Lezioni sulla vita spirituale  –  di Don Marino Neri – introduzione

Iniziamo oggi la pubblicazione di una serie di Lezioni sulla vita spirituale, redatte da Don Marino Neri. Ringraziamo l’Autore per questo prezioso contributo di formazione e invitiamo gli amici lettori a seguire ogni domenica questo ciclo di lezioni, che oggi si apre con l’introduzione.

PD

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Lezioni sulla vita spirituale  – introduzione

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zzzzCristoMaestroIn mezzo alla vorticosità di un mondo sempre più spinto verso l’autodemolizione – prima di tutto intellettuale, e quindi morale – vale la pena ricordarci una grande verità: la vita interiore è, per ciascuno di noi, l’unica cosa necessaria per resistere a questo deleterio processo. La vita dell’interiorità dovrebbe essere in costante aumento nella nostra anima più ancora che quella intellettuale, culturale, scientifica, artistica o sociale. Essa si può a buon diritto definire come “la vita profonda dell’uomo nella sua integralità”, non soltanto quanto a qualche sua facoltà particolare. Infatti, alimentare l’anima significa accrescere il principio vitale che regola e dà forma a ogni altra qualità dell’essere umano, secondo il principio della redundantia (sovrabbondanza), per cui le facoltà superiori (quelle spirituali) hanno una “ricaduta” con azione perfettiva su quelle inferiori (morali e intellettuali).

Ebbene sì: anche l’intelletto – da almeno due secoli sventolato dai nemici della Chiesa come strumento di emancipazione dell’uomo dalla Fede – ha molto da guadagnare, se umilmente si sottomette alla grandezza della vita interiore, alla potenza delle Virtù Teologali e al soave influsso dei doni dello Spirito Santo. In questi tempi di abuso e di delirio, ora della ragione, ora dell’irrazionalità, urge il recupero, per ciascuno di noi, dei beni spirituali che rimangono per l’eternità e che all’eternità ci fanno guardare. Quei beni spirituali che, come ricorda sant’Agostino e quindi san Tommaso d’Aquino, possono appartenere in somma misura a una moltitudine di uomini, senza pericolo che diminuiscano di intensità o di efficacia. Mentre non è possibile che un bene materiale appartenga, simultaneamente e nella sua totalità, all’uno e all’altro, così non è per i beni dello spirito che possono essere condivisi, nello stesso tempo e grado (seppur a livelli diversi, e tuttavia anche altissimi), da molteplici persone. Pertanto, da quanto detto sopra, a fortiori, possiamo ricavare questo asserto sapienziale: se i beni materiali, più si amano e più dividono gli uomini, i beni spirituali, più si amano e più uniscono nella comunione di “un cuor solo e un’anima sola” (cfr. Act 4, 32). Nel momento presente, Nostro Signore mostra una volta di più la necessità stringente della vita interiore, sorgente della vera felicità e della pace; al contrario, Egli consente che sia sempre meglio messo in luce quanto la dimenticanza di Lui conduca solo all’inquietudine e a una spasmodica ricerca di pienezza di vita nelle “cose del mondo”, le quali, tuttalpiù, anestetizzano l’ansia per qualche tempo, salvo poi scatenarla ancora più virulenta e insoddisfatta. Avere ben saldi i principi della vita interiore e praticarli con alacrità è il segreto della vera felicità, nonché di qualunque efficace agire nella società. E per possedere una vera vita interiore, non è solo sufficiente essere in stato di Grazia, ma si esige anche una vera tensione della volontà (che cooperi con la Grazia stessa), per fuggire il peccato e praticare il bene, orientando sempre e sempre di più la vita a Dio, vera beatitudine della mente e dell’anima. A tanto infatti ci esorta il Divin Maestro, dicendo a ciascuno di noi: “Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 31-33).

