L’INUTILITA’ DI TAGLI E TASSE – di Giovanni Lazzaretti

di Giovanni Lazzaretti

San Martino in Rio, 30 giugno 2012, Santi Protomartiri Romani

 

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che festa, ragazzi, continuano a darci il voto di fiducia!

 


Il Papa, al Family 2012, ha invitato i partiti a non promettere cose che non possono realizzare. Ottimo. Ovviamente non vale solo per i partiti, vale anche per i tecno-politici.

Se il partito tende a promettere troppo per avere voti, il “tecnico” è costretto a promettere troppo per mantenere la sua immagine di salvatore della patria.

Conservo una pagina di Avvenire del 10 giugno “Sisma, la promessa di Monti: per l’Emilia risorse senza fine”. Viene da sorridere. Dove le troverà mai queste risorse senza fine, visto che Monti sta disperatamente grattando il fondo del barile? Al massimo potrà ottenere dall’Europa di contrarre nuovi debiti, con conseguenti interessi passivi.

Solo pochi giorni prima la Ragioneria dello Stato ha evidenziato che nei primi 4 mesi del 2012 le entrate sono minori del previsto per un importo di 3,5 miliardi di euro.

Minori del previsto. Ma previsto da chi?

Perché l’uomo normale lo sapeva benissimo che l’aumento della pressione fiscale non fa crescere le entrate dello Stato, ma le fa calare. Crescono le imposte? Le famiglie spendono meno. E quindi le imprese soffrono due volte: per le imposte aumentate e per il calo della spesa delle famiglie.

Qualche impresa non ce la fa, e salta. Fine del reddito dell’impresa fallita (e delle imposte conseguenti), fine del reddito per i suoi dipendenti (e delle imposte conseguenti). Calo delle entrate statali che si volevano crescere.

“Esatto! Non si devono aumentare le imposte, si devono tagliare le spese inutili!”

Anche questa però è un’illusione. Supponiamo di aver scovato l’ufficio inutile di un ente inutile: due impiegati che non fanno niente tutto il giorno. Tagliamo i due impiegati, risparmiamo 70.000 euro complessivi, e vediamo che succede.

Innanzitutto i 70.000 euro sono un risparmio fasullo, perché circa il 40% ritornavano subito allo Stato come entrate (IRPEF, INPS). I 42.000 euro rimanenti venivano quasi tutti utilizzati per le normali spese famigliari. Il che significa che circa 6.200 euro ritornavano subito allo Stato sotto forma di Iva. E il rimanente sarebbe ritornato negli anni successivi: bastano tre / quattro anni perché i 70.000 euro ritornino tutti allo Stato, sotto forma di tassazioni varie.

Con l’aggiunta che gli impiegati inutili nel frattempo mantenevano la loro famiglia, famiglia che adesso entra nell’ambito delle famiglie precarie, con tutte le conseguenze del caso.

“Obiezione! I due impiegati inutili passeranno nel mondo del lavoro non statale e continueranno a produrre imposte per lo Stato!”

Sarebbe così se l’economia fosse in movimento. Ma poiché l’economia è ferma, questo non accade, e i due tagliati andranno semplicemente ad aumentare il numero dei disoccupati.

“Ma allora secondo il tuo ragionamento non si dovrebbe tagliare nulla!”

Falso. Si dovrebbe tagliare oculatamente e IN CONTEMPORANEA si dovrebbe ridurre la pressione fiscale, per un importo corrispondente ai tagli fatti. Solo così si potrebbe sperare in un movimento economico positivo: meno imposte, più propensione alla spesa; sollievo doppio per le ditte: meno imposte + maggior spesa delle famiglie. Solo così si potrebbe sperare di riassorbire nel settore privato i due “tagliati”.

Ci si dimentica troppo spesso che le ditte possono licenziare i dipendenti, ma lo Stato non può licenziare i propri cittadini: se non riuscirà a farli lavorare, se li ritroverà come indigenti da sostenere.

“Obiezione! Se tagli le spese e contemporaneamente riduci l’imposizione, non arriverai mai al sospirato pareggio di bilancio!”

Noi non abbiamo bisogno del pareggio di bilancio. Mi tocca sempre ricordare che l’Italia ha già un largo ATTIVO di bilancio.

Ciò che manda il bilancio in passivo sono solo gli interessi passivi. E gli interessi passivi non si abbattono deprimendo l’economia; si riducono invece in un altro modo: riportando il debito in Italia, e mettendo il tasso d’interesse sotto controllo dello Stato e non dei cosiddetti “mercati”.

“Se fosse così facile, il bocconiano Monti ci avrebbe già pensato!”

Ci ha certamente pensato, ma Monti non vuole affatto ridurre gli interessi passivi.

Afferma di volere il pareggio di bilancio, ossia vuole la stabilizzazione del debito (col bilancio in pareggio il debito non si riduce), ossia vuole la perpetuazione in eterno degli interessi passivi. Interessi passivi che, com’è noto, non vanno ai poveri impiegati e non vanno all’economia: vanno invece a ingrassare il “capitale autoalimentato” e sottraggono risorse all’economia.

Paradossalmente gli interessi passivi si riescono a pagare anche in un’economia depressa. Perché? Perché l’economia ha un suo nocciolo duro; la gente, bene o male, deve mangiare, vestirsi, scaldarsi, abitare, illuminare, muoversi, curarsi, studiare, telefonare, eccetera. Immaginate un’economia ridotta al solo nocciolo duro, ipertassata e coi servizi ridotti a zero: questa economia derelitta sarebbe in grado di pagare in eterno gli interessi passivi.

A questo ci porterà Monti. A questo servono i suoi “successi” in Europa.

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