Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Notizie e avvisi. Proseguiamo nella lettura della “Vita di S. Martino” di Sulpicio Severo (IV parte)

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Calendario tradizionale. Giovedì 1° febbraio  – Sant’Ignazio Vescovo e Martire – Per il Martirologio, clicca qui

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Gentili amici,

è importante mantenerci fedeli nel nostro impegno per la preghiera di riparazione, perché gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù sono quotidiani e condotti a ogni livello. Altrettanto insistente e continua deve essere la nostra preghiera di riparazione. Preghiamo anche perché il Signore voglia presto darci Santi Pastori che possano guidare i fedeli in questa epoca di smarrimento, di confusione e di empietà. Possiamo rileggere, cliccando qui, le modalità della preghiera di riparazione. È prezioso anche l’ausilio del libretto con gli Atti di devozione al Sacro Cuore e le Litanie del Sacro Cuore (clicca qui).

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Per la nostra formazione, continuiamo la lettura della “Vita di Martino”, di Sulpicio SeveroIl testo potrà anche essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

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NOTIZIE E AVVISI

 I sacerdoti della Fraternità San Pio X celebrano la Santa Messa in rito antico in diverse città. Per l’elenco completo delle Cappelle in Italia e orari delle celebrazioni, clicca qui.

Tutte le domeniche e i giorni festivi a Savona, alle 17.30 si recita il S. Rosario e alle 18.00 si celebra la S. Messa in rito antico. Nelle solennità il S. Rosario viene sostituito, alle 17.15 dal canto dei Vespri.

– Tutte le domeniche e i giorni festivi a Bologna si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di Santa Maria della Pietà in via San Vitale.

 Ogni primo giovedì del mese a Bologna si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 21.00 nella parrocchia di San Giuseppe Cottolengo in via Marzabotto.

 Tutte le domeniche e i giorni festivi a Verona si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 11.00 nella Rettoria Santa Toscana, in piazza XVI Ottobre n. 27.

– Tutti i sabati e nei giorni delle solennità a Brescia si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di San Zeno al Foro (piazza Carducci). Alle 17.30, recita del S. Rosario, esposizione del Santissimo Sacramento e benedizione eucaristica.

– Ogni domenica e festa di precetto a Pavia si celebra la S. Messa in rito antico, alle ore 9.30 nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in via Luigi Porta (centro storico).

– Nella diocesi di Prato si celebra regolarmente la S. Messa in rito antico in latino, in seguito al Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 2007 nelle seguenti chiese: la chiesa dello Spirito Santo a Prato (piazza del Collegio), ogni domenica e festa di precetto ore 17.00; la chiesa di Santa Cristina a Pimonteogni domenica ore 10.00; la chiesa di San Martino a Paperino a Prato la prima domenica del mese ore 16.00 e ogni giovedì ore 7.30; la chiesa del Sacro Cuore a Prato (Via Benincasa), tutti i primi venerdì del mese ore 21.00; la Badia di Vaiano, da febbraio a giugno, un sabato al mese. Per il calendario dettagliato clicca qui.

 Ogni domenica e festa di precetto a Firenze, alle ore 11.00 e alle ore 19.00, nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al sabato le celebrazioni sono alle ore 7.30 e 11.00 e nei giorni feriali alle ore 7.30 e 18.30.

– Ogni domenica e festa di precetto a Belluno, alle ore 8.30, nella chiesa di San Pietro (parrocchia del Duomo), viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– In Alto Adige/Sud Tirolo viene celebrata la Santa Messa in rito antico: ogni prima Domenica al mese a Silandro in via Ospedale alle ore 18, ogni terza Domenica al mese a Bolzano in via Weggenstein alle ore 18, ogni quarta Domenica al mese a Bressanone nella chiesa Mariahilf/Zinggen alle ore 18, ogni 8 del mese nella chiesa parrocchiale a Cengles alle ore 17.

