L’origine del disastro liturgico-musicale. Quinta parte: Il repertorio gregoriano nelle feste introduttive alla Quaresima – di Mattia Rossi

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di Mattia Rossi

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Benché non sia ancora ufficialmente cominciato il tempo di Quaresima, la liturgia cattolica ci ha già iniziati a preparare a una dimensione penitenziale con il tempo di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima.

“Circumdederunt me gemitus mortis, dolores inferni…”, “mi circondano gemiti di morte e i dolori dell’inferno”, recitava l’introito della Settuagesima, con pesanti allargamenti ritmici sulle parole “gemitus mortis” quasi a voler sovraccaricare il senso di questo nuovo tempo liturgico che la liturgia cattolica si appresta a celebrare, ovvero la Quaresima.

E poi ancora, in Sessagesima, la supplica “Exsurge, quare obdormis, Domine? exsurge et ne repellas in finem: quare faciem tuam avertis, oblivisceris tribulationem nostram? adhaesit in terra venter noster: exsurge, Domine, adiuva nos et libera nos” (“Alzati, perché dormi, Signore? Destati e non ci respingere per sempre, perché volgi la tua faccia e non ti curi della nostra tribolazione? Siamo prostrati nella polvere, sorgi, o Signore, e liberaci”).

Ma non lasciamoci fuorviare, però: in tutta la straziante drammaticità di questi brani e di queste feste introduttive alla Quaresima è già contenuto il germe della Pasqua. Basta osservare il graduale “De profundis” della domenica di Settuagesima, modellato sulla stessa melodia dei cantici (tratti) della Veglia Pasquale. Nell’inizio della penitenza, dunque, è già racchiuso, quasi in guisa di prelibato assaggio, il gusto melodico proprio della Pasqua.

E ancora, nella domenica di Sessagesima, nell’udire il graduale “Commovisti, Domine, terram, et conturbasti eam” (“Sconvolgesti la terra, Signore, e la fendesti”), come non mandare immediatamente la nostra mente all’altra “terra squassata”, questa volta dalla Risurrezione di Cristo, narrata dall’offertorio Terra tremuit del giorno di Pasqua? E’ un parallelo, quello tra mestizia quaresimale e letizia pasquale, tra penitenza e gioia, che accompagna pressoché tutto questo tempo forte.

Non voglio aggiungere altro, per ora, a questo legame: avremo modo di ritornarci nella prossima puntata. Vorrei, invece, concludere segnalando una curiosa caratteristica della I domenica di Quaresima. Dico curiosa perché, certamente, ha molto da insegnare agli odierni compositori liturigici.

La I di Quaresima – analogamente alla I d’Avvento, del resto – si presenta, da un punto di vista dei testi liturgici, in maniera totalmente omogenea: tutti i cinque brani del Proprium (introito, graduale, tractus, offertorio e communio) derivano da un’unica fonte biblica, il salmo 90.

È quello stesso salmo che, citato dal diavolo in persona, riecheggia nelle parole del vangelo delle tentazioni della domenica: «Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano», recita il graduale citando le parole di Satana che invita Gesù a gettarsi dal pinnacolo del Tempio. Stesso tenore le antifone di offertorio e communio che fanno risuonare lo stesso medesimo testo: «Scapulis suis obumbrabit tibi Dominus, et sub pennis eius sperabis: scuto circumdabit te veritas eius» (Il Signore ti avvolgerà con le sue ali e troverai rifugio tra le sue penne: la sua fedeltà ti difenderà come scudo).

Ebbene, cosa dice chi della “creatività” ha fatto la propria bandiera nell’inventarsi nuovi riti, nuovi repertori, nuovi canti…? La Chiesa insegna tutt’altro: la vera esegesi, quella corretta, meditata e ponderata sul Verbum Domini, richiede forzatamente tempo, puntualità e precisione.

Il modellare un’intera Messa (ben cinque brani!) sul medesimo testo ma con melodie, estetiche, ritmi, accenti diversi fa un qualcosa che i più derubricherebbero a terribilmente monotono, ma che, in realtà, è totalmente insostituibile: offrire ai fedeli una coralità (quella vera, non quella del laissez-faire dottrinale dell’attuale Babele) di spunti, interpretazioni ed esegesi. Il gregoriano, così, contribuisce davvero a formare un rito nel quale la Parola è una ed è ‘gustata’ in modi diversi, ma sempre complementari e, soprattutto, con la certezza che siano integralmente cattolici.

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1 commento su “L’origine del disastro liturgico-musicale. Quinta parte: Il repertorio gregoriano nelle feste introduttive alla Quaresima – di Mattia Rossi”

  1. Caro Mattia, è commovente sentire da Lei, giovane e bravissimo, questo grande amore per il gregoriano e per la forza e bellezza della dottrina cattolica. Grazie.

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