Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Terzo incontro nazionale. Notizie e avvisi. Continuiamo la lettura di “Detti e fatti dei Padri del deserto”

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Calendario tradizionale. Giovedì 30 marzo 2017Per il Martirologio clicca qui

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LUNEDI’ 1° MAGGIO 2017 A PAGNANO (frazione di Merate – LC), presso il teatro OP (via Cappelletta) con inizio alle ore 09.45 e chiusura con la S. Messa, che verrà celebrata alla ore 17.30,

SI TERRA’ IL TERZO INCONTRO NAZIONALE DELLA LEGA CATTOLICA PER LA PREGHIERA DI RIPARAZIONE

COMUNICATE LA VOSTRA PARTECIPAZIONE ENTRO IL 15 APRILE

Per il programma dettagliato, cliccate qui.

Sarà possibile pranzare presso il ristorante Caminun (via Lunga, 19), al costo di euro 15,00, oppure mangiare al sacco.

Per esigenze organizzative vi preghiamo di comunicare la vostra partecipazione entro il 15 aprile, specificando se desiderate pranzare al ristorante. In caso di nuclei familiari vi raccomandiamo di indicare il numero dei componenti. Tutte le comunicazioni andranno fatte all’indirizzo legariparazione@email.it

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Gentili Amici,

restiamo fedeli al nostro impegno nella preghiera di riparazione, ricordandoci che sempre il Sacro Cuore di Gesù è offeso dal peccato, tanto frequente non solo in noi, ma in genere in una società che perfino nelle sue leggi ha tradito la Parola di Dio. Rinnoviamo anche le preghiere affinché il Signore doni Santi Pastori alla Sua Chiesa. Possiamo rileggere, cliccando qui, le modalità della preghiera di riparazione. È prezioso anche l’ausilio del libretto con gli Atti di devozione al Sacro Cuore e le Litanie del Sacro Cuore (clicca qui).

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Per la nostra formazione, continuiamo la lettura di “Detti e fatti dei Padri del deserto”. Il testo potrà anche essere scaricato in formato pdf cliccando qui; in tal modo potrete costituire e conservare la vostra biblioteca di letture di formazione.

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NOTIZIE E AVVISI

 I sacerdoti della Fraternità San Pio X celebrano la Santa Messa in rito antico in diverse città. Per l’elenco completo delle Cappelle in Italia e orari delle celebrazioni, clicca qui.

Domenica 2 aprile 2017 a Torino, alle ore 18.30 presso la chiesa parrocchiale del Beato Pier Giorgio Frassati (via Pietro Cossa n. 280/2) sarà celebrata una S. Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano.

 Tutte le domeniche e i giorni festivi a Verona si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 11.00 nella Rettoria Santa Toscana, in piazza XVI Ottobre n. 27.

– Tutti i sabati e nei giorni delle solennità a Brescia si celebra la S. Messa in rito antico alle ore 18.00 nella chiesa di San Zeno al Foro (piazza Carducci). Alle 17.30, recita del S. Rosario, esposizione del Santissimo Sacramento e benedizione eucaristica.

– Ogni domenica e festa di precetto a Pavia si celebra la S. Messa in rito antico, alle ore 9.30 nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in via Luigi Porta (centro storico).

– Nella diocesi di Prato si celebra regolarmente la S. Messa in rito antico in latino, in seguito al Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 2007 nelle seguenti chiese: la chiesa dello Spirito Santo a Prato (piazza del Collegio), ogni domenica e festa di precetto ore 17.00; la chiesa di Santa Cristina a Pimonteogni domenica ore 10.00; la chiesa di San Martino a Paperino a Prato la prima domenica del mese ore 16.00 e ogni giovedì ore 7.30; la chiesa del Sacro Cuore a Prato (Via Benincasa), tutti i primi venerdì del mese ore 21.00; la Badia di Vaiano, da febbraio a giugno, un sabato al mese. Per il calendario dettagliato clicca qui.

