L’origine del disastro liturgico-musicale – Introduzione – di Mattia Rossi

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Iniziamo oggi la pubblicazione di una serie di articoli nei quali Mattia Rossi, autore di “Le cetre e i salici. Riflessioni sull’eclissi del canto gregoriano nella Chiesa postconciliare” (ed. Fede & Cultura), ci illustrerà le reali origini della “rivoluzione” che si è attuata nella musica sacra, relegando nell’oblio il canto gregoriano, che non è solo “più bello”, ma soprattutto è intrinsecamente cattolico.

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L’origine del disastro liturgico-musicale

di Mattia Rossi

Introduzione

«Non vi sembra, questa posizione della Sacrosanctum Concilium, una vera rivoluzione rispetto alla concezione che si aveva prima, nei confronti della musica sacra?».

Basterebbero queste poche parole, di per sé, per comprendere da dove provenga l’odierna pietosa condizione della musica liturgica: un panorama musicale devastato la cui indecenza è talmente evidente da permetterci di sorvolare. Contra factum non valet argumentum.

Basterebbero quelle poche parole d’apertura, dunque, per spiegare la situazione in cui versa la musica sacra in seguito alla riforma di Paolo VI e alla promulgazione del Novus Ordo Missae: basterebbero quelle parole proprio perché ad ammettere candidamente la «rivoluzione rispetto alla concezione che si aveva prima, nei confronti della musica sacra» veicolata dal Vaticano II non sono i detrattori del nuovo messale. No, la citazione qua sopra è del numero uno liturgico-musicale in casa CEI: mons. Antonio Parisi, autorevole esponente dell’Ufficio liturgico nazionale. Una rivoluzione: ben detto.

Ecco, ma nonostante siano gli stessi laudatores conciliari a risparmiarci parte del lavoro, non vogliamo esimerci dall’esprimere anche noi qualche considerazione.

Come primo passo, riterrei utile sgomberare il campo dai soliti triti-e-ritriti slogan e luoghi comuni. Mi pare evidente, come si diceva poco fa, che per constatare il disastro liturgico-musicale non occorra essere tecnici o addetti ai lavori: basta possedere un apparato uditivo correttamente funzionante e una minima dose di buonsenso per rendersi conto della penosità della situazione. Si tratta di un panorama talmente ignobile che, di fronte ad esso, difficilmente si riuscirà ad essere esaustivi.

Eppure, nonostante la mole della tragedia liturgico-musicale in corso, gran parte dello scrivere e parlare (anche in area cosiddetta “tradizionalista”, purtroppo) che si fa di musica sacra e del suo declino gira attorno ai soliti mantra: l’abbandono del gregoriano e dell’organo, le chitarre in chiesa che non vanno bene, il Vaticano II che chiede che si riservi a questo e a quell’altro “il posto principale”, l’esaltazione di un immacolato passato intaccato dagli abusi odierni, gli abusi stessi che non sono conseguenza del Novus Ordo ma non si sa bene di cosa, un nuovo repertorio in volgare fatto di brani “brutti”, e via di questo passo.

Ecco, a me pare – e lo dico francamente – che tutti questi slogan siano, nella gran parte dei casi, argomentativamente fondati sul nulla. Mi pare manchi, alla base di tutte queste (talvolta pure condivisibili) posizioni, un’analisi corretta, approfondita e, soprattutto, argomentata sulle cause, da un lato, e conseguenze, dall’altro, della temperie attuale. Mi pare, in sostanza, che si continui a disquisire, più o meno precisamente, ma senza cogliere alcuni punti che, a mio avviso, rimangono essenziali nel definire correttamente la discussione: il perché si è giunti a ciò e il perché non si sarebbe dovuti giungere a ciò.

Cop Le cetre e i salici.inddUn primo punto, infatti, sul quale si deve riflettere è il seguente: per quale motivo l’abbandono del canto gregoriano e della polifonia classica devono essere condannati? Per quale ragione la loro rottamazione sessantottina, e la loro sostituzione con musichette più di consumo, deve essere biasimata?

Il più delle volte pare che sia solo una questione estetica e di gusto: l’uno è “bello”, l’altro è “brutto”. Peccato che il liturgismo vaticanosecondista postuli l’esatto contrario: anzi, il nuovo repertorio risponde perfettamente allo spirito dell’azione liturgica bugniniana.

