diocesi di Prato si celebra regolarmente la S. Messa in rito antico in latino, in seguito al Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 2007 nelle seguenti chiese: la chiesa dello Spirito Santo a Prato (piazza del Collegio), ogni domenica e festa di precetto ore 17.00; la chiesa di Santa Cristina a Pimonteogni domenica ore 10.00; la chiesa di San Martino a Paperino a Prato la prima domenica del mese ore 16.00 e ogni giovedì ore 7.30; la chiesa del Sacro Cuore a Prato (Via Benincasa), tutti i primi venerdì del mese ore 21.00; la Badia di Vaiano, da febbraio a giugno, un sabato al mese. Per il calendario dettagliato clicca qui.

 Ogni domenica e festa di precetto a Firenze, alle ore 11.00 e alle ore 19.00, nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al sabato le celebrazioni sono alle ore 7.30 e 11.00 e nei giorni feriali alle ore 7.30 e 18.30.

– Ogni domenica e festa di precetto a Belluno, alle ore 8.30, nella chiesa di San Pietro (parrocchia del Duomo), viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– In Alto Adige/Sud Tirolo viene celebrata la Santa Messa in rito antico: ogni prima Domenica al mese a Silandro in via Ospedale alle ore 18, ogni terza Domenica al mese a Bolzano in via Weggenstein alle ore 18, ogni quarta Domenica al mese a Bressanone nella chiesa Mariahilf/Zinggen alle ore 18, ogni 8 del mese nella chiesa parrocchiale a Cengles alle ore 17.

 Ogni domenica e festa di precetto a Bergamo, alle ore 9.00 e ogni venerdì alle ore 20,30, nella chiesa della Madonna della Neve, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al termine della S. Messa del primo venerdì del mese, Adorazione Eucaristica e recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù. Per essere aggiornati sulle celebrazioni in rito antico, cliccare su https://www.facebook.com/madonnadellanevebergamo/

–  Ogni domenica e festa di precetto a San Lorenzo, frazione di Pizzoli (AQ), alle ore 18.00, presso l’Abbazia di Sant’Equizio, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– Ogni domenica e festa di precetto a Milano, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in largo Cairoli, viene celebrata alle 10.00 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per  informazioni:http://messatradizionalemilano.blogspot.it/ .

– Ogni domenica e festa di precetto, a Monza, viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 18.45, nella chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, via Italia 37. Per informazioni, cliccare “La Messa di sempre – Monza” . 

 Ogni domenica e festa di precetto a Legnano, nella chiesa della Madonnina, in via Sempione angolo via Ronchi, viene celebrata alle 17.30 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per informazioni: http://www.ambrosianeum.net/ .

– Ogni primo venerdì del mese, al Priorato Madonna di Loreto, a Rimini-Spadarolo, alle ore 21, Adorazione Eucaristica notturna per riparare le offese e gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù.

– a Firenze, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino, Santa Messa domenicale in rito antico alle ore 10 e tutti i venerdì, alle ore 18.30, Preghiera di Riparazione (S. Rosario, Litanie del Sacro Cuore, Atto di riparazione ed altre preci anche per impetrare l’aiuto divino alla Chiesa martire della ferocia islamica). Per informazioni: Dante Pastorelli, dante.pastorelli@virgilio.it, tel. 055.600804.

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com

– Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.

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– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.

– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.

– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.

 Sia lodato Gesù Cristo

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LETTURA DI FORMAZIONE

Sulpicio Severo

Vita di Martino / III

per scaricare il testo in formato pdf, clicca qui

 

8,1. Poco dopo, mentre passava lungo il terreno d’un tal Lupicino, un uomo ragguardevole secondo il giudizio del mondo, fu accolto dal luttuoso clamore d’una folla gemente. 2. Ad essa sollecitamente avvicinatosi, e chiesto che cosa fosse quel pianto, gli fu spiegato che un povero schiavo di quelli della casa s’era tolta la vita impiccandosi. Saputo ciò, entrò nella piccola cella, dove il corpo giaceva, e chiusa fuori tutta la folla, disteso sulla salma per un po’ di tempo pregò. 3. Ben presto, rianimato in volto, ma ancora languenti gli occhi, il morto si sollevò verso il volto di Martino; e con lenti sforzi cercando di alzarsi, afferrata la mano del beato uomo si rizzò in piedi, e così insieme con lui avanzò fino al vestibolo della casa, tra gli sguardi intenti di tutta la turba.

