Lo sconcerto del “cattolico qualsiasi”. Una lettera di Alessandro Gnocchi

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Caro Paolo,

per una volta, concedimi il privilegio di stare nei panni del lettore che guarda sconsolato questa nostra povera Chiesa e mette nero su bianco ciò che ha nella testa e nel cuore.

Ora che ho rotto gli indugi con i convenevoli di rito, non so con precisione quando riuscirò a fermarmi e potresti trovarti tra le mani una di quelle lettere chilometriche e ponderose che, di solito, i direttori cercano di scoraggiare e, quando non sono riusciti nell’intento, scansano volentieri passandole a qualche anima pia accompagnandole con il solito “vedi tu cosa si può fare”.

Non so, caro Paolo, che cosa potrai fare con quanto ti ritrovi ora tra le mani. Mi verrebbe da dirti “vedi tu”, anche perché un po’ è colpa tua se ho preso carta, penna e calamaio per scrivere al direttore di “Riscossa Cristiana”. È colpa tua perché non mi poteva lasciare indifferente l’ articolo che lo scorso 6 maggio hai titolato “Il diritto di essere sconcertati” con un sommario che dice: “La telefonata a Emma Bonino, con relativo invito a ‘tenere duro’ (su cosa?) e l’invito in Vaticano per l’incontro con i bambini, seguiti a ruota dalla ‘semplificazione’ dell’assoluzione per il crimine abominevole dell’aborto sono gli ultimi due eventi che altro non fanno che banalizzare un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, gettando confusione ulteriore in una cristianità smarrita”.

zzzzpprdnsTi riferivi, come tutti sanno, alle ultime imprese dell’attuale Pontefice. “Ultime” solo nel momento in cui scrivevi, perché ora quelle imprese sono già penultime, terzultime e chissà cos’altro prima che tu decida di pubblicare questa lettera. Ormai abbiamo imparato che, come ogni giorno ha la sua pena, ogni atto di questo pontificato ha il suo colpo di piccone e quindi siamo già ben oltre ciò che ti sconcertava in data 6 maggio 2015. Subito dopo, per esempio, sono venuti l’entusiasmo del vecchio comunista Raul Castro per il nuovo corso bergogliano, l’intervento alla “Fabbrica della Pace” in cui papa Francesco si è ben guardato dallo spiegare che l’unica pace possibile è quella radicata in Cristo, l’oscuramento del sacrificio della Croce operato da un Papa che confida a migliaia di bambini l’impossibilità di trovare una spiegazione alle loro sofferenze, neanche in Dio… E tutto ciò nel giro di appena ventiquattr’ore.

Caro Paolo, il “cattolico qualsiasi” che dici di essere può solo essere sconcertato davanti a un simile spettacolo. E forse sarebbe meglio dire avanspettacolo, se si pensa alle gag, ai siparietti, ai birignao piacioni diffusi in mondovisione che, nel giro di due anni, il mondo cattolico si è abituato a considerare normali. Ma è un avanspettacolo che piace se si tiene conto di quanto è stata strombazzata dai gazzettieri e dai megafoni della misericordia la dichiarazione di Raul Castro di essere tentato di tornare cattolico se il Papa continua sulla strada intrapresa. Due giorni dopo è stata annunciata anche l’intenzione di convertirsi di Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti, ambientalista e abortista convinto in funzione del controllo delle nascite. Anche lui colpito dalle vie nuove intraprese dalla Chiesa con papa Bergoglio. Capisci Paolo? Ormai non interessano più le conversioni vere, quelle che fanno radicalmente cambiare modo di pensare e modo di vivere. La nuova propaganda della Chiesa della misericordia si accontenta delle “intenzioni di conversione”. D’altra parte è quanto basta per andare sui giornali, i quali, ormai, non cercano più notizie, ma solo “intenzioni di notizia”.

Il segno che il dramma è divenuto tragedia alla quale, come annunciavano i cartelloni degli oratori di una volta, “seguirà brillantissima farsa” è inequivocabile: sta nel fatto che quanto sconcerta un “cattolico qualsiasi” come te, salvo eccezioni brutalizzate dal Papa della misericordia, appaia normale a tutti gli altri. Così normale da assumerlo come l’unico modo di “partecipare all’entusiasmo della fede”.

Non so se hai avuto notizia dell’udienza generale di mercoledì 13 maggio. Per inciso, era la festa della Madonna di Fatima, ma questo ormai conta poco. Il tema era quello della famiglia e il Papa venuto dalla fine del mondo ha spiegato che la famiglia si salva dall’aggressione a cui è sottoposta attraverso solo tre parole: permesso, grazie, scusa. Non siamo al “sole, cuore e amore” della briosa Valeria Rossi, ma il livello non cambia.

