L’estremo soccorso e l’inutilità perfetta dei preti modernisti

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La vita, scriveva Pirandello, «per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire. Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All’opposto di quelle dell’arte che, per parer vere, hanno bisogno d’esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità. Un caso della vita può essere assurdo; un’opera d’arte, se è opera d’arte, no».

Restiamo dunque alla vita reale e a quest’assurdo episodio che risale a quando mancavano pochi giorni al Ferragosto. Una signora che chiameremo Costantina (non per velleità artistica, ma per rispetto alla famiglia) avverte prossima la fine dell’esilio terreno. Ha novantasei anni, è vedova da quattro lustri, è malata soprattutto di quella malattia cronica chiamata vecchiaia eccetto acciacchi e catarro e colpetti di tosse, da mesi non s’alza più dal letto. Costantina è devota, è una cattolica d’antico conio. Ogni domenica ci pensa una suora a recarle a domicilio la Comunione. Questa volta, però, chiede ai parenti di vedere il prete. Vuole proprio un sacerdote.

Ci si attiva subito. Il parroco della chiesa di quartiere, don Fidel, non risponde al telefono, non è disponibile, non si trova, non c’è, è via. A Cuba, spiffera il pettegolo dell’oratorio. In vacanza? Ovviamente no: un paio di settimane di esercizi spirituali, essendo noto universalmente che Varadero è località tra le più consone ai ritiri contemplativi, alle meditazioni ascetiche, ai momenti di preghiera. Comunque c’è il viceparroco, don Raul, venga lui, va bene lo stesso.

E arriva lo sventurato, il giorno seguente, a casa di Costantina. Giunge nel pomeriggio, con molta calma, senza Oli Santi e senza Ostia Santa custodita gelosamente in una teca, con la camicia hawaiana a mezze maniche portata fuori dai pantaloncini corti, le scarpe da tennis con il coccodrillino Lacoste indossate senza calzini. Si siede al capezzale della donna, su una seggioletta vicino al comodino, a gambe larghe, distese. Si ferma dodici minuti, giusto il tempo per una banale frasetta di circostanza, per ripetere due o tre volte «vedrà, si riprenderà presto» (si riprenderà presto?), per non parlare né di Gesù né dei Novissimi né dell’Aldilà né della Vita eterna (giammai), per non fare nemmeno un Segno della Croce o dare una benedizioncina o recitare una preghiera, per non chiedere se Costantina voglia magari confessarsi o comunicarsi («me lo doveva domandare lei», si giustificherà in seguito) e quanto all’Estrema Unzione… «l’Estrema Unzione non esiste più, suonava male, era un rito cupo, iettatorio, da portar iella, adesso c’è l’Unzione degli Infermi che celebriamo una volta all’anno in chiesa, comunitariamente, per tutti gli anziani e gli ammalati della parrocchia che vogliono partecipare». Amen, grazie tante, arrivederci (ma anche no).

E come poteva finire la storia se non in altra maniera? Irremovibile la signora, insistente nel volere assolutamente un altro prete, cioè un prete, «un prete vero». Questo a dimostrazione di quanto sia perfettamente inutile il clero modernista, addirittura nel momento dell’estremo soccorso spirituale. La sera stessa tocca darsi da fare per reperire un consacrato con le abitudini in regola. Don Angelo, vecchio canonico della Cattedrale esiliato alla Casa del Clero, non si fa supplicare, si muove a arriva in fretta con la sua bella tonachetta addosso, portandosi appresso tutti gli attrezzi del mestiere, tutto l’armamentario del caso. Confessione breve ma intensa, Comunione con la particola poggiata sulla lingua con scrupolo infermieristico, una decina del Rosario recitata insieme ripetendo più volte quell’appropriata invocazione alla Madre di Dio: «prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte».

Soddisfatta finalmente, all’alba Costantina rende l’anima in pace, nel sonno. Munita dei conforti religiosi, come si diceva una volta ed è bello dire anche oggi. Aveva il volto sereno e sulle labbra quasi una traccia di sorriso.

