L’incapacità di Bergoglio di spiegare cristianamente il dolore. Un approfondimento – di Patrizia Fermani

Dopo la pubblicazione dell’articolo Fenomenologia di Bergoglio. Torna il dio pagano e Bergoglio è il suo profeta sono arrivati molti commenti e lettere che invitano a un approfondimento. Chiariamo anche perché è necessario occuparsi di quanto viene detto da Bergoglio: per non cadere in quell’assuefazione che già abbiamo per le volgarità televisive, le manipolazione mediatiche, le prepotenze dell’ideologia di regime.

di Patrizia Fermani

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Qualcuno ha obiettato che le parole testuali pronunciate da Bergoglio non siano le stesse riportate nell’articolo e che il discorso nel suo complesso suoni diversamente. Tuttavia, proprio se andiamo a rileggere quel discorso, vediamo come il senso che se ne possa trarre non cambi, anzi emerga con più prepotenza la inadeguatezza di quelle parole sia per il ruolo ricoperto da chi le pronuncia, sia per le circostanze in cui sono state pronunciate.

B. riceve in udienza il personale e i pazienti dell’ospedale pediatrico. Il tema della sofferenza dell’innocente ha da sempre impegnato l’umanità. Emerge con prepotenza nella Bibbia come nella tragedia antica. La sofferenza dei bambini, innocenti per eccellenza, rimane sconvolgente. Ma qui non ci deve essere spazio né per le riflessioni personali né per considerazioni inappropriate: qui si chiede conforto.

Eppure Bergoglio sembra compiacersi di mettere il dito in una piaga aperta. Insiste sul tema, anzi va oltre la domanda comune, varca la soglia che normalmente ognuno per ritegno cerca di non superare, e con una tecnica tutta sua diventa il ventriloquo di un possibile sentimento popolare. Dice che alla domanda perché soffrono i bambini non si trova risposta neppure nelle Scritture che pure dice di avere studiato, e anzi introduce, non richiesto, il tema della ingiustizia di Dio che manda il suo Figlio, dove il Figlio è evidentemente assimilato al bambino che soffre senza giustificazione. Infatti “ha mandato il proprio figlio” (a soffrire) sta a significare che Dio stesso ha addirittura creato l’archetipo del dolore innocente, senza giustificazione. Quindi al Figlio mandato (a soffrire) dal Padre, si associa l’idea incontrovertibile della ingiustizia divina. Il Figlio figura come semplice strumento inerte nelle mani del Padre, il quale agisce senza una finalità intelligibile e plausibile.

Per questo alla fine, dice Bergoglio, bisogna accontentarsi di guardare il Cristo sofferente. Ma non per trarne un qualche significato escatologico. Tutt’altro. Per trovarvi uno specchio delle sofferenze umane, che sono senza senso e senza speranza. Sta di fatto che, ignorando la ragione della sofferenza quale viene sviscerata dalla teologia cristiana, non rimane che la responsabilità cieca di Dio che infligge senza ragione quella sofferenza.

Inutile sottolineare come da tutto questo balbettio confuso emerga soprattutto la mancanza assoluta della visione cristiana.

Manca la consustanzialità tra il Padre e il Figlio, mancano le ragioni del sacrificio, manca ogni significato della sofferenza sublimata nella sofferenza di Cristo.

Il Figlio non è il Verbo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, ma un figlio qualunque mandato a soffrire senza ragione come tanti bambini ammalati. Manca il fine, dunque, della sofferenza del Figlio, che in realtà non è il bambino sofferente ma il salvatore. Manca l’idea salvifica della passione e morte di croce, manca la idea fondamentale cristiana dello affidamento alla volontà provvidente del Padre che mette il cristiano al riparo dalla disperazione e ha fatto sentire a Giovanna, nel momento atroce del supplizio, la vicinanza consolatrice della Madre Celeste.

Il Christus patiens non è uno che ci consola come semplice pietra di paragone di un meschino “mal comune mezzo gaudio”. È quello che ha offerto alla umana sofferenza quell’orizzonte spirituale più alto di speranza ricercato invano dalla civiltà antica, ha aperto cioè la porta alla speranza che dà corpo al cristianesimo. Mente la visione di Bergoglio ha il respiro di una strada chiusa e irrimediabilmente senza uscita.

