LETTERA DI SPERANZA AI CATTOLICI E IN PARTICOLARE AI VESCOVI PER L’ANNO DELLA FEDE – di Franco Rebecchi

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sull’Anno della Fede vedi anche l’articolo di Don Marcello Stanzione, “Un anno per crescere nella Fede”

 

di Franco Rebecchi

 


adfSpero che l’Anno della Fede, iniziato l’11 ottobre, a 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, diventi un incentivo, uno stimolo ad affrontare e ad approfondire il mistero-evento dell’Incarnazione: il Verbo di Dio, il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è il nostro Signore Gesù Cristo, mistero cardine alla base della fede cristiana.

L’Incarnazione è la porta del mistero, del grande piano di salvezza per noi come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica al n° 463, “la fede nella reale Incarnazione del Figlio di Dio è il segno distintivo della fede cristiana”. Cosa possiamo proporre all’umanità di più sublime se non che il Figlio di Dio si è incarnato, si è fatto uomo perché l’uomo diventi figlio di Dio? Sant’Atanasio afferma: “Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio”.

Il Santo Padre Benedetto XVI nella Lettera Apostolica Porta fidei, con la quale è stato indetto l’Anno della Fede, afferma di Gesù Cristo:     “ in lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano … tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione, del suo farsi uomo” e nell’omelia a Loreto, giovedì 4 ottobre scorso, riferendosi alla casa di Nazareth ribadisce che: “Questa umile abitazione è una testimonianza concreta e tangibile dell’avvenimento più grande della nostra storia: l’Incarnazione; il Verbo si è fatto carne, e Maria, la serva del Signore, è il canale privilegiato attraverso il quale Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14).

Le motivazioni, le finalità e le linee direttrici di questo Anno della Fede hanno valore solamente  se si basano sul credere che il nostro Signore Gesù Cristo è il Verbo di Dio, il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto.

In questo anno  si rimette al centro la fede cristiana, la proposta di un anno da vivere in un cammino di conversione che  andrà a rafforzare la fede e l’annuncio.

E’ desiderio del Santo Padre che: “questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza”.

Auspico che il Sinodo dei vescovi, iniziato il 7 ottobre e che terminerà il 28 ottobre, che ha come argomento “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, ponga fra gli argomenti da trattare il mistero-evento dell’Incarnazione, senza il quale vana è la nostra fede e vana è l’evangelizzazione.

In questo Anno della Fede spero che fra le molteplici iniziative che si svolgeranno ci sia anche quella, auspicata dallo stesso Pontefice,  di confessare la fede nelle comunità cristiane cattoliche, sotto la guida dei loro pastori, “perché ognuno  senta forte l’esigenza di conoscere meglio e di trasmettere alle generazioni future la fede di sempre”. La liturgia nel rito romano, durante la stessa professione di fede, richiama tutti i fedeli a inchinarsi alle parole: “e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”e nelle solennità dell’Annunciazione e del Natale del Signore  a genuflettersi.

Termino questa lettera riportando un passo di sant’Andrea di Creta:“ Il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell’uomo assunto dal Verbo, rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni pretestuosa autosufficienza umana”.

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