9,1. Press’a poco nella medesima epoca, era richiesto come vescovo di Tours; ma poiché non poteva essere facilmente strappato dal suo eremo, un tal Rusticio, cittadino appunto di Tours, dando a intendere una malattia di sua moglie, gettandosi alle sue ginocchia, riuscì a farlo uscire. 2. Così, predisposte turbe di cittadini lungo il cammino, fu per così dire condotto sotto scorta fino alla città. In mirabile modo un’incredibile moltitudine non solo da quel borgo ma anche dalle città vicine s’era radunata per recare i suoi consensi. 3. A tutti un’unica volontà, i medesimi desideri, il medesimo sentimento: Martino era il più degno dell’episcopato; fortunata la chiesa che avrebbe avuto un tal vescovo. Un piccolo numero tuttavia, e alcuni dei vescovi che erano stati convocati per insediare il vescovo, empiamente si opponevano asserendo ch’era personaggio spregevole, ed era indegno dell’episcopato un uomo dall’aspetto miserando, dal sordido abbigliamento, dalla capigliatura arruffata. 4. Così stando le cose, il popolo, di più saggio sentire, irrise la folla di costoro, che mentre desideravano diffamare l’illustre uomo, ne rendevano pubbliche le virtù. Né a quelli invero fu lecito far altro che quanto il popolo, per volontà di Dio, si proponeva di fare. Tuttavia tra i vescovi presenti, si dice che un tal Difensore fosse stato il principale avversario. Quindi si osservò ch’egli fu colpito allora da un aspro biasimo con la lettura d’un versetto profetico. 5. Infatti, essendo fortuitamente rimasto assente, ostacolato dalla ressa, il lettore che in quel giorno aveva l’incarico di leggere i testi sacri, essendo tutti confusi gli officianti, uno degli assistenti, preso il Salterio, s’apprese al primo versetto che trovò. 6. Ora il Salmo era questo: «Per bocca degli infanti e dei lattanti hai reso gloria a te stesso acausa dei tuoi nemici, perché tu distrugga il nemico e il difensore» (Sal 8,3). Alla lettura di queste parole, si levò un clamore del popolo, e la parte che si opponeva fu confusa. 7. Si ritenne che questo salmo fosse stato letto per volontà divina, così che udisse tale testimonianza sulle sue opere Difensore, il quale per bocca d’infanti e di lattanti, mentre il Signore rendeva gloria a se stesso nella persona di Martino, era stato designato e parimenti distrutto come nemico.