Vi manca tutto quello che è espresso in sintesi insuperata nello affresco della Trinità a Santa Maria Novella, dove Masaccio ha osato raffigurare Dio padre Onnipotente che abbraccia e domina in sublime, potente compostezza simbolica la scena della crocifissione. L’uomo della fine del mondo non conosce di certo l’iconografia trinitaria di Masaccio, né sarebbe in grado di comprenderla, ma non conosce neppure Giobbe e Geremia, il Vangelo di Giovanni, e neppure le confessioni di Sant’Agostino, e quindi non ha trovato risposte nelle Scritture, anzi non ha mai trovato nel cristianesimo se non la base per il proprio marxismo da centro sociale, mentre ignora volutamente i fondamenti dello spirito cristiano.

Ora, questa è posizione plausibilissima per chiunque non accetti la teologia cristiana, ma è inappropriata per chi fa di mestiere quello di guida spirituale del popolo cattolico. In altre parole, il signor Bergoglio è libero di pensarla come crede anche su un tema di rilevanza oggettiva, come quello della sofferenza degli innocenti, ma non è libero di avere un’opinione che contraddice il messaggio cristiano finché si presenta in pubblico vestito da papa. A meno che non pensi di ricoprire un ruolo virtuale, di essere in una sorta di finzione cinematografica ad uso del grande pubblico, o meglio del grosso pubblico. Insomma, poco male se fosse uno qualunque come noi tutti, liberi di pensare e sentire quello che ci pare. La chiesa nuova, del resto, assicura anche ai c.d. fedeli la più ampia libertà di pensiero senza conseguenze morali e canoniche. Sennonché, non si sa come e non si sa bene perché, questo signore senza misura e senza studio è stato issato dai signori in rosso della Sistina sul trono di Pietro, e la cosa comporta l’onere di insegnare qual è l’essenza della dottrina cristiana e di conoscere i contenuti biblici.

Allora le perplessità sulla inadeguatezza dell’individuo a ricoprire anche formalmente un ruolo tanto impegnativo si traducono presto in un forte allarme. Perché è evidente che l’attentato quasi quotidiano alla essenza e alla intellegibilità del cristianesimo è un attacco fraudolento, è una rapina  ai danni di chi nel cristianesimo ha riposto e ripone la propria speranza. Cosa può insegnare di veramente cattolico un genitore, un educatore, se deve fare i conti ogni giorno con quanto viene pubblicamente contraddetto con autorità da questo signore e dalla sua corte dei miracoli?

Qui torna utile rispondere ad un’altra obiezione avanzata da qualche lettore. Vale ancora la pena di soppesare tante parole inutili che non hanno peso? Tutti noi avremmo cose più interessanti di cui occuparci. Tutti noi sentiamo che la pochezza di quanto viene blaterato in continuazione con abuso di potere e in modo del tutto incontrollato non meriterebbe neppure di essere letto. Ma sta di fatto che se ai refrain autistici, alle banalità volgari, alle esplosioni di un delirio di onnipotenza  malcontrollato non si fa più attenzione, per non fare fatica e perché ci sono sempre cose più piacevoli di cui occuparsi, allora tutto a poco a poco rientra nella normalità. A tutto ci si abitua. Tutto diventa di uso corrente come ogni volgarità televisiva, ogni manipolazione mediatica, ogni prepotenza della politica e della ideologia di regime. Diventa miracolosamente normale che il Ministro della Pubblica istruzione sia una senza istruzione, che sia eliminata la cultura e la sapienza dell’arte dal governo dei Musei Vaticani, e sia abbandonato un enorme patrimonio che è di tutti alla miseria della più ignorante ideologia. Diventa normale che la cattedra di Pietro possa essere occupata da uno afflitto da un’unica idea grande anzi smisurata, quella del proprio ego.

Ma forse abbiamo invece il dovere di non abituarci all’osceno che avanza ovunque come un’onda di piena.

E a questo proposito può tornare significativo l’episodio che mi raccontava a distanza di tanti anni la tata dei miei bambini, nata e cresciuta in una grande casa colonica del Polesine dove vivevano insieme tre generazioni di persone, e le rispettive famiglie, fino alla catastrofica alluvione del 1951. Quando l’acqua arrivò al secondo piano della casa, suo padre, dopo avere affidato la moglie e gli undici figli alle barche di soccorso, rimase armato di pistola nel solaio dove aveva portato in salvo per tempo anche tutti gli animali da cortile e quelli più piccoli. La pistola era per difendere dagli sciacalli le bestiole che avrebbero potuto garantire un po’ di sopravvivenza alla fattoria, una volta passata la terribile piena del Po.

