Lezioni sulla vita spirituale  –  di Don Marino Neri – Prima lezione

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Lezioni sulla vita spirituale – Prima lezione

Già pubblicati: Introduzione (clicca qui)

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zzzzCristoMaestroAbbiamo visto come la vita della grazia sia l’inizio della vita eterna già qui sulla terra, il germe di gloria (semen gloriae). Come per la vita biologica, tradizionalmente, si individuano tre fasi di crescita o tre età (infanzia, adolescenza, età adulta), così è possibile ravvisare anche nella vita spirituale dei “passaggi” simili. Se a circa quattordici anni il ragazzo entra in una profonda crisi psicologico-relazionale per passare all’adolescenza, marcando così una crescita di sé e un’affermazione della propria personalità, altrettanto sembra accadere nel momento in cui un’anima è chiamata a passare, coscientemente, dalla “prima conversio” alla “secunda conversio”, quella che Salviano di Marsiglia chiamava ironicamente conversiuncula (piccola conversione: epist. 4, 6), dopo la conversio magna battesimale.

La grande conversione o conversione propriamente detta è quella che avvia un’anima a detestare il peccato e la vita carnale per purificarsi e perfezionarsi sempre più alla scuola dei precetti evangelici sotto l’impulso costante della grazia. Questa prima fondamentale conversione inaugura la via purgativa, secondo quanto detto sopra, e per alcuni inizia col Battesimo in età puerile, per altri si avvia in età più avanzata, ma pur sempre a partire dal medesimo sacramento. La seconda conversione segna invece il passaggio alla cosiddetta via illuminativa: ed è questa paragonabile alla “crisi” di passaggio all’adolescenza cui si faceva riferimento poc’anzi. Essa costituisce una vera e propria transizione da uno stato all’altro, così come l’adolescente non è più bambino, ma non ancora adulto. Gli autori spirituali hanno spesso insistito sulla necessità nonché difficoltà di questa seconda conversione: infatti essa si colloca in un momento in cui la ricezione della Fede e dei mezzi della grazia è in qualche modo assodata e si tende, per un certo torpore simile a quello corporale, a lasciare intiepidire l’ardore iniziale, sfociando così in una vita che sempre meno potrà dirsi autenticamente cristiana.

È questa la condizione di molti cristiani che hanno smarrito completamente il senso della loro qualifica (appartenenti a Cristo, discepoli di Cristo) nella liquefazione della propria coscienza credente in una melassa di “buoni sentimenti”, ove la grazia sacramentale, la Messa, la preghiera e la dottrina non sono più che un vago ricordo. Essi sono bambini nello spirito, non già alla maniera descritta da s. Pietro (che afferma invece la prima età spirituale che deve corroborarsi in vista della seconda): Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore (1Pt 1-3). Sono bambini eterni, che hanno cessato di crescere, nuovi “peter pan” dello spirito che fluttuano in una vita stiracchiata, dai valori umani sempre più opachi e dalle forze spirituali ridotte allo stremo. Ricordiamo quanto affermato nell’introduzione: nella vita spirituale, chi non va avanti, va indietro. Dunque: se non si intende risolutamente passare dallo stato di imperfezione proprio degli inizi a uno successivo più perfetto e a Dio gradito, non si potrà che regredire! San Giovanni della Croce ha mostrato con chiarezza, derivante dall’esperienza sua personale, che l’ingresso nella via illuminativa è segnata da una purificazione passiva dei sensi, che segna la seconda conversione, mentre il terzo passaggio (di cui si parlerà oltre), l’ingresso nella via unitiva, è caratterizzato dalla purificazione dello spirito, con una conversione ancora più profonda e intima. Ma certamente, prima del grande mistico spagnolo, a parlare di questa seconda conversione con proprietà di riferimenti e di linguaggio è s. Caterina da Siena. Ella descrive con parole toccanti la seconda conversione degli apostoli, che da entusiasti, ma pavidi e talora incerti, divengono fervorosi seguaci di Cristo fino al dono della vita.