10,1. Ed ora, di qual condotta e valore si sia mostrato dopo avere assunto l’episcopato, non è nelle nostre facoltà esporre compiutamente. Perseverava infatti con assoluta fermezza a esser l’uomo che s’era mostrato in precedenza. 2. La medesima umiltà nel suo cuore, la medesima povertà nel suo abito; e così, pieno d’autorità e di grazia, compiva il suo ufficio episcopale, tuttavia in modo da non tralasciare la condotta e le virtù monastiche. 3. Per molto tempo abitò dunque in una piccola cella addossata alla chiesa; poi, non potendo sopportare la fastidiosa inquietudine per tutti coloro che gli facevano visita, si stabilì in una cella d’eremita a circa due miglia fuori della città. 4. Questo luogo era così appartato e remoto, da non invidiar nulla alla solitudine d’un deserto. Da una parte era infatti costeggiato dallo strapiombo rupestre d’un alto monte, il corso del fiume Loira con una sua breve rientranza precludeva il resto del terreno; vi si poteva accedere per una sola via, per di più oltremodo scomoda. Egli stesso aveva una piccola cella fatta di legni. 5. Molti fratelli erano alloggiati allo stesso modo; i più s’erano fatto un ricettacolo nella roccia scavata del monte soprastante. Erano quasi ottanta discepoli, che venivano formati sull’esempio del beato maestro. 6. Nessuno possedeva lì alcunché di proprio, tutto era messo in comune. Non era lecito comprare o vendere nulla com’è abitudine di molti monaci; nessun’arte era esercitata, eccettuato il lavoro dei copisti, di cui erano tuttavia incaricati i più giovani; gli anziani erano esclusivamente dediti alla preghiera. 7. Raro a ciascuno l’uscire dalla cella, tranne che per recarsi al luogo di raduno per la preghiera. Prendevano cibo tutti insieme, passato il tempo del digiuno. Nessuno toccava vino, a meno che l’infermità non l’obbligasse. 8. Moltissimi vestivano di pelo di cammello: un abito troppo fine era ritenuto una colpa grave. E questo tanto più bisogna considerare mirabile, in quanto molti fra loro, si diceva, erano nobili, i quali educati in modo assai diverso, si erano assoggettati a questa vita di umiltà e di ascesi; molti di loro in seguito li abbiamo veduti vescovi. 9. Infatti quale città o chiesa non avrebbe desiderato per sé un sacerdote uscito dal monastero di Martino?

11,1. Ma per cominciare a parlare degli altri miracoli, di cui dette prova durante il suo episcopato: non lontano dal borgo, assai vicino all’eremo, c’era un luogo che la falsa credenza popolare aveva consacrato come fosse un luogo dove i martiri giacevano sepolti. 2. Infatti v’era anche un altare che si riteneva collocato lì dai vescovi precedenti. Ma Martino non prestando fede in modoavventato a eventi incerti, chiedeva con insistenza ai preti e ai chierici, maggiori di lui per età, di rivelargli il nome del martire e la data della sua passione: era turbato da grande scrupolo, diceva, poiché a questo proposito la tradizione degli avi non gli apportava nessuna certezza coerente. 3. Essendosi dunque per molto tempo tenuto lontano da quel luogo, senza abrogare il culto, poiché restava nell’incertezza, e senza accordare l’avallo del suo prestigio al popolo, affinché la superstizione non crescesse più oltre in vigore, un giorno, presi con sé alcuni fratelli si recò sul luogo. 4. Poi, eretto proprio sul sepolcro si rivolse pregando al Signore, affinché gli rivelasse chi fosse stato sepolto lì e quali meriti avesse avuto. Allora, volgendosi a sinistra, vide accanto drizzarsi un’ombra sordida, truce; le comandò di dire il nome, i meriti. Dice il nome, confessa il crimine; era stato un brigante, giustiziato per i delitti, celebrato per errore del popolo; nulla aveva in comune con i martiri, poiché questi dimoravano nella gloria, lui nella pena. 5. In mirabile modo, i presenti ne udivano la voce, ma non ne vedevano la persona. Allora Martino espose che cosa aveva visto e ordinò di rimuovere dal luogo l’altare, che era stato lì, e così liberò il popolo dall’errore di quella superstizione.