Forse fu un gesto inutile. I figli grandi trovarono lavoro nelle fabbriche lombarde, tutti gli scampati  rimasero a vivere più a nord, i campi restarono a lungo devastati, la fattoria senza speranza. Ma quell’uomo solo con la sua pistola, le sue galline e i suoi conigli e il maiale, quell’uomo solitario  rimase per tutti come il simbolo di una  doverosa resistenza di fronte alla furia degli eventi.

Si parva licet componere magnis, vale ancora la pena di occuparci ogni tanto di quello che in sé non varrebbe neppure la pena di essere preso in considerazione. Non per altro che per mettere riparo dal pericolo della abitudine, che è malattia contagiosa sempre in agguato, e della quale qualcuno un giorno potrebbe a buon diritto chiederci conto.

41 commenti su “L’incapacità di Bergoglio di spiegare cristianamente il dolore. Un approfondimento – di Patrizia Fermani”

  1. Se qualcuno vuole leggere il mio commento del 28 dicembre ore 9:05 all’articolo “Fenomenologia di Bergoglio”, cara dottoressa, vedrà che ho detto di “lasciarlo nel suo brodo” non “…per non fare fatica e perché ci sono sempre cose più piacevoli di cui occuparsi”, bensì per un dovere di equilibrio, di realismo, di carità.

    Mi permetto di farlo nuovamente presente perché credo che davvero molte persone di buoni princìpi entrino nel tunnel dell’angoscia… che può comportare anche il rimprovero a Dio.

    La Chiesa è calpestata ogni giorno da clown bianco-, rosso- o nerovestiti, che agiscono secondo il vecchio motto “Una risata vi seppellirà”.
    Alla parte non-ereticale del Clero spetta un certo “dovere di stato” di “agere contra”. A noi, spetta essenzialmente quello di continuare l’animazione cristiana dell’ ORDINE TEMPORALE, dis-prezzando (in senso etimologico) la Banda dei Nasi Rossi

  2. Tutto giusto, ma cosa c’entrano i “refrain autistici” ? Gli autistici non producono nessun refrain, semmai tanto amore e tanto dolore, causato spessissimo da un mondo ignorante della loro neuro diversità (che non è assolutamente malattia mentale) e che non si sforza per niente di capirli, come invece, lo dico da esperto, potrebbe molto proficuamente fare.

    1. patrizia fermani

      Gentile lettore, la parola “autistici”, non è un sostantivo e non sta ad indicare alcuna categoria di persone, ma è un aggettivo di “refrain”, e viene declinato al plurale perché il sostantivo di riferimento è parola francese maschile indeclinabile. Per la lingua italiana, l’aggettivo viene usato con riferimento ad un pensiero indisciplinato, impulsivo, non consapevole delle proprie contraddizioni(v. Zingarelli). Il significato della espressione usata nel testo è univoco ed è difficile comprendere come Ella possa averne travisato il senso. Mi auguro in ogni caso di avere fugato ogni dubbio in proposito.

  3. Cortese e stimata Professoressa, la ringrazio in veste di lettore del suo eccellente scritto. La mia età avanzata mi consente di rammentare le cause della discesa del pensiero papale, da Pio XII a Francesco: la diffusione della teologia progressista. Bergoglio non è un progressista perché non è neppure un errante. Ma è progressista (rahneriana, in special modo) la teologia che (indisturbata) intossica la Chiesa cattolica a cominciare dal 1958 (anno della morte di Pio XII). Cordiali saluti, piero vassallo

    1. roberto pecchioli

      Concordo con il mio maestro professor Vassallo: Bergoglio non è un errante. E’ proprio un’altra cosa, un figlio spurio della filosofia tedesca maldigerita a Friburgo e trnagugiata insieme con il veleno di Rahner e le sciocchezze della teologia ( teologia ?) della liberazione. Grazie alla professoressa Fermiani. Roberto Pecchioli

      1. È un piemontese.
        Chi non frequenta Torino non immagina quale profondità raggiunga da quelle parti la perversione del Cattolicesimo.