E questo è ancora niente, perché ora ti trascrivo il finale della cronaca propagato dall’agenzia “Zenit”: “Attenzione, allora, a tutelare queste tre parole-chiave della famiglia, che la nostra educazione spesso ‘trascura’. È vero ‘sono parole semplici, e forse in un primo momento ci fanno sorridere’, ma quando le dimentichiamo, ‘non c’è più niente da ridere’. Francesco invita pertanto tutti i fedeli che gremiscono la piazza a ripetere insieme ‘permesso, grazie, scusa’, quasi come una preghiera al Signore affinché ‘ci aiuti a rimetterle al giusto posto, nel nostro cuore, nella nostra casa, e anche nella nostra convivenza civile’”.

Proprio così, caro Paolo, un gigantesco Flash Mob guidato dal Vicario di Cristo e recitare le tre parole magiche “permesso, grazie, scusa”. E l’agenzia “Zenit” spiega senza ritegno che tutto questo spettacolo è “quasi come una preghiera”. E tu pensi ancora di ottenere attenzione dicendoti sconcertato. In questa Chiesa, non c’è più posto per i relitti come te, come me, come coloro che si ostinano ancora a essere cattolico nell’unico modo possibile, che è quello di sempre. Non c’è tolleranza per coloro che intendono rimanere fedeli a una dottrina e a una morale che non possono cambiare, perché altrimenti muterebbe la fede. E intendono farlo anche quando i più alti gradi della gerarchia le modificano utilizzando il truffaldino grimaldello delle esigenze pastorali.

In questa Chiesa, e naturalmente mi riferisco alla miseria della sua componente umana di cui anche noi siamo parte, si è formato quello che nel parlamento italiano degli Anni 70 veniva chiamato “arco costituzionale”. Te lo ricordi? Era quell’invenzione oltre il limite della delinquenza politica che escludeva in via di fatto dalla vita parlamentare partiti  regolarmente votati in via di principio durante le elezioni. A voler usare il linguaggio ecclesiale contemporaneo, era una sorta di espediente pastorale fondato sulle esigenze del momento che permetteva di aggirare la dottrina.

Nella Chiesa di oggi avviene qualcosa di simile. Esiste una sorta di “arco costituzionale della misericordia” che va da sinistra a destra, se mi passi i termini politici, pensato per escludere coloro che a destra si spingono un po’ troppo. Basta un passo verso sinistra e, da reietti che si era, si entra a far parte del consesso civile con tanto di prebende e di riconoscimenti. Per chi non si adegua non c’è posto. Salvo che lo decida, motu proprio, il generalissimo, non per una questione di giustizia, ma per un eccesso di bontà: estremo gesto di disprezzo nei confronti della verità che nulla ha di cattolico.

Caro Paolo, non hai solo il diritto, ma il dovere di sentirti sconcertato e hai l’obbligo di dirlo, pena il risponderne a Nostro Signore nel giorno del giudizio, perché allora non saremo protagonisti di un grande Falsh Mob, ma ci troveremo davanti al tribunale che deciderà il nostro destino eterno: paradiso, quasi certamente via purgatorio, o inferno. L’alternativa continua a essere questa anche se venisse negata da tutti gli uomini.

Insomma, fai bene a sentirti sconcertato, ma sappi che la gran parte di coloro che, sbagliando, ritengono ancora di essere cattolici la pensa diversamente. Perché questo Papa è ciò che si merita questa Chiesa: uno si rispecchia nell’altra. Basta pensare alla quantità di megafoni del magistero, che da destra a sinistra, in ogni dove dell’arco costituzionale della misericordia, danno corpo al “grande dogma collettivo” rappresentato dall’icona di papa Francesco. La Chiesa di sempre è occupata da una “Nuova Chiesa” che ha una sua dottrina, una sua morale un suo rito e, quindi, una sua fede. Se per certi aspetti questa fede è simile a quella cattolica, non lo è in tutto, non lo è nell’essenziale e quindi è altro dal cattolicesimo e noi non possiamo starci.

Mi dirai che sto esagerando. Ma ti prego di pensare a quanto sta avvenendo con questo pontificato, che rappresenta indubbiamente un salto di livello rispetto a quelli precedenti, tutt’altro che immacolati. Non c’è proprio nulla di colloquiale o di pastorale o di magisterialmente non rilevante in quanto viene dalle omelie o dai discorsi a tavola di Santa Marta, dai viaggi transoceanici o da quelli fuori porta, dalle interviste alla stampa libertina e a quella di regime, dai balletti cheek to cheek con i leader del radicalismo abortista ed eutanasico e i relitti del comunismo irriducibile. Tutto quanto fa e dice l’icona di “papa Francesco” è, ipso facto, indiscutibile, pena la scomunica. Il “dogmatizzatore collettivo”, sottocategoria del “giornalista collettivo”, non ammette notizie o interpretazioni fuori registro.

So di ripetermi, caro Paolo, ma il concetto mi pare cruciale: questo Papa è l’espressione più autentica della Chiesa di questi tempi in cui il mondo sta lavorando alacremente per il suo principe. Sarebbe cieco chi volesse negare la grande sintonia di Francesco con il popolo di Dio, un “popolo che mai sbaglia”, come lui stesso ha detto durante l’ultimo viaggio in Asia. E non potrebbe essere altrimenti, visto che su quel popolo gli agenti della discontinuità stanno lavorando da almeno cinquant’anni.