Altre volte pare, invece, che sia quasi questione di “illegalità”: il gregoriano è il cantodellachiesa (tutto attaccato, da buon mantra) e le canzoni nuove no, vengono a spodestare con la forza il padrone di casa. Benissimo, in parte è anche vero. Però, a ben pensarci, anche quando venne introdotta la polifonia libera (cioè quella non più vincolata alle linee melodiche gregoriane) si fece un’operazione tutto sommato simile: l’introduzione nella Messa di un genere “nuovo” e “scandaloso” per l’epoca (basta leggere la bolla Docta Sanctorum Patrum). Certo, i livelli qualitativi sono nettamente differenti, ma sono anche figli della loro epoca…  E allora: perché un nuovo genere poté essere introdotto (non senza difficoltà, peraltro) in passato e oggi no?

Insomma, voglio dire, possibile che si proceda, per la maggior parte delle volte, per banalissimi slogan che, in assenza di argomentazioni solide, fanno il gioco dei modernisti? C’è, invece, qualche ragione più profonda se il gregoriano deve – e dico: deve – essere il canto della liturgia cattolica – e dico: cattolica –? C’è qualche ragione se noi condanniamo l’abbandono del gregoriano non perché è “più bello”, “più sacro”, “più meditativo”, “più spirituale” di Dove troveremo tutto il pane? o di Andate per le strade, ad esempio? Certo che sì: perché esso è ontologicamente cattolico e non accidentalmente come chi sostiene che esso vada recuperato solo perché è più “bello” o più “sacro” o perché storicamente è il canto della Chiesa.

Ma detto questo, segue a ruota il secondo punto su cui si deve riflettere: il gregoriano, nato per un tipo di liturgia, è espressione di una certa fede, di una certa teologia e di una certa ecclesiologia incompatibili con quelle veicolate dal Novus Ordo. E allora, se il canto gregoriano è intrinsecamente cattolico (ripeto: e non per ragioni storiche o estetiche), qual è la correlazione tra l’attuale crisi musicale non solo col messale di Montini&Bugnini, ma anche col Concilio stesso?

Ovvero: come è possibile voler curare un malato somministrandogli il virus che ha causato la malattia stessa? Fuor di metafora: come è possibile voler “curare” la liturgia riformata con lo stesso virus – il Concilio – che ha provocato l’esplosione cancrenosa? Ancor più esplicito: come è possibile porre rimedio alla cloaca liturgico-musicale in corso attraverso la Sacrosanctum Concilium, ovvero esattamente con ciò che l’ha cagionata? Perché non si vorrà far credere che ciò che è avvenuto dal 4 dicembre del 1963 in poi non abbia alcuna relazione con ciò che in quella data avvenne… No, in buona fede fin che si vuole, ma fino a un certo punto. Il “post hoc, hoc; sed non propter hoc”, sinceramente, lasciamolo ad altri candidi normalisti. Noi, al di là di improbabili “ermeneutiche”, prendiamo i documenti leggendovi la “lettera”, non lo “spirito”.

Sarà sufficiente.

Ecco perché noi cercheremo di capire, a partire dalla prossima puntata, che cosa sia il gregoriano e come ci si debba porre dinanzi ad esso. Solo conoscendone la sua essenza primaria sarà possibile comprendere che la crisi musicale non è altro che l’altra faccia della desistenza dell’autorità e dell’abbandono del munus docendi della Chiesa riformata. E solo osservando come si è posta la Chiesa riformata davanti ad esso, nella sua “lettera” conciliare, sarà possibile comprendere di cosa è figlio il disastro liturgico-musicale tanto condannato a parole. Ecco, giusto a parole: perché nei fatti, lo vedremo, tutto è perfettamente logico.

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9 commenti su “L’origine del disastro liturgico-musicale – Introduzione – di Mattia Rossi”

  1. massimo trevia

    vorrei dare uno spunto.premessa:sto portando avanti,da anni,lo studio del pianoforte(sono diplomato) e dell’organo.suono in chiesa dal 1981. io dico che la gran parte della musica che oggi si compone non è sacra!perchè lo dico?esempio:se io ascolto una serenata devo capire,se essa è tale,in un attimo, che lo è:essa avrà un”codice”preciso.sentirò che parla al cuore,lusingandola,di una donna….e avrà certe caratteristiche melodiche ecc. naturalmente,in questo schema ci potrà essere una serenata che va dal capolavoro al pessimo.ma il codice espressivo mi dovrà comunque far capire che si tratta di una serenata.ora,nei secoli sia il gregoriano ,sia gli altri generi sono stati sempre musiche nelle quali “di botto”chiunque capiva che quella musica era rivolta a Dio! come?rispettando quelle che sono le,diciamo,caratteristiche di Dio:Dio è,insieme,infinitamente lontano ma anche ,essendosi fatto uomo,vicino!ecco perché la vera musica sacra è insieme un po’ sollevata da terra ma anche umana:Dio di è fatto…