        Le “aperture” del torinese card. Martini ne danno un’idea.
        In particolare, l’ambiente salesiano (fortemente legato all’America Latina, specia al Centroamerica e all’Argentina) è passato dall’azione squisitamente papalina e di contrasto alla Massoneria (fine Ottocento) all’esaltazione del “Nuovo Cattolicesimo nato in Piemonte, grazie a Cavour e ai Santi Sociali” (ultimi 50 anni).
        Un percorso simile, anche se meno antico, hanno seguito gli “Apostoli della buona stampa” del beato Alberione (“Famiglia Cristiana”, Edizioni San Paolo).

        A Torino c’è la Mole: o la si aborre (…non ho MAI conosciuto uno spregiatore della Mole) o le si rende omaggio. Mole iniziata a metà Ottocento come sinagoga: appena “liberalizzati i culti”, i Valdesi si piazzarono con il loro Tempio vicini alla stazione e gli Ebrei iniziarono una sinagoga più imponente di qualunque chiesa della città

  4. Sì, è vero: non ci si può assuefare all’ “osceno che avanza ovunque come un’onda di piena”. Finiremmo inesorabilmente tutti sulla stessa palude dove i più sono finiti acquietando ogni sussulto della mente nella piena soddisfazione che c’è chi pensa al posto loro. Occorre invece “prae-dicare”, cioè proclamare la verità solennemente indicando l’errore, per far sì che venga distrutto. Il silenzio che molto spesso diventa un assenso è dannoso soprattutto quando comporta la salvezza dell’anima.

  5. Bravissima. Ha condotto un’ ottima analisi dell’ “illustre” personaggio, dal punto di vista sia teologico che psicologico. Non avevo ancora letto considerazioni così appropriate e condivido pertanto ogni singola parola. Grazie

  6. Grazie, gentile Patrizia, della sue belle parole: mi consolano e mi aiutano a sopportare meglio il dolore che proviamo nel vedere la rovina della nostra Chiesa. Siamo pochi ma non siamo soli … Grazie anche a Riscossa Cristiana, al suo direttore e collaboratori, nonché a tutti coloro che ci confortano con i loro commenti. Una preghiera per tutti voi.
    Anselmo

  7. No, non dobbiamo mai abituarci all’oscenità ideologica, alla pochezza/nullità culturale, all’inadeguatezza devastante, ai voluti infimi livelli cui ci vogliono abituare! Non si può e non si deve tollerare la strega Fedeli “ministra-terza-media” rovina-bambini! Non si può e non si deve tollerare il “malvestito da papa” rovina-anime (quello dei segni massonici: mano del marrano, ecc.). Hanno messo l’elefantino B. Nella vetreria della Chiesa con il preciso intento di devastarla, conoscendo bene la delicatezza con la quale il piccolo pachiderma si muove. Altro che Masaccio e Sant’Agostino… perle ai porci!!!

  8. Certo. Omettendo sistematicamente di affermare l’esistenza del male, che è deviazione dal Bene Assoluto, allontanamento da Dio e dalle Verità di Fede, tacendo di fronte allo sgretolarsi di ogni regola morale, accettando sia pure implicitamente ogni tipologia di aggregazione umana (…), al dolore innocente non c’è risposta. E’ lecita ogni scelta umana. Esiste solo un magma indistinto nel quale è relativizzato ogni punto certo di riferimento. Non l’avrà fatto di proposito, ma gli innocenti con queste “non risposte” potrebbero essere condotti alla disperazione. Esiste il peccato, il tradimento, il pentimento, il “rientrare in se stessi”, il dolore che ci unisce a Gesù Crocifisso, il Suo perdono, la salvezza. Fede, ragione, opere buone. Questo il senso del nostro credere, della speranza anche nella sofferenza.

  9. L’insistenza sulla misericordia svela inevitabilmente l’igiustizia del Regno. Per i modernisti Dio e’ ingiusto, percio’ deve essere misericordioso. Ma ha forse senso implorare misericordia da un Re ingiusto? Se il Re e’ ingiusto, la sua mosericordia sara’ arbitraria. Dunque il Re e’ un tiranno, in realta’. E va abbattuto. E’ cosi’ che ragiona il modernismo. E da qui nasce il suo odio fuibondo per la Tradizione: perche’ essa riconosce la giustizia di Dio. Non solo, ma la ama.

