Leggere, guardare e ascoltare in tempi di cattività

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Abbiamo chiesto alla redazione e ai collaboratori di Ricognizioni alcuni consigli su letture, film e musica buoni per questo periodo di ritiro forzato. Li pubblichiamo così, nell’ordine e nella forma in cui man mano stanno arrivando, pensando che sia utile per i nostri lettori.

GIOVANNI LUGARESI Di quando in quando rileggo libri per me importanti, in primis quelli di carattere religioso. Così, “a completamento” delle mie preghiere e devozioni quotidiane, ho ripreso in mano i Vangeli (nelle traduzioni di Nicola Lisi, Corrado Alvaro, Diego Valeri, Massimo Bontempelli – edizione Tascabili Bompiani), e l’Imitazione di Cristo, con Introduzione di Elémire Zolla (Bur, testo latino a fronte).
Non credo ci siano commenti da fare per il primo testo. Per l’Imitazione di Cristo, penso che l’autore Tommaso da Kempis (questa è l’attribuzione più probabile) possa dare una lezione anche all’uomo d’oggi. Testo tardo-medioevale, sottolinea l’avvertenza dell’editore, ma quale profondità di pensiero, quale fortezza di fede, quale convinzione, in queste pagine. E quale abisso a separare noi povere creature del terzo millennio, da quelle vette spirituali raggiunte da quel santo monaco.
Una considerazione-quesito, spontaneamente mi sorge: che ci siano ancora preti, religiosi, alti vertici della nostra Chiesa, che leggono-meditano questo testo e lo tengono fra i “libri del capezzale”? Non lo so. So tuttavia lo teneva (fra i “libri del capezzale) il nostro primo presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Un abbraccio in nomine Domini e… “Non muoio neanche se mi ammazzano”, ma sempre affidandomi alla Divina Provvidenza – Fiat voluntas Sua!

ROBERTO PECCHIOLI Mi chiedono consigli per riempire l’ozio forzato antivirus. Dare buoni consigli, disse qualcuno, è il destino di chi non può più fornire cattivi esempi. Consigli culturali, poi! E che sono, un “esperto”, vil razza dannata quasi quanto i cortigiani odiati da Rigoletto? Ci provo ugualmente; a domanda rispondo.
Per la letteratura, mi limito allo sconsiglio: non leggete libri troppo pesanti, al tempo della reclusione da Covid 19. Niente Peste di Camus, banditi i Promessi Sposi per eccesso di pestilenza, state alla larga dall’Amore al tempo del Colera. Tornate, eventualmente, alla letteratura per ragazzi. Meglio i fratelli Grimm, Andersen e il nostro carissimo Pinocchio, amico dei giorni più lieti.
Se siete cinefili, guardatevi dalla fantascienza: troppo veritiera, realismo puro. Niente Matrix, Blade Runner o lo straordinario Minority Report. Io, lo confesso, ho due idoli, John Wayne e Clint Eastwood. Riguardiamoci Un dollaro d’onore, che parla di un riscatto e finisce con gli eroi rinserrati in un piccolo fortino, l’ufficio dello sceriffo, da cui riusciranno a sconfiggere i cattivi. E poi, come noi, L’ispettore Callaghan. Il bene trionfa a colpi di 44 Magnum, ma la speranza segreta è che Harry la Carogna fregherebbe anche il Coronavirus, se avesse le mani libere.
Basta scherzare. Il nostro computer può essere, se vogliamo, una galleria d’arte. È il momento di Botticelli, la Primavera e Venere che nasce dalle acque. Poi il Beato Angelico con l’Annunciazione, e, per chi è preoccupato dell’azione della politica nella presente, drammatica emergenza, gli Effetti del Buono e Cattivo Governo sulla Città di Ambrogio Lorenzetti. A beneficio dei pessimisti, che poi sono ottimisti bene informati, la Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio. Infine, per tutti e con gioia, in barba alle prescrizioni sanitarie, Il Bacio di Francesco Hayez, un inno alla vita, al domani, all’amore tra un uomo e una donna.