 Ogni domenica e festa di precetto a Firenze, alle ore 11.00 e alle ore 19.00, nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al sabato le celebrazioni sono alle ore 7.30 e 11.00 e nei giorni feriali alle ore 7.30 e 18.30.

– Ogni domenica e festa di precetto a Belluno, alle ore 8.00, nella chiesa di Santo Stefano, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– In Alto Adige/Sud Tirolo viene celebrata la Santa Messa in rito antico: ogni prima Domenica al mese a Silandro in via Ospedale alle ore 18, ogni terza Domenica al mese a Bolzano in via Weggenstein alle ore 18, ogni quarta Domenica al mese a Bressanone nella chiesa Mariahilf/Zinggen alle ore 18, ogni 8 del mese nella chiesa parrocchiale a Cengles alle ore 17.

 Ogni domenica e festa di precetto a Bergamo, alle ore 9.00 e ogni venerdì alle ore 20,30, nella chiesa della Madonna della Neve, viene celebrata la Santa Messa in rito antico. Al termine della S. Messa del primo venerdì del mese, Adorazione Eucaristica e recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù. Per essere aggiornati sulle celebrazioni in rito antico, cliccare su https://www.facebook.com/madonnadellanevebergamo/

–  Ogni domenica e festa di precetto a San Lorenzo, frazione di Pizzoli (AQ), alle ore 18.00, presso l’Abbazia di Sant’Equizio, viene celebrata la Santa Messa in rito antico.

– Ogni domenica e festa di precetto a Milano, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in largo Cairoli, viene celebrata alle 10.00 la Santa Messa in Rito ambrosiano antico. Per informazioni:http://messatradizionalemilano.blogspot.it/ .

– Ogni domenica e festa di precetto, a Monza, viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 18.45, nella chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, via Italia 37. Per informazioni, cliccare “La Messa di sempre – Monza” . 

– Ogni primo venerdì del mese, al Priorato Madonna di Loreto, a Rimini-Spadarolo, alle ore 21, Adorazione Eucaristica notturna per riparare le offese e gli oltraggi al Sacro Cuore di Gesù.

– a Firenze, nell’Oratorio di S. Francesco Poverino, Santa Messa domenicale in rito antico alle ore 10 e tutti i venerdì, alle ore 18.30, Preghiera di Riparazione (S. Rosario, Litanie del Sacro Cuore, Atto di riparazione ed altre preci anche per impetrare l’aiuto divino alla Chiesa martire della ferocia islamica). Per informazioni: Dante Pastorelli, dante.pastorelli@virgilio.it, tel. 055.600804.

– Ogni venerdì un gruppo di fedeli si ritrova per la preghiera a Cremona. Per informazioni: Mauro Faverzani  – mauro.faverzani@gmail.com

– Ogni primo venerdì del mese viene celebrata la Santa Messa in rito antico alle 19.30 a Modena nella parrocchia dello Spirito Santo in via Fratelli Rosselli. Vi partecipano alcuni aderenti alla Lega di riparazione  secondo le intenzioni proposte dalla nostra iniziativa. Ricordiamo che nella medesima chiesa viene celebrata ogni domenica alle 17 la S. Messa (dal 2007) e, a richiesta, anche gli altri sacramenti.

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– Se altri sacerdoti fossero disposti a fare lo stesso nella zona in cui operano, ce lo facciano sapere e provvederemo a darne comunicazione.

– Ricordiamo che è possibile anche il semplice incontro tra laici che preghino secondo le intenzioni della Lega come già indicato. Anche in questo caso, sarebbe utile segnalarcelo in modo da poterne dare comunicazione. Rimane il fatto che lo strumento più efficace per la diffusione è il passaparola, che sarebbe meglio chiamare apostolato.

– Nei limiti delle nostre forze, siamo a disposizione per incontrare gli amici che intendono impegnarsi in questa impresa. Per questo, si faccia riferimento all’indirizzo di posta elettronica della Lega di riparazione, legariparazione@email.it , e troveremo il modo e il tempo per farlo.