Bergoglio è arrivato a soddisfare le attese di cattolici preparati attraverso un’attività capillare, svolta diocesi per diocesi, parrocchia per parrocchia, chiesa per chiesa, aula di catechismo per aula di catechismo. Un lavorìo sapiente che si è ben guardato dal diffondere la nuova vulgata attraverso i tomi indigesti della nouvelle théologie, ma ha puntato sull’arma più efficace della propaganda.

Non penso di farti uno sgarbo, Paolo, se ti ricordo il decennio in più che hai sul groppone rispetto a me. Lo faccio solo perché anche tu hai visto all’opera la diabolica propaganda che, in due decenni ha smantellato un apparato dottrinale  morale che pareva inattaccabile. Mi riferisco al successo di quelle canzonette che, insieme alla devastazione liturgica, hanno trasformato le Messe in tanti bivacchi del “Tuo popolo in cammino”.

Buttato a mare il gregoriano e ridicolizzati “Noi vogliam Dio” e “Mira il tuo popolo”, a partire da metà Anni Sessanta, hanno iniziato a circolare nuovi canzonieri che mostravano quale sarebbe stata la chiesa della Nuova Pentecoste. Improvvisamente, tutti si sono messi a cantare che “Nella Chiesa del Signore tutti gli uomini verranno/ se bussando alla sua porta /solo amore troveranno/”. Questo perché: “Quando Pietro, gli Apostoli e i fedeli/ vivevano la vera comunione/ mettevano in comune i loro beni/ e non v’era fra loro distinzione/ E noi che ci sentiamo Chiesa viva/ desideriamo con ardente impegno/ riprendere la strada primitiva/ secondo l’evangelico disegno”. Lo cantavano anche quei signori maturi, padri o madri di dieci o quindici figli, che non capivano bene quale fosse “l’evangelico disegno”, ma, intanto, lo diffondevano sulla fiducia. Così che anche loro, nel torno di pochi anni, si sarebbero trovati a costruire una “Chiesa di mattoni no/ chiesa di persone sì/ Siamo noi/ Siamo noi./ Sopra quella pietra/ che si chiama Pietro/ ieri la fondò il Signor/ oggi siamo noi quelle pietre vive/ che la costruiamo ancor”.

Solo due esempi tra i tanti che vedevano la Madonna, “Santa Maria del cammino”, come pasionaria della Nuova Chiesa, oppure come “Giovane donna” annuncio di un paradiso new age “attesa dell’umanità, desiderio d’amore e pura libertà”. E poi i santi come nuovi ribelli e liberatori del “popolo in cammino” bivaccante nelle chiese e negli oratori.

Li hanno cantati tutti, nonni, genitori e giovani pionieri fino a quando hanno finito per crederci: la propaganda è una scienza precisa perché si fonda su meccanismi elementari e difficilmente sbaglia. Alla fine, il popolo in cammino ha incontrato il capo che attendeva da tempo oscurando tutti i suoi predecessori postconciliari, sempre un po’ troppo legati alla vecchia immagine del pontefice: Paolo VI un po’ troppo ieratico, Giovanni Paolo II un po’ troppo moralista, Benedetto XVI un po’ troppo teologo.

zzzzppmschEvidentemente, ora serve un papa gesuita, capace di destreggiarsi tra affermazioni, toppe e ritrattazioni. Capace di parlare con un linguaggio drammaticamente solo umano a un popolo di Dio che non vuol più sentir parlare di Dio perché è troppo faticoso.

Ma questa logica troppo umana, anche se dovesse affrontare tutti gli affanni del mondo, non troverebbe il bandolo per porre riparo al vero male, che si chiama peccato: un concetto così poco mondano da non richiedere rimedi, ma quella che l’ascetica cristiana, fin dai padri del deserto chiama “riparazione”. Scriveva in proposito don Divo Barsotti nel 1962: “Dio è amore. La riparazione di fatto è veramente l’atto supremo dell’amore, sia in quanto è diretto verso i fratelli, sia in quanto è ordinato a Dio. La Redenzione è l’atto supremo dell’amore; di fatto, Dio ci ha manifestato il suo amore nella morte sulla Croce. E noi non siamo cristiani che in quanto amiamo, e non amiamo che in quanto ci sentiamo impegnati a espiare per tutti. Questa è l’attività più alta del cristiano. Avremmo fatto ben poco quando avessimo assistito tutti i malati, soccorso tutti i poveri, educato tutti gli ignoranti. Che cos’è una carità che lenisca tutti i dolori degli uomini, se poi questi debbono morire? La nostra carità differisce la rovina ultima, ma non la evita, è perciò una carità inefficace. La morte non si può abolire. Carità più grande è invece quella che immediatamente opera la salvezza soprannaturale, unendo gli uomini a Dio”. Ed essere uniti a Dio, dice Barsotti, vuol dire “appartenere al corpo di Cristo attraverso il battesimo”.