PATRIZIA FERMANI Noi ci portiamo addosso il peso paradossale di una perdita che investe quasi ogni aspetto della nostra vita: la perdita della bellezza. Una bellezza che sembra essersi dispersa sempre più man mano che i mezzi della tecnica hanno rimodulato la vita individuale e quella collettiva. Eppure è stata proprio la tecnica a partorire un’arte tutta nuova, il cinema, inimmaginabile per chi a suo tempo aveva pensato di poter comporre il catalogo definitivo delle Muse.
Il grande cinema del novecento ha potuto creare con esiti straordinari la bellezza in cui si incarna ogni arte e ha dato la possibilità a chi ne avesse il genio di esprimersi in opere che possono continuare ad arricchirci attraverso una inedita complessità di stimoli razionali ed estetici. Ora sappiamo bene come anche il cinema sia stato risucchiato, in massima parte e nel giro di pochi decenni, dal processo di dissoluzione della bellezza, ma disponiamo ancora dei tanti capolavori già tesaurizzati grazie ai quali possiamo riprendere il contatto con la bellezza partendo proprio dal cinema di cui possiamo godere anche nella nostra clausura. 
Vale dunque la pena di tornare ad esempio alle storiche opere del grande Akira Kurosawa, dove la storia, la bellezza delle immagini, la profondità dell’osservazione sull’uomo in tutte le sue modulazioni, ci coinvolgono con prepotenza. Dove sulla realtà umana si posa un occhio ora impietoso, ora dolente, ora benevolo, dove il favoloso e il sofferto, l’eroico e il blasfemo e il sublime, tutto ci viene rappresentato in affreschi filtrati da una sensibilità umana ed estetica di straordinaria intensità.
Abbiamo lo splendido Dersu Uzala, prezioso per tutte le età, una commossa e poetica rappresentazione della solitudine invincibile dell’uomo in lotta perpetua con la natura e con altri uomini, una solitudine che può essere riscattata solo dalla vicinanza commossa del nostro simile.
In Kagemusha, l’ombra del guerriero, c’è la discesa nelle profondità inesplorate dell’essere. Qui la potenza scenica della battaglia e della sconfitta, il dramma inesorabile della guerra, è come sempre ricomposto e immortalato attraverso i modelli attinti all’arte italiana e in particolare a Paolo Uccello. Infatti proprio dalla pittura italiana, specie quella del quattrocento, Kurosawa traeva l’ispirazione per i bozzetti delle scene che avrebbe poi realizzato nei suoi film “storici”.
Grandioso inarrivabile affresco della vita e della morte è Ran, ricalcato sullo scespiriano Re Lear. Un’opera di una potenza e di una tensione drammatica forse senza precedenti, dove però anche le scene più cruente sono stilizzate e dunque astrattizzate. E questo fa la differenza abissale con la volgarità da Grand Guignol che non risparmia alcuna forma corrente di spettacolo.
Quando poi nella scena finale, che chiude l’intera parabola dell’esperienza umana del bene e del male, il vecchio padre viene portato in salvo sul proprio cavallo dall’unico figlio che non lo ha rinnegato, e noi li vediamo allontanarsi stretti l’uno all’altro mentre parlano commossi fino alle lacrime per essersi alla fine ritrovati, ci torna alla mente l’immagine poetica della fuga in Egitto della iconografia cristiana dove il legame familiare supera ogni altro significato.
Nella Fortezza nascosta, tra la favola e l’avventura, c’è tutta la capacità edificante che è propria solo di un pensare e di un sentire elevato, ed eroico. La possibilità che il bene e il vero dell’uomo può essere dissotterrato anche quando è stato seppellito nel fondo della coscienza. Una favola che sembra cruda all’inizio, come tutte le favole, ma è capace di rapire nel sogno del sublime.
Poi ci sono i celeberrimi Sette Samurai che hanno ispirato diverse rielaborazioni occidentali sul tema della difesa dei deboli da parte di pochi coraggiosi, mentre l’eterno filosofico interrogativo sulla verità rimane immortalato in modo esemplare nell’altrettanto celebre Rashomon. Interessante anche Il trono di Sangue rilettura giapponese del Macbeth
Tuttavia chi volesse, giustamente, divertimento puro, quello capace di farci dimenticare persino Lilli Gruber, o Travaglio, o Gualtieri, allora non c’è che A qualcuno piace caldo. Bellezza è anche l’umorismo perfetto. E in fatto di umorismo qui c’è proprio il sublime.

FABIO TREVISAN Larry Coryell-Philip Catherine Larry Coryell (1947-2017) è stato un grande chitarrista americano, che ha suonato con tanti artisti di grande rilievo (ad esempio Billy Cobham, Chick Corea, John McLaughlin), tra cui il chitarrista belga Philip Catherine, il quale ha fatto parte dalla metà deglli anni ’70 del gruppo progressive rock olandese dei Focus. Questo album, “Twin-house”, lo considero un grande capolavoro del duo, ricco di sonorità che alternano evidenti influssi jazz a improvvisazioni geniali di generi diversi. Un album da ascoltare dall’inizio alla fine, che personalmente mi ha sempre emozionato.
Larry Coryell & Philip Catherine – Twin House – YouTube

John Renbourn-Bert Jansch Che dire di questi due grandi chitarristi inglesi, entrambi recentemente scomparsi, leaders del gruppo di chiara estrazione folk dei Pentangle?
Ho avuto la fortuna di ascoltare tanto tempo fa John Renbourn dal vivo e apprezzarne la magistrale tecnica e la grande sensibilità artistica.
Nei brani che vi consiglio di ascoltare, Nicola di Bert Jansch ha chiare reminiscenze di musica antica, mentre So clear di John Renbourn è più ispirato a quel folk-blues tipico dei Pentangle.