 Ogni domenica e festa di precetto a Bergamo, alle ore 9.00 e ogni venerdì alle ore 20,30, nella chiesa della Madonna della Neve, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al termine della S. Messa del primo venerdì del mese, Adorazione Eucaristica e recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù. Per essere aggiornati sulle celebrazioni in rito antico, cliccare su https://www.facebook.com/madonnadellanevebergamo/

–  Ogni domenica e festa di precetto a San Lorenzo, frazione di Pizzoli (AQ), alle ore 18.00, presso l’Abbazia di Sant’Equizio, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– Ogni domenica e festa di precetto a Milano, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in largo Cairoli, viene celebrata alle 10.00 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per  informazioni:http://messatradizionalemilano.blogspot.it/ .

– Ogni domenica e festa di precetto, a Monza, viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 18.45, nella chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, via Italia 37. Per informazioni, cliccare “La Messa di sempre – Monza” . 

 Ogni domenica e festa di precetto a Legnano, nella chiesa della Madonnina, in via Sempione angolo via Ronchi, viene celebrata alle 17.30 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per informazioni: http://www.ambrosianeum.net/ .

– Ogni primo venerdì del mese, al Priorato Madonna di Loreto, a Rimini-Spadarolo, alle ore 21, Adorazione Eucaristica notturna per riparare le offese e gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù.

– a Firenze, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino, Santa Messa domenicale in rito antico alle ore 10 e tutti i venerdì, alle ore 18.30, Preghiera di Riparazione (S. Rosario, Litanie del Sacro Cuore, Atto di riparazione ed altre preci anche per impetrare l’aiuto divino alla Chiesa martire della ferocia islamica). Per informazioni: Dante Pastorelli, dante.pastorelli@virgilio.it, tel. 055.600804.

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com

– Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.

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– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.

– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.

– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.

 Sia lodato Gesù Cristo

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LETTURA DI FORMAZIONE

Sulpicio Severo

Vita di Martino / IV

per scaricare il testo in formato pdf, clicca qui

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14,1. E un miracolo non meno grande mostrò press’a poco nei medesimi tempi e nella medesima prova. Infatti, in un villaggio avendo appiccato il fuoco a un tempio pagano antichissimo e molto frequentato, al soffiar del vento i turbini di fiamme si spostavano su una casa vicina, anzi addossata all’edificio. 2. Appena Martino s’accorse di ciò, con rapida corsa salì sul tetto della casa, portandosi contro le fiamme che avanzavano. Ma allora, mirabile spettacolo, avresti potuto scorgere il fuoco ritorcersi contro la forza del vento, e vedere un conflitto di elementi in lotta tra loro. Così per virtù di Martino il fuoco operò soltanto lì, dove gli fu comandato 3. In un villaggio, di nome Levroux, avendo voluto ugualmente abbattere un tempio che una falsa superstizione aveva colmato di ricchezze, la folla dei pagani gli oppose resistenza, così che venne scacciato non senza violenza. 4. E così si ritirò nelle immediate vicinanze. Là per tre giorni, vestito del cilicio e coperto di cenere, in continui digiuni e orazioni, pregava il Signore affinché la virtù divina distruggesse quel tempio, poiché la mano dell’uomo non aveva potuto abbatterlo. 5. Allora gli si presentarono all’improvviso due angeli armati di lancia e di scudo a guisa di milizia celeste, dicendosi inviati dal Signore per fugare quella rustica moltitudine e portare aiuto a Martino, affinché nessuno, mentre il tempio veniva demolito, opponesse resistenza: ritornasse dunque e devotamente compisse l’opera intrapresa. 6. Così riandato al villaggio, sotto lo sguardo e nell’acquiescenza delle turbe dei pagani, mentre demoliva fin dalle fondamenta il tempio profano, ridusse in polvere tutte le are e le statue. 7. A tal vista, i contadini, comprendendo d’essere rimasti stupefatti e atterriti per volontà divina affinché non si opponessero al vescovo, quasi tutti credettero nel Signore Gesù, attestando pubblicamente con alte grida la loro fede, e che si doveva adorare il Dio di Martino, e trascurare invece idoli che non sapevano neanche aiutare se stessi.