  2. massimo trevia

    errata corrige:Dio si è fatto uomo!é”lassù”,quindi,ma anche qui fra noi.il problema è che oggi si ricorda solo la seconda cosa…e i veri(esistono)compositori “sacri”sono purtroppo sopravanzati da chi,si dice,”parla al cuore”! questo fa il paio con quanto si dice della liturgia.
    p.s..:non parlo di me,che non compongo ma suono soltanto.

  3. Di sicuro i canti gregoriani , i canti “antichi” sono splendidamente spirituali, però una
    cosa che mi sembra sbagliata è pensare e DIRE che oggi c’è “la mole della tragedia
    liturgico-musicale in corso,, ecc.” in TUTTA la Chiesa!
    Nella Chiesa che frequento ci sono ancora i canti antichi e quelli in latino.
    Per esempio ora stiamo preparandoci a festeggiare l’8 settembre con l’ostensione del
    Sacro Cingolo (la cintura della Madonna), l’Adorazione Eucaristica, con pellegrinaggi
    delle varie parrocchie, con il corteggio storico, dal pulpito esterno alla Chiesa verrà
    benedetto il popolo con il Sacro Cingolo dal Vescovo locale e almeno un altro di altra città.
    Ci saranno i canti antichi (Stabat Mater, ecc.).
    In nessuna Chiesa della mia città ci sono le chitarre, ma solo gli organi.
    Le chitarre e tutti gli orrori di cui parlate ci furono negli anni 70, e sicuramente ce ne sono
    ancora, ma credo e SPERO siano una minoranza.
    Mi sembrerebbe un BENE non fare di tutta l’erba un fascio….

    1. Il Sacro Cingolo, custodito a Prato, è senz’altro la più importante Reliiquia della santa Vergine.

      Le chitarre sono anzitutto un modo di “sentirsi giovani d’oggi”… dove i termini “giovani” e “oggi” significano sostanzialmente “boys dell’impero americano universale, nato nel 1945”

      1. GRAZIE!
        Oggi ho baciato questa Santa Cintura due volte: al mio ingresso in
        Chiesa e prima di uscire.
        In questi giorni la Chiesa è stata piena perché questa Madonna è
        molto amata.
        Oltre ai pratesi vengono tante persone anche da altre città e addirittura
        da altri paesi.
        Che Lei ci protegga!

  4. La Chiesa Cattolica sino al XIV secolo ha accettato il progresso senza trovare incompatibilità tra scienza e fede. La Scolastica si era impegnata a dare una base razionale ai principi della fede. Per una serie di ragioni avvenne poi la rottura e per questo aspetto il cristianesimo assomigliò all’Islam. Si dimenticò che Cristo aveva dichiarato: Io sono la Verità (quindi tutta la verità, compresa quella sulla natura) … mentre Pilato ebbe un momento di perplessità, ricordando come attorno alla verità la filosofia aveva elaborato teorie diverse. Da qualche decennio la Chiesa cerca di porre rimedio a vecchi errori ed accetta tutto ciò che le viene propinato, dimenticando ciò che affermano gli scienziati cristiani. In questo accettare tutto c’è anche l’arte, voluta perché moderna, dimenticando che l’arte vera svolge la funzione di catarsi. La musica, come le arti visive nei luoghi di culto hanno lo scopo di prefigurare l’aldilà. Aspetti che l’arte moderna dichiara essere estranei ai suoi scopi,

  5. Quando avremo la grazia di un Pontefice che metterà a posto cinquant’anni di abusi?
    Speravo in BXVI poi tutto a un tratto ha deciso di lasciare…

  6. nella mia parrocchia suonano chitarristi che cantano a voce urlata e a ritmo sudamericano, accompagnati da suore di colore che suonano tamburi e tutti , compreso il parroco, che accompagnano col battito delle mani le canzonette in voga. Sembra di essere nella foresta nera.

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