Bert Jansch – Nicola – YouTube
john renbourn – so clear – YouTube

David Bromberg David Bromberg è un polistrumentista statunitense che ha unito artisticamente generi diversi: dal folk al blues, dal bluegrass al country. Questo album che vi propongo di ascoltare (Midnight on the water) dall’inizio alla fine ritengo sia la migliore opera di Bromberg con la sua band. In particolare, nel pezzo che vi propongo, A Texas waltz, c’è un chiaro influsso dalla musica celtica.

Midnight On The Water (A Texas Waltz) – YouTube

Amazing Blondel Il trio inglese degli Amazing Blondel ha portato a far conoscere l’uso di strumenti antichi come il liuto, la tiorba, la cetra e molti altri. Tutti e tre, cioè John David Galdwin, Edward Baird e Terence Alan Wincott, sono polistrumentisti di rara sensibilità musicaleche hanno unito la riscoperta della musica rinascimentale con melodie molto dolci e orecchiabili. Nel brano che propongo, Celestial light, ne potete apprezzare le qualità, restate immutate, in anni recenti. Nell’altro pezzo, Spring season, si possono gustare gli impasti vocali e le melodie del trio, che anticipano di nome e di fatto la primavera.

Amazing Blondel – Celestial Light – YouTube
Amazing Blondel – Spring Season – YouTube

Alan Stivell Con Alan Stivell siamo davanti a un grande artista che ha riscoperto e fatto conoscere l’arpa celtica, in particolare nell’album tutto strumentale, autentico capolavoro, che è: Renaissance de la harp celtic, di cui vi propongo un brano ricco di suggestioni. L’artista bretone ha iniziato a suonare in pubblico dall’età di nove anni, suona decine di strumenti ed è considerato, con il collega Dan Ar Bras, il più grande musicista bretone e non solo. Nel pezzo An alarc’h che vi propongo sono evidenti gli influssi della musica celtica (irlandese e scozzese), a cui la Bretagna è legata anche come somiglianza di lingua con il gaelico.

Celtic Harp: Alan Stivell: Eliz Iza* – YouTube
Alan Stivell An alarc’h / Le cygne de Montfort – brezhoneg …

MARCO SUDATI La primavera araba made in USA di Mario Di Giovanni (acquistabile su www.ordinefuturo.it). Quando nella primavera del 2011 il Centro Studi Jeanne d’Arc pubblicò Islam e Massoneria. L’alleanza contro i popoli d’Europa, la campagna di destabilizzazione – ribattezzata “primavera araba” dalla cronaca giornalistica occidentale – che ha investito il mondo arabo e mussulmano, in particolare quello affacciato sul Mar Mediterraneo, cominciava ad entrare nella sua fase più “calda”, quella che avrebbe portato alla eliminazione, manu militari, del colonnello Gheddafi ed al violentissimo attacco alla Siria, perpetrato dalle stesse forze già impegnate nella precedente “campagna di Libia”.
A poco più di un anno dall’inizio di quegli eventi, carichi di importantissime implicazioni per il destino dell’Europa, il Centro Studi Jeanne d’Arc propone al pubblico il frutto delle ricerche e degli approfondimenti che Mario Di Giovanni ha svolto al fine di comprendere le vere cause di tali accadimenti.
La primavera araba made in USA è il titolo, molto eloquente, che l’autore ha scelto per la sua opera, volta a svelare quanto in Italia gli organi di “informazione” e la classe politica – realtà entrambe asservite alla volontà di quei poteri, di chiaro stampo massonico, che, sulla pelle dei popoli, incessantemente operano per l’ottenimento dei loro indicibili scopi – vergognosamente ancora celano al grande pubblico.
La primavera araba made in USA è una denuncia forte e precisa delle ragioni e delle responsabilità che stanno alla base dei sommovimenti subdolamente spacciati per spontanee rivolte popolari, dettate dalla sete di libertà e di giustizia sociale che avrebbe mosso i popoli – dal Nord Africa al Vicino Oriente – ad improvvisa ed irresistibile ribellione.
Lo studio di Mario Di Giovanni – autore particolarmente attento alle dinamiche che riguardano la natura e l’azione dei cosiddetti poteri forti transnazionali – è un resoconto circostanziato che mostra le connessioni esistenti, e sconosciute ai più, fra gli intendimenti della Trilateral Commission – l’organizzazione mondialista fondata da David Rockfeller – e l’azione di realtà diverse quali il Dipartimento di Stato americano, i blogger agitatori della rete e i guerriglieri islamisti.

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