Non sembra questa la prospettiva in cui papa Bergoglio ha collocato il suo pontificato. Non a caso, durante la permanenza nello Sri Lanka, ha compiuto l’elogio dell’interreligiosità, un concetto che poco o nulla ha a che fare con Cristo e il suo annuncio, con il monito evangelico in cui Gesù dice “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”. L’orizzonte di Francesco, dal suo discorrere, sembra ben altro: “Poi, ieri io ho visto una cosa che mai avrei pensato a Madhu: non c’erano solo cattolici, c’erano buddisti, islamici, induisti e tutti vanno lì a pregare e dicono che ricevono grazie. C’è nel popolo, che mai sbaglia, qualcosa che li unisce e se loro sono così tanto naturalmente uniti da andare insieme a pregare in un tempio che è cristiano ma non solo cristiano… Come potevo io non andare al tempio buddista? Quello che è successo a Madhu è molto importante, c’è il senso di interreligiosità che si vive nello Sri Lanka. Ci sono dei gruppetti fondamentalisti, ma non sono col popolo, sono élites teologiche… Una volta si diceva che i buddisti andavano all’inferno? Ma anche i protestanti, quando io ero bambino, andavano all’inferno, così ci insegnavano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo: avevo quattro o cinque anni e andavo per strada con mia nonna, che mi teneva per mano, e sull’altro marciapiede arrivavano due donne dell’Esercito della salvezza, con quel cappello che oggi non portano più e con quel fiocco. Io chiesi: dimmi nonna, quelle sono suore? E lei mi ha risposto: no, sono protestanti, ma sono buone! E’ stata la prima volta che io ho sentito parlare bene di persone appartenenti alle altre confessioni. La Chiesa è cresciuta tanto nel rispetto delle altre religioni, il Concilio Vaticano II ha parlato del rispetto per i loro valori. Ci sono stati tempi oscuri nella storia della Chiesa, dobbiamo dirlo senza vergogna, perché anche noi siamo in un cammino, questa interreligiosità è una grazia”.

Caro Paolo, l’interreligiosità proclamata come grazia senza tentennamento alcuno dal Vicario di Cristo e in termini così espliciti ed elementari da non lasciare spazio a sfumature è un inedito inquietante. Non si era mai visto un pontefice che definisce apertamente una grazia quella di non appartenere a Nostro Signore.

Se questo è lo scenario nel quale ci muoviamo dovrai scrivere molti altri articoli per dire ad alta voce il tuo sconcerto di “cattolico qualsiasi”. L’augurio che ti faccio, caro Paolo, è quello di non stancarti perché, fino a quando ci sarà anche solo un “cattolico qualsiasi” a testimoniare la verità, non avranno vinto.

Un abbraccio

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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36 commenti su “Lo sconcerto del “cattolico qualsiasi”. Una lettera di Alessandro Gnocchi”

  1. Caro Dott. Gnocchi,
    come non condividere la sua lettera di sconcerto “di un cattolico qualsiasi”. Ebbene siamo nella chiesa onlus, quella che all’inizio del suo pontificato lo stesso Francesco aveva criticato. Questa Chiesa sembra ormai immersa totalmente nel pensiero di questo mondo e non vuole combattere perché pensa erroneamente, assecondando la mentalità del mondo, di riuscire a far venire dalla propria parte i lontani (come nell’esempio della Bonino e la Fabbrica della Pace). Certo fondamentale è la Preghiera, ma da essa deve uscire la testimonianza. Allora penso che i cattolici che sono preoccupati di questo orizzonte della Chiesa di Bergoglio facciano sentire pubblicamente la loro Voce e non bastano più i siti e i blogs ma occorre organizzarsi perché come vuole NS. Signore Gesù Cristo, la Verità sia annunciata dai tetti. Le forme di questa testimonianza anche di critica alla linea pastorale di papa Francesco, sono molteplici: processioni, lettere e mass media,… ma bisogna prima organizzarsi.

  2. Un abbraccio sentito al dott Gnocchi che scrive cio’ che e’ percepito da molti dei lettori di RC. “Un popolo di Dio che non vuole piu’ sentir parlare di Dio, perche’ troppo faticoso”: e’ vero. Anche i troiani non volevano piu’ sentir parlare di guerra e accettarono il dono dei greci come offerta di pace e Laocoonte, che vi si oppose, venne divorato. Ma la storia, sappiamo, ando’ diversamente e Troia fu distrutta: a Troia venne riservata la stessa fine di Laocoonte. Forse questo momento e’ vicino anche se sono pochi a capirlo mentre i molti ballano un tango in San Pietro.. Rileggiamo Galati e facciamo proprie le parole di Paolo. La scrittura talvolta diventa attuale e profetica alla luce degli eventi: se Paolo si oppone a Cefa, noi oggi ci possiamo opporre, non all’elemento dogmatico che il papa rappresenta, ma all’ uomo politico che predomina in Lui, che ne detta l’orientamento, le azioni, fino a svuotarlo del tutto,lasciandolo privo fede e sentimento religioso.