Leggiamo le parole che la santa scrive nel Dialogo della Divina Provvidenza al cap. 63, nel paragonare l’atteggiamento pavido degli Apostoli a quello di un’anima paurosa o tiepida: Ogni perfeczione ed ogni virtú procede da la caritá, e la caritá è notricata da l’umilitá, e l’umilitá esce del cognoscimento e odio sancto di se medesimo, cioè della propria sensualitá. Chi ci giogne, conviene che sia perseverante e stia nella cella del cognoscimento di sé; nel quale cognoscimento di sé cognoscerá la misericordia mia nel sangue de l’unigenito mio Figliuolo, tirando a sé con l’affecto suo la divina mia caritá, exercitandosi in extirpare ogni perversa volontá spirituale e temporale, nascondendosi nella casa sua. Sí come fece Pietro e gli altri discepoli, che, doppo la colpa della negazione che fece del mio Figliuolo, pianse. El suo pianto era ancora imperfecto: e imperfecto fu infino a doppo e’ quaranta dí, cioè doppo l’Ascensione, poi che la mia Veritá ritornò a me secondo l’umanitá sua. Alora si nascosero Pietro e gli altri nella casa aspectando l’avenimento dello Spirito sancto, sí come la mia Veritá aveva promesso a loro. Essi stavano inserrati per paura, però che sempre l’anima, infino che non giogne al vero amore, teme: ma perseverando in vigilia, in umile e continua orazione infino che ebbero l’abondanzia dello Spirito sancto, alora, perduto el timore, seguitavano e predicavano Cristo crocifixo. Cosí l’anima che ha voluto o vuole giognere a questa perfeczione, poi che doppo la colpa del peccato mortale s’è levata e ricognosciuta sé, comincia a piagnere per timore della pena. Poi si leva a la considerazione della misericordia mia, dove truova dilecto e sua utilitá. E questo è imperfecto. E però Io, per farla venire ad perfeczione, doppo e’ quaranta dí (cioè doppo questi due stati), a ora a ora mi sottraggo da l’anima: non per grazia ma per sentimento. […] Or cosí ti dico: che, per fare levare l’anima dalla imperfeczione, Io mi sottraggo, per sentimento, privandola della consolazione di prima. Quando ella era nella colpa del peccato mortale, ella si partí da me, ed Io sottraxi la grazia per la colpa sua, perché essa aveva serrata la porta del desiderio; unde il sole della grazia n’escí fuore, non per difecto del sole, ma per difecto della creatura, che serrò la porta del desiderio. Ricognoscendo sé e la tenebre sua, apre la finestra, vomitando el fracidume per la sancta confessione. Io alora per grazia so’ tornato ne l’anima, e ritraggomi da lei non per grazia ma per sentimento, come decto è. Questo fo per farla umiliare e per farla exercitare in cercare me in veritá, e per provarla nel lume della fede, perché ella venga a prudenzia. Alora, se ella ama senza rispecto, con viva fede e con odio di sé, gode nel tempo della fadiga, reputandosi indegna della pace e quiete della mente. E questa è la seconda cosa delle tre, delle quali Io ti dicevo, cioè di mostrare in che modo viene ad perfeczione, e che fa quando ella è gionta. […] Questo è quello che fa l’anima che s’è partita dalla imperfeczione e gionta alla perfeczione. E acciò che ella vi giognesse, mi partii da lei, non per grazia ma per sentimento. Partiimi ancora perché ella vedesse e cognoscesse il difecto suo: però che, sentendosi privata della consolazione, se sente pena affliggitiva e sentesi debile e non stare ferma né perseverante, in questo truova la radice de l’amore spirituale proprio di sé. E però l’è materia di cognoscersi e di levarsi sé sopra di sé, salendo sopra la sedia della coscienzia sua; e non lassare passare quel sentimento che non sia correcto con rimproverio, dibarbicando la radice de l’amore proprio col coltello de l’odio d’esso amore e con l’amore della virtú».

Quando iniziò per gli Apostoli la prima conversione? Certamente quando Nostro Signore, passando lungo il mare di Galilea, li chiamò a lasciare tutto e a seguirLo: «Venite, vi farò pescatori di uomini» (cfr. Mt 4, 18-22). Nonostante avessero assistito ai grandi miracoli del Maestro, alla sua Trasfigurazione, all’istituzione dell’Eucarestia, nel momento della Passione…la mente e la volontà vacillano, il cuore si riempie di paura. Tutti fuggono. Addirittura Pietro, per tre volte, rinnega Gesù. Quando per Pietro iniziò la seconda conversione? Seguendo S. Caterina da Siena, affermiamo che essa potè iniziare col pianto di grazia e di pentimento sotto lo sguardo compassionevole di Gesù Cristo. Una seconda conversione che troverà perfezionamento nel giorno della Risurrezione e in quelli seguenti, fino all’Ascensione e alla Pentecoste. Così è stato per Pietro e per gli altri Apostoli. E per noi, quando è stato il giorno della nostra seconda conversione…oppure, quando sarà?

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(continua)

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