Paolo Deotto – Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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LETTURA DI FORMAZIONE

estratti da

Detti e fatti dei Padri del Deserto – a cura di Cristina Campo e Piero Draghi  (Bompiani)

per scaricare il testo in formato pdf, clicca qui

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“FUGE, TACE, QUIESCE”

L’abate Pastor diceva: « Quali che siano le tue pene, la vittoria su di esse sta nel silenzio ».

Un giorno che i fratelli si erano riuniti a Scete, alcuni anziani vollero mettere alla prova l’abate Mosè: si fecero sprezzanti e gli dissero: « Perché questa specie di etiope viene tra noi? ».

L’abate tacque udendo queste parole. Di ritorno dall’assemblea, quelli che lo avevano ingiuriosamente trattato gli dissero: « Non sei turbato? ». Egli rispose: « Sono turbato, ma non dico niente ».

Un fratello disse all’abate Pastor: « Se vedo qualche cosa, a tuo parere, posso parlarne?». L’anziano rispose: « Sta scritto: “Chi risponde prima d’aver ascoltato, fa una sciocchezza, per sua confusione”. Parla dunque se ti si interroga; altrimenti, taci».

Un anziano disse: « La xenìteia abbracciata per Dio è buona se è accompagnata dal silenzio, poiché con la libertà di parola non vi è più xenìteia».

Alcuni fratelli di Scete vollero vedere l’abate Antonio. Salirono su una barca, e li trovarono un anziano che anche lui voleva andare da Antonio, ma i fratelli non ne sapevano niente. Seduti sulla barca conversavano sui detti dei padri, sulle Scritture e sui loro lavori manuali. L’anziano invece stava in silenzio. Giunti al porto, si accorsero che anche l’anziano andava dall’abate. Arrivati da Antonio, questi disse:

«Avete trovato un buon compagno di strada in questo anziano! ». E al vecchio: « E tu ti sei trovato con dei buoni fratelli, Padre! ». L’anziano rispose: d’accordo, ma la loro casa non ha porte: entra chi vuole nella stalla e slega l’asino! ». Parlava così perché i fratelli dicevano tutto quello che passava loro per la testa.

Quando l’abate Arsenio abitava a Canope, una vergine di famiglia senatoriale molto ricca e timorata di Dio venne da Roma per vederlo. Accolta dall’arcivescovo Teofilo, ella gli domandò d’insistere con l’anziano, perché la ricevesse. L’arcivescovo si recò da quest’ultimo e gli disse: « Una dama di famiglia senatoriale viene da Roma e desidera vederti». Ma l’anziano non la volle vedere. Quando seppe la risposta, la dama fece sellare la sua cavalcatura e disse: «Ho fiducia che Dio mi permetterà di vederlo, perché non sono venuta a vedere un uomo: ce ne sono molti nella nostra città. Sono venuta a vedere un profeta». Quando ella arrivò presso la cella dell’anziano, per una divina disposizione egli si trovava sulla soglia. Vedendolo, la donna si gettò ai suoi piedi. Indignato, egli la rialzò e le disse fissandola: « Ebbene! se vuoi vedere il mio volto, guardalo! ». Ma ella, confusa, non lo guardò. Il vegliardo aggiunse: « Non hai inteso parlare delle mie opere? Quelle bisogna guardare! Perché hai osato fare una simile traversata? Non sai di essere una donna e che non devi affatto uscire? Ritornerai a Roma adesso, per raccontare che hai visto Arsenio e per fare del mare una via che porterà altre donne? ». « Se è volontà di Dio che io ritorni a Roma », ella rispose, « non permetterò a nessuna donna di venir qui. Prega per me e ricordati sempre di me ». Ed egli rispose: «Prego Dio di cancellare il tuo ricordo dal mio cuore. A queste parole ella si ritirò turbata. E rientrata a Roma si ammalò di dolore. L’arcivescovo, avvertito, andò a consolarla e s’informò del suo male. « Ah », ella gli disse, « se soltanto non fossi stata là! Ho detto al vegliardo: “Ricordati di me”, ed egli mi ha risposto: « Io prego Dio di cancellare il tuo ricordo dal mio cuore! ». Ne muoio di dolore ». « Non sai di essere una donna », gli rispose l’arcivescovo, « e che il nemico combatte i santi per mezzo della donna? Per questo il vegliardo ti ha parlato così. Ma pregherà di continuo per la tua anima». Così guarì il suo cuore, ed ella se ne ritornò a casa con gioia.