    1. “L’uomo politico” è in realtà, secondo me, “il Sacerdote à la page secondo i dettami della dissoluzione della Chiesa nel mondo” (Rahner, come autore di riferimento).
      Molti ce ne sono stati e ce ne sono -soprattutto fra i Gesuiti (e padre Rahner era un Gesuita, come padre Teilhard).

      Ciò che rende la situazione unica, inimmaginabile, tragicamente nuova è il fatto che uno di questi “molti” sia stato eletto Papa

      1. Crede davvero questa situazione, unica dal momento che il predecessore si e’ dimesso, crede davvero dicevo questa situazione “inimmaginabile”?Dal momento in cui Ratzinger si e’ dimesso egli sapeva gia’ il nome del suo successore. Credo che pochi l’abbiano capito ma l’intelligenza di un uomo come Benedetto XVI ce lo fa intuire. Forse sarebbe utile rileggere i libri di BXVI su Gesu’ e l’esposizione che egli fa del concetto di parabola, concetto che descrive quanto accade oggi molto piu’di quanto accaduto duemila anni fa.

  3. Per quello che può valere, sono anch’io sconcertato e scandalizzato, siamo in tanti ad esserlo, e siamo chiamati a mantenere questo sano scandalo e l’integrità della Fede da testimoniare al mondo, in attesa che anche questo papa, come tutto ciò che è umano, passi… Vieni Signore Gesù!

    1. E speriamo che passi presto perchè molti nel silenzio non ne possiamo piu’ e ci sentiamo come pecore senza pastore por sapendo che il vero Pastore è Gesu, ma nei confessionali, sembra che Gesu parli lingue incomprensibili e diaca cose che non sono facilmente comprensibili a poveri cattolici bambini.

      1. Non sai come sono d’accordo con te, Giovanni! Vivo a Roma da diciott’anni, e mi è toccato sentire certe aberrazioni in Confessione che mai avrei creduto… Certe volte ho dovuto rimproverare con fermezza il confessore che affermava palesi eresie ed avallava condotte immorali con argomentazioni fumose ed eterodosse… Mala tempora currunt! Mi sento così scoraggiato a confessarmi a causa delle pessime esperienze. Ma continuiamo a confidare in Dio.

        1. Caro Stefano purtroppo non è fscile trovare bravi confessori per non dire di sacerdoti che pur nel rito di Paolo IV
          sappiano celebrare la messa con vera devozione. Quale sciagurato giorno il giorno della dimissione di Papa Bnedetto quale grande sciagura quel gabbiano appoggiato al comignolo della Sistina .Che crisi di fede ma quanti sono quelli della domenica a piazza S Pietro che Credono? Voglia il Signore Ridonarci anche se noi non lo meritiamo un santo Suo Vicario in terra capace di risollevare le membra doloranti di questa chiesa della …misericordia , del bonismo e dell’agnosticismo

          1. Ringrazio entrambi perché avete toccato -per la PRIMA volta su internet, a mia conoscenza- il punto vero: uno dei Sacramenti è sabotato sistematicamente dal Clero (da gran parte del Clero).
            Le pochissime chiese che espongono un cartello con gli orari per le Confessioni, e la dicitura “Sempre, secondo disponibilità”, sono un prezioso punto di riferimento

          2. Caro Stefano purtroppo la crisi di fede, di sana e santa Dottrina,di valori fondati sulla Tradizione, ormai è cosi devastante che non risparmia pui’ nulla .La solennita della celebrazione dell’Eucarestia è ridotta quasi allo scarno, lo smantellameno degli altari storici e non ,le copiature di S Immagini dall’originale dinanzia a cui hanno pregato milioni di fedeli che oggi riposano il sonno della pace, gli stessi contenuto degli atti devozionali sono stati ridotti a vere esibizioni di tutto e il contrario di tutto.
            Un girno accostandomi alla confessione, vedendo un sacerdote scamiciato vestito in modo sciatto che non semprava un prete gli chiesi in modo risoluto se fosse un sacerdote e lui mi chiese perchè e io gli risposi come si sarebbe accorto entrando in un ospedale di parlare con un medico se non gli vedeva il camice addosso? Dovette darmi ragione. Ma ricordiamoci che mentre era Papa Benedetto XVI molti sacerdoti avevano tirato fuori le talari che cadevano a pennello. poi….. ….pieta…

  4. Quindi il fatto che il figlio di Dio si sia fatto uomo e abbia dato sé stesso per la nostra redenzione è un dettaglio trascurabile. A sentire certi discorsi poteva risparmiarselo, dato che basta l’interreligiosità. E pensare che c’è ancora qualche pazzo che si fa ammazzare pur di non rinnegare la sua fede cattolica.

  5. piero vassallo

    perfetto l’articolo di Gnocchi, perfetta la descrizione di un magistero angosciante e di un popolo in cammino verso la perfetta stupidità – la scena sotto i miei occhi: una lunga fila di persone che ci comunicano e i confessionali deserti –

    1. Magistero angosciante e popolo in cammino verso la perfetta stupidità: sono le parole PERFETTE per descrivere ciò che sta accadendo!