 

15,1. Riferirò pure che cosa accadde in un borgo degli Edui. Dove, mentre allo stesso modo demoliva un tempio, una folla inferocita di contadini pagani si gettò contro di lui. E tentando uno più ardito degli altri di colpirlo con la spada snudata, egli, gettato il mantello, offrì il suo capo scoperto a colui che stava per ferirlo. 2. Il pagano non esitò a colpire, ma, avendo sollevato troppo in alto la mano destra, crollò in terra supino, e costernato dal timore di Dio, implorava grazia. 3. Né dissimile da questo fu l’altro fatto. Avendo un tale voluto accoltellarlo mentre distruggeva degli idoli, proprio nell’atto del colpo il coltello gli sbalzò di mano e scomparve. 4. Per lo più, quando i contadini tentavano ostilmente di dissuaderlo dal distruggere i loro santuari, con santa predicazione così mitigava gli animi dei pagani, che essi stessi, rivelata loro la luce della verità, abbattevano i propri templi.

16,1. Ma quanto alla grazia delle guarigioni, essa era in lui così potente, che quasi nessun infermo si recò da lui senza recuperare subito la salute. Ciò risulterà dall’esempio che segue. 2. A Treviri una fanciulla era preda della crudele infermità della paralisi, così che già da molto tempo il suo corpo non era in grado di compiere nessuna funzione pertinente alle attività umane: pressoché morta in ogni sua parte, palpitava appena d’un tenue soffio vitale. 3. I suoi parenti, afflitti, stavano presso di lei senz’altra attesa che quella della sua morte, quando all’improvviso fu annunziato l’arrivo di Martino in quella città. Come il padre della fanciulla venne a saperlo, corse a perdifiato a intercedere per la figlia. 4. E per caso Martino era già entrato nella chiesa. Qui, sotto lo sguardo del popolo e in presenza di molti altri vescovi, il vecchio abbracciò gemendo le sue ginocchia, e diceva: «Mia figlia muore per un penoso genere di malattia e, ciò che è più crudele della morte, vive solo per un soffio, mentre la sua carne è già morta. Ti prego di visitarla e di benedirla: confido infatti che per tua intercessione riacquisterà la salute». 5. Martino rimase come stupefatto da quella voce sconvolta, e tentò di schermirsi dicendo che ciò non era in suo potere, e che il vecchio errava nel giudizio, ed egli non era degno che Dio manifestasse per suo mezzo un segno della propria potenza. Insisteva con maggior veemenza, in lacrime, il padre, e implorava che visitasse la moribonda. 6. Infine, spinto ad andare dai vescovi che l’attorniavano, discese alla casa della fanciulla. Un’enorme turba era fuori della porta, aspettando che cosa avrebbe fatto il servo di Dio. 7. Ed egli, per cominciare, ricorrendo alle armi che gli erano familiari in situazioni di tal genere, si prostrò al suolo in preghiera. Poi, esaminando l’ammalata, chiede che gli si dia dell’olio. E dopo averlo benedetto, versa il potere del santo liquido nella bocca della fanciulla, e subito le fu resa la voce. 8. Poi a poco a poco, al suo contatto, le singole membra cominciarono a riprendere vita, finché a piè fermo si alzò al cospetto del popolo.