L’abate Arsenio, quando era ancora a Palazzo, così pregò: «Signore, conducimi verso la salvezza». Udì allora una voce che gli disse: « Arsenio, fuggi gli uomini e sarai salvo ». Dopo che fu entrato nella vita monastica, pregò ancora nello stesso modo, e intese la voce dire: « Arsenio, fuggi, taci e pratica l’hesychia. Sono queste le radici del non peccare».

L’arcivescovo Teofilo, di beata memoria, venne un giorno con un magistrato dall’abate Arsenio. L’arcivescovo lo interrogò per ascoltare la sua parola. L’anziano stette un momento in silenzio, poi disse: « Se vi dico una parola, voi la osserverete? ». Lo promisero. L’anziano disse allora: « Se voi sentite dire: là sta Arsenio, non andatevi! ».

Un anziano ha detto: « Bisogna fuggire tutti gli artefici d’iniquità senza eccezione, siano amici o parenti, posseggano dignità di sacerdoti o di principi; perché evitare la loro compagnia ci procurerà l’intimità e l’amicizia di Dio».

« A che cosa mi serve piacere agli uomini, se irrito il Signore mio Dio? Testimone il divino Apostolo che disse: « Se piacessi ancora a degli uomini, non sarei il servo di Cristo”. Preghiamo dunque dinanzi al Signore, dicendo: «Gesù, nostro Dio, guardaci dalle loro lodi e dalle loro critiche”. E non facciamo niente per piacer loro, perché le loro lodi non possono farci entrare nel Regno dei Cieli, né le loro critiche hanno il potere di impedirci d’entrare nella vita eterna, seppure non hanno proprio quello di farci entrare in essa. Sappiate dunque, o prediletti, che noi dovremo rendere conto di ogni parola inutile; fuggiamo dunque, come si fugge davanti a un serpente ».

L’abate Arsenio arrivò un giorno presso un canneto agitato dal vento. L’anziano disse ai fratelli: « Che cosa è che si muove così? ». « Sono le canne», risposero. « In verità, se qualcuno si mantiene nell’hesychia e ascolta il grido di un uccello, il suo cuore non possiede più l’hesychia. Più ancora voi, che siete agitati come queste canne».

Disse un anziano: « E la stessa cosa, per un monaco, voler entrare in lite con un avversario o con il diavolo».

Disse un anziano: « Senza la sorveglianza delle labbra è impossibile all’uomo progredire anche in una sola virtù; poiché la prima delle virtù è la sorveglianza delle labbra ».

Un anziano diceva: « Il silenzio è pieno di ogni vita, ma la morte è nascosta nei copiosi discorsi ».

L’abate Isaia disse: « Ama tacere piuttosto che parlare, poiché il silenzio tesaurizza, ma il parlare disperde ».

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DELL’UMILTÀ

Un fratello interrogò un anziano: « Che devo fare, poiché la vanagloria mi attanaglia?». L’anziano gli rispose: « Hai ragione, perché sei tu che hai fatto il cielo e la terra »  Il fratello, toccato dalla compunzione, disse: « Perdonami, non ho fatto nulla »

Un fratello domandò all’abate Poemen se era meglio vivere in disparte o con il prossimo. Il vecchio rispose: « Colui che biasima sempre e solo se stesso può vivere in qualsiasi luogo. Ma se glorifica se stesso, allora non reggerà in nessun luogo ».

Un anziano disse: «Non colui che denigra se stesso è umile, ma colui che riceve con gioia le ingiurie, gli affronti e le critiche del prossimo ».

L’abate Pastor disse: « L’uomo deve respirare incessantemente l’umiltà e il timor di Dio, come il soffio che inala ed espelle attraverso le narici ».