  6. Questa lettera,caro Alessandro,letta tutta d’un fiato per la tensione e la drammaticità che sottende,non può non essere interamente e direi anche dolorosamente condivisa. Oggi stesso, trovandomi in una bottega di campagna, alzando lo sguardo alle pareti ho notato un quadretto con l’immagine del Vescovo di Roma.“Ci sarà pure un Crocifisso” m’è venuto da pensare; e invece no: Papa sì, Crocifisso no: come quasi dappertutto. Questo la dice lunga, ma ormai non è una novità, visto che ce ne siamo accorti già da un pezzo. Al Cristo in croce abbiamo sostituito il Papa senza Crocifisso, visto che il posto del Signore lo ha preso il Buon Pastore.È l’’Uomo lacerato e martoriato che fa paura, meglio l’umanamente accettabile, con tutto ciò che vola basso che piace di più e attira tutti. Eppure si può volare alto e sentire il Cielo vicino:ieri due ore di viaggio per una meravigliosa Messa cantata per la festa dell’Ascensione, con tutta la chiesa che profumava d’incenso e una celebrazione che sapeva di Paradiso.

  7. Cari Paolo e Alessandro, restiamo uniti nel Cuore dell’ Immacolata , Lei è il nostro sicuro rifugio, e anche se il maligno pare stia travolgendo tutto e tutti , non è così, Cristo ha vinto il mondo, e noi che siamo suoi , abbiamo vinto con Lui . Vi vogliamo bene .

  8. Giorgio Rapanelli

    Bergoglio e i suoi sodali stanno camminando per la strada tracciata dal Potere Mondiale. La Chiesa Cattolica deve essere multiculturalista e globalizzante, alla pari con tutte le altre religioni. Tutte che partono dalla stessa linea tutte degne di rispetto. Si possono rispettare, a patto che il rispetto sia reciproco e che no limiti la mia libertà. Fa meditare quando si vedono foto di papi insieme ad imam musulmani pregare insieme un Dio che per i primi e Padre, per i secondi solo Dio, senza Figlio, né Spirito Santo.
    Ormai sono sempre più convinto che lo Spirito Santo dovrà metterci le mani. E’ vero che dopo Pacelli ci siamo meritati di tutto a causa del nostro karma. Ma con Bergolio rischiamo il disastro, ossi l’allontanamento di masse di fedeli dalla Chiesa. Già c’è penuria di preti. Perché devo diventare prete cattolico, quando mi si mette alla pari di un Islam che nulla ha come prospettiva con il cattolicesimo. Oppure col Buddhismo, che è sostanzialmente ateo.

  9. Giorgio Rapanelli

    O con una Bonino, atea, abortista, eccetera, che viene accolta come centesima pecorella smarrita, che non intende minimamente ritornare all’ovile. Mi spiace che non ci sia dalle mie parti una chiesa cristiano ortodossa, altrimenti è quella che frequenterei. Mi sono stufato di tutto questo buonismo suicida. Per fortuna che Riscossa Cristiana ci aggiorna sullo schieramento interno della Chiesa, con il suo clero che non vuole mollare sui dogmi e sul Vangelo.

  10. (…) Quello che noi dobbiamo domandare, quello che dobbiamo cercare e aspettare, come gli ebrei aspettano il Messia, è un Papa secondo le nostre necessità […]. Con quello marceremo più sicuramente all’assalto della Chiesa (…)
    (…) Lasciate il clero marciare sotto il Suo stendardo, mentre crede di marciare sotto la bandiera delle Chiavi Apostoliche (…)

    Dall’ “Istruzione permanente dell’Alta Vendita”

  11. Coraggio, andiamo avanti, saldi nella fede e confortandoci a vicenda. Prima o poi ci sarà il crollo, quando Dio vorrà – Suoi sono i tempi – ; ma quando avverrà sarà repentino: a noi il compito di stare pronti e vigilanti nell’attesa.
    Per quanto riguarda le ultime prodezze di chi dovrebbe stare al timone… è già stato ampiamente detto. Prepariamoci alle prossime, tenendoci forti (in questo momento sto pensando quando verrà a Torino, all’incontro con i Valdesi).

    1. Esattamente.
      I Valdesi -oggi pieni di Pastore (femminile), celebranti le “nozze” gay, attivi nell’umanitarismo- due secoli fa erano i soli non-Cattolici al di qua delle Alpi, e coltivavano i loro incubi gnostici (“il mondo è Male”) e il sogno di spazzare via Roma.

      Cento anni fa, con il sindaco massone Nathan (modello ideale per Rutelli: lo disse quest’ultimo), ebbero il loro “Tempio” a un chilometro da Piazza San Pietro, in Piazza Cavour: al centro, l’ “Illuminato” (grande monumento); a lato, il “Tempio”; sull’altro lato, dominante, la Vera Giustizia (non la “giustificazione” spacciata dai preti): la Cassazione.