12,1. Accadde in seguito che, mentre era in cammino, trasportassero in direzione opposta alla sua la salma d’un pagano verso la sepoltura, con un apparato funebre pieno di superstizione; scorta da lontano una turba che veniva verso di lui, ignaro di cosa si trattasse, per un poco ristette. C’era infatti uno spazio intermedio di cinquecento passi, così ch’era difficile discernere quel che vedeva. 2. Tuttavia, poiché distingueva un gruppo di contadini, e al soffio del vento volteggiavano teli di lino gettati sui corpi, credeva che si compissero cerimonie sacre di carattere pagano, poiché i contadini Galli avevano questa consuetudine, nella loro miserevole follia, portare attorno in processione per i loro campi statue di dei pagani coperti di candidi teli. 3. Levato dunque il segno della croce verso quelli che gli venivano incontro, ordinò alla turba di non muoversi dal luogo dov’era e di deporre il fardello. Allora in mirabile modo avresti potuto vedere quei miserabili dapprima irrigidirsi come sassi. 4. Poi, cercando di procedere con sommo sforzo, non riuscendo ad avanzare oltre, ruotavano su se stessi in ridicolo volteggio, finché vinti deposero il fardello della salma. Attoniti e guardandosi l’un l’altro, pensavano silenziosi a ciò che era potuto loro accadere. 5. Allora quell’uomo santo, avendo constatato che quella folla era raccolta per delle esequie e non per una cerimonia pagana, sollevata di nuovo la mano concesse loro la facoltà di riprendere il cammino e di sollevare la salma. Così, quando volle, li costrinse a restar fermi e, quando gli piacque, permise loro di allontanarsi.

13,1. Così un altro giorno, avendo demolito un antichissimo tempio in un villaggio, e intrapreso ad abbattere un pino che si ergeva vicinissimo al santuario, il sacerdote di quel luogo e tutta la turba dei pagani cominciarono a opporglisi. 2. Ed essendo i medesimi rimasti quieti per volontà di Dio mentre il tempio veniva demolito, non tolleravano che l’albero fosse tagliato. Egli s’adoperava per far loro osservare che non v’era nulla di sacro in un ceppo; seguissero piuttosto il Dio, che egli stesso serviva; bisognava abbattere quell’albero, poiché era consacrato a un demonio. 3. Allora uno di quelli, ch’era più temerario degli altri, disse: «Se tu hai qualche fiducia in quel Dio, che dici di venerare, noi stessi abbatteremo questo albero, ricevilo su di te nella sua caduta: e se il tuo Dio è con te, come affermi, ti salverai». 4. Allora egli, intrepidamente confidando in Dio, s’impegnò a farlo. Al momento tutta quella turba di pagani consentì a questa condizione, e facilmente si rassegnarono alla perdita del loro albero, se con la caduta di esso avessero potuto schiacciare il nemico delle loro cerimonie sacre. 5. E così, essendo quel pino inclinato da una parte in modo che non v’era alcun dubbio sulla parte dove, tagliato, si sarebbe abbattuto, egli fu posto, eretto e legato, secondo la volontà di quei contadini, nel luogo in cui nessuno dubitava che l’albero sarebbe caduto. 6. E dunque essi stessi presero a tagliare il loro pino con grande allegria e letizia. Assisteva in disparte una folla di spettatori attoniti. E già il pino oscillava e sul punto di cadere minacciava il suo crollo. 7. Impallidivano in disparte i monaci, e atterriti dal pericolo ormai prossimo, avevano perduto ogni speranza e fiducia, aspettando solo la morte di Martino. 8. Ma, confidando in Dio, in intrepida attesa, quando già il pino abbattendosi emetteva un fragore, egli, levata la mano contro quello che cadeva e rovinava su di lui, oppose il segno della salvezza. Ma allora – l’avresti creduto spinto all’indietro da una sorta d’uragano –, il pino crollò dalla parte opposta, così che quasi schiacciò i contadini, che erano stati lì come in luogo sicuro. 9. Allora, levato un clamore al cielo, i pagani si meravigliarono del miracolo, i monaci piansero di gioia, tutti all’unisono glorificarono Cristo: fu ben chiaro che in quel giorno era venuta la salvezza per quelle contrade. Infatti non vi fu quasi nessuno in quella enorme moltitudine di pagani, che non reclamò l’imposizione delle mani e, abbandonato l’empio errore, non credette nel Signore Gesù. Invero prima di Martino pochissimi, anzi quasi nessuno in quei paesi aveva ricevuto il Cristo. E grazie ai suoi miracoli e al suo esempio il nome di Cristo diventò così forte che là non si trova più alcun luogo che non sia pieno di chiese e di eremi in grandissimo numero. Infatti dove egli aveva distrutto templi pagani, subito nello stesso luogo costruiva chiese o romitaggi.

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