  10. Non è finita. Nel 2017 probabilmente verrà concesso ad uomini sposati il sacerdozio ministeriale. Si inizierà dal Brasile, ove una Chiesa in delirio viene abbandonata ogni giorno da centinaia di fedeli. Poi lo reclameranno tutti. Conferenze episcopali del Nord Europa in testa. E così la Catholica diventerà una setta protestante a tutti gli effetti.
    Resta il sensum fidei del popolo di Dio a salvarci. Quello che permise di sconfiggere l’ arianesimo. Ma bisogna svegliarsi. E io noto ovunque un ossequio a Bergoglio impressionante, invece. Perché ha abolito il peccato ed ognuno può vivere come vuole ? Recitava il titolo di un film , non molto noto degli Anni Sessanta : ” Arrivederci all’ Inferno “. E lì che andranno i laudatori di El Papa, ovviamente con lui. E non me ne importa nulla se manco della misericordia bergogliana.

    1. Meglio perire combattendo nella Buona Battaglia che bere la coppa di dolce veleno che ci porge il Serpente al quale, come San Benedetto, dobbiamo rispondere: No, grazie, “BEVI TU STESSO I TUOI VELENI”!

    2. Caro Gaetano, non si arrabbi troppo, ché quell’uomo non merita che ci facciamo sangue amaro per lui; rimaniamo nella pace di Cristo, che non è certamente quella massonica tanto cara a questo clero, VdR in testa. Riporto qui una bella citazione appena letta su di un altro blog cattolico; eccola:
      Cattolici: dal necessariamente militante al necessariamente assente.
      “Il cattolico ‘militante’ degli anni 30 e 40 si proponeva la conquista . Dopo la guerra ha ripiegato sulla testimonianza. Con i preti operai ha tentato la presenza. Dopo il Concilio ha scoperto il dialogo. Poi ha cominciato a dire che voleva limitarsi all’ accompagnamento. E adesso teorizza la necessità dell’assenza. Così il cerchio si è chiuso, finendo nel nulla”.
      (Buyer)

    3. Da “Agorà24”: “Sono stati quasi 4 milioni i fedeli che nel 2016 hanno preso parte a incontri con il Papa in Vaticano… in crescita rispetto ai 3,2 milioni del 2015. Da considerare che il 2016 e’ stato Anno Santo. I dati arrivano dalla Prefettura della Casa Pontificia.
      Nel 2013 e nel 2014, i primi anni di pontificato di Bergoglio, i fedeli in Vaticano, presenti ad incontri con il pontefice, erano stati rispettivamente 6,6 milioni e 5,9 milioni”.

      DIMEZZATI in due anni, dal 2013 al 2015

  11. Se è vero che Papa Benedetto ha dovuto rinunciare per coercizione o minaccia, Bergoglio è antipapa. Non per niente Benedetto veste di bianco e abita in Vaticano. Non ci rimane che attendere l’intervento del Signore innalzando il grido a braccia levate: Vieni presto, Signore Gesù.
    Felice

    1. Sono perfettamente d’accordo con te. Benedetto XVI come Pontefice legittimo non regna, ma vive come esiliato, dacché il sedicente Francesco si configura canonicamente e storicamente come antipapa.

  12. In riferimento alla sofferenza, riporto quanto detto durante l’omelia di un “sacerdote” (le virgolette quando si parla di prelati modernisti, sono d’obbligo) durante il funerale di una signora ottantenne. La signora ha sofferto molto, non si meritava tanta sofferenza. Anche noi soffriamo e non dovremmo soffrire. Una domanda: ha copiato il CEO di Casa Marta, oppure essendo modernisti, hanno perso la FEDE? P.S. mi permetto di ricordare che i modernisti sono eretici. S. Pio X Pascendi Dominici Gregis

  13. Chi ama Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, soffre e si indigna profondamente ad ogni esternazione blasfema di quest’uomo vestito di bianco. Prego il Signore e la Vergine Santissima di liberarci presto da queste sofferenze … sia fatta comunque la volontà di Dio!

  14. La ringrazio gentile professoressa Fermani perché ci permette di essere al corrente delle corbellerie che si dicono senza avere il disturbo di ascoltarle personalmente e di avere contestualmente una lettura critica di cui possiamo fidarci, non sono molti i siti che consentono questo. A casa nostra quando compare Bergoglio in televisione lo si ascolta “in religioso silenzio” cioè si toglie l’audio.

