LEGGE SULL’OMOFOBIA. VIDEOINTERVISTA ALL’AVV. GIANFRANCO AMATO, PRESIDENTE DEI “GIURISTI PER LA VITA”

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LEGGE SULL’OMOFOBIA. VIDEOINTERVISTA ALL’AVV. GIANFRANCO AMATO, PRESIDENTE DEI “GIURISTI PER LA VITA”

 

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ADERIAMO ALL’APPELLO PER FERMARE LA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA

 

vai alla videointervista

 

Segnaliamo ai nostri amici e lettori un intervento dell’avv. Gianfranco Amato, presidente dell’Associazione “Giuristi per la Vita” nel corso della trasmissione “A tu per tu”, di Rete 55.

La videointervista sarà trasmessa da Rete 55 (area geografica: Varese) venerdì prossimo, giorno 20, alle ore 20.08, ma è già visibile per tutti sul sito della stessa televisione, cliccando qui.

L’ascolto della videointervista è molto importante perché l’avv. Amato spiega con grande chiarezza le pericolose derive totalitarie di una legge, quella sul contrasto alla cosiddetta “omofobia”, che, creando un precedente inconciliabile con i principi generali del diritto penale in uno Stato libero, giudica penalmente rilevante un comportamento senza darne una precisa definizione, e aprendo quindi le porte a ogni possibile arbitrio.

Si aggiunga a ciò il fatto che nei Paesi (in particolare ci si riferisce all’esperienza inglese) in cui sono già in vigore norme simili, si è arrivati a definire come “omofobo” un comportamento quando lo stesso sia così “percepito” dalla parte lesa, che quindi viene addirittura a sostituirsi al giudice.

È appena il caso di ricordare che uno dei cardini del diritto penale è la definizione chiara e inequivoca del comportamento penalmente rilevante, ossia del reato. Il cittadino deve sempre essere in grado di sapere se le sue azioni potranno causargli sanzioni penali (multa, reclusione ed eventuali pene accessorie). Diversamente, se la definizione del reato è affidata interamente al giudice o addirittura, come vedevamo sopra, alla parte lesa, si rende possibile ogni arbitrio. La Storia del trascorso secolo ci ha dato molti esempi in tal senso, con le generiche definizioni di “comportamenti antisociali”, et similia, che consentivano ai regimi totalitari di perseguitare gli avversari politici coprendosi con la foglia di fico della “legittimità”.

È quindi chiaro come la battaglia contro la progettata normativa sull’omofobia non riguarda solo l’aspetto morale, che peraltro dovrebbe essere ben chiaro ai cattolici e a tuti gli uomini di sano intelletto, ma interessa ogni aspetto della vita di tutti i cittadini italiani, perché se questa legge verrà approvata, potremo senza dubbio dire che in Italia è morto lo Stato di diritto. Creato il precedente dell’abuso legittimato, se ne potranno fare tanti altri…

Non possiamo perciò che rinnovare il nostro invito ad aderire e a far aderire all’appello per fermare la proposta di legge contro l’omofobia.

Contrabbandando la difesa di “diritti” (già ampiamente garantiti dalle leggi vigenti a tutti i cittadini italiani), si vuole instaurare un regime totalitario che opprimerà tutti, cattolici e non cattolici. E opprimerà anche gli omosessuali, cittadini italiani come gli altri.

PD

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