      Con il Papa in un tempio Valdese, a Torino, verrà fuori una catastrofe. Non leggerò il discorso, né il testo della “comune preghiera”

      1. Proprio così Raffaele: ogni volta che passo da lì penso all’assurdità di quel tempio a due passi dalla Tomba di Pietro e ai tanti templi protestanti di cui è stata riempita la Roma papale dopo porta Pia, tutti spaventosamente vuoti e per lo più chiusi. E si vede chiaramente chi e perché ha appoggiato il risorgimento italiano, in chiave fortemente anticattolica e protestantica. Purtroppo lo spirito di un malinteso ecumenismo sta annacquando il Magistero: aspetto con terrore la prossima sparata bergogliana in occasione della visita “ad limina” ai valdesi torinesi…

  12. Situazione angosciante descritta come sempre magistralmente.
    E Raffaele fa riferimento ai gesuiti: ma non c’era un loro “capo” che veniva chiamato il Papa Nero?
    Non so se ricordo bene, ma la definizione sarebbe abbastanza idonea, non vi sembra?

  13. Vi ringrazio perché non mi sento sola nello sconforto. Sono combattuta tra il farmi piacere questo papa, anche girandomi dall’altra parte sforzandomi di non criticare, e lo sgomento di non essere allineata. Ma come non paragonare la freddezza verso la famiglia di Asia Bibi e il calore nei riguardi della Bonino fiera di aver messo in conserva piccole vite.? E’ un insulto alla ragione e al cuore. Cosa avrebbe detto San Paolo? Non vi dico i sensi di colpa perché ho anche la responsabilità dell’ educazione dei figli. Una signora, orgogliosa dell’esuberanza dei pargoli, mi ha detto che neanche a messa si calmano, ma tanto anche Francesco ha detto di lasciar fare! Ed io che ho sempre cercato di comunicare rispetto e silenzio perché nel raccoglimento trovi Dio e poi, dopo, vai incontro al prossimo, con Lui nel cuore, ho sempre sbagliato? E che Gesu’ e’ pace. È’ un caso che più avanza l’indifferenza e il degrado e più avanzano le tenebre barbute?! San Michele Arcangelo e Santa Giovanna d’Arco…

    1. Ha sempre fatto bene, cara signora.
      La Pace “dono di Dio, da custodire e trasmettere” è compunzione, raccoglimento, stupore perché il Buono (l’Unico) si rende accessibile a noi.
      La pace massonica è frastuono, autocelebrazione, scatenamento di una girandola vertiginosa.

      A livello infantile (fino ai 12 anni): la mentalità protestante è “scatenatevi adesso, perché dopo avrete una vita dura” – invece quella cattolica è “non è difficile mettere in sintonia il vostro animo tenero con i CCuori di Gesù e Maria”

  14. Ruffo Cardinale

    La profezia di Alessandro Gnocchi che, certamente, le “prodezze” del Gesuita Bergoglio continueranno a stupirci, è stata subito confermata!
    “Riconoscimento dello Stato della Palestina”: esulta la stampa progressista.
    Temo che sia il preludio al riconoscimento del Califfato dell’Isis. Dai criminali terroristi palestinesi ai tagliagole mussulmani il passo è breve!
    E’ molto triste che un cattolico tradizionalista come me debba proclamare: Tra Bergoglio ed Israele io stò con Israele

    1. Eminenza,
      non per criticare, ma fra tute le bergogliate, questa mi sembra la più “veniale”. Non dimentichi che, la Chiesa, fino al 1995, ha sempre considerato che, in mancanza dell’Impero Romano d’Oriente (che prima o poi RISORGERA’), un potere islamico sui Luoghi Santi è un “male minore”, rispetto ad uno israelitico. Comunque, se non ci fossero state determinate beghe inglesi, in Terra Santa, dissolto l’impero turco, stava per nascere lo Stato Francescano della Custodia dei Luoghi Santi Cristiani, sotto protettorato Franco-ITALIANO. Se le cose fossero andate così, chissà……. Baciando il Sacro Anello e Nella fervida attesa di baciare la Croce che orna la Santa Pantofola, Cordialmente e Devotamente La Saluto. Suo Conterraneo Nicòla.

  15. Questo “papa” è stato inflitto da Dio come un castigo per i cattolici troppo tiepidi,se non apostati, divorzisti ed abortisti, ai quali piace avere un papa così che rende tutto buono e lecito.
    I mussulmani fanatici che ci stanno invadendo e che nell’Islam ci credono seriamente, con buona pace di Renzi ed Alfano, completeranno il castigo quando inizieranno a fare stragi di cristiani anche qui.