      1. Infatti, io tolgo anche il video, cioè cambio canale; non dico poi della stampa dei regime cattocomunista (Avvenire, Fanghiglia Cristiana, ecc…) : non la leggo più da ani, e quando la trovo per casa la cestino immediatamente. così farei anche con i documenti dell’infausto CV II, m mi sono guardato bene dall’acquistarli.

  15. Questo papa è un grandissimo ignorante, non ha le più minime conoscenze della dottrina Cattolica!
    In quell’udienza è stato incapace di qualsiasi conforto cristiano…e quelle 4 cavolate che gli sono venute in mente le dicono solo coloro che delle “cose di Dio” NON ne capiscono nulla,come Omissis.
    Qualcuno per es. gli ha mai parlato del progetto che Dio, ha su ognuno di noi? dei Suoi disegni imprescrutabili e che solo quando saremo dinnanzi a Lui, ne conosceremo la logica?
    Il dolore c’è, ed è una triste realtà, ma guai a non comprenderne il significato.
    Quando poi il mistero del dolore riguarda i bambini e gli innocenti se non esiste la fede,resta inesplicabile;
    E’ terribile soffrire senza Dio,e contro Dio( imprecando,bestemmiando),ma se uniamo la nostra sofferenza a quella di Gesù,allora questa può diventare una perla molto preziosa.
    Qualcuno lo spieghi a questa specie di papa.

    1. Prendo spunto dalle sue parole “questo papa è un grandissimo ignorante”, se il “problema” fosse SOLO l’ignoranza, l’estrosità, l’assenza di fede, ecc, ecc, ecc. del CEO di Casa Marta, potremo ancora leccarsi i baffi. Il CEO di Casa Marta, è il prodotto del modernismo che si è infiltrato nella Chiesa negli ultimi 100 anni; reso visibile, per chi ha gli occhi per vedere con l’elezione di Roncalli. Leggete il libro NICHITARONCALLI, è reperibile su internet gratis. Poi capiremo che le esternazioni del CEO di Casa Marta, purtroppo iniziano prima che venisse ordinato presbitero.

  16. L’assuefazione alle oscenità e alla sopraffazione sotto tutti i punti di vista è il morbo che sta soffocando la Nostra civiltà. La decadenza di Santa Madre Chiesa ne è purtroppo esempio eclatante. All’apostata negazione della consustanzialità del Figlio col Padre si è arrivati a seguito di un’inenarrabile sequela di deviazioni su cui sarebbe inutile dilungarsi in questa sede. Non posso pero’ fare a meno di pensare alla deposizione della Tiara sull’altare papale, da parte di Paolo VI durante il Vaticano II, “in segno di umiltà” e volontà di rinunciare a qualsiasi prerogativa politico-umana. Non più “Padre dei principi e dei re, Rettore del mondo, Vicario di Cristo in Terra” egli si affidò, nel più celebre dei suoi discorsi, al Termine “d’un faticoso pellegrinaggio in cerca d’un colloquio con il mondo intero”, niente meno che all’ONU (!), “Ora siete voi, che rappresentate tutte le genti”…..

  17. Grazie per questo articolo. Il tema della sofferenza dell’innocente è difficilissimo, forse il più arduo. Per questo viene usato sovente come primo argomento per contraddire il Cristianesimo e l’esistenza di Dio tout court. Chi poi abbia (Dio non voglia) sperimentato l’immane sofferenza del bambino malato, e magari la sua morte, resta scosso fin dalle fondamenta del suo essere. Per questo, la risposta non può e non deve essere che non c’è un senso; soprattutto da parte del successore di Pietro, che è chiamato a confermare la fede nei fratelli e pascere le pecorelle del Signore. Anche e in special modo quelle disorientate, anche quelle malate.
    Signore, Padre santo, ascolta la nostra preghiera: donaci di intuire il senso della nostra ed altrui sofferenza – Tu che hai riempito di significato con la Tua stessa morte e con la risurrezione – e dona al Papa la grazia dell’illuminazione e della conversione. Per il resto, attenderemo il nostro giudizio personale, alla morte, per capire tutto: videmus nunc per speculum in enigmate, tunc autem facie ad faciem.

    1. Tutto (la Dottrina, il Vangelo, la missione della Chiesa, la vivibilità del Reale ben sapendo che non è perfetto, ma è prezioso) va a catafascio se si nega il Peccato Originale.
      Il “Buon Selvaggio” non ha bisogno di Cristo: sta bene nelle grinfie di Satana.

