LIBERTÀ ALLA LEGGERA E SCHIAVITÙ – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

 

Gli annunci di due avvenimenti mi hanno sollecitato con uno spaccio di subdoli luoghi comuni intorno alla libertà e ai suoi propugnatori; spaccio impunito e pestilenziale. Beninteso, non è neppure trascurabile la leggerezza di quelli che si buscano il morbo, e anzi già lo covano e un po’ ne sono ammalati. Tuttavia la sua virulenza si rinfocola dopo certi contatti, e il contagio si espande.

ppPannella, che rimette in scena scioperi della fame da cui viene condotto sulla soglia della tragica immolazione, che commuove il capo dello stato e poco dopo si reca a visitare i cari disgraziati detenuti, riceve la giornalistica lucidata alla sua medaglia di emerito combattente per la libertà, non essendo apprezzato soltanto a motivo del suo umanitarismo. Il premio Nobel Levi Montalcini, che recò sul sedile di senatrice a vita la propria persona, anche sofferente, per contrastare Berlusconi, viene commemorata sull’estremo giaciglio come fulgido esempio di difensora della libertà. Domani, o dopo, le stesse lodi si ripeteranno dedicate alla scienziata Margherita Hack. Abbondano le occasioni di questo genere.

Lasciamo stare per quali libertà i famosi eccellenti si siano spesi, quali diritti abbiano rivendicati. È nota la militanza dei radicali e compagni di sinistra a favore di alcuni delitti da legalizzare e poi legalizzati. Se si specificassero i presunti meriti libertari e progressisti, il male sarebbe contenuto. Si potrebbe distinguere, e la supposta autorevolezza del personaggio non varrebbe a sopprimere la realtà dei suoi atti o misfatti. Invece la generalizzazione lavora sotterraneamente, quasi insensibilmente, facendo rientrare i misfatti nel buon senso civico, nel flusso del progresso, nella sfera della sacra libertà, o almeno della Libertà che esigerebbe determinati sacrifici.

lmQuanti considerano che uccidere l’uomo nel suo stato di feto o di embrione è un’azione appartenente alla medesima libertà? Che la libertà convenuta fa tradire il coniuge, fa sciogliere un matrimonio con o senza figli, in nome del libero godimento della felicità spettante a ciascuno, della liberazione da doveri ritenuti troppo gravosi? Per lo stesso principio si consente al matrimonio omosessuale, all’eutanasia e a vari crimini, incluso allora il razzismo. Perché no? Non si sarebbe liberi di discriminare gli individui che minaccino la purezza della propria razza, seguendo con convinzione una pur aberrante teoria? Si comportano altrimenti questi che discriminano i cattolici e chi onora il diritto naturale obbligandoli al rispetto di inique libertà che arrivano a ledere la famiglia, negando loro delle giuste leggi? Forse che è meno sciagurata la teoria per la quale la donna può disporre di sé sino a uccidere il frutto del concepimento? E la libertà data a due individui dello stesso sesso di allevare degli innocenti, vorremmo giustificarla negando che esistano rapporti contro natura, e supponendo che farli apparire normali ad un bambino dia luogo a un esempio innocuo? La licenza, poi, di irretire le anime con dottrine edulcorate, seducenti e inservibili per salvarsi, mi sembra ancor più micidiale.

Da oltre duecento anni il celebre trinomio liberté-fraternité-égalité imperversa, ha sovente dettato legge in molti paesi, detta legge come il marxismo impone il materialismo storico-dialettico, e furoreggia tuttora anche presso molti cattolici, pur essendo una norma sregolata, priva dei termini che fissano l’onesta libertà, in mancanza dei quali essa si volge nel suo contrario. Perciò la liberté ha figliato mostri.

Sarebbe ora di strappare la coltre stesa a ricoprire gli ammonimenti e le condanne pontificie che sono condensate in queste parole: soltanto la verità rende liberi, errore e menzogna rendono schiavi, nella vita civile come in quella privata.

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