  16. Qualche giorno fa ho visto, per caso, una breve intervista a Enzo Bianchi nella quale egli affermava, in sintesi, che “questo Papa mette al primo posto la misericordia, e poi, eventualmente, il peccato”. Tempo fa ,invece, Eugenio Scalfari aveva identificato Papa Bergoglio, come “il Papa che ha abolito il peccato”. Nella tragica dissociazione programmatica tra misericordia e peccato, si possono distruggere secoli di magistero cattolico, e si vede. Quello che arriva al popolo è questa mistura di nuovo magistero, nel quale la persona, con la propria personalità mediatica, prende il posto della Verità, che avrebbe, invece, il primo posto. Io vedo poi, però, abusi liturgici, dissacrazioni, crisi vocazionali, confessionali vuoti, magistero stravolto, e molto altro. Vedo anche qualche raro fiore in questo deserto. Non colgo, se non in questi rari fiori, l’impressione di una Chiesa mediatrice tra Dio e l’Uomo, ma piuttosto il sorgere di una Chiesa meretrice. “Dai frutti si riconosce l’albero”. (Lc 6)

  17. cattolico triste

    “Il dilemma, indubbiamente angosciante, cui il Vaticano si trova oggi di fronte, è evidente: vorrebbe, mediante i suoi sforzi diplomatici, dar modo di sopravvivere, e creare un po’ di respiro alle popolazioni cattoliche in balia della dittatura ateista; questa è però esigentissima, e tende in tutti i modi a trasformare il Vaticano in un proprio strumento: gli fa concessioni formali, ma soltanto per averne in cambio altre con cui dominare e plagiare meglio quelle stesse popolazioni, al fine di distruggere la fede.” Parole tratte dal libro “Il Fumo nel Tempio” di Eugenio Corti commentando la pubblicazione nel 1976 del libro “Mosca e il Vaticano”, ora introvabile, del gesuita Alessio Floridi,che documentava il “drammatico errore” della Ostpolitik. Essa iniziò con l’accordo segreto di Metz (agosto 1962) poi benedetto nel Concilio Vaticano II da due Papi ora saliti agli onori dell’altare. Oggi si cerca di ripetere la stessa cosa perché seguire Cristo si rischia la CROCE! “Buona sera e sorridete se…

  18. Per essere membro della Chiesa bisogna avere la fede cattolica.
    Se non si ha la fede cattolica non si è membri.
    Se non si è membri non si è neppure papi.
    Questa è anche dottrina cattolica.
    Non è che contro la parte di dottrina che afferma che l’interreligiosità è sbagliata non si può andare, e contro la parte di dottrina circa chi fa parte e chi non fa parte della Chiesa si può andare.
    Responsabilità davanti a Dio!

  19. Normanno Malaguti

    Ieri mi sono recato con amici in una chiesa di montagna dell’Appennino Bolognese che un sacerdote tiene in modo irreprensibile.
    con stupore osservai l’altar maggiore dove celebra rivolto verso il Tabernacolo, con un raccoglimento ed una compunzione ormai rare.
    Mi sono confessato da questo sacerdote, perché la domenica precedente nella Metropolitana di San Pietro dove, come ormai da molti secoli, era scesa la Madonna di San Luca, preso da ricorrenti scrupoli avevo aggiunto ai miei peccati, il fatto che nutro per il ‘Regnante Pontefice’, gli stessi sentimenti che il Ven. Jacopone da Todi riservava, in privato e in pubblici versi, a Bonifacio VIII, oggetto anche delle attenzioni dell’Alighieri.
    Quel sacerdote non se ne dimostrò particolarmente scandalizzato, mi chiese di circostanziare ciò che mi turbava e alla fine non replicò, mi diede la santa assoluzione ed un Pater per penitenza.
    Però non mi sentivo tranquillo, così a distanza di pochissimi giorni confidai al parroco ‘montano’ i miei scrupoli ricorrenti. Egli mi disse testualmente: “L’errore sta in quel suo: “Regnante Pontefice”, poiché un papa che pronuncia e diffonde palesi eresie non é il Papa: egli decade ipso facto.”
    Ne restai sconcertato, anche se capisco la razionalità dell’argomento.
    Che ne dite? che ne dicono in proposito i teologi fedeli alla perenne Sacra Tradizione?

  20. “Subito dopo, per esempio, sono venuti l’entusiasmo del vecchio comunista Raul Castro per il nuovo corso bergogliano, ….l’oscuramento del sacrificio della Croce operato da un Papa che confida a migliaia di bambini l’impossibilità di trovare una spiegazione alle loro sofferenze, neanche in Dio… ”
    Ricordo bene il viaggio a Cuba di S. Giovanni Paolo II e le parole di rispetto reciproco con Fidel Castro.
    Non ho cancellato dalla mente la risposta accorata di Benedetto XVI nell’aprile 2011, ad una bambina giapponese che, all’indomani del terremoto che aveva provocato la morte di tanti suoi coetanei, gli chiedeva perché i bambini devono avere tanta paura. «Non abbiamo le risposte, ma sappiamo che Gesù ha sofferto come voi, innocente…», scandì allora Benedetto XVI. «Questo mi sembra molto importante, anche se non abbiamo risposte, se rimane la tristezza: Dio sta dalla vostra parte».
    Ripasserei con attenzione gesti, toni e dichiarazioni dei predecessori prima di attaccare a testa bassa il Santo Padre.

  21. “Se tu conoscessi il dono di Dio”. Davanti ad un pastore che è l’amico dello sposo e che indica in continuazione la misericordia del buon Pastore, non avrei problemi a fidarmi.

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