      8/12/1854: proclamazione del dogma dell’Immacolata -UNICA esente dal Peccato Originale-, nel mezzo dell’aggressione illuministica. Un raggio di luce soprannaturale, visibile a tutti, illuminò il volto del Papa che proclamava il Dogma.
      ————
      8/12/2015: stupro del dogma dell’Immacolata tramite il filmino sulla “Natura” che ILLUMINAVA San Pietro. Decollo della Neo-chiesa per l’Iperspazio. A mai più rivederci! Loro vivono per bombardarci dall’alto- Noi viviamo compiendo con semplicità, per quanto possibile, la nostra giornata terrena

  18. Quanto dice la Dott.ssa Fermani è, purtroppo, ineccepibile.
    ,Il mio intervento verteva sul fatto che il terzultimo, in ordine di apparizione, fra coloro che commentarono la prima denuncia, affermava che il testo originale non era quello, riportando un articolo che,secondo detto commentatore, non sarebbe quello autentico, allegando un discorso completamente diverso, ed in parte edificante.
    Io chiesi soltanto di far luce su questa rimarchevole ,determinante discrepanza.
    Qual’è la fonte? Chi ha riportato ufficialmente le parole del disinvolto comunicatore del nuovo Verbo?
    Grazie per il riscontro.
    Con viva stima, Normanno Malaguti.

  19. La sofferenza vista da una grande santa (e dottore della Chiesa, morta a soli 24 anni):
    “… sentii nascere in me un gran desiderio di soffrire, e al tempo stesso l’intima sicurezza che Gesù mi riservava un gran numero di croci; mi sentii inondata di consolazioni così grandi che la considero come una delle grazie maggiori nella mia vita. SOFFRIRE DIVENNE IL MIO IDEALE, aveva un fascino che mi rapiva senza che io lo conoscessi bene. Fino allora AVEVO SOFFERTO SENZA AMARE LA SOFFERENZA, da quel giorno ne provai un vero amore. … Sentivo anche il desiderio di amare soltanto il buon Dio, di non trovar gioia che in lui. Spesso durante le mie comunioni ripetevo le parole della Imitazione: «O Gesù! Dolcezza ineffabile cambiate per me in amarezze tutte le consolazioni della terra!» Questa preghiera usciva dalle mie labbra senza sforzo, senza costrizione; mi pareva di ripeterla non per mio volere, ma come una bambina la quale ripeta parole suggeritele da una persona amica…”
    Santa Teresa del Bambino Gesù (Storia di un’anima, 113)

  20. Attenta Patrizia: il tuo scritto trasuda intelligenza, fede certa, cultura e sana ironia. Per queste cose sono pronti i tribunali, quello civile e quello ecclesiastico. Come è già successo a Qualcuno!!!
    Avanti con la Regina delle Vittorie, nell’anno SANTO, anche se non proclamato tale, del CENTENARIO di Fatima!
    Bruno PD

  21. luciano pranzetti

    Mi permetto di osservare che Bergoglio non è un ignorante ma un gesuita di lungo corso che sa quello che fa. Fosse ignorante avremmo l’attenuante dell’ottavo sacramento , l’ignoranza appunto. Ma costui sa bene cosa vuole e dove arrivare, testimone probante essendo quell’ex frate Leonardo Boff il quale, il giorno dopo l’elezione affermò: “Quando Bergoglio era arcivescovo a Buenos Aires, spesso doveva tenere obbedienza al Vaticano, ma ora che è Papa farà quello che ha in mente di fare, cioè tutto”. Queste, più o meno, le parole ma esatto il significato. Costui conosce bene le Scritture così come la Summa Theologiae che, però, distorce a suo comodo. Attenti, quindi, a farne un poveraccio analfabeta. Quello che ha combinato, senza che uno straccio di cardinale si sia di subito alzato a dissentire, dimostra di essere dotato di astuzia e di conoscere tanto la tattica della “misericordia” quanto quella della “vendetta”. Si spera che i 4 cardinali, quelli dei 5 dubia, tenacemente resistano. E noi pregheremo per loro.

