L’OMELIA DEL GIOVEDI’ SANTO DI SUA SANTITA’ BENEDETTO XVI. Un richiamo all’obbedienza – di Alessandro Mussi

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di Alessandro Mussi

Papa

 

Benedetto XVI questo Giovedì Santo ha lanciato ai sacerdoti un forte richiamo all’obbedienza. L’occasione è stata la Messa del Crisma, durante la quale si commemora il giorno natalizio del sacerdozio e i preti rinnovano le loro promesse. Il Pontefice ha ricordato che il Sacerdote è chiamato ad essere conforme a Cristo e dunque non può essere portatore di opinioni personali ma della Verità, che è Cristo stesso. Sacerdozio significa tra l’altro, ricorda Benedetto XVI, “superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione”.

Il Santo Padre con questa omelia condanna apertamente “l’appello alla disobbedienza”, presentato da alcuni preti austriaci, i quali nel nome del rinnovamento della Chiesa propongono la ribellione al Magistero su alcune questioni fondamentali, quali la Comunione ai divorziati risposati, l’ordinazione di uomini sposati e donne, permettere la celebrazione della Messa da parte di laici.

Se si considera la gravità delle tesi sostenute da questi “disobbedienti”, risulta evidente quanto siano importanti e salutari le parole del Santo Padre, il quale, chiamato da Cristo a pascere il Suo gregge, ammonisce il clero a essere non smanioso di novità, e pronto a compromessi con le mode della nostra epoca, ma conformato a Cristo, il quale sottolineava “La mia dottrina non è la mia” (Gv 7,16), volendo così dire che Egli fa la volontà del Padre. Se Cristo Sommo Sacerdote è obbediente e conforme al Padre, a maggior ragione devono esserlo i sacerdoti di ogni tempo.

I disobbedienti con il loro atteggiamento di ribellione sperano forse di salvare la Chiesa, pensando che Essa possa uscire dalla crisi in cui versa tradendo la Sacra Tradizione e scegliendo compromessi con il mondo laicista di oggi. In realtà la storia ha già mostrato l’assurdità di tale progetto. Molti gruppi protestanti per aprirsi al mondo e alla “modernità” hanno già introdotto innovazioni profonde tra cui i preti donne. Grazie a tali scelte le denominazioni protestanti stanno affrontando una crisi molto più grave rispetto a quella Cattolica e anzi in alcuni paesi i protestanti stanno sparendo.

Il Papa ci ricorda che dalla crisi della Chiesa non si esce con ribellioni e rivoluzioni  che tendano a omologare la Chiesa alle idee del mondo ma attraverso un vero rinnovamento, che deve avere come presupposto la piena conformazione a Cristo. Sono i Santi che indicano alla Chiesa la strada per un rinnovamento autentico, il quale è sempre fondato sull’obbedienza e non sulla ribellione. La via è indicata da Santi, quali S. Francesco e S. Ignazio di Loyola, che si sono sottomessi docilmente al giudizio del Pontefice. La vera riforma della Chiesa si attua attraverso la piena fedeltà alla Tradizione, la meditazione della Sacra Scrittura alla luce dei commenti dei Padri, la lettura e l’approfondimento dei documenti del Concilio Vaticano II rettamente interpretati secondo la dialettica della continuità secondo il volere del Sommo Pontefice (espresso ad esempio nell’Esortazione Post sinodale Verbum Domini del 2010). Così come nel XVI secolo la vera riforma non fu quella voluta da Lutero, Zwingli e Calvino, che anzi fu tradimento e rottura con il passato e la Tradizione, ma fu attuata dal Concilio Tridentino che mirabilmente seppe rispondere alle esigenze del tempo, condannando gli abusi, introducendo tra l’altro uno strumento mirabile per la formazione dei futuri sacerdoti, cioè l’istituto dei seminari, e contemporaneamente confermando la Fede di sempre, trasmessa dagli Apostoli, che non può essere “riformata” in quanto deriva da Cristo stesso.

Il Papa ribadisce: “Non ci è possibile aprire al sacerdozio femminile”. Infatti, come già chiarito dal Beato Giovanni Paolo II, non è facoltà della Chiesa introdurre nulla di nuovo in questo campo. Non è l’uomo che decide, in base alla sensibilità del momento, come organizzare la Chiesa, ma è stato Cristo ha istituire il Sacerdozio e la gerarchia ecclesiastica. Il Successore di Pietro è chiamato a confermare i fratelli, non può modificare una virgola di quanto Cristo ha stabilito.

Le parole del Santo Padre sono un monito per la nostra società, in cui il valore dell’obbedienza è poco considerato e in cui al contrario viene esaltata la ribellione e la ricerca dell’autorealizzazione. Oggi molti credenti si ritengono liberi di accogliere o meno gli insegnamenti della Chiesa in campo morale. Si parla di “cattolici adulti” volendo così indicare credenti che si siano “emancipati” dal Magistero su alcuni temi, specialmente etici. Tale emancipazione non è però legittima. Ricordiamo le Parole di Cristo: “Senza di Me non potete fare nulla”(Gv 15,5), Cristo è la vite, noi i tralci; se ci separiamo da Cristo e dal Suo Corpo Mistico, che è la Chiesa, non possiamo dare buoni frutti.

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