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14 commenti su “L’estremo soccorso e l’inutilità perfetta dei preti modernisti”

  1. Essendo per morire una signora sola, nostra parente e conoscendone la fede, cercammo un prete per gli ultimi conforti. In quella parrocchia ve ne erano un paio, non italiani (ma questo potrebbe essere ininfluente), al momento entrambi fuori sede. Rintracciati ai cellulari i cui numeri, al posto dell’orario delle messe, erano affissi sulla porta della chiesa, si dichiararono indisponibili per essere insieme altrove. Ci rivolgemmo allora ai frati di un vicino convento, ma non liberi anche loro, come se accompagnare un moribondo all’incontro col Creatore fosse una questione di ruoli o di incombenze.
    La povera donna se ne andò la mattina seguente accompagnata sicuramente dai suoi santi e dai suoi angeli e dopo una fugace visita di uno dei due preti finalmente rientrato. Così ci comunicarono dal luogo del suo ricovero. D’altronde l’estrema unzione non va più di moda. Amen

    1. magari i due sacerdoti erano lontani da casa, ma che in un convento di frati non avevano un sacerdote disponibile è inconcepibile……..

  2. A.M.
    Quanta tristezza nel venire a conoscenza di situazioni simili.
    Forse non ci si dovrebbe più stupire? No.
    Non solo dobbiamo stupirci ( soffrendo , ovviamente, pensando alle torture subite da Gesù proprio per venire incontro alle offese che continuamente gli esseri umani Gli rivolgono ), ma dobbiamo adoperarci tutti e individualmente… se non altro intensificando la preghiera fatta con il cuore. Carlo D.A.

  3. È vero che il pregare e il soffrire a causa di questi preti impazziti porta verso la purificazione nostra e altrui, ma è anche vero che non reagire energicamente porta verso l’irresponsabilità!!!

    1. Questi non sono preti pazzi,se fossero così sarebbero giustificati…. ….questi sono preti eretici Poiché non credono più alla transustanziazione e Nemmeno al Sacramento del l’ordine ,altrimenti andrebbero al altare con più riverenza……

      1. jb Mirabile-caruso

        MICHELE D.: “…questi sono preti eretici…”.

        Da come è vestito, a me sembra che sia un prete-macchietta teatrale!

    2. jb Mirabile-caruso

      LEONE: “…ma è anche vero che non reagire energicamente
      ………………porta verso l’irresponsabilità”.

      Solo verso l’irresponsabilità, signor Leone? A me sembra che porti anche – e soprattutto – verso la dannazione!

      1. Sono d’accordo con Lei, tanto che nel mio commento precedente ho specificato che si tratta comunque di un sacerdote postconciliare, con tutto ciò che ne consegue. Ciò che mi premeva sottolineare è il fatto che si tratta di una brava persona, con fede e amore per Dio e il prossimo. Purtroppo però ha anche i limiti (culturali, di preparazione seminaristica e anche di guida da parte dei vari Vescovi – e Papi – che lo hanno avuto come figlio prediletto in quanto sacerdote) del clero moderno(ista). E questo è un dramma di cui non riesco a stabilire la misura: un dramma innanzitutto per lui, che vede la sua vocazione svilita e corrotta, e un dramma per i fedeli che a loro volta vengono sviati dalla vera Fede. Sinceramente, anche a fronte della conoscenza di altri sacerdoti molto validi ma postconciliari, mi chiedo come sia possibile che non vedano come sono stati ridotti.

  4. Ho ripensato leggendo l’articolo a un episodio del film “Il compagno don Camillo”. Don Camillo si intrufola in una comitiva di comunisti guidati da Peppone diretti verso la patria del socialismo realizzato. Un’anziana del villaggio con cui il comune di Brescello stringe il gemellaggio desidera confessarsi in punto di morte ma don Camillo non può accontentarla , non conosce il russo. Allora con le buone o le cattive costringe il pope, timido e terrorizzato a svolgere la sua missione. Il pope ortodosso grazie all’integerrimo ed energico collega Cattolico ritrova qualcosa delle sue motivazioni, riscopre il senso del suo essere prete.
    p.s Giovannino Guareschi lancia pure uno sguardo ironico e beffardo sul nostro povero mondo ma recita una preghiera per noi, non dovrà fare molta strada per giungere a destinazione dal luogo luminoso che certamente ti è stato riservato!

  5. Carissimi, forse abbiamo i preti che ci meritiamo. Nessuno di chi legge e scrive qui, ha donato la sua vita a Dio per servirlo come sacerdote. Troppe rinunce. E se in famiglia un figlio o una figlia vogliono consacrarsi, guai, è una catastrofe. È vero, sembra che ormai la Chiesa stia perdendo la bussola, ma quanti di noi sono disposti a preghiera e penitenza come ci ha chiesto la Madonna a Fatima? I preti sono quello che sono e noi possiamo fare ben poco. Ma cercare di santificarci possiamo farlo, con fede e carità, preghiera e penitenza. Cominciamo da noi e il resto lasciamolo fare a Lui.

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