LO “SPIRITO” DEL CONCILIO. UNA LETTERA DI PADRE GIOVANNI CAVALCOLI A COMMENTO DELL’ARTICOLO DI PAOLO PASQUALUCCI

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In data 4 luglio u.s. abbiamo pubblicato l’articolo di Paolo Pasqualucci, IL “DISCORSO CRITICO” CHE LA GERARCHIA NON VUOL FARE. Recensione a: BRUNERO GHERARDINI, “Concilio Vaticano II . Il discorso mancato. Ed. Lindau”.

Padre Giovanni Cavalcoli ci ha inviato, a commento del suddetto articolo, la lettera che qui di seguito riportiamo:

 

conc

 

Caro direttore,

ho letto l’interessante articolo di Pasqualucci sul libro di Gherardini. Contiene molte giuste osservazioni e constatazioni, come l’attuale diffusione del modernismo, l’eccessiva esaltazione del Concilio fatta dagli ultimi Papi, il mancato intervento dei vescovi contro deviazioni morali e dottrinali, l’osservazione che alcuni testi conciliari sono ambigui e si prestano ad un’interpretazione modernista, per cui andrebbero chiariti, il disprezzo per il tomismo.

Tuttavia persiste in questi Autori la convinzione che il Concilio sia caduto in errori dottrinali e si crede di poter liberamente esprimere un giudizio del genere per il semplice fatto che le dottrine del Concilio in materia di fede non sarebbero “dogmatiche” perché non sono definite come tali, dimenticando che la Chiesa insegna la verità cattolica anche quando non dichiara esplicitamente di farlo. La sola condizione è che la materia trattata sia di fede o prossima alla fede o comunque si agganci a verità di fede già definite esplicitandone il contenuto, il che è appunto il caso del Vaticano II.

Dispiace che questi Autori si ostinino a sostenere che il Concilio si è sbagliato su punti che toccano almeno indirettamente o implicitamente la fede. Non ritengo che sia questo l’atteggiamento del vero cattolico. Il Concilio può aver commesso errori nelle sue disposizioni PASTORALI, ma non è ammissibile che ci insegni il falso nella DOTTRINA, quando Cristo ha assicurato l’infallibilità della sua Chiesa in questo campo connesso con la salvezza.

L’atteggiamento di questi autori finisce col compromettere la credibilità e l’autorevolezza delle loro analisi pur acute e verissime sull’attuale gravissima crisi di fede nella Chiesa. Ma il rimedio non è accusare di errore il Concilio, il rimedio è esattamente l’opposto: è quello di assumere le VERITA’ del Concilio vedendone la continuità con la Tradizione e alla loro luce sconfiggere il mostro attuale del neomodernismo, assai peggiore di quello dei tempi di S. Pio X.

Occorre una buona volta distinguere “progressismo” da “modernismo”. Progredire, rinnovare, sviluppare e avanzare è una LEGGE VITALE della Chiesa e delle anime (“renovabis faciem terrae”) e il Vaticano II ha fatto progredire la Chiesa. Il modernismo è un’ERESIA. Vogliamo accusare il Vaticano di eresia?

Se non si rintraccia la continuità del Concilio con la Tradizione e si parla di “rottura”, si finisce per fare il gioco dei modernisti, che sostengono la stessa cosa, con l’unica differenza che mentre questi ne sono contenti, gli altri ne sono afflitti, ma si affliggono per un grave equivoco e questo dispiace perché ci sono nelle loro fila ottimi teologi tomisti, che, se in piena comunione col Papa, potrebbero essere una forza efficacissima contro i modernisti.

Ma devono ascoltare anche le recenti parole del Santo Padre, il quale ha esortato i lefevriani a non dire che nel Concilio ci sono degli errori. Le sue dottrine sono di fatto infallibili anche se non son state dichiarate tali. Si tratta solo di comprenderle nel loro vero senso.

Questo non significa che tutte le dottrine del Concilio siano infallibili: lo sono solo quelle dogmatiche (anche se non definite come tali). Io sono invece dell’idea che nelle disposizioni pastorali vi siano degli errori, – e su questa materia il cattolico ha libertà di critica – che si sono rivelati in questi 50 anni, errori che vanno corretti, soprattutto per quanto riguarda l’ufficio pastorale del vescovo, che è presentato in modalità che mancano di energia morale ed intellettuale (il vescovo “bonaccione”, debole coi forti e forte coi deboli, in nome della “carità” e del “dialogo”), tali da favorire i pastori paurosi, ingenui, opportunisti e mercenari, come vediamo purtroppo oggi spesso. I Vescovi devono svegliarsi dal sonno. Questi sono i vescovi figli del Concilio. QUI BISOGNA RIMEDIARE AL PIU’ PRESTO.

La questione sullo “spirito” del Concilio ha certo un suo significato: si tratta di evidenziare il suo vero spirito, che è effetto dell’assistenza dello Spirito Santo.

P. Giovanni Cavalcoli, OP


5 luglio 2012

 


 

 


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