17,1. Nella medesima epoca uno schiavo d’un tal Tetradio, personaggio di rango proconsolare, posseduto dal demonio, era torturato da sofferenze mortali. Martino, pregato dunque d’imporgli la mano, ordinò che glielo conducessero, ma il malvagio spirito in nessun modo poté essere tratto fuori dalla cella in cui era, a tal punto con denti rabbiosi s’avventava su quanti arrivassero. 2. Allora Tetradio si precipitò alle ginocchia del santo, affinché discendesse alla casa dove l’indemoniato era trattenuto. Ma Martino dichiarò di non poter recarsi nella casa d’un incredulo e d’un pagano. 3. Infatti Tetradio, in quel tempo, era ancora intrigato e imprigionato dall’errore del paganesimo. Dunque promise che, se il demonio fosse stato scacciato dal suo giovane schiavo, si sarebbe fatto cristiano. 4. Così Martino, imposta la mano al giovane, espulse da lui lo spirito immondo. A tale vista, Tetradio credette nel Signore Gesù, e subito diventò catecumeno, e poco dopo fu battezzato e sempre con mirabile affetto venerò Martino quale autore della sua salvezza. 5. In quei medesimi tempi, nella medesima città, entrato nella casa d’un padre di famiglia, s’arrestò proprio sulla soglia, dicendo di vedere nell’atrio della casa un orrendo demonio. Come gli ordinò di sloggiare, quello s’apprese al cuoco del padrone di casa, che si trovava nella parte interna della dimora. Lo sventurato cominciò a infuriare coi denti, e a tentar di dilaniare chiunque gli venisse incontro. Sconvolta la casa, panico tra gli schiavi, messi in fuga gli spettatori all’esterno. 6. Martino si lanciò davanti all’indemoniato e per cominciare gli intimò di arrestarsi. Ma poiché quello digrignava i denti e minacciava di mordere con le fauci spalancate, Martino gli infilò le dita nella bocca e disse: «Se hai qualche potere, divorale». 7. Ma allora, come se avesse ricevuto nella bocca un ferro arroventato, scostati i denti lontano dalle dita del santo, si guardava bene dal toccarle; e il demonio, costretto a fuggire con pene e tormenti dal corpo che possedeva, e poiché tuttavia non gli era lecito uscire attraverso la bocca, lasciando sozze tracce fu evacuato con un flusso del ventre.

18,1. Frattanto, mentre la notizia d’una migrazione e invasione dei barbari aveva messo improvvisamente in allarme la città, Martino ordinò che fosse fatto comparire davanti a lui un posseduto dal demonio; gli ingiunse di dichiarare se la notizia fosse vera. 2. Allora quello confessò che dieci demoni l’avevano assistito affinché spargesse questa diceria tra il popolo, perché almeno da questo timore Martino fosse scacciato da quel borgo; i barbari a nulla pensavano meno che a un’invasione. Così, per queste dichiarazioni fatte dallo spirito immondo in mezzo alla chiesa, la città fu liberata dal timore e dall’allarme presenti. 3. A Parigi, nel momento in cui varcava la porta della città, tra grandi turbe che andavano con lui, baciò un lebbroso nel miserevole volto tra l’orrore di tutti e lo benedisse. E subito purificato completamente dal morbo, 4. il giorno dopo il lebbroso, venendo alla chiesa con la pelle splendente, rendeva grazie per la salute recuperata. Né si deve passare sotto silenzio che frange strappate dal suo mantello e dal suo cilicio esercitarono di frequente un loro potere curativo sulle infermità. 5. Infatti, attaccate alle dita o passate intorno al collo degli infermi, spesso ne fugarono i morbi.

19,1. Arborio, un uomo che era stato prefetto, un’anima oltremodo santa e fedele, mentre sua figlia era riarsa da gravissimi accessi di febbre quartana, insinuò in petto alla fanciulla, nel colmo dell’accesso febbrile, una lettera di Martino che per caso gli era stata recapitata, e subito la febbre scomparve. 2. Questa cosa tanto impressionò Arborio, che subito votò la fanciulla a Dio e la consacrò a perpetua verginità. Recatosi a trovare Martino, gli presentò la fanciulla, vivente testimonianza dei suoi miracoli, la quale era stata guarita da lui benché lontano, e non permise che nessun altro tranne Martino le imponesse l’abito di vergine e la consacrasse. 3. Paolino, quell’uomo che avrebbe dato in seguito un così grande esempio, aveva cominciato a soffrire gravemente a un occhio e già uno spesso velo sovrapposto aveva interamente ricoperto la sua pupilla, quando Martino gli toccò l’occhio con un pennello, e soppresso ogni dolore, gli restituì la precedente salute. 4. Ed egli stesso, un giorno, poiché cadendo era ruzzolato dalla sua stanza in cima alle scale, piombando sui gradini ineguali, si procurò molte ferite: mentre giaceva esanime nella sua cella, tormentato da insopportabili sofferenze, di notte gli apparve un angelo che lavò le sue ferite e con salubre balsamo gli spalmò le lividure del corpo contuso. E così, il giorno dopo, fu restituito alla salute, tanto che non gli sembrava di aver mai patito alcun danno. 5. Ma sarebbe lungo diffondersi nei singoli episodi. Bastino questi pochi tra numerosissimi altri, e sia sufficiente che, narrando i fatti più eccellenti, non distorciamo la verità ed evitiamo il fastidio col narrarne troppi.

20,1. Ma inframmezziamo fatti minori a tanti così straordinari. Sebbene, come è tipico della nostra epoca, nella quale tutto è depravato e corrotto, è pressoché eccezionale che la fermezza d’un vescovo non si sia lasciata indurre all’adulazione d’un principe. Essendo convenuti da diverse parti del mondo numerosi vescovi presso l’imperatore Massimo, uomo d’indole feroce ed esaltato dalla vittoria nelle guerre civili, mentre intorno al principe si notava una vergognosa adulazione da parte di tutti e con degenere debolezza la dignità sacerdotale si era abbassata alla condizione di clientela del sovrano, – unicamente in Martino sussisteva ancora l’autorità degli Apostoli. 2. Infatti, anche se dovette rivolgere suppliche al sovrano in favore di alcune persone, egli esigeva piuttosto che pregare, e malgrado le insistenti richieste si astenne dalla sua mensa, dichiarando di non poter sedersi alla tavola di chi aveva tolto a un imperatore la sovranità, all’altro la vita. 3. Finalmente, Massimo affermò che non a suo arbitrio aveva assunto il potere imperiale, ma che aveva difeso con le armi un potere sovrano impostogli dai soldati per ordine divino, e la volontà di Dio non poteva essere ostile a un uomo tra le cui mani s’era compiuta una vittoria così incredibile, e nessuno degli avversari era caduto se non sul campo di battaglia; allora Martino, vinto dalle ragioni o dalle preghiere, venne al banchetto, mentre il sovrano si compiaceva mirabilmente d’aver ottenuto ciò. 4. Erano presenti come invitati, quasi convocati per un giorno di gala, sommi e illustri uomini, il prefetto e console Evodio – uomo di cui nessuno vi fu mai più giusto –, due conti investiti del più alto potere, il fratello del sovrano e suo zio. Il prete che accompagnava Martino era adagiato fra loro, ed egli poi s’era assiso in uno scranno disposto accanto al sovrano. 5. Verso la metà del banchetto, com’è uso, un servitore presentò una larga coppa al sovrano. Questi ordinò che fosse offerta piuttosto al santissimo vescovo, nell’aspettazione e ambizione di ricevere la coppa dalle sue mani. 6. Ma Martino, come bevve, consegnò la coppa al suo prete, di certo stimando che nessuno fosse più degno di bere per primo dopo di lui, e che non sarebbe stato giusto da parte sua, se avesse anteposto al suo prete il sovrano stesso o i personaggi più vicini al sovrano. 7. L’imperatore e tutti quelli che assistevano rimasero così ammirati da quel gesto, che di esso, da cui pure erano stati scherniti, si compiacquero. E per tutto il palazzo corse il detto, pieno d’ammirazione, che Martino aveva fatto in un pranzo del sovrano, ciò che nessuno dei vescovi aveva fatto nei banchetti dei più modesti funzionari. 8. Al medesimo Massimo, Martino predisse con grande anticipo che, se si fosse recato in Italia, dove desiderava andare per portar guerra all’imperatore Valentiniano, doveva sapere che sarebbe stato vincitore all’inizio dell’offensiva, ma dopo breve tempo sarebbe morto. 9. E ciò abbiamo visto avverarsi. Infatti, appena egli arrivò, Valentiniano fu scacciato in fuga; ma in seguito, trascorso quasi un anno e ricomposte le sue forze, catturò Massimo entro le mura di Aquileia e lo uccise.

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