    1. Sono d’accordo con il prof. Pranzetti. Non ritengo Bergoglio una mente eccelsa tuttavia sa benissimo quello che sta facendo e perché lo sta facendo. I quattro cardinali dei dubia sono anche essi conciliari e accettano tutti i documenti promulgatii dal CV ll, quindi le loro azioni sono circoscritte entro quanto predisposto dalla nuova religione. Avranno una etica superiore di Bergoglio ma erano e continuano ad essere nell’errore. Forse sarà interessante vedere la battaglia (se mai arriverà) tra quiesti conciliari. Da cattolica non posso che giungere a questa conclusione.
      Ringrazio la prof. Fermani per la sua grande dedizione alla Santa Causa.

    2. Ben detto: DISTORCE A SUO COMODO!
      Speriamo che questi primi cenni di reazione (i 5 Dubia dei 4 Cardinali) siano solo l’inizio. Pare che a Burke, Caffarra, Brandmüller e Meisner si siano aggiunti (seppur con alcuni distinguo) anche Schneider, Cordes, Pell, Martino… Chissà se El Papa onfuriato griderå ai suoi la famosa frase: “Al mio segnale scatenate l’inferno!”…

  22. Ho molto apprezzato l’intervento della prof.ssa Fermani, che ringrazio. Mi permetto di suggerire, a chi non avesse ancora pienamente compreso il significato della morte di Cristo sulla Croce, la lettura (da farsi in modo lento e meditato, possibilmente con l’ausilio di una buona parafrasi), del canto VII del Paradiso di Dante, costituito quasi per intero da una lunga spiegazione di Beatrice in risposta a un dubbio di Dante. Perché, si è chiesto il Poeta, Dio ha scelto la morte del Figlio per riscattare l’umanità dal peccato?
    In quel canto, da molti, a torto, considerato poeticamente arido, perché troppo “teologico”, è contenuta, secondo me, la risposta più bella ed esauriente alla domanda.
    Consiglio di soffermarsi, durante la lettura, sui vv. 106-120, un passo che, pur breve, fa comprendere meglio forse di cento omelie il mistero dell’infinito amore di Dio per noi e il significato di quel “felix culpa!”, ripetuto nel preconio della veglia pasquale. (Suggerisco ancora, a chi volesse approfondire quest’ultimo punto, la lettura della trascrizione – facilmente reperibile in…

  23. (Concludo il mio intervento e chiedo scusa per la lunghezza). (Suggerisco ancora, a chi volesse approfondire quest’ultimo punto, la lettura della trascrizione – facilmente reperibile in rete – di una stupenda conferenza del prof. Gaetano Lettieri, docente di storia del cristianesimo alla Sapienza di Roma, sulla “paradossale gioia della felix culpa”).
    Altro che “ingiustizia di Dio” (giudizio di per sé blasfemo)! In quella morte, su quel Calvario, si realizzò pienamente, anzi trionfò, la suprema giustizia del nostro Creatore.

  24. Dott.ssa Fermani, La ringrazio per questo notevole intervento che è, come altri -suoi e di autori che si muovono nella stessa scia – un baluardo a difesa di tante pecorelle che vagano smarrite senza pastore. Ritengo assolutamente necessario intervenire di continuo e ribattere colpo su colpo, ognuno nel suo campo e nella sua realtà quotidiana, gli attacchi che il demonio -il cui nome è “legione”- porta a Gesù Cristo e a ciò che resta della Sua Chiesa. Ci sono tante forme di santità e “nalla casa di Mio Padre ci sono molte dimore”. Se vogliamo entrarci a suo tempo, dobbiamo testimoniare sempre e dovunque Gesù. Che Dio La benedica.

  25. Ormai la definizione più calzante di Bergoglio è: PAPOSTATA. E speriamo che i sei cardinali, in mancanza di risposta ai “dubia” dopo ormai quattro mesi da parte dell’arrogante, prepotente e irascibile Gesuita Bianco, passino senza ulteriori indugi alla “correctio” (e poi voglio proprio stare a vedere cosa succede, anche se, conoscendo il soggetto, non mi faccio soverchie illusioni).

  26. Resistere! Resistere! Resistere! Bellissima l’immagine dell’uomo solo che difende la sua casa e la sua famiglia. Io già da tempo avevo iniziato a leggere Sant’Agostino proprio per non essere travolto dal modernismo, ma ora devo fare un lavoro serio sul catechismo, e lo proporrò anche ai miei amici.
    In merito ai Dubia, perché aspettate ancora una risposta? Bergoglio ha già risposto nell’udienza del 23 novembre.

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