Quando inizia in noi la vita interiore? Certamente con la prima grande conversione costituita dal Battesimo, che, distruggendo la colpa originaria, ci rende partecipi della Vita Divina, donandoci la Grazia, giustificandoci agli occhi di Dio Padre, infondendo in noi le virtù soprannaturali (teologali e cardinali). A partire da questa prima grande conversione comincia nell’uomo la vita spirituale, che è l’anticipo della vita eterna in cui i beati potranno vedere Dio e contemplarLo con occhi familiari, “non da stranieri” (vd. Gb 19, 27). Se dunque vogliamo conoscere al meglio l’importanza della Grazia con cui ha inizio e si fortifica sempre più il nostro “organismo interiore”, dobbiamo persuaderci che con essa inizia davvero, già qui sulla terra, una nuova vita che è anticipo e pegno dell’eternità. Posto questo dato fondamentale, ne consegue che la nostra vita interiore deve essere una vita umile, ricordando a ogni istante il principio che l’ha originata: il dono gratuito della Grazia, la quale necessita di nuove infusioni attraverso i Sacramenti, la preghiera, ma anche le grazie attuali, per non ricadere in uno stato di “religiosità naturale” di ritorno. È quest’ultimo uno stato in cui, pur i battezzati, senza saperlo, possono trovarsi: ricevuta la prima Grazia, ci si sente “a posto” e si vive come i pagani, magari con qualche riferimento all’Assoluto, ma senza troppo impegno. Non si nega Dio formalmente, ma in pratica Egli non viene coinvolto nella quotidianità dell’esistenza, pressoché in nulla. Per fuggire questo pericolo, accanto all’umiltà bisogna sviluppare anche la mortificazione, nel senso che noi dobbiamo progressivamente, aiutati dai mezzi Soprannaturali, morire al peccato e alle sue conseguenze che in noi restano, affinché Dio e solo Lui abbia a regnare nella profondità dell’anima così come nella parte superiore dell’intelletto.

Da ultimo: la nostra vita interiore deve essere soprattutto una vita di Fede, di Speranza e di Carità, di unione a Dio attraverso la preghiera incessante; deve essere una vita animata dai doni dello Spirito Santo che accompagnano le virtù teologali. I sette doni dello Spirito Santo sono come il vento che sostiene la vela della barca della nostra vita e ci consentono di proseguire fino al porto sperato del Paradiso: «la sapienza ci distacca dalle cose del mondo e ci fa gustare le cose di Dio. L’intelletto ci fa conoscere più intimamente le cose della fede. Il consiglio ci rende pronti a giudicare rettamente nelle cose difficili riguardanti la salute eterna. La fortezza ci muove a superare le tentazioni e i pericoli con prontezza, forza e costanza. La scienza illumina la mente a giudicare rettamente delle cose create e specialmente ad emettere l’atto di fede. La pietà ci inclina a onorare Dio come Supremo Signore e Padre e le creature per amore di Dio. Il timore ci porta a riverire Dio filialmente e ad evitare ciò che gli dispiace» (G. Casali, Somma di Teologia dogmatica). E per dirla con S. Tommaso: Secondo S. Tommaso (S. Th. II-IIae q. 68 a. 4): «l’anima dell’uomo non è mossa dallo Spirito Santo se non venga unita a Lui in qualche modo, come lo strumento non è mosso dall’artefice e non per un contatto o per qualche altra unione: e la prima unione dell’uomo è per mezzo della fede, della speranza e della carità; perciò queste virtù sono presupposte ai doni come delle radici dei doni; per cui tutti i doni appartengono a queste virtù come una derivazione delle medesime». Così agendo, la nostra vita interiore si fortificherà di giorno in giorno, saremo maggiormente uniti a Dio nella volontà e nell’anima, e da “carnali” sempre più diventeremo “spirituali”, usando saggiamente dei beni e del tempo di questo mondo in vista dei beni del Regno dei cieli e dell’eternità.

Seguendo il grande teologo e maestro di ascetica che fu p. R. Garrigou-Lagrange op, attraverseremo insieme le tre tappe o età della vita interiore, percorrendo le quali con costanza si progredisce verso l’unione con Dio. Ma attenzione: qui non progreditur, regreditur; nella vita spirituale, chi non va avanti, va indietro!

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(continua)

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