L’arcivescovo Teofilo si recò un giorno al Monte di Nitria e l’abate del Monte gli venne incontro. « Abba », gli chiese l’arcivescovo, « che hai trovato di più vantaggioso in questa via?». L’anziano rispose: « Accusarmi e riprendermi senza tregua ». « Non vi è in effetti, altra via», replicò l’arcivescovo.

L’abate Antonio disse all’abate Pastor: « La grande opera dell’uomo è di gettare la colpa su se stesso dinanzi a Dio e attendersi la tentazione sino all’ultimo soffio della sua vita».

Un fratello interrogò l’abate Sisoe: « Vedo, esaminandomi, che il ricordo di Dio non mi lascia mai ». L’anziano gli disse: « Non è una gran cosa che la tua anima sia con Dio. Sarebbe grande se tu ti accorgessi che sei inferiore a tutte le creature. Questo pensiero unito al lavoro corporale: ecco ciò che corregge e conduce all’umiltà ».

Un anziano diceva: « Se noi ci applichiamo all’umiltà, non avremo bisogno del castigo. Molti mali ci vengono causa l’orgoglio. Difatti, se l’angelo di Satana è stato dato all’Apostolo per castigarlo, per paura che egli si sollevi, a maggior ragione, a noi che viviamo nell’orgoglio, è Satana stesso che sarà dato, per farci calpestare sino a che ci umiliamo ».

L’abate Antonio scrutava la profondità dei giudizi di Dio; e domandò: «Signore perché alcuni muoiono dopo breve vita, mentre altri giungono all’estrema vecchiezza? Perché alcuni mancano di tutto, e altri abbondano di ogni bene? Perché i malvagi sono ricchi, e i buoni schiacciati dalla povertà? ». Una voce gli rispose: “Antonio, occupati  di te stesso: questi sono i giudizi di Dio e non ti è utile capirli”.

L’abate Evagrio disse: «Il principio della salvezza è condannare se stessi ».

L’abate Mosè disse al fratello Zaccaria: « Dimmi che cosa devo fare». A queste parole, l’altro si gettò ai suoi piedi dicendo: « Padre proprio tu mi interroghi? ». L’anziano riprese: « Credi, Zaccaria, figlio mio, ho visto lo Spirito Santo discendere su di te; per questo sono costretto a interrogarti ». Si tolse allora Zaccaria il cappuccio, lo mise sotto i piedi, e calpestandolo disse: « Se non si è così calpestati non si può  essere monaci».

Una volta l’abate Teodoro mangiava con i fratelli. Prendevano le coppe con rispetto e senza nulla dire, neanche il consueto « Perdonatemi ». Allora l’abate ‘Teodoro disse: «I monaci hanno perduto il loro titolo di nobiltà (eugenia): la parola “Perdonatemi».

L’abate Pastor ha detto: « Prosternarsi davanti a Dio, non darsi alcuna importanza, mandare a spasso la propria volontà: ecco gli attrezzi con i quali l’anima può lavorare».

L’abate Pastor ha detto: «Non darti importanza ma legati a colui che si comporta bene».

L’abate Olimpo di Scete era schiavo. Scendeva ogni anno ad Alessandria a portare il suo guadagno ai padroni. Questi gli venivano incontro per salutarlo, ma l’anziano metteva dell’acqua in una bacinella e la presentava per lavar loro i piedi. « No, Padre, non darti pena! », gli dicevano i suoi padroni. « So di essere vostro schiavo », rispondeva, « e vi ringrazio di lasciarmi libero di servire Dio. In cambio, vi laverò i piedi, e voi riceverete ciò che ho guadagnato » G1i altri insistevano, e poiché non volevano cedere, Olimpo diceva loro: « Credetemi: se non volete prendere il mio danaro, rimango qui a servirvi». Allora i padroni, pieni di deferenza, gli lasciavano fare quello che voleva; e alla sua partenza lo riaccompagnavano con onore e gli donavano il necessario perché distribuisse in vece loro delle elemosine. Tutto questo lo rese celebre a Scete.

L’abate Pastor disse: « Un fratello domandò all’abate Alonio che cosa fosse il disprezzo di sé. L’anziano rispose: “Consiste nell’abbassarsi al di sotto degli animali, e sapere che essi non saranno condannati »

L’abate Pastor ha detto: « L’umiltà è la terra che il Signore ha richiesto per compiere il sacrificio ».

Un anziano disse: « Da qualunque prova tu sia colto, non incriminare se non te solo, dicendo: “M’è accaduto per mia colpa, causa i miei peccati”».

Un giorno alcune persone se ne andarono in Tebaide a visitare un anziano. Portavano con loro un uomo tormentato dal demonio, affinché l’anziano lo guarisse. Dopo essersi fatto a lungo pregare l’anziano disse al demonio: «Esci da questa creatura di Dio! ». Il demonio rispose: «Me ne vado, ma voglio farti una domanda: “Dimmi: chi sono i capri e chi gli agnelli?”». L’anziano gli rispose: «I capri, sono io; quanto agli agnelli, lo sa Iddio ». A queste parole il demonio urlò: « Mi ritiro a causa della tua umiltà!». E subito se ne andò.

Un fratello domandò a un anziano: « Indicami una sola cosa da custodire, perché io ne viva! ». L’anziano gli disse: “Se puoi essere ingiuriato e sopportarlo, è una gran cosa, che supera tutte le virtù».

Un anziano ha detto: « La terra sulla quale il Signore ha comandato di lavorare è l’umiltà ».

Un anziano ha detto: « Sei giunto a serbare il silenzio? Non credere, tuttavia, di aver compiuto un atto di virtù. Di’ piuttosto: « Sono indegno di parlare” ».

Un anziano ha detto: « Se il mugnaio non copre gli occhi dell’animale che gira la macina, questi si volterà e mangerà il frutto del suo lavoro. Così, per una disposizione divina, noi abbiamo ricevuto un velo che ci impedisce di vedere  il bene che facciamo, di  beatificare noi stessi e di perdere così la nostra ricompensa. E’ anche per questo che di tanto in tanto siamo abbandonati ai pensieri impuri e non vediamo più che questi; ci condanniamo così ai nostri stessi occhi, e questi pensieri sono per noi un velo che copre il poco bene che facciamo. In effetti, quando l’uomo si accusa, non perde la sua ricompensa».

Un fratello disse a un anziano: « Se un fratello mi rivolge parole profane, mi permetti tu, Abba, di dirgli di non farlo? ». L’anziano gli disse: « No ». E il fratello disse: « Perché? ». L’anziano disse: « Poiché neppur noi siamo capaci di osservare questo, e c’è da temere che, dicendo al prossimo di non farlo, siamo trovati noi in procinto di farlo». Il fratello disse: « Che si deve dunque fare? ». L’anziano gli disse: « Se sappiamo tacere, l’esempio basta al prossimo”.

Fu domandato a un anziano: « Che cosa è l’umiltà? ». Egli disse: « Che, se tuo fratello pecca contro di te, tu lo perdoni prima che egli ti testimoni il suo pentimento».

Un fratello era assalito da molto tempo dal demone dell’impurità e malgrado molti sforzi non riusciva a sbarazzarsene. Una volta, mentre era alla Sinassi, si sentì come d’abitudine tormentato dalla passione; decise dunque di trionfare sulla macchinazione del demonio e di chiedere ai fratelli di pregare per lui affinché fosse liberato. E, sprezzando ogni vergogna, si mise nudo davanti a tutti i fratelli e mostrò l’azione di Satana: «Pregate per me, padri e fratelli miei», disse, «perché sono quattordici anni che sono così combattuto »; e subito il combattimento si allontanò da lui, grazie all’umiltà che aveva mostrato.

Uno dei padri ha detto: «I Padri entravano nell’interiore attraverso l’austerità, e noi, se possiamo, entriamo nel bene attraverso l’umiltà ».

Un anziano che abitava in Egitto diceva sempre: « Non c’è strada più breve che quella dell’umiltà».

L’abate Sisoe ha detto: «Colui che lavora e pensa aver fatto qualche cosa, riceve quaggiù la sua ricompensa ».

Disse un anziano: « L’umiltà non è uno dei piatti del festino, ma il condimento che insaporisce tutti i piatti ».

Ho udito riferire di un anziano che diceva: « A chi possiede l’umiltà di spirito, è data una corona sulla propria dimora e un coperchio sulla propria marmitta ».

L’abate Poemen ha detto: « L’anima non è umiliata in niente se tu non le razioni il pane, cioè se tu non la riduci a nutrirsi solamente del necessario».

Si raccontava di un anziano che viveva nell’esicasmo nelle parti basse del paese e che aveva al suo servizio un laico cristiano. Accadde che il figlio di costui si ammalò. Il padre supplicò per molto tempo l’anziano d’andare a pregare per suo figlio e l’anziano partì con lui. Correndo avanti, il laico entrò nella sua casa e gridò: « Venite incontro all’anacoreta ». Quando l’anziano li vide venire da lontano con le fiaccole, gli venne l’idea di togliersi i vestiti, di tuffarsi nel fiume e di mettersi a lavarli restando nudo. Quando il suo servitore lo vide, pieno di vergogna disse alla gente: « Andatevene, perché l’anziano ha perduto il senno ». Poi andò da lui e gli domandò: « Abba, perché hai fatto questo? Tutti dicono: “L’anziano ha il diavolo in corpo” ». L’altro rispose: « Ecco precisamente quello che volevo ».

Un vescovo d’una certa città cadde nella fornicazione per opera del demonio. Un giorno in cui si riuniva in chiesa e nessuno era a conoscenza del suo peccato, egli lo confessò davanti a tutto il popolo e disse: « Ho peccato ». Poi depose il suo pallio sull’altare e disse: « Non posso più essere il vostro vescovo». Tutti piansero e gridarono: «Che questo peccato ricada su di noi, ma conserva l’episcopato ». Egli rispose: « Voi volete che conservi l’episcopato, fate dunque ciò che vi dico ». Fece chiudere le porte della chiesa, poi si distese faccia a terra davanti a una porta laterale e disse: « Colui che passerà senza calpestarmi con i piedi non parteciperà a Dio ». Fecero come lui chiedeva, e quando l’ultimo fu uscito, una voce venne dal cielo e disse: «Per la sua grande umiltà, gli ho rimesso il suo peccato ».

L’abate Giovanni, discepolo dell’abate Giacomo, disse: « Mio fratello Macario mi ha detto, mentre moriva: “Due cose che ho fatto in questo mondo mi tormentano: ho comprato una stuoia per un fratello e ne ho preteso su due piedi il prezzo, e tessendo ho fatto due paia di tovaglioli che ho lasciato inferiori alla misura, perché mancava un po’ di filo” ».

Un fratello interrogò uno dei padri su un pensiero blasfemo: « Abba, la mia anima è oppressa da un pensiero blasfemo, abbi pietà di me e dimmi da dove esso mi viene e ciò che devo fare ». L’anziano rispose: « Questo pensiero ci viene perché noi sparliamo, disprezziamo e critichiamo; esso è soprattutto una conseguenza dell’orgoglio, della volontà propria, della negligenza nella preghiera, della collera e del furore, tutte cose che sono, precisamente, i segni dell’orgoglio. Difatti l’orgoglio ci fa entrare nelle passioni che ho enumerato, e da  esse nasce il pensiero blasfemo. E se questo pensiero indugia nell’anima, il demone della blasfemia lo consegna al demone  dell’impurità. Sovente lo conduce sino allo smarrimento dei sensi, e se l’uomo non li ritrova è perduto ».

Si domandò ad abba Elia: « Con che cosa saremo salvati in questi tempi? ». Egli rispose: « Ci salveremo per il fatto di non